E-mail Mappa del sito Home Page
RIFORMA DEL TERZO SETTORE

D. LGS. 117/2017 INTEGRATO CON D. LGS. 105/2018

Decreto_legislativo_03_07_2017_n_117_integrato_Decreto_correttivo2018.pdf

Decreto legislativo del 03/07/2017 n. 117 Codice del Terzo settore integrato con Decreto legislativo del 03/08/2018 n. 105

DECRETO LEGISLATIVO 3 AGOSTO 2018 n 105 DISPOSIZIONI CORRETTIVE CTS

DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2018, n. 105
Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante: «Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.». (18G00131) (GU n.210 del 10-9-2018) Vigente al: 11-9-2018


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 6 giugno 2016, n. 106, recante delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale, e in particolare l'articolo 1, comma 2, lettera b), che conferisce al Governo la delega ad adottare decreti legislativi per il riordino e la revisione
organica della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del Terzo settore, compresa la disciplina tributaria applicabile a tali enti, mediante la redazione di un apposito codice del Terzo settore, individuando le relative procedure;
Visto il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106;
Visto l'articolo 1, comma 7, della sopra citata legge 6 giugno 2016, n. 106, il quale prevede che entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega, il Governo puo' adottare, nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati dalla legge medesima, attraverso la medesima procedura, disposizioni integrative e correttive dei
decreti medesimi, tenuto conto delle evidenze attuative nel frattempo emerse;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 21 marzo 2018;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 19 luglio 2018;
Vista la mancata intesa in sede di Conferenza Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 2 agosto 2018;
Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:


Art. 1 Oggetto

1. Il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117,è modificato e integrato secondo le disposizioni del presente decreto.


Art. 2 Modifiche all'articolo 4 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo le parole «mediante lo svolgimento» sono aggiunte le seguenti: «, in via esclusiva o principale,».


Art. 3 Modifiche all'articolo 5 del decreto legislativo n. 117 del 2017


1. All'articolo 5, comma 1, lettera e), del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo le parole «speciali e pericolosi» sono aggiunte le seguenti: «, nonche' alla tutela degli animali e prevenzione del randagismo, ai sensi della legge 14 agosto 1991, n. 281;».


Art. 4 Modifiche all'articolo 13 del decreto legislativo n. 117 del 2017
1. All'articolo 13 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, la parola «finanziario» e' sostituita dalla seguente: «gestionale»;
b) al comma 2, la parola «finanziario» è soppressa;
c) al comma 6, le parole: «dell'attività» sono sostituite dalle seguenti: «delle attivita'»; dopo le parole «di cui all'articolo 6» sono aggiunte le seguenti: «a seconda dei casi, »; le parole «nella relazione al bilancio o» sono soppresse; dopo le parole «nella  relazione di missione» sono aggiunte le seguenti: «o in una annotazione in calce al rendiconto per cassa o nella nota integrativa
al bilancio.».


Art. 5 Modifiche all'articolo 17 del decreto legislativo n. 117 del 2017
1. All'articolo 17 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 5, e' aggiunto in fine il seguente periodo: «Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli operatori che prestano attivita' di soccorso per le organizzazioni di cui all'articolo 76 della legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, della provincia autonoma di Bolzano e di cui all'articolo 55-bis della legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23, della Provincia autonoma di
Trento.»;
b) dopo il comma 6, è aggiunto il seguente: «6-bis. I lavoratori subordinati che intendano svolgere attività di volontariato in un ente del Terzo settore hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l'organizzazione aziendale.».

Art. 6 Modifiche all'articolo 22 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 22 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole «registro unico nazionale del Terzo settore» sono aggiunte le seguenti: «ai sensi del presente articolo.»;
b) dopo il comma 1, e' inserito il seguente:
«1-bis. Per le associazioni e fondazioni del Terzo settore già in possesso della personalità giuridica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, che ottengono l'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore ai sensi delle disposizioni del presente articolo e nel rispetto dei requisiti ivi indicati, l'efficacia dell'iscrizione nei registri delle persone giuridiche di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361 è sospesa fintanto che sia mantenuta l'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore. Nel periodo di sospensione, le predette associazioni e fondazioni non perdono la personalità giuridica acquisita con la pregressa iscrizione e non si applicano le disposizioni di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 2000.
Dell'avvenuta iscrizione al registro unico nazionale del Terzo settore nonché dell'eventuale successiva cancellazione, è data comunicazione, da parte dell'ufficio di cui all'articolo 45 competente, entro 15 giorni, alla Prefettura o alla Regione o Provincia autonoma competente.».


Art. 7 Modifiche all'articolo 28 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 28, comma 1, del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo la parola «direttori» e' aggiunta la seguente: «generali».

Art. 8 Modifiche all'articolo 30 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 30 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 6, il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «Esso può esercitare inoltre, al superamento dei limiti di cui all'articolo 31, comma 1, la revisione legale dei conti. In tal caso l'organo di controllo e' costituito da revisori legali iscritti nell'apposito registro.»;
b) al comma 7, le parole «dai sindaci» sono sostituite dalle seguenti: «dall'organo di controllo.».

Art. 9 Modifiche all'articolo 32 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 32 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole «delle prestazioni dei volontari associati» sono sostituite dalle seguenti: «dell'attività di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati»;
b) dopo il comma 1, e' inserito il seguente:
«1-bis. Se successivamente alla costituzione il numero degli associati diviene inferiore a quello stabilito nel comma 1, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l'organizzazione di volontariato e' cancellata dal Registro unico nazionale del Terzo settore se non formula richiesta di iscrizione in un'altra sezione del medesimo.».

Art. 10 Modifiche all'articolo 34 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 34, comma 1, del decreto legislativo n. 117 del 2017, le parole «dalle organizzazioni di volontariato associate» sono sostituite dalle seguenti: «dagli enti associati.».

Art. 11 Modifiche all'articolo 35 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 35 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole «dell'attivita' di volontariato dei propri associati» sono aggiunte le seguenti: «o delle persone aderenti agli enti associati.»;
b) dopo il comma 1, e' inserito il seguente:
«1-bis. Se successivamente alla costituzione il numero degli associati diviene inferiore a quello stabilito nel comma 1, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l'associazione di promozione sociale è cancellata dal Registro unico nazionale del Terzo settore se non formula richiesta di iscrizione in un'altra sezione del medesimo.».

Art. 12 Modifiche all'articolo 38 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 38, comma 2, del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo le parole «beni o servizi» sono aggiunte le seguenti: «,anche di investimento»; le parole «e alle attivita' di investimento» sono soppresse; le parole «degli enti del Terzo settore» sono sostituite dalle seguenti: «di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale.».

Art. 13 Modifiche all'articolo 56 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 56 del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente: «3-bis. Le amministrazioni procedenti pubblicano sui propri siti informatici gli atti di indizione dei procedimenti di cui al presente
articolo e i relativi provvedimenti finali. I medesimi atti devono altresì formare oggetto di pubblicazione da parte delle amministrazioni procedenti nella sezione "Amministrazione trasparente", con l'applicazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.».

Art. 14 Modifiche all'articolo 57 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 57, comma 2, del decreto legislativo n. 117 del 2017, le parole: «ai commi 2, 3 e 4» sono sostituite dalle seguenti: «ai commi 2, 3, 3-bis e 4».

Art. 15 Modifiche all'articolo 59 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 59, comma 1, del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni: a) alla lettera a), la parola «otto» e' sostituita dalla seguente: «dieci»;
b) alla lettera b), la parola «quattordici» è sostituita dalla seguente: «quindici»;
c) dopo la lettera d), e' aggiunta la seguente: «d-bis) un rappresentante designato dall'associazione dei CSV più rappresentativa sul territorio nazionale in ragione del numero di CSV ad essa aderenti.».

Art. 16 Modifiche all'articolo 60 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 60, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo le parole «enti del Terzo settore» sono aggiunte in fine le seguenti: «nonche' sulla definizione dei modelli di bilancio degli enti del Terzo settore;».


Art. 17 Modifiche all'articolo 64 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 64, comma 5, lettera h), del decreto legislativo n. 117 del 2017, la parola «comma 6» e' sostituita dalla seguente: «comma 7».


Art. 18 Modifiche all'articolo 65 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 65 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, dopo la parola «Ambito 4: Veneto», le parole «e
Friuli Venezia Giulia» sono soppresse e dopo le parole «Ambito 14:
Sicilia» sono aggiunte le seguenti: «; Ambito 15: Friuli Venezia
Giulia»;
b) al comma 3, dopo la parola «3,» e' inserita la seguente: «4,»;
le parole «13 e 14» sono sostituite dalle parole «13, 14 e 15»;
c) al comma 4, la parola «4» è soppressa;
d) al medesimo comma 4, lettera b), le parole «di cui uno» sono soppresse; dopo la parola «designati» sono aggiunte le seguenti: «uno per ciascun territorio di riferimento,».

Art. 19 Modifiche all'articolo 72 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 72, comma 3, del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo la parola: «annualmente» sono aggiunte le seguenti: «, per un triennio,»; dopo le parole «con proprio atto di indirizzo» sono aggiunte le seguenti: «, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,».

Art. 20 Modifiche all'articolo 76 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 76, comma 1, del decreto legislativo n. 117 del 2017, le parole «per le sole fondazioni» sono soppresse; dopo le parole «strutture sanitarie pubbliche» sono aggiunte in fine le seguenti: «da parte delle organizzazioni di volontariato e delle fondazioni.».

Art. 21 Modifiche all'articolo 77 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 77 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4 e' aggiunto in fine il seguente periodo: «A tale fine, gli emittenti devono essere in grado di fornire un'evidenza, oggetto di approvazione da parte del relativo organo amministrativo, dei tassi ordinariamente applicati sulle operazioni di raccolta e sulle operazioni di impiego, equivalenti per durata, forma tecnica, tipologia di tasso fisso o variabile e, se disponibile, rischio di
controparte.»;
b) al comma 14 è aggiunto in fine il seguente periodo: «Gli emittenti provvedono a pubblicare sul proprio sito internet, con cadenza almeno annuale, i dati relativi ai finanziamenti erogati con l'indicazione dell'ente beneficiario e delle iniziative sostenute ai sensi del presente articolo.».

Art. 22 Modifiche all'articolo 78 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 78 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 e' sostituito dal seguente:
«1. I soggetti gestori delle piattaforme di cui all'articolo 44, comma 1, lettera d-bis), del Testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, operano, sui redditi di capitale corrisposti a persone fisiche per il loro tramite, una ritenuta alla fonte a titolo d'imposta con l'aliquota prevista per le obbligazioni e gli altri
titoli di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, nel caso in cui i prestiti erogati attraverso le piattaforme siano stati destinati al finanziamento e al sostegno delle attivita' di cui all'articolo 5.»;
b) il comma 2 e' abrogato.

Art. 23 Modifiche all'articolo 79 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 79 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4, lettera b), dopo le parole «per lo svolgimento» sono aggiunte le seguenti: «, anche convenzionato o in regime di accreditamento di cui all'articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517,»;
b) al comma 5, le parole da «intendendo per queste ultime» a «natura commerciale.» sono soppresse;
c) dopo il comma 5, sono inseriti i seguenti: «5-bis. Si considerano entrate derivanti da attività non commerciali i contributi, le sovvenzioni, le liberalità, le quote associative dell'ente e ogni altra entrata assimilabile alle precedenti, ivi compresi i proventi e le entrate considerate non commerciali ai sensi dei commi 2, 3 e 4 tenuto conto altresì del valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività svolte con modalità non commerciali.»;
«5-ter. Il mutamento della qualifica, da ente di terzo settore non commerciale a ente di terzo settore commerciale, opera a partire dal periodo d'imposta in cui l'ente assume natura commerciale.»;
d) al comma 6, primo periodo, dopo le parole «dei propri associati» sono aggiunte le seguenti: «e dei»; al terzo periodo, dopo le parole «degli associati» sono aggiunte le seguenti: «e dei» e dopo la parola «familiari» la parola «o» è sostituita con la parola «e».

Art. 24 Modifiche all'articolo 80 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 80, comma 7, del decreto legislativo n. 117 del 2017, la parola «sistematici» e' sostituita dalla seguente: «sintetici»; le parole da «7-bis» fino alle parole «n. 255» sono sostituite dalle seguenti: «9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n.
96.».

Art. 25 Modifiche all'articolo 81 del decreto legislativo n. 117 del 2017
1. All'articolo 81 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 3, le parole «Ferma restando» sono sostituite dalle seguenti: «Per i soggetti titolari di reddito d'impresa, ferma restando»;
b) al comma 5, dopo la parola «fruizione,» le parole «in via prevalente» sono soppresse.

Art. 26 Modifiche all'articolo 82 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 82, comma 3, del decreto legislativo n. 117 del 2017, è aggiunto in fine il seguente periodo: «Gli atti costitutivi e quelli connessi allo svolgimento delle attività delle organizzazioni di volontariato sono esenti dall'imposta di
registro.».

Art. 27 Modifiche all'articolo 83 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 83 del decreto legislativo n. 117 del 2017, il comma 4 è sostituito dal seguente:
«4. Ferma restando la non cumulabilità delle agevolazioni di cui ai commi 1 e 2, i soggetti che effettuano erogazioni liberali ai sensi del presente articolo non possono cumulare la detraibilità e la deducibilità con altra agevolazione fiscale prevista a titolo di detrazione o di deduzione di imposta da altre disposizioni di legge a fronte delle medesime erogazioni.».

Art. 28 Modifiche all'articolo 84 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 84 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla rubrica dopo le parole «organizzazioni di volontariato» sono aggiunte le seguenti: «e degli enti filantropici»;
b) al comma 1, le parole «2 e 3» sono sostituite dalle seguenti:
«2, 3 e 4»;
c) dopo il comma 2 e' aggiunto il seguente:
«2-bis. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche alle organizzazioni di volontariato che, a seguito di trasformazione in enti filantropici, sono iscritte nella specifica sezione del Registro Unico Nazionale del Terzo settore.».

Art. 29 Modifiche all'articolo 86 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 86, comma 16, del decreto legislativo n. 117 del 2017, la parola «sistematici» e' sostituita dalla seguente «sintetici» e le parole da «7-bis» a «n. 225» sono sostituite dalle seguenti: «9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1 della legge 21 giugno
2017, n. 96».

Art. 30 Modifiche all'articolo 87 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 87 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera a), le parole: «in apposito documento, da redigere entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'ente, distinguendo» sono sostituite dalle seguenti: «nel bilancio di cui all'articolo 13 distintamente»;
b) al comma 3, le parole «a 50.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «all'importo stabilito dall'articolo 13, comma 2» e le parole «economico e finanziario delle entrate e delle spese complessive» sono sostituite dalle seguenti: «di cassa»;
c) al comma 6, le parole: «rendiconto o del» sono soppresse e le parole «, entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio,» sono soppresse.

Art. 31 Coordinamento normativo

1. All'articolo 89 del decreto legislativo n. 117 del 2017, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 3, il primo periodo e' soppresso;
b) il comma 3, secondo periodo, e' sostituito dal seguente: «3.
Ai soggetti di cui all'articolo 4, comma 3, iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore gli articoli da 143 a 148 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si applicano limitatamente alle attività diverse da quelle elencate all'articolo 5, purché siano in possesso dei requisiti qualificanti ivi previsti.»;
2. Alla legge 22 giugno 2016, n. 112, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 1, comma 3, dopo le parole «enti del Terzo settore» le parole «non commerciali» sono sostituite dalle seguenti: «iscritti nella sezione enti filantropici del Registro Unico Nazionale del Terzo settore o» e le parole «comma 1, lettera
u)» sono sostituite dalle seguenti: «lettere a) o u) del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117»;
b) all'articolo 6, il comma 9 e' sostituito dal seguente: «9.Alle erogazioni liberali, alle donazioni e agli altri atti a titolo gratuito effettuati dai privati nei confronti di trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell'articolo 1 si applicano le
detrazioni previste dall'articolo 83, comma 1, secondo periodo, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, e le deduzioni di cui al comma 2 del predetto articolo 83 con il limite ivi indicato elevato al 20 per cento del reddito complessivo dichiarato e comunque nella misura massima di 100.000 euro annui.»;
3. All'articolo 16 della legge 19 agosto 2016, n. 166, il comma 7 è sostituito dal seguente: «7. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Tavolo permanente di coordinamento di cui all'articolo 8, con proprio decreto, può individuare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, altri prodotti ai sensi del comma 1, lettera e), del presente articolo.».

Art. 32 Modifiche all'articolo 101 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 101, comma 2, del decreto legislativo n. 117 del 2017, le parole «e imprese sociali» sono soppresse; le parole da «disposizioni» a «diciotto mesi» sono sostituite dalle seguenti: «disposizioni inderogabili del presente decreto entro ventiquattro mesi»; dopo le parole «dell'assemblea ordinaria» sono aggiunte le seguenti: «al fine di adeguarli alle nuove disposizioni inderogabili
o di introdurre clausole che escludono l'applicazione di nuove disposizioni derogabili mediante specifica clausola statutaria.».

Art. 33 Modifiche all'articolo 102 del decreto legislativo n. 117 del 2017

1. All'articolo 102, comma 1, del decreto legislativo n. 117 del 2017, dopo la lettera a) e' aggiunta la seguente: «a-bis) l'articolo 1, comma 1, lettera b) e comma 2, e gli articoli 2 e 3 della legge 19 novembre 1987, n. 476;».

Art. 34 Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall'attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 35 Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.


Dato a Roma, addi' 3 agosto 2018
MATTARELLA
Conte, Presidente del Consiglio dei
ministri
Di Maio, Ministro del lavoro e delle
politiche sociali
Tria, Ministro dell'economia e delle
finanze
Visto, il Guardasigilli: Bonafede

DECRETO LEGISLATIVO 19 GENNAIO 2018 COSTITUZIONE DELL'ONC

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Costituzione dell'organismo nazionale di controllo di cui all'articolo 64, commi 1 e 2 del Codice del terzo settore. (18A03114) (GU n.104 del 7-5-2018).

Scarica il Decreto.

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, recante «Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59»;
Vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante «Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti» e, in particolare, l'art. 3;Visto il decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, recante «Disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti di cuiall'art. 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, e disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 461»;
Vista la legge 6 novembre 2012, n. 190, recante «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione»;
Vista la legge 6 giugno 2016, n. 106, recante «Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale», e in particolare l'art. 5, comma 1, lettera f), il quale annovera tra i principi e i criteri direttivi della delega la revisione dell'attività di programmazione e controllo delle attivita' e della gestione dei centri di servizio per il volontariato, svolta mediante organismi regionali o sovraregionali, tra loro coordinati sul piano nazionale, ponendo a carico delle risorse derivanti dall'art. 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, gli oneri relativi al funzionamento degli organismi medesimi;
Visto il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante «Codice del Terzo settore, a norma dell'art. 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106» (di seguito solo «Codice del Terzo settore»), e in particolare il titolo VIII - Della promozione e del sostegno degli enti del Terzo settore - Capo II, dedicato alla disciplina dei Centri di servizio per il volontariato (CSV);
Visto l'art. 62 del Codice del Terzo settore, il quale, al fine di assicurare il finanziamento stabile dei CSV, istituisce il Fondo unico nazionale (FUN), alimentato dai contributi annuali delle Fondazioni di origine bancaria (FOB) di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, ed amministrato dall'Organismo nazionale di controllo (ONC), in conformità alle norme del medesimo Codice;
Visto il successivo art. 64, comma 1, il quale qualifica l'ONC quale fondazione con personalita' giuridica di diritto privato, costituita con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al fine di svolgere, per finalita' di interesse generale,funzioni di indirizzo e di controllo dei CSV;Visto l'art. 64, comma 2, che stabilisce che con il decreto ministeriale costitutivo dell'ONC si provvede contestualmente alla nomina dei componenti dell'organo di amministrazione della fondazione;

Acquisite le designazioni dei componenti effettivi e supplenti dell'organo di amministrazione dell'ONC, fatte pervenire dall'Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio (Acri) con nota del 23 ottobre 2017, dal CSVnet - Associazione nazionale dei centri di servizio per il volontariato, con nota del 23 ottobre 2017, dal Forum nazionale del Terzo settore, con nota dell'11 dicembre 2017, quali associazioni piu' rappresentative sul territorio nazionale ai sensi delle lettere a), b) e c) del comma 2, del sopra menzionato art. 64, nonche' la designazione della Conferenza Stato-Regioni del 26 ottobre 2017;
Viste le norme del codice civile in materia di fondazioni;

Rilevata la necessità di procedere alla costituzione dell'ONC ed alla contestuale nomina dei membri dell'organo di amministrazione;


Decreta:


Art. 1 Costituzione
1. E' costituita, ai sensi dell'art. 64, comma 1, del Codice del Terzo settore, una fondazione denominata «Organismo nazionale di controllo sui centri di servizio per il volontariato», o in forma breve «ONC».
2. L'ONC e' una persona giuridica privata senza scopo di lucro, dotata di piena autonomia statutaria e gestionale, ed ha durata illimitata.
3. Nello svolgimento delle sue funzioni, l'ONC opera, ai sensi dell'art. 65 del Codice del Terzo settore, anche attraverso propri uffici territoriali denominati «Organismi territoriali di controllo sui centri di servizio per il volontariato», o in forma breve «OTC».


Art. 2 Sede
1. L'ONC ha sede in Roma.
2. Le sedi degli OTC saranno individuate dal Consiglio di amministrazione dell'ONC, secondo principi di prossimità, efficienza, economicità e di salvaguardia dell'equilibrio economico-finanziario della fondazione.


Art. 3 Scopo e attività
1. L'ONC esercita nell'interesse generale, e nel rispetto delle norme di legge applicabili e delle disposizioni del proprio statuto, le funzioni ad essa attribuite dall'art. 64, comma 5, del Codice del Terzo settore.
2. L'ONC non puo' finanziare iniziative o svolgere attività che non siano direttamente connesse allo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali.
3. Gli OTC, quali uffici territoriali dell'ONC, che concorrono al perseguimento delle finalita' istituzionali della fondazione, svolgono, nell'interesse generale, le funzioni ad essi attribuite dall'art. 65, comma 7, del Codice del Terzo settore.
4. Gli OTC non possono finanziare iniziative o svolgere attività che non siano direttamente connesse allo svolgimento delle proprie
funzioni istituzionali.

Art. 4 Patrimonio

1. Il patrimonio dell'ONC, necessario per lo svolgimento delle funzioni di cui all'art. 3 del presente decreto, è costituito da una dotazione iniziale di euro 50.000,00, anticipata da Acri, a valere sulle risorse del FUN annualmente determinate dal Consiglio di amministrazione per l'organizzazione ed il funzionamento della fondazione, in conformità a quanto previsto dall'art. 62, comma 8 del Codice del Terzo settore.
2. Concorrono a formare il patrimonio dell'ONC le ulteriori risorse derivanti dalle donazioni, dalle disposizioni testamentarie, dalle erogazioni liberali e dai contributi ed elargizioni di soggetti pubblici e privati.
3. Le risorse patrimoniali sono utilizzate esclusivamente per il funzionamento dell'ONC e degli OTC nel perseguimento degli scopi istituzionali.
4. Il FUN costituisce ad ogni effetto di legge patrimonio autonomo e separato da quello delle FOB, dell'ONC e dei CSV, vincolato alla destinazione prevista dall'art. 62, comma 9, del Codice del Terzo settore.

Art. 5 Organi1. Sono organi necessari della Fondazione:a) il Consiglio di amministrazione;b) l'organo di controllo, con la presenza di almeno un revisore legale iscritto nel registro di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39.2. Le competenze ed il funzionamento degli organi nonchè la composizione dell'organo di controllo sono regolate nello statuto.Art. 6 Consiglio di amministrazione1. In conformità a quanto previsto dall'art. 64, comma 2, del Codice del Terzo settore, il Consiglio di amministrazione della fondazione è composto dai seguenti membri:in rappresentanza di Acri:+-------------------------+-------------------------+|Effettivi |Supplenti |+-------------------------+-------------------------+|avv. Giuseppe Guzzetti |dott. Vincenzo Marini ||(Presidente) |Marini |+-------------------------+-------------------------+|prof. Francesco Profumo |dott. Giandomenico Genta |+-------------------------+-------------------------+|dott. Antonio Finotti |ing. Antonio Cabras |+-------------------------+-------------------------+|prof. avv. Umberto | ||Tombari |dott. Giampiero Bianconi |+-------------------------+-------------------------+|avv. Matteo Melley |dott. Gianni Borghi |+-------------------------+-------------------------+|dott. Giorgio Righetti |dott.ssa Enrica Salvatore|+-------------------------+-------------------------+| |dott.ssa Cristiana ||dott. Roberto Giusti |Fantozzi |+-------------------------+-------------------------+in rappresentanza di CSVnet - Associazione nazionale dei centri diservizio per il volontariato:+-------------------+-------------------+|Effettivi |Supplenti |+-------------------+-------------------+| |avv. Luciano ||dott. Stefano Tabo'|Squillaci |+-------------------+-------------------+| |dott. Silvio ||dott. Roberto Museo|Magliano |+-------------------+-------------------+in rappresentanza del Forum nazionale del Terzo settore:+-------------------+-------------------+|Effettivi |Supplenti |+-------------------+-------------------+|sig.ra Claudia |sig. Raffaele ||Fiaschi |Caprio |+-------------------+-------------------+|sig. Maurizio | ||Mumolo |sig. Vincenzo Costa|+-------------------+-------------------+in rappresentanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali:+-------------------+-------------------+|Effettivo |Supplente |+-------------------+-------------------+| |sig.ra Livia ||prof. Antonio Fici |Zuccari |+-------------------+-------------------+in rappresentanza della Conferenza Stato - Regioni:+-------------------+-------------------+|Effettivo |Supplente |+-------------------+-------------------+|avv. Stefania |dott.ssa Flavia ||Saccardi |Franconi |+-------------------+-------------------+2. Il Presidente del Consiglio di amministrazione ha la legale rappresentanza dell'ONC.3. I componenti del Consiglio di amministrazione durano in carica tre anni, ed in ogni caso sino al rinnovo dell'organo medesimo. I componenti non possono essere nominati per più di tre mandati consecutivi.4. Con uno o più decreti ministeriali successivi all'adozione dello statuto dell'ONC saranno nominati i componenti degli OTC, ai sensi di quanto previsto dall'art. 65, commi 3, 4 e 5, del Codice del Terzo settore.


Art. 7 Statuto
1. Come suo primo atto, il Consiglio di amministrazione adotta lo statuto dell'ONC col voto favorevole di almeno dodici dei suoi componenti. Eventuali modifiche statutarie devono essere deliberate dal Consiglio di amministrazione con la medesima maggioranza di voti.
2. Lo statuto e le relative modifiche sono approvati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, previa verifica del rispetto delle disposizioni di legge e del presente decreto, entro sessanta giorni dal ricevimento della relativa documentazione.


Art. 8 Clausola finanziaria
1. Le spese di organizzazione e di funzionamento dell'ONC e degli OTC, comprese quelle relative agli organi di cui all'art. 5, sono poste a carico delle risorse del FUN, salvi eventuali emolumenti per amministratori e dipendenti inquadrati nella categoria dei dirigenti,
i cui oneri graveranno, in maniera aggiuntiva, sulle fondazioni di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153.


Art. 9 Vigilanza
1. L'ONC e' sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al fine di verificarne il rispetto delle disposizioni di legge, del presente decreto e dello statuto, nonchè il perseguimento degli scopi istituzionali.
2. Ai fini di cui al comma 1, l'ONC entro il 31 maggio di ogni anno trasmette al Ministero vigilante la relazione annuale sulle proprie attività e sull'attività e lo stato dei CSV.
3. Per le medesime finalita', l'ONC trasmette altresi' al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, entro trenta giorni dalle rispettive deliberazioni, il bilancio preventivo, il rendiconto economico e l'atto di definizione triennale degli indirizzi
strategici generali di cui all'art. 64, comma 5, lettera d), del Codice del Terzo settore. Il presente decreto sara' trasmesso ai competenti organi di controllo e sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.


Roma, 19 gennaio 2018
Il Ministro: Poletti
Registrato alla Corte dei conti il 27 febbraio 2018 Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro, n. 412

DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117

Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma  2,  lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106. (17G00128)

(GU n.179 del 2-8-2017 - Suppl. Ordinario n. 43) Vigente al: 3-8-2017  



Titolo I DISPOSIZIONI GENERALI

 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
 
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Visto  l'articolo   117,   secondo   comma,   lettera   l),   della Costituzione;
  Vista la legge 6 giugno 2016, n. 106, recante delega al Governo per la  riforma  del  Terzo  settore,  dell'impresa  sociale  e  per   la disciplina  del  servizio  civile  universale   ed   in   particolare l'articolo 1, comma 2, lettera b),  che  prevede  il  riordino  e  la revisione  organica  della  disciplina   speciale   e   delle   altre disposizioni vigenti relative agli enti del Terzo settore di  cui  al comma 1 del medesimo  articolo,  compresa  la  disciplina  tributaria applicabile a tali enti, mediante la redazione di un apposito  Codice del Terzo settore;
  Visti gli articoli 2, 3, 4, 5, 7 e 9 della citata legge, recanti  i principi e i criteri direttivi, generali e particolari, di  esercizio della delega relativa alla riforma del Terzo settore;
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri, adottata nella riunione del 12 maggio 2017;
  Udito il parere del  Consiglio  di  Stato  espresso  dalla  Sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 31 maggio 2017;
  Vista la mancata intesa in  sede  di  Conferenza  unificata,  nella seduta del 20 giugno 2017;
  Acquisiti i pareri delle Commissioni  parlamentari  competenti  per materia e per i profili finanziari della Camera dei  deputati  e  del Senato della Repubblica;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella riunione del 28 giugno 2017;
  Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;
 
                              E m a n a
                  il seguente decreto legislativo:
 
                               Art. 1   Finalità ed oggetto

1. Al fine di sostenere l'autonoma  iniziativa  dei  cittadini  che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di  coesione  e  protezione sociale,  favorendo  la  partecipazione,  l'inclusione  e  il   pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e  di occupazione lavorativa, in attuazione degli articoli 2, 3, 4, 9, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione, il presente Codice provvede al riordino e  alla  revisione  organica  della  disciplina  vigente  in materia di enti del Terzo settore.

                               Art. 2 Principi generali

1. E' riconosciuto il valore e la funzione sociale degli  enti  del Terzo settore, dell'associazionismo, dell'attivita' di volontariato e della cultura e pratica del dono quali espressione di partecipazione, solidarietà   e   pluralismo,   ne   è   promosso    lo    sviluppo salvaguardandone la spontaneità  ed  autonomia,  e  ne  e'  favorito l'apporto  originale  per  il  perseguimento  di  finalità  civiche,
solidaristiche  e  di  utilita'  sociale,  anche  mediante  forme  di collaborazione con lo Stato, le Regioni, le Province autonome  e  gli enti locali.


                               Art. 3 Norme applicabili
 
  1. Le disposizioni  del  presente  Codice  si  applicano,  ove  non derogate ed in quanto compatibili, anche alle categorie di  enti  del Terzo settore che hanno una disciplina particolare.
  2. Per quanto non previsto dal presente Codice, agli enti del Terzo settore si applicano, in quanto  compatibili,  le  norme  del  Codice civile e le relative disposizioni di attuazione.
  3.  Salvo  quanto  previsto  dal  Capo  II  del  Titolo  VIII,   le disposizioni del presente Codice non si applicano agli enti di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153.

Titolo II DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE IN GENERALE

                               Art. 4  Enti del Terzo settore

1. Sono enti del Terzo settore le organizzazioni  di  volontariato, le associazioni di promozione  sociale,  gli  enti  filantropici,  le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le societa' di mutuo soccorso, le associazioni,  riconosciute  o  non riconosciute, le fondazioni e gli altri  enti  di  carattere  privato diversi dalle societa' costituiti per il perseguimento,  senza  scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o piu' attivita' di interesse generalein forma di azione volontaria o di  erogazione  gratuita  di  denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di  beni  o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore.

  2. Non sono enti del Terzo settore le amministrazioni pubbliche  di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001, n. 165, le formazioni e le associazioni politiche,  i  sindacati,  le associazioni  professionali  e   di   rappresentanza   di   categorie economiche, le associazioni di datori di  lavoro,  nonché gli  enti sottoposti a direzione e coordinamento  o  controllati  dai  suddetti enti,  ad  esclusione  dei  soggetti  operanti  nel   settore   della protezione  civile  alla  cui  disciplina  si   provvede   ai   sensi dell'articolo 32, comma 4. Sono esclusi dall'ambito  di  applicazione del presente comma i corpi  volontari  dei  vigili  del  fuoco  delle Province autonome di Trento e di Bolzano  e  della  Regione  autonoma della Valle d'Aosta.

  3.  Agli  enti  religiosi  civilmente  riconosciuti  le  norme  del presente decreto si applicano limitatamente  allo  svolgimento  delle attività di cui all'articolo 5, a condizione che per tali  attività adottino un regolamento,  in  forma  di  atto  pubblico  o  scrittura privata autenticata, che, ove non diversamente previsto  ed  in  ogni caso nel rispetto della struttura e della  finalità di  tali  enti, recepisca le norme del presente Codice e sia depositato nel  Registro unico nazionale  del  Terzo  settore.  Per  lo  svolgimento  di  tali attività deve essere costituito un  patrimonio  destinato  e  devono essere  tenute  separatamente   le   scritture   contabili   di   cui all'articolo 13.


                               Art. 5  Attività di interesse generale
 
  1. Gli enti  del  Terzo  settore,  diversi  dalle  imprese  sociali incluse  le cooperative  sociali,  esercitano  in  via  esclusiva  o principale  una  o  più  attività di  interesse  generale  per  il perseguimento,  senza  scopo  di   lucro,   di   finalità   civiche, solidaristiche e di utilità sociale.  Si  considerano  di  interesse generale, se svolte in conformità alle  norme  particolari  che  ne
disciplinano l'esercizio, le attivita' aventi ad oggetto:
    a) interventi e servizi sociali ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e successive modificazioni, e interventi, servizi e prestazioni di  cui  alla  legge  5  febbraio 1992, n. 104, e alla legge 22  giugno  2016,  n.  112,  e  successive modificazioni;
    b) interventi e prestazioni sanitarie;
    c) prestazioni socio-sanitarie di cui al decreto  del  Presidente del  Consiglio  dei  ministri  14  febbraio  2001,  pubblicato  nella Gazzetta  Ufficiale  n.  129  del  6  giugno   2001,   e   successive modificazioni;
    d) educazione, istruzione e formazione  professionale,  ai  sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;

    e) interventi  e  servizi  finalizzati  alla  salvaguardia  e  al miglioramento  delle  condizioni  dell'ambiente  e  all'utilizzazione accorta  e  razionale  delle   risorse   naturali,   con   esclusione dell'attività, esercitata abitualmente, di  raccolta  e  riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi;
    f) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del  paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni;
    g) formazione universitaria e post-universitaria;
    h) ricerca scientifica di particolare interesse sociale;

    i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attivita', anche editoriali, di  promozione  e  diffusione  della  cultura  e  della  pratica  del volontariato e delle  attivita'  di  interesse  generale  di  cui  al presente articolo;
    j) radiodiffusione  sonora  a  carattere  comunitario,  ai  sensi dell'articolo 16, comma 5, della legge  6  agosto  1990,  n.  223,  e successive modificazioni;

    k) organizzazione e gestione di attivita' turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;
    l)  formazione  extra-scolastica,  finalizzata  alla  prevenzione della dispersione scolastica e al successo  scolastico  e  formativo, alla  prevenzione  del  bullismo  e  al  contrasto   della   povertà educativa;
    m) servizi strumentali ad enti del Terzo  settore  resi  da  enti composti in misura non inferiore al settanta per cento  da  enti  del Terzo settore;
    n) cooperazione allo sviluppo, ai sensi  della  legge  11  agosto 2014, n. 125, e successive modificazioni;

    o)   attivita'   commerciali,   produttive,   di   educazione   e informazione, di promozione, di  rappresentanza,  di  concessione  in licenza di marchi di certificazione, svolte nell'ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale, da intendersi come un rapporto commerciale  con  un  produttore  operante   in   un'area   economica svantaggiata, situata, di norma, in un  Paese  in  via  di  sviluppo, sulla base di un accordo di lunga  durata  finalizzato  a  promuovere l'accesso del produttore al mercato e che preveda il pagamento di  un prezzo equo, misure di sviluppo in favore del produttore e  l'obbligodel produttore di garantire condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ai lavoratori  di  condurre  un'esistenza  libera  e  dignitosa,  e   di rispettare  i  diritti  sindacali,  nonché  di  impegnarsi  per   il contrasto del lavoro infantile;
    p) servizi finalizzati all'inserimento  o  al  reinserimento  nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all'articolo 2,  comma  4,  del  decreto  legislativo  recante   revisione   della disciplina in materia di impresa  sociale,  di  cui  all'articolo  1, comma 2, lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106;

q) alloggio sociale, ai sensi del  decreto  del  Ministero  delle infrastrutture  del  22  aprile  2008,  e  successive  modificazioni, nonché ogni altra attività  di  carattere  residenziale  temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali,  formativi o lavorativi;

r) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti;
s) agricoltura sociale, ai sensi dell'articolo 2 della  legge  18 agosto 2015, n. 141, e successive modificazioni; 
t)   organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche;
u)  beneficenza,  sostegno  a  distanza,  cessione  gratuita   di alimenti o prodotti di cui alla legge  19  agosto  2016,  n.  166,  e successive modificazioni, o erogazione di denaro, beni  o  servizi  a sostegno di persone svantaggiate o di attivita' di interesse generale a norma del presente articolo;
v) promozione della cultura della legalità,  della  pace  tra  i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata;
w) promozione e tutela  dei  diritti  umani,  civili, sociali  e politici, nonché dei diritti dei consumatori e  degli  utenti  delle attività di  interesse  generale  di  cui  al  presente   articolo, promozione delle  pari  opportunità e delle  iniziative  di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi di cui all'articolo  27  della legge 8 marzo 2000, n. 53, e i gruppi di  acquisto  solidale  di  cui all'articolo 1, comma 266, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
x) cura di procedure di adozione internazionale  ai  sensi  della legge 4 maggio 1983, n. 184;
y) protezione civile ai sensi della legge 24  febbraio  1992,  n. 225, e successive modificazioni;
z) riqualificazione di  beni  pubblici  inutilizzati  o  di  beni confiscati alla criminalita' organizzata.

  2. Tenuto  conto  delle  finalita'  civiche,  solidaristiche  e  di utilità sociale di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 6 giugno 2016, n. 106, nonche' delle finalita' e  dei  principi  di  cui  agli articoli 1 e 2 del  presente  Codice,  l'elenco  delle  attività di interesse generale di cui al  comma  1  puo'  essere  aggiornato  con

decreto del Presidente del Consiglio dei  ministri  da  adottarsi  ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988,  n.  400 su proposta del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in  sede  di  Conferenza  Unificata,  acquisito   il   parere   delle Commissioni parlamentari competenti, che si  esprimono  entro  trenta giorni dalla data  di  trasmissione  del  decreto,  decorsi  i  quali quest'ultimo può essere comunque adottato.


                               Art. 6   Attività diverse
 

  1. Gli enti del Terzo settore possono esercitare attività diverse da quelle di cui all'articolo 5, a condizione che l'atto  costitutivo o lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali  rispetto alle attività di interesse  generale,  secondo  criteri  e  limiti definiti con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle  finanze, da adottarsi ai sensi dell'articolo  17,  comma  3,  della  legge  23 agosto 1988, n. 400, sentita la Cabina di regia di  cui  all'articolo 97, tenendo conto dell'insieme  delle  risorse,  anche  volontarie  e gratuite, impiegate in tali attività in rapporto  all'insieme  delle risorse, anche volontarie e gratuite, impiegate  nelle  attività  di interesse generale.


                               Art. 7
 
 
                           Raccolta fondi
 

  1. Per raccolta fondi si intende il complesso  delle  attività  ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore  al  fine  di finanziare  le  proprie  attività  di  interesse   generale,   anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva.   2. Gli enti del Terzo  settore,  possono  realizzare  attività di raccolta fondi anche  in  forma  organizzata  e  continuativa,  anche mediante sollecitazione  al  pubblico  o  attraverso  la  cessione  o erogazione di beni o servizi di  modico  valore,  impiegando  risorse proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti, nel rispetto  dei principi di verità, trasparenza e correttezza  nei  rapporti  con  i sostenitori e il pubblico, in conformita' a linee guida adottate  con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti la Cabina di regia di cui all'articolo 97 e il Consiglio  nazionale  del Terzo settore.                               

Art. 8   Destinazione del patrimonio ed assenza di scopo di lucro

 
  1. Il patrimonio degli  enti  del  Terzo  settore,  comprensivo  di eventuali ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate è utilizzato per  lo  svolgimento  dell'attività statutaria  ai  fini dell'esclusivo perseguimento di finalita' civiche,  solidaristiche  e di utilità sociale.

  2. Ai fini di cui al comma 1, e' vietata  la  distribuzione,  anche indiretta, di utili ed avanzi di gestione, fondi e  riserve  comunque denominate  a  fondatori,  associati,  lavoratori  e   collaboratori, amministratori ed altri componenti degli organi  sociali,  anche  nel caso di recesso o di ogni altra ipotesi di  scioglimento  individuale del rapporto associativo.
  3. Ai sensi e per gli effetti del comma 2, si considerano  in  ogni caso distribuzione indiretta di utili:

    a) la corresponsione ad  amministratori,  sindaci  e  a  chiunque rivesta cariche sociali di  compensi  individuali  non  proporzionati all'attività svolta, alle responsabilita' assunte e alle  specifiche competenze o comunque superiori a quelli previsti in enti che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni;

    b) la corresponsione  a  lavoratori  subordinati  o  autonomi  di retribuzioni o compensi superiori del quaranta per cento  rispetto  a quelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettivi di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, salvo comprovate esigenze  attinenti  alla  necessita'  di  acquisire specifiche competenze ai fini dello svolgimento  delle  attività di interesse generale di cui all'articolo 5, comma 1, lettere b),  g)  o
h);
    c) l'acquisto di beni o  servizi  per  corrispettivi  che,  senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale;
    d) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, a  condizioni più  favorevoli  di  quelle  di  mercato,  a   soci,   associati   o partecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi e di  controllo,  a  coloro  che  a  qualsiasi   titolo   operino   per l'organizzazione o ne facciano  parte,  ai  soggetti  che  effettuano erogazioni liberali a favore  dell'organizzazione,  ai  loro  parenti entro il terzo grado ed  ai  loro  affini  entro  il  secondo  grado, nonché alle  societa'  da  questi  direttamente  o   indirettamente controllate  o  collegate,  esclusivamente  in  ragione  della   loro qualità, salvo che tali cessioni  o  prestazioni  non  costituiscano l'oggetto dell'attività di interesse generale di cui all'articolo 5;

    e) la corresponsione a soggetti  diversi  dalle  banche  e  dagli intermediari  finanziari  autorizzati,  di  interessi   passivi,   in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di quattro punti  al tasso annuo di riferimento. Il predetto limite puo' essere aggiornato con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

                               Art. 9  Devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento
 

  1. In caso di estinzione o scioglimento, il patrimonio  residuo  è devoluto, previo parere positivo dell'Ufficio di cui all'articolo 45, comma 1, e salva diversa destinazione imposta dalla legge,  ad  altri enti  del  Terzo  settore  secondo  le  disposizioni   statutarie   o dell'organo sociale competente o, in mancanza, alla Fondazione Italia Sociale. Il  parere  è  reso  entro  trenta  giorni  dalla  data  di
ricezione  della  richiesta  che  l'ente  interessato  è  tenuto   a inoltrare al predetto Ufficio  con  raccomandata  a/r  o  secondo  le disposizioni previste dal decreto legislativo 7 marzo  2005,  n.  82, decorsi i quali il parere si intende reso positivamente. Gli atti  di devoluzione  del  patrimonio  residuo  compiuti  in  assenza   o   in difformità dal parere sono nulli.


                               Art. 10 Patrimoni destinati ad uno specifico affare
 

  1. Gli enti del Terzo settore dotati di personalità giuridica  ed iscritti nel registro delle imprese possono  costituire  uno  o  piu' patrimoni destinati ad uno  specifico  affare  ai  sensi  e  per  gli effetti degli articoli 2447-bis e seguenti del codice civile.

                               Art. 11 Iscrizione
 
  1. Gli enti del Terzo  settore  si  iscrivono  nel  registro  unico nazionale del Terzo settore ed indicano gli  estremi  dell'iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico. 
  2. Oltre che nel registro unico nazionale del  Terzo  settore,  gli enti  del  Terzo  settore  che  esercitano   la   propria   attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale  sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese.
  3. Per le imprese sociali, l'iscrizione nell'apposita  sezione del registro delle imprese  soddisfa  il  requisito  dell'iscrizione  nel registro unico nazionale del Terzo settore.

                               Art. 12  Denominazione sociale
 

  1. La  denominazione  sociale,  in  qualunque  modo  formata,  deve contenere l'indicazione di ente del Terzo settore o  l'acronimo  ETS.
Di tale indicazione deve farsi uso negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.
  2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica  agli  enti  di cui all'articolo 4, comma 3.
  3. L'indicazione di ente del Terzo  settore  o  dell'acronimo  Ets, ovvero di parole o locuzioni  equivalenti  o  ingannevoli,  non  può essere usata da soggetti diversi dagli enti del Terzo settore.


                               Art. 13  Scritture contabili e bilancio
 

  1. Gli enti del  Terzo  settore  devono  redigere  il  bilancio  di esercizio formato   dallo   stato   patrimoniale,   dal   rendiconto finanziario,  con  l'indicazione,  dei  proventi   e   degli   oneri, dell'ente, e dalla relazione di missione che  illustra  le  poste  di bilancio,  l'andamento  economico  e  finanziario  dell'ente   e   le modalita' di perseguimento delle finalita' statutarie.
  2. Il bilancio degli enti del Terzo settore  con  ricavi,  rendite, proventi o entrate comunque denominate inferiori  a  220.000,00  euro può essere redatto nella forma del rendiconto finanziario per cassa.
  3. Il bilancio di cui ai  commi  1  e  2  deve  essere  redatto  in conformità alla modulistica definita con decreto  del  Ministro  del  lavoro e delle politiche sociali, sentito il consiglio nazionale  del terzo settore.
  4. Gli enti del Terzo settore che esercitano la  propria  attività esclusivamente o  principalmente  in  forma  di  impresa  commerciale devono tenere le scritture contabili di  cui  all'articolo  2214  del codice civile.

  5. Gli enti del Terzo settore di cui al comma 4 devono  redigere  e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di  esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del codice civile.
  6. L'organo di amministrazione documenta il carattere secondario  e strumentale dell'attivita' di cui all'articolo 6 nella  relazione  al bilancio o nella relazione di missione. 
  7. Gli enti del Terzo  settore  non  iscritti  nel  registro  delle imprese devono  depositare  il  bilancio  presso  il  registro  unico nazionale del Terzo settore.

                               Art. 14 Bilancio sociale
 

  1. Gli enti del Terzo  settore  con  ricavi,  rendite,  proventi  o entrate comunque denominate superiori ad 1  milione  di  euro  devono depositare presso il registro unico nazionale del  Terzo  settore,  e pubblicare nel proprio sito internet,  il  bilancio  sociale  redatto secondo linee guida adottate con decreto del Ministro  del  lavoro  e delle  politiche  sociali,  sentiti  la  Cabina  di  regia   di   cui all'articolo 97 e il Consiglio nazionale del Terzo settore, e tenendo
conto, tra gli altri elementi, della natura dell'attività esercitata e  delle  dimensioni  dell'ente,  anche  ai  fini  della  valutazione dell'impatto sociale delle attivita' svolte.
  2. Gli enti del Terzo  settore  con  ricavi,  rendite,  proventi  o entrate comunque denominate superiori a centomila euro  annui  devono in ogni caso pubblicare annualmente e tenere aggiornati  nel  proprio sito internet, o nel sito internet  della  rete  associativa  di  cui all'articolo 41 cui aderiscano, gli eventuali emolumenti, compensi  o corrispettivi a  qualsiasi  titolo  attribuiti  ai  componenti  degli organi di amministrazione e  controllo,  ai  dirigenti  nonchè  agli associati.

                               Art. 15  Libri sociali obbligatori
 

  1. Oltre le scritture prescritte negli articoli 13, 14 e 17,  comma 1, gli enti del Terzo settore devono tenere:
    a) il libro degli associati o aderenti;
    b) il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche  i  verbali  redatti  per  atto pubblico;
    c) il libro delle adunanze e delle deliberazioni  dell'organo  di amministrazione, dell'organo  di  controllo,  e  di  eventuali  altri organi sociali.
  2. I libri di cui alle lettere a) e b) del comma 1, sono  tenuti  a cura dell'organo di amministrazione. I libri di cui alla  lettera  c) del comma 1, sono tenuti a cura dell'organo cui si riferiscono. 
  3. Gli associati o gli aderenti hanno diritto di esaminare i  libri sociali, secondo le modalita' previste dall'atto costitutivo o  dallo
statuto.
  4. Il comma 3 non si applica agli enti di cui all'articolo 4, comma 3.

                               Art. 16 Lavoro negli enti del Terzo settore
 
  1. I lavoratori degli enti del Terzo settore hanno  diritto  ad  un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi di cui all'articolo 51 del  decreto  legislativo 15 giugno 2015, n. 81. In  ogni  caso,  in  ciascun  ente  del  Terzo settore, la differenza retributiva tra lavoratori dipendenti non può essere superiore al rapporto uno a otto,  da  calcolarsi  sulla  base della retribuzione annua lorda. Gli  enti  del  Terzo  settore  danno
conto del rispetto di tale parametro nel proprio bilancio sociale  o, in mancanza, nella relazione di cui all'articolo 13, comma 1.

Titolo III
DEL VOLONTARIO E DELL'ATTIVITA' DI VOLONTARIATO

                               Art. 17  Volontario e attività di volontariato
 

  1. Gli enti del Terzo settore possono avvalersi di volontari  nello svolgimento delle proprie attivita' e sono tenuti a iscrivere  in  un apposito registro i volontari che svolgono la loro attività in  modo non occasionale. 

  2. Il volontario e' una persona che, per sua libera scelta,  svolge attività in favore della comunita' e del bene comune, anche  per  il tramite di un ente del Terzo  settore,  mettendo  a  disposizione  il proprio tempo e le  proprie  capacita'  per  promuovere  risposte  ai bisogni delle  persone  e  delle  comunita'  beneficiarie  della  sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.
  3. L'attività del volontario non può essere retribuita  in  alcun modo  nemmeno  dal  beneficiario.  Al   volontario   possono   essere rimborsate dall'ente  del  Terzo  settore  tramite  il  quale  svolge l'attività soltanto le spese effettivamente sostenute e  documentate per l'attività prestata, entro  limiti  massimi  e  alle  condizioni preventivamente stabilite  dall'ente  medesimo.  Sono  in  ogni  caso vietati rimborsi spese di tipo forfetario.

  4. Ai fini di cui al comma 3, le  spese  sostenute  dal  volontario possono essere rimborsate anche a fronte  di  una  autocertificazione resa ai sensi dell'articolo  46  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purchè non  superino  l'importo di 10  euro  giornalieri  e  150  euro  mensili  e  l'organo  sociale competente deliberi sulle  tipologie  di  spese  e  le  attività  di volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso. La disposizione di cui al presente comma non si applica  alle  attivitàdi volontariato aventi ad oggetto la donazione di sangue e di organi.   5. La qualità di volontario è incompatibile con  qualsiasi  forma di rapporto di  lavoro  subordinato  o  autonomo  e  con  ogni  altro rapporto di lavoro retribuito con l'ente  di  cui  il  volontario  è socio o associato o tramite il  quale  svolge  la  propria  attività volontaria.

  6.  Ai  fini  del  presente  Codice  non  si  considera  volontario l'associato che occasionalmente coadiuvi  gli  organi  sociali  nello svolgimento delle loro funzioni. 

  7. Le disposizioni di cui al presente titolo non si applicano  agli operatori volontari del  servizio  civile  universale,  al  personale impiegato  all'estero  a  titolo  volontario   nelle   attività  di cooperazione internazionale allo sviluppo, nonché agli operatori che prestano le attivita' di cui alla legge 21 marzo 2001, n. 74

                               Art. 18 Assicurazione obbligatoria
 
  1. Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari  devono assicurarli  contro  gli  infortuni  e  le  malattie  connessi   allo svolgimento  dell'attività   di   volontariato,   nonché  per la responsabilità civile verso i terzi.
  2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  da  emanarsi di concerto con il Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del  presente  Codice, sono individuati meccanismi assicurativi  semplificati,  con  polizze anche numeriche, e sono disciplinati i relativi controlli.
  3.  La  copertura  assicurativa  e'   elemento   essenziale   delle convenzioni tra gli enti  del  Terzo  settore  e  le  amministrazioni pubbliche, e i relativi  oneri  sono  a  carico  dell'amministrazione pubblica con la quale viene stipulata la convenzione.

                               Art. 19  Promozione della cultura del volontariato
 

  1. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei limiti  delle  risorse disponibili, promuovono la cultura del volontariato,  in  particolare tra i giovani,  anche  attraverso  apposite  iniziative  da  svolgere nell'ambito  delle   strutture   e   delle   attivita'   scolastiche, universitarie  ed   extrauniversitarie,   valorizzando   le   diverse esperienze  ed  espressioni  di  volontariato,  anche  attraverso  il
coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato e di  altri  enti del  Terzo  settore,  nelle  attivita'  di  sensibilizzazione  e   di promozione.

  2. Il Ministro del lavoro e delle politiche  sociali,  di  concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della  ricerca e del Ministro per la semplificazione e  la  pubblica  amministrazione,  previa intesa in sede  di  Conferenza  Stato-Regioni,  definisce  con decreto i criteri  per  il  riconoscimento  in  ambito  scolastico  e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di  attività o percorsi di volontariato.

  3. Ai fini del conseguimento di titoli di  studio,  le  Università possono riconoscere, nei limiti  previsti  dalla  normativa  vigente, crediti  formativi  a  favore  degli  studenti  che  abbiano   svolto attività  di  volontariato  certificate  nelle   organizzazioni   di volontariato o in altri enti  del  Terzo  settore  rilevanti  per  la crescita professionale e per il curriculum degli studi. 
  4. All'articolo 10, comma 2, della legge 6 marzo 2001, n. 64,  dopo le parole «che prestano il servizio civile o il servizio militare  di leva», sono inserite le seguenti: «o  attivita'  di  volontariato  in enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale  per  un numero di ore regolarmente certificate».


Titolo IV
DELLE ASSOCIAZIONI E DELLE FONDAZIONI DEL TERZO SETTORE
Capo I
Disposizioni generali

                               Art. 20  Ambito di applicazione

 
  1. Le disposizioni del presente titolo si  applicano  a  tutti  gli enti  del  Terzo  settore  costituiti  in  forma   di   associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione.

Capo II
Della Costituzione

                               Art. 21  Atto costitutivo e statuto
 

  1. L'atto costitutivo deve  indicare  la  denominazione  dell'ente; l'assenza di scopo di lucro e le finalita' civiche, solidaristiche  e di utilità sociale perseguite; l'attivita' di interesse generale che costituisce l'oggetto sociale; la sede legale il patrimonio  iniziale ai fini dell'eventuale riconoscimento della  personalità  giuridica;
le norme  sull'ordinamento,  l'amministrazione  e  la  rappresentanza dell'ente; i diritti e gli obblighi degli associati, ove presenti;  i requisiti per l'ammissione di nuovi associati,  ove  presenti,  e  la relativa procedura, secondo criteri non discriminatori, coerenti  con le finalità perseguite e l'attività di interesse  generale  svolta;
la nomina dei primi componenti degli organi  sociali  obbligatori  e, quando previsto, del soggetto incaricato della revisione  legale  dei conti; le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in  caso  di scioglimento o di estinzione; la durata dell'ente, se prevista.
  2.  Lo  statuto  contenente  le  norme  relative  al  funzionamento dell'ente, anche se forma oggetto di atto separato, costituisce parte integrante  dell'atto  costitutivo.  In  caso  di  contrasto  tra  le clausole dell'atto costitutivo e quelle dello statuto  prevalgono  le seconde.

                               Art. 22 Acquisto della personalità' giuridica
 
  1. Le associazioni e le fondazioni del Terzo  settore  possono,  in deroga al decreto del Presidente della Repubblica 10  febbraio  2000, n. 361, acquistare la personalita'  giuridica  mediante  l'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore.
  2. Il notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo di una associazione o di una fondazione del Terzo  settore,  o  la  pubblicazione  di  un testamento con il quale si dispone una fondazione del Terzo  settore, verificata la sussistenza delle condizioni previste dalla  legge  per la costituzione dell'ente, ed in particolare dalle  disposizioni  del presente Codice con riferimento alla sua natura  di  ente  del  Terzo settore, nonche' del patrimonio  minimo  di  cui  al  comma  4,  deve depositarlo, con i relativi allegati, entro venti  giorni  presso  il competente ufficio del registro unico nazionale  del  Terzo  settore, richiedendo l'iscrizione  dell'ente.  L'ufficio  del  registro  unico nazionale del Terzo settore, verificata la regolarità formale  della documentazione, iscrive l'ente nel registro stesso.
  3. Se il notaio  non  ritiene  sussistenti  le  condizioni  per  la costituzione dell'ente o il patrimonio minimo, ne  dà  comunicazione motivata, tempestivamente e comunque non oltre il termine  di  trenta giorni, ai fondatori, o agli amministratori dell'ente. I fondatori, o gli amministratori o,  in  mancanza  ciascun  associato,  nei  trenta giorni successivi al  ricevimento  della  comunicazione  del  notaio, possono domandare all'ufficio del  registro  competente  di  disporre l'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore.  Se  nel termine  di  sessanta  giorni  dalla  presentazione   della   domanda l'ufficio del  registro  non  comunica  ai  richiedenti  il  motivato diniego, ovvero non chiede  di  integrare  la  documentazione  o  non provvede all'iscrizione, questa si intende negata. 

  4. Si  considera  patrimonio  minimo  per  il  conseguimento  della personalità giuridica una somma liquida e disponibile non  inferiore a 15.000 euro per le associazioni e a 30.000 euro per le  fondazioni.
Se tale patrimonio e' costituito da beni diversi dal denaro, il  loro valore deve risultare da una  relazione  giurata,  allegata  all'atto costitutivo, di un revisore legale o di  una  societa'  di  revisione legale iscritti nell'apposito registro.
  5. Quando risulta che il patrimonio minimo di cui  al  comma  4  è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di  perdite,  l'organo  di amministrazione, e nel caso di sua inerzia,  l'organo  di  controllo, ove nominato, devono senza  indugio,  in  un'associazione,  convocare l'assemblea per  deliberare,  ed  in  una  fondazione  deliberare  la ricostituzione del patrimonio minimo  oppure  la  trasformazione,  la prosecuzione   dell'attivita'   in   forma   di   associazione    non riconosciuta, la fusione o lo scioglimento dell'ente.
  6. Le modificazioni dell'atto costitutivo e  dello  statuto  devono risultare da atto pubblico e diventano efficaci con l'iscrizione  nel registro unico nazionale del Terzo settore. Il relativo  procedimento di iscrizione è regolato ai sensi dei commi 2 e 3.
  7. Nelle fondazioni e nelle associazioni riconosciute come  persone giuridiche, per le obbligazioni dell'ente  risponde  soltanto  l'ente con il suo patrimonio.

Capo III
Dell'ordinamento e della amministrazione

     
                          Art. 23 Procedura di ammissione e carattere aperto
                         delle associazioni

 
  1. Se l'atto costitutivo o lo statuto non dispongono  diversamente, in un'associazione,  riconosciuta  o  non  riconosciuta,  del  Terzo settore l'ammissione di un nuovo associato e' fatta con deliberazione dell'organo  di  amministrazione  su  domanda  dell'interessato.   La deliberazione è comunicata all'interessato  ed  annotata  nel  libro degli associati.
  2. Se l'atto costitutivo o lo statuto non dispongono  diversamente, l'organo competente ai sensi del comma 1 deve entro  sessanta  giorni motivare la deliberazione di rigetto della domanda  di  ammissione  e comunicarla agli interessati.
  3. Se l'atto costitutivo o lo statuto non dispongono  diversamente, chi  ha  proposto  la  domanda  puo'  entro  sessanta  giorni   dalla comunicazione   della   deliberazione   di   rigetto   chiedere   che sull'istanza si pronunci, l'assemblea o un altro organo eletto  dalla medesima,  che  deliberano  sulle  domande  non   accolte,   se   non appositamente  convocati,  in   occasione   della   loro   successiva convocazione.
  4. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  anche alle  fondazioni  del  Terzo  settore  il  cui  statuto  preveda   la costituzione di  un  organo  assembleare  o  di  indirizzo,  comunque denominato, in quanto compatibili ed ove non derogate dallo statuto.

                               Art. 24 Assemblea
 
  1.  Nell'assemblea   delle   associazioni,   riconosciute   o   non riconosciute, del Terzo settore hanno diritto di  voto  tutti  coloro che sono iscritti da almeno tre mesi nel libro degli associati, salvo che l'atto costitutivo o lo statuto non dispongano diversamente.
  2. Ciascun associato ha un voto. Agli associati che siano enti  del Terzo settore l'atto costitutivo o lo statuto possono attribuire più voti, sino ad un massimo di cinque, in proporzione al numero dei loro associati o aderenti. Si applica l'articolo 2373 del  codice  civile, in quanto compatibile.
  3. Se l'atto costitutivo o lo statuto non dispongono  diversamente, ciascun associato puo' farsi rappresentare nell'assemblea da un altro associato mediante delega  scritta,  anche  in  calce  all'avviso  di convocazione. Ciascun associato puo' rappresentare sino ad un massimo di tre associati  nelle  associazioni  con  un  numero  di  associati inferiore a cinquecento e di cinque associati in quelle con un numero di associati non inferiore a cinquecento. Si applicano i commi quarto e quinto dell'articolo 2372 del codice civile, in quanto compatibili.
  4. L'atto costitutivo o lo statuto possono  prevedere  l'intervento all'assemblea   mediante   mezzi    di    telecomunicazione    ovvero l'espressione del voto  per  corrispondenza  o  in  via  elettronica, purchè  sia  possibile  verificare  l'identità  dell'associato  che partecipa e vota.
  5. L'atto costitutivo o lo statuto delle associazioni che hanno  un numero di associati non inferiore a cinquecento possono  prevedere  e disciplinare la costituzione e lo svolgimento di assemblee  separate, comunque denominate, anche rispetto a specifiche  materie  ovvero  in presenza di particolari  categorie  di  associati  o  di  svolgimento dell'attività in più  ambiti  territoriali.  A  tali  assemblee  si applicano le disposizioni di cui ai commi  terzo,  quarto,  quinto  e sesto dell'articolo 2540 del codice civile, in quanto compatibili. 
  6. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  anche alle  fondazioni  del  Terzo  settore  il  cui  statuto  preveda   la costituzione di  un  organo  assembleare  o  di  indirizzo,  comunque denominato, in quanto compatibili ed ove non derogate dallo statuto.

                               Art. 25  Competenze inderogabili dell'assemblea
 

  1. L'assemblea delle associazioni, riconosciute o non riconosciute, del Terzo settore:
    a) nomina e revoca i componenti degli organi sociali;
    b) nomina e revoca, quando previsto, il soggetto incaricato della revisione legale dei conti;
    c) approva il bilancio;
    d) delibera sulla responsabilita'  dei  componenti  degli  organi sociali e promuove azione di responsabilita' nei loro confronti;
    e)  delibera   sull'esclusione   degli   associati,   se   l'atto costitutivo o lo statuto non attribuiscono la relativa competenza  ad altro organo eletto dalla medesima;
    f) delibera sulle modificazioni  dell'atto  costitutivo  o  dello statuto;
    g) approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari;
    h) delibera lo scioglimento, la trasformazione, la fusione  o  la scissione dell'associazione;
    i) delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge, dall'atto costitutivo o dallo statuto alla sua competenza.
  2. Gli atti costitutivi o gli statuti delle associazioni che  hanno un  numero  di  associati  non  inferiore   a   cinquecento   possono disciplinare le competenze dell'assemblea anche in  deroga  a  quanto stabilito  al  comma  precedente,  nel  rispetto  dei   principi   di democraticità,  pari  opportunità ed  eguaglianza  di  tutti   gli associati e di elettività delle cariche sociali.
  3. Lo statuto delle fondazioni del Terzo  settore  può attribuire all'organo assembleare o di indirizzo, comunque  denominato,  di  cui preveda la costituzione la competenza a  deliberare  su  uno  o  più degli oggetti di  cui  al  comma  1,  nei  limiti  in  cui  ciò  sia compatibile con la natura dell'ente quale fondazione e  nel  rispetto della volontà del fondatore.

                               Art. 26 Organo di amministrazione
 
  1. Nelle associazioni, riconosciute o non riconosciute,  del  Terzo settore deve essere nominato  un  organo  di  amministrazione.  Salvo quanto  previsto  dall'articolo  25,  comma  2,   la   nomina   degli amministratori spetta all'assemblea,  fatta  eccezione  per  i  primi amministratori che sono nominati nell'atto costitutivo.
  2. La maggioranza degli amministratori è scelta  tra  le  persone fisiche associate ovvero indicate dagli enti giuridici associati.  Si applica l'articolo 2382 del codice civile.
  3. L'atto costitutivo o lo statuto possono subordinare l'assunzione della carica di amministratore al possesso di specifici requisiti  di onorabilità, professionalità ed indipendenza, anche con riferimento ai requisiti al riguardo previsti da codici di comportamento  redatti da associazioni  di  rappresentanza  o  reti  associative  del  Terzo settore. Si applica in tal caso l'articolo 2382 del codice civile.
  4. L'atto costitutivo o lo statuto possono prevedere che uno o più amministratori  siano  scelti  tra  gli  appartenenti  alle   diverse categorie di associati.
  5. La nomina di uno o piu' amministratori  può essere  attribuita dall'atto costitutivo o dallo statuto ad enti  del  Terzo  settore  o senza scopo di lucro, ad enti di cui all'articolo 4,  comma  3,  o  a lavoratori  o  utenti  dell'ente.  In  ogni  caso,  la  nomina  della maggioranza  degli   amministratori   è,   salvo   quanto   previsto
dall'articolo 25, comma 2, riservata all'assemblea.
  6. Gli amministratori, entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina, devono chiederne l'iscrizione nel  Registro  unico  nazionale del terzo settore,  indicando  per  ciascuno  di  essi  il  nome,  il cognome,  il  luogo  e  la  data  di  nascita,  il  domicilio  e   la cittadinanza, nonchè a quali di essi è attribuita la rappresentanza dell'ente, precisando se disgiuntamente o congiuntamente. 
  7. Il potere di rappresentanza attribuito  agli  amministratori  è generale. Le  limitazioni  del  potere  di  rappresentanza  non  sono opponibili ai terzi se non sono iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore  o  se  non  si  prova  che  i  terzi  ne  erano  a conoscenza.
  8. Nelle fondazioni del  Terzo  settore  deve  essere  nominato  un organo di amministrazione. Si  applica  l'articolo  2382  del  codice civile. Si applicano i commi 3, 6 e 7.  Nelle  fondazioni  del  Terzo settore  il  cui  statuto  preveda  la  costituzione  di  un   organo assembleare o di  indirizzo,  comunque  denominato,  possono  trovare applicazione, in quanto compatibili, i commi 4 e 5.

                               Art. 27 Conflitto di interessi
 

  1. Al  conflitto  di  interessi  degli  amministratori  si  applica
l'articolo 2475-ter del codice civile.

                               Art. 28  Responsabilità
 

  1. Gli amministratori, i direttori,  i  componenti  dell'organo  di controllo e il soggetto incaricato della revisione legale  dei  conti rispondono  nei  confronti  dell'ente,  dei  creditori  sociali,  del fondatore, degli associati e dei terzi, ai sensi degli articoli 2392, 2393, 2393-bis, 2394, 2394-bis, 2395, 2396 e 2407 del codice civile e dell'articolo 15 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n.  39,  in quanto compatibili.

                     Art. 29  Denunzia al tribunale e ai componenti dell'organo di  controllo 

  1. Almeno un decimo degli  associati,  l'organo  di  controllo,  il soggetto incaricato  della  revisione  legale  dei  conti  ovvero  il pubblico ministero possono agire  ai  sensi  dell'articolo  2409  del codice civile, in quanto compatibile.
  2. Ogni associato, ovvero almeno un decimo  degli  associati  nelle associazioni, riconosciute o non riconosciute, che hanno piu' di  500 associati, puo' denunziare i fatti che ritiene censurabili all'organo di controllo, se nominato, il quale deve tener conto  della  denunzia nella relazione all'assemblea. Se la denunzia è fatta da  almeno  un ventesimo degli associati dell'ente, l'organo di controllo deve agire ai sensi dell'articolo 2408, secondo comma, del codice civile. 
  3.  Il  presente  articolo  non  si  applica  agli  enti   di   cui all'articolo 4, comma 3.

                               Art. 30 Organo di controllo

 
  1. Nelle fondazioni del  Terzo  settore  deve  essere  nominato  un organo di controllo, anche monocratico.
  2. Nelle associazioni, riconosciute o non riconosciute,  del  Terzo settore, la nomina di un organo di controllo, anche  monocratico,  è obbligatoria quando siano superati per due esercizi  consecutivi  due dei seguenti limiti:
    a) totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 110.000,00 euro;
    b)  ricavi,  rendite,  proventi,  entrate  comunque   denominate:
220.000,00 euro;
    c) dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 5 unità.
  3. L'obbligo  di  cui  al  comma  2  cessa  se,  per  due  esercizi consecutivi, i predetti limiti non vengono superati.
  4. La nomina dell'organo  di  controllo  è altresì obbligatoria quando  siano  stati  costituiti   patrimoni   destinati   ai   sensi dell'articolo 10.
  5. Ai componenti dell'organo di  controllo  si  applica  l'articolo 2399 del codice civile. I componenti dell'organo di controllo  devono essere scelti tra le categorie di soggetti di cui all'articolo  2397, comma secondo, del codice civile. Nel caso  di  organo  di  controllo collegiale, i predetti requisiti devono essere  posseduti  da  almeno uno dei componenti.
  6. L'organo di controllo vigila sull'osservanza della legge e dello statuto e sul rispetto  dei  principi  di  corretta  amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni  del  decreto  legislativo  8 giugno 2001, n. 231, qualora  applicabili,  nonche'  sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo  e  contabile  e  sul  suo concreto funzionamento. Esso esercita inoltre il controllo  contabile nel caso in  cui  non  sia  nominato  un  soggetto  incaricato  della revisione legale dei conti o nel caso in cui un suo componente sia un revisore legale iscritto nell'apposito registro.
  7. L'organo di controllo esercita inoltre compiti  di  monitoraggio dell'osservanza delle finalita' civiche, solidaristiche e di utilità sociale, avuto particolare riguardo alle  disposizioni  di  cui  agli articoli 5, 6, 7 e 8, ed attesta che il bilancio  sociale  sia  stato redatto in conformita' alle linee guida di cui  all'articolo  14.  Il bilancio sociale dà atto degli esiti  del  monitoraggio  svolto  dai sindaci.
  8. I componenti  dell'organo  di  controllo  possono  in  qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione  e  di controllo, e a tal fine, possono chiedere agli amministratori notizie sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari.

                               Art. 31 Revisione legale dei conti
 

  1.  Salvo  quanto  previsto   dall'articolo   30,   comma   6,   le associazioni, riconosciute o non riconosciute, e  le  fondazioni  del Terzo settore devono nominare un revisore  legale  dei  conti  o  una società di revisione legale iscritti nell'apposito  registro  quando superino per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:
    a) totale  dell'attivo  dello  stato  patrimoniale:  1.100.000,00 euro;
    b)  ricavi,  rendite,  proventi,  entrate  comunque   denominate: 2.200.000,00 euro;
    c) dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 12 unità.
  2. L'obbligo  di  cui  al  comma  1  cessa  se,  per  due  esercizi consecutivi, i predetti limiti non vengono superati.

  3. La nomina è altresì obbligatoria quando siano stati costituiti patrimoni destinati ai sensi dell'articolo 10.

Titolo V
DI PARTICOLARI CATEGORIE DI ENTI DEL TERZO SETTORE
Capo I
Delle organizzazioni di volontariato

                               Art. 32  Organizzazioni di volontariato

 
  1. Le organizzazioni di volontariato sono enti  del  Terzo  settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, da  un  numero  non  inferiore  a  sette  persone  fisiche  o  a  tre organizzazioni di volontariato, per lo svolgimento prevalentemente in favore di terzi di una  o  più attività di  cui  all'articolo  5, avvalendosi  in  modo  prevalente  delle  prestazioni  dei  volontari
associati. 

  2.  Gli  atti  costitutivi  delle  organizzazioni  di  volontariato possono prevedere l'ammissione come associati di altri enti del Terzo settore o senza scopo di lucro, a condizione che il loro  numero  non sia superiore al cinquanta per cento del numero delle  organizzazioni di volontariato.
  3.  La  denominazione  sociale  deve  contenere  l'indicazione   di organizzazione di volontariato o  l'acronimo  ODV.  L'indicazione  di organizzazione di volontariato o l'acronimo ODV, ovvero di  parole  o locuzioni  equivalenti  o  ingannevoli,  non  puo'  essere  usata  da soggetti diversi dalle organizzazioni di volontariato.
  4. Alle organizzazioni di volontariato che svolgono l'attività  di cui all'articolo 5, comma 1, lettera y), le norme del  presente  capo si applicano nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione civile e alla relativa disciplina si provvede nell'ambito  di  quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, lettera d), della legge  16  marzo 2017, n. 30.

                               Art. 33 Risorse
 

  1. Le organizzazioni di volontariato  possono  assumere  lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o  di  altra natura  esclusivamente  nei  limiti  necessari   al   loro   regolare funzionamento  oppure  nei  limiti   occorrenti   a   qualificare   o specializzare  l'attività  svolta.  In  ogni  caso,  il  numero  dei lavoratori impiegati nell'attività  non  può  essere  superiore  al

cinquanta per cento del numero dei volontari.
  2.  Salvo  quanto  previsto  dal  comma  3,  le  organizzazioni  di volontariato possono trarre le risorse economiche necessarie al  loro funzionamento e allo svolgimento della  propria  attivitaà da  fonti diverse, quali quote  associative,  contributi  pubblici  e  privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali  ed  attività di raccolta fondi nonche' delle attività di cui all'articolo 6.
  3. Per l'attivita' di interesse generale prestata le organizzazioni di volontariato possono ricevere, soltanto il  rimborso  delle  spese effettivamente sostenute e documentate.


                               Art. 34 Ordinamento ed amministrazione
 

  1. Tutti gli amministratori delle  organizzazioni  di  volontariato sono scelti tra le persone fisiche associate ovvero indicate,  tra  i propri associati, dalle organizzazioni di volontariato associate.  Si applica l'articolo 2382 del codice civile.  
  2. Ai componenti degli organi sociali, ad eccezione  di  quelli  di cui all'articolo 30, comma 5 che siano in possesso dei  requisiti  di cui all'articolo 2397, secondo comma, del  codice  civile,  non  può essere attribuito alcun  compenso,  salvo  il  rimborso  delle  spese effettivamente sostenute e documentate per  l'attività  prestata  ai fini dello svolgimento della funzione.

Capo II

Delle associazioni di promozione sociale

                               Art. 35 Associazioni di promozione sociale  

1. Le associazioni  di  promozione  sociale  sono  enti  del  Terzo settore costituiti in  forma  di  associazione,  riconosciuta  o  non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o  a tre associazioni di promozione sociale per lo svolgimento  in  favore dei propri associati, di loro familiari o di  terzi  di  una  o  piu' attività di cui  all'articolo  5,  avvalendosi  in  modo  prevalente dell'attività di volontariato dei propri associati.   2. Non sono associazioni di promozione sociale i circoli privati  e le associazioni comunque denominate che  dispongono  limitazioni  conriferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasinatura in relazione all'ammissione degli  associati  o  prevedono  il

diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine,  collegano,  in  qualsiasi  forma,  la  partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale. 

  3. Gli atti costitutivi delle associazioni  di  promozione  sociale possono prevedere l'ammissione come associati di altri enti del Terzo settore o senza scopo di lucro, a condizione che il loro  numero  non sia superiore al cinquanta per cento del numero delle associazioni di promozione sociale.
  4. Il comma 3 non si  applica  agli  enti  di  promozione  sportiva riconosciuti dal  CONI  che  associano  un  numero  non  inferiore  a cinquecento associazioni di promozione sociale.
  5.  La  denominazione  sociale  deve  contenere  l'indicazione di associazione di promozione sociale o l'acronimo APS. L'indicazione di associazione di promozione sociale o l'acronimo APS, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o  ingannevoli,  non  puo'  essere  usata  da soggetti diversi dalle associazioni di promozione sociale.

                               Art. 36 Risorse
 

  1.  Le  associazioni  di  promozione   sociale   possono   assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, anche dei propri  associati,  fatto  comunque  salvo quanto disposto dall'articolo 17,  comma  5,  solo  quando  ciò  sia necessario ai fini  dello  svolgimento  dell'attivita'  di  interesse generale e al perseguimento delle finalità. In ogni caso, il  numero dei lavoratori impiegati nell'attività non può essere superiore  al cinquanta per cento del numero dei volontari o al  cinque  per  cento del numero degli associati.

Capo III
Degli enti filantropici

                               Art. 37 Enti filantropici

 

  1. Gli enti filantropici sono enti del Terzo settore costituiti  in forma di associazione riconosciuta o di fondazione al fine di erogare denaro,  beni  o  servizi,  anche  di  investimento,  a  sostegno  di categorie  di  persone  svantaggiate  o  di  attività di  interesse generale.
  2. La denominazione sociale deve contenere  l'indicazione  di  ente filantropico. L'indicazione di ente filantropico, ovvero di parole  o locuzioni  equivalenti  o  ingannevoli,  non  può essere  usata  da soggetti diversi dagli enti filantropici.


                               Art. 38  Risorse
 

  1. Gli enti filantropici traggono le risorse economiche  necessarie allo svolgimento della propria attivita' principalmente da contributi pubblici  e  privati,  donazioni  e  lasciti  testamentari,   rendite patrimoniali ed attività di raccolta fondi.
  2. Gli atti costitutivi degli enti filantropici indicano i principi ai  quali  essi  devono  attenersi  in  merito  alla   gestione   del patrimonio,  alla  raccolta  di  fondi  e  risorse  in  genere,  alla destinazione, alle modalità di erogazione di denaro, beni o  servizi e alle attività di investimento  a  sostegno  degli  enti  di  Terzo settore.


                               Art. 39  Bilancio sociale

 
  1. Il bilancio  sociale  degli  enti  filantropici  deve  contenere l'elenco e gli importi delle erogazioni deliberate ed effettuate  nel corso dell'esercizio, con l'indicazione dei beneficiari diversi dalle persone fisiche.

Capo IV
Delle imprese sociali

                               Art. 40 Rinvio

 
  1. Le imprese sociali sono  disciplinate  dal  decreto  legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale,  di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 6  giugno  2016, n. 106.
  2. Le cooperative sociali e i loro consorzi sono disciplinati dalla legge 8 novembre 1991, n. 381. 

Capo V Delle reti associative

                               Art. 41 Reti associative
 

  1. Le reti associative sono enti del Terzo  settore  costituiti  in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, che:
    a) associano, anche indirettamente attraverso gli  enti  ad  esse aderenti, un numero non inferiore a 100 enti del Terzo settore, o, in alternativa, almeno 20 fondazioni del  Terzo  settore,  le  cui  sedi legali o operative siano presenti in almeno cinque regioni o province autonome;
    b) svolgono, anche attraverso l'utilizzo di strumenti informativi idonei  a  garantire  conoscibilita'  e  trasparenza  in  favore  del pubblico e dei propri associati, attivita' di coordinamento,  tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti  del  Terzo  settore loro associati e delle loro attività di  interesse  generale,  anche allo scopo di promuoverne ed accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali.
  2. Sono reti associative nazionali le reti associative  di  cui  al comma 1 che associano, anche indirettamente attraverso  gli  enti  ad esse aderenti, un numero non inferiore a 500 enti del  Terzo  settore
o, in alternativa, almeno 100 fondazioni del Terzo  settore,  le  cui sedi legali o operative siano presenti  in  almeno  dieci  regioni  o province autonome. Le associazioni del terzo settore  formate  da  un numero non inferiore a 100 mila persone fisiche associate e con  sedi in almeno 10 regioni o provincie autonome sono equiparate  alle  reti associative nazionali ai  fini  di  cui  all'articolo  59,  comma  1, lettera b).
  3. Le reti associative nazionali  possono  esercitare,  oltre  alle proprie attività statutarie, anche le seguenti attività:
    a) monitoraggio dell'attività degli  enti  ad  esse  associati, eventualmente  anche  con  riguardo  al  suo   impatto   sociale,   e predisposizione di una relazione annuale al Consiglio  nazionale  del Terzo settore;
    b) promozione e sviluppo  delle  attività  di  controllo,  anche sotto forma di autocontrollo e di assistenza  tecnica  nei  confronti degli enti associati.
  4. Le reti associative possono promuovere partenariati e protocolli di intesa con le pubbliche amministrazioni  di  cui  all'articolo  1, comma 2, del decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  e  con soggetti privati.
  5. E'  condizione  per  l'iscrizione  delle  reti  associative  nel Registro unico nazionale  del  Terzo  settore  che  i  rappresentanti legali ed  amministratori  non  abbiano  riportato  condanne  penali, passate in giudicato, per reati  che  comportano  l'interdizione  dai pubblici   uffici.   L'iscrizione,   nonchè   la   costituzione e l'operatività da almeno un  anno,  sono  condizioni  necessarie  per accedere alle risorse del Fondo di cui all'articolo 72 che,  in  ogni caso, non possono essere destinate, direttamente o indirettamente, ad enti diversi dalle organizzazioni di volontariato, dalle associazioni di promozione sociale e dalle fondazioni del Terzo settore.
  6. Alle reti associative operanti nel settore di  cui  all'articolo 5, comma 1, lettera y), le  disposizioni  del  presente  articolo  si applicano nel rispetto delle disposizioni in  materia  di  protezione civile, e alla relativa disciplina si provvede nell'ambito di  quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, lettera d), della legge  16  marzo 2017, n. 30.
  7. Gli atti costitutivi o gli  statuti  disciplinano  l'ordinamento interno, la struttura di governo e la composizione e il funzionamento degli organi sociali delle reti associative nel rispetto dei principi di democraticità, pari opportunità ed  eguaglianza  di  tutti  gli associati e di elettività delle cariche sociali.
  8. Gli atti  costitutivi  o  gli  statuti  delle  reti  associative possono disciplinare il diritto di voto degli associati in  assemblea anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 24, comma 2.
  9. Gli atti  costitutivi  o  gli  statuti  delle  reti  associative possono disciplinare le modalita' e i limiti delle deleghe di voto in assemblea anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 24,  comma 3.
  10. Gli atti costitutivi  o  gli  statuti  delle  reti  associative possono disciplinare le  competenze  dell'assemblea  degli  associati anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 25, comma 1.

Capo VI
Delle societa' di mutuo soccorso

                               Art. 42 Rinvio

 
  1. Le societa' di mutuo soccorso sono disciplinate dalla  legge  15
aprile 1886, n. 3818, e successive modificazioni.

                               Art. 43 Trasformazione
 
  1. Le societa' di mutuo  soccorso,  già esistenti  alla  data  di entrata in vigore del presente Codice, che nei successivi tre anni da tale data si trasformano in  associazioni  del  Terzo  settore  o  in associazioni   di   promozione   sociale,   mantengono,   in   deroga all'articolo 8, comma 3, della legge 15  aprile  1886,  n.  3818,  il proprio patrimonio.

                               Art. 44 Modifiche e integrazioni alla disciplina

 
  1. Alle societa' di mutuo soccorso  non  si  applica  l'obbligo  di versamento del contributo del 3 per cento sugli utili  netti  annuali di cui all'articolo 11 della legge 31 gennaio 1992, n. 59.
  2. In deroga all'articolo 23, comma 1, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17  dicembre 2012, n. 221, non  sono  soggette  all'obbligo  di  iscrizione  nella sezione delle imprese sociali presso il  registro  delle  imprese  le società  di  mutuo  soccorso  che  hanno  un  versamento  annuo   di contributi  associativi  non  superiore  a  50.000  euro  e  che  non gestiscono fondi sanitari integrativi.

Titolo VI
DEL REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE

                               Art. 45 Registro unico nazionale del Terzo settore

 
  1. Presso il Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali  è istituito  il Registro   unico   nazionale   del   Terzo   settore, operativamente  gestito  su base  territoriale   e   con   modalità informatiche in  collaborazione  con  ciascuna  Regione  e  Provincia autonoma, che, a tal fine, individua, entro centottanta giorni  dalla data  di  entrata  in  vigore  del presente  decreto,  la  struttura competente. Presso  le  Regioni,  la  struttura  di  cui  al  periodo precedente è indicata come «Ufficio  regionale  del  Registro  unico nazionale del Terzo settore». Presso le Province autonome  la  stessa assume la denominazione di «Ufficio provinciale  del  Registro  unico nazionale del  Terzo  settore».  Il Ministero  del  lavoro  e  delle politiche sociali  individua  nell'ambito  della dotazione  organica dirigenziale non  generale  disponibile  a  legislazione  vigente  la propria  struttura  competente  di  seguito  indicata  come  «Ufficio statale del Registro unico nazionale del Terzo settore».
  2. Il registro è pubblico ed  è reso  accessibile  a  tutti  gli interessati in modalità telematica.

                               Art. 46 Struttura del Registro
 

  1. Il Registro unico nazionale del Terzo settore si  compone  delle seguenti sezioni:
    a) Organizzazioni di volontariato;
    b) Associazioni di promozione sociale;
    c) Enti filantropici;
    d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali;
    e) Reti associative;
    f) Societa' di mutuo soccorso;
    g) Altri enti del Terzo settore.
  2. Ad eccezione delle reti associative,  nessun  ente  puo'  essere
contemporaneamente iscritto in due o piu' sezioni.
  3. Il Ministro del lavoro  e  delle  politiche  sociali  puo',  con decreto di natura non regolamentare, sentita la Conferenza Unificata, istituire sottosezioni  o  nuove  sezioni  o  modificare  le  sezioni esistenti.

                               Art. 47  Iscrizione
 

  1. Salvo quanto previsto dall'articolo 22, la domanda di iscrizione nel Registro unico nazionale del  Terzo  settore  e'  presentata  dal rappresentante legale dell'ente o della rete associativa  cui  l'ente eventualmente aderisca all'Ufficio del Registro unico nazionale della Regione o della Provincia autonoma in cui l'ente ha la  sede  legale, depositando l'atto costitutivo, lo statuto ed eventuali allegati,  ed indicando  la  sezione  del  registro  nella  quale   l'ente   chiede l'iscrizione. Per le reti associative la domanda di iscrizione  nella sezione di cui all'articolo 46 comma  1,  lettera  e)  e'  presentata all'Ufficio statale del Registro unico nazionale.
  2. L'ufficio competente di cui al comma 1 verifica  la  sussistenza delle condizioni previste dal presente  Codice  per  la  costituzione dell'ente quale ente del Terzo settore, nonche' per la sua iscrizione nella sezione richiesta.
  3.   L'ufficio   del   Registro,   entro sessanta   giorni dalla presentazione della domanda, può:
    a) iscrivere l'ente;
    b) rifiutare l'iscrizione con provvedimento motivato;
    c) invitare l'ente a completare o rettificare la  domanda  ovvero ad integrare la documentazione.
  4. Decorsi sessanta giorni  dalla  presentazione  della  domanda  o dalla presentazione della domanda  completata  o  rettificata  ovvero della documentazione integrativa ai sensi del comma 3, lettera c), la domanda di iscrizione s'intende accolta.
  5. Se l'atto costitutivo e lo statuto dell'ente del  Terzo  settore sono redatti in conformita' a modelli standard tipizzati, predisposti da reti associative ed approvati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l'ufficio del registro unico nazionale del Terzo   settore,   verificata   la    regolarità    formale    della documentazione, entro trenta giorni dalla presentazione della domanda iscrive l'ente nel Registro stesso.
  6. Avverso il diniego di iscrizione nel Registro è ammesso ricorso avanti al tribunale amministrativo competente per territorio.

                               Art. 48 Contenuto e aggiornamento
 
1. Nel Registro unico nazionale del Terzo settore devono  risultare per ciascun ente almeno le seguenti informazioni:  la  denominazione; la forma giuridica; la sede legale, con  l'indicazione  di  eventuali sedi secondarie; la data di costituzione; l'oggetto dell'attività di interesse generale di cui all'articolo 5,  il  codice  fiscale  o  la partita IVA; il possesso della personalità giuridica e il patrimonio minimo di cui all'articolo 22, comma 4; le generalità dei  soggetti
che hanno la rappresentanza  legale  dell'ente;  le  generalità  dei soggetti che ricoprono cariche sociali con indicazione  di  poteri  e limitazioni.
  2.  Nel  Registro  devono  inoltre  essere  iscritte  le  modifiche
dell'atto  costitutivo  e  dello   statuto,   le   deliberazioni   di trasformazione,  fusione,  scissione,  di  scioglimento,  estinzione, liquidazione  e  cancellazione,  i  provvedimenti  che  ordinano   lo scioglimento, dispongono la cancellazione o  accertano  l'estinzione, le generalità dei liquidatori e tutti gli altri atti e fatti la  cui iscrizione  è espressamente  prevista  da  norme  di  legge  o   di regolamento.
  3. I rendiconti e i bilanci di cui  agli  articoli  13  e  14  e  i
rendiconti delle  raccolte  fondi  svolte  nell'esercizio  precedente devono  essere  depositati  entro  il  30  giugno   di   ogni   anno. Entro trenta giorni decorrenti da ciascuna  modifica,  devono  essere pubblicate le informazioni aggiornate e depositati gli atti di cui ai commi 1e 2, incluso  l'eventuale riconoscimento  della  personalità giuridica.
  4. In caso di mancato o incompleto deposito degli atti e  dei  loro aggiornamenti  nonchè   di   quelli   relativi   alle   informazioni obbligatorie di cui al presente articolo nel rispetto dei termini  in esso previsti,  l'ufficio  del  registro  diffida  l'ente  del  Terzo settore ad adempiere all'obbligo suddetto, assegnando un termine  non superiore a centottanta giorni, decorsi inutilmente i quali l'ente è cancellato dal Registro.
  5. Del deposito degli atti e della completezza  delle  informazioni di cui al presente articolo e dei relativi aggiornamenti sono onerati gli amministratori. Si applica l'articolo 2630 del codice civile.
  6. All'atto della registrazione degli enti del Terzo settore di cui all'articolo 31, comma 1,  l'ufficio  del  registro  unico  nazionale acquisisce la relativa informazione antimafia.

                               Art. 49 Estinzione o scioglimento dell'ente
 
  1.  L'ufficio  del  registro  unico  nazionale  del  Terzo  settore accerta,  anche  d'ufficio,  l'esistenza  di  una  delle   cause   di estinzione o scioglimento  dell'ente  e  ne  dà  comunicazione  agli amministratori e al presidente del tribunale ove  ha  sede  l'ufficio del registro unico nazionale  presso  il  quale  l'ente  è  iscritto affinche'  provveda  ai  sensi  dell'articolo  11  e  seguenti  delle
disposizioni di attuazione del codice civile.
  2. Chiusa la procedura di liquidazione, il presidente del tribunale provvede che ne sia data comunicazione all'ufficio del registro unico nazionale  del  Terzo  settore  per  la   conseguente   cancellazione dell'ente dal Registro.

                               Art. 50 Cancellazione e migrazione in altra sezione
 

  1. La cancellazione di un ente dal Registro unico nazionale avviene a seguito di istanza motivata da parte dell'ente  del  Terzo  settore iscritto  o  di  accertamento   d'ufficio,   anche   a   seguito   di provvedimenti   della competente   autorità  giudiziaria   ovvero tributaria,  divenuti  definitivi,  dello  scioglimento,  cessazione, estinzione dell'ente ovvero della carenza dei requisiti necessari per la permanenza nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
  2. L'ente cancellato dal Registro unico nazionale per mancanza  dei requisiti che vuole continuare a operare ai sensi del  codice  civile deve preventivamente  devolvere  il  proprio  patrimonio  ai   sensi dell'articolo 9, limitatamente all'incremento patrimoniale realizzato negli esercizi in cui l'ente e' stato  iscritto  nel  Registro  unico nazionale.
  3. Se vengono meno i requisiti per l'iscrizione dell'ente del Terzo settore  in  una  sezione  del  Registro  ma  permangono  quelli  per l'iscrizione in  altra  sezione  del  Registro  stesso,  l'ente  può formulare  la  relativa  richiesta  di  migrazione  che  deve  essere approvata con le modalità e nei termini  previsti  per  l'iscrizione nel Registro unico nazionale.
  4. Avverso il  provvedimento  di  cancellazione  dal  Registro,  è ammesso ricorso avanti al  tribunale  amministrativo  competente  per territorio.

                              
                              Art. 51 Revisione periodica del Registro
 
  1. Con cadenza triennale, gli Uffici del Registro  unico  nazionale del Terzo settore provvedono alla revisione, ai fini  della  verifica della permanenza dei requisiti previsti per l'iscrizione al  Registro stesso.

                               Art. 52 Opponibilità ai terzi degli atti depositati
 
  1. Gli atti per  i  quali  e'  previsto  l'obbligo  di  iscrizione, annotazione ovvero di deposito presso il Registro unico nazionale del Terzo settore sono opponibili ai  terzi  soltanto  dopo  la  relativa pubblicazione nel Registro stesso, a meno  che  l'ente  provi  che  i terzi ne erano a conoscenza.
  2. Per le operazioni compiute entro il  quindicesimo  giorno  dalla pubblicazione di cui al comma 1, gli  atti  non  sono  opponibili  ai terzi che provino di essere  stati  nella  impossibilità  di  averne conoscenza.

                               Art. 53 Funzionamento del Registro
 

  1. Entro un anno dalla data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto, il Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni,  definisce,  con  proprio decreto, la procedura per l'iscrizione nel Registro  unico  nazionale del Terzo settore, individuando i documenti  da  presentare  ai  fini dell'iscrizione  e  le  modalità  di  deposito  degli  atti  di  cui
all'articolo 48, nonchè e regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro unico nazionale del Terzo settore finalizzate ad assicurare l'omogenea e  piena  conoscibilità su tutto il  territorio  nazionale  degli  elementi  informativi  del registro stesso e le modalita' con cui e' garantita la  comunicazione dei dati tra il registro delle Imprese e il Registro unico  nazionale del Terzo settore con riferimento alle imprese sociali e  agli  altri enti del Terzo settore iscritti nel registro delle imprese.
  2. Le Regioni e le province autonome entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 1  disciplinano i procedimenti per l'emanazione dei provvedimenti di iscrizione e  di cancellazione degli enti del Terzo  settore;  entro  sei  mesi  dalla predisposizione della  struttura  informatica  rendono  operativo  il Registro. 
  3. Le risorse necessarie a consentire l'avvio  e  la  gestione  del Registro unico nazionale del  Terzo  settore  sono  stabilite  in  25 milioni di euro per l'anno 2018, in 20 milioni di euro per  gli  anni 2019 e 2020, in 14,7 milioni di euro per l'anno 2021 e in 20  milioni di euro a decorrere dall'anno 2022, da impiegare per l'infrastruttura informatica nonchè per lo svolgimento  delle  attività  di  cui  al
presente titolo e di cui all'articolo 93, comma 3,  anche  attraverso accordi ai sensi dell'articolo 15 della legge 9 agosto 1990, n.  241, con le Regioni e le Province  autonome,  previa  intesa  in  sede  di Conferenza Stato-Regioni.

                               Art. 54  Trasmigrazione dei registri esistenti
 
  1. Con il decreto di cui all'articolo 53  vengono  disciplinate  le modalità  con  cui  gli  enti  pubblici  territoriali  provvedono  a comunicare al Registro unico nazionale del Terzo settore  i  dati  in loro possesso degli enti già iscritti nei  registri  speciali  delle organizzazioni di volontariato e  delle  associazioni  di  promozione sociale esistenti al giorno antecedente l'operatività  del  Registro
unico nazionale degli enti del Terzo settore.
  2. Gli uffici del  Registro  unico  nazionale  del  Terzo  settore, ricevute le informazioni contenute nei predetti registri,  provvedono entro centottanta  giorni  a  richiedere  agli  enti   le   eventuali informazioni o documenti mancanti e a verificare la  sussistenza  dei requisiti per l'iscrizione.
  3.  L'omessa  trasmissione  delle  informazioni  e  dei   documenti richiesti agli enti del Terzo settore ai sensi del comma 2  entro  il termine  di sessanta  giorni  comporta  la  mancata  iscrizione   nel Registro unico nazionale del Terzo settore. 
  4. Fino al termine delle verifiche di  cui  al  comma  2  gli  enti iscritti nei registri di cui al comma 1 continuano a beneficiare  dei diritti derivanti dalla rispettiva qualifica.

Titolo VII
DEI RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI

                               Art. 55 Coinvolgimento degli enti del Terzo settore
 

  1. In attuazione  dei  principi  di  sussidiarietà,  cooperazione, efficacia,  efficienza  ed   economicità,   omogeneità,   copertura finanziaria   e    patrimoniale,    responsabilità    ed    unicità dell'amministrazione, autonomia  organizzativa  e  regolamentare,  le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo  2001,  n.  165,  nell'esercizio  delle  proprie funzioni di programmazione e organizzazione  a  livello  territoriale degli interventi e dei  servizi  nei  settori  di  attività  di  cui all'articolo 5, assicurano il coinvolgimento attivo  degli  enti  del Terzo   settore,   attraverso   forme    di    co-programmazione    e co-progettazione e accreditamento, poste in essere nel  rispetto  dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonchè delle  norme  che disciplinano specifici  procedimenti  ed  in  particolare  di  quelle relative alla programmazione sociale di zona.
  2. La co-programmazione è finalizzata all'individuazione, da parte della pubblica amministrazione procedente, dei bisogni da soddisfare, degli  interventi  a  tal  fine   necessari,   delle   modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili. 

  3.  La  co-progettazione  e'  finalizzata   alla   definizione   ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio  o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni  definiti,  alla  luce degli strumenti di programmazione di cui comma 2.
  4. Ai fini di cui al comma 3, l'individuazione degli enti del Terzo settore con cui attivare il partenariato avviene anche mediante forme di  accreditamento  nel  rispetto  dei   principi   di   trasparenza, imparzialità,  partecipazione  e  parita'  di  trattamento,   previa definizione, da  parte  della  pubblica  amministrazione  procedente, degli obiettivi generali e specifici dell'intervento, della durata  e
delle caratteristiche essenziali dello stesso nonche' dei  criteri  e delle modalità per l'individuazione degli enti partner.

                               Art. 56 Convenzioni
 
  1. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono sottoscrivere  con le organizzazioni di volontariato e  le  associazioni  di  promozione sociale, iscritte da almeno sei mesi nel Registro unico nazionale del Terzo settore, convenzioni finalizzate allo svolgimento in favore  di terzi di attività o servizi sociali di interesse generale,  se  più favorevoli rispetto al ricorso al mercato.
  2.  Le  convenzioni  di  cui   al   comma   1   possono prevedere esclusivamente il rimborso alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni  di  promozione  sociale  delle   spese   effettivamente sostenute e documentate.
  3. L'individuazione delle organizzazioni di  volontariato  e  delle associazioni di promozione sociale con cui stipulare  la  convenzione è fatta nel rispetto dei  principi  di  imparzialità,  pubblicità, trasparenza,  partecipazione  e  parità  di  trattamento,   mediante procedure comparative riservate alle medesime. Le  organizzazioni  di volontariato e le associazioni di promozione sociale devono essere in possesso dei  requisiti  di  moralità professionale,  e  dimostrare
adeguata attitudine, da  valutarsi  in  riferimento  alla  struttura, all'attività concretamente svolta,  alle  finalità  perseguite,  al numero degli aderenti, alle risorse a disposizione e  alla  capacità tecnica e professionale, intesa come concreta capacità di operare  e realizzare l'attivita' oggetto di convenzione, da valutarsi anche con riferimento   all'esperienza   maturata,   all'organizzazione,   alla formazione e all'aggiornamento dei volontari.
  4. Le convenzioni devono contenere disposizioni dirette a garantire l'esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuità le attività oggetto della convenzione, nonché il rispetto dei  diritti e della dignità degli  utenti,  e,  ove  previsti  dalla  normativa nazionale o regionale, degli standard organizzativi e strutturali  di legge. Devono inoltre prevedere la durata del rapporto convenzionale, il contenuto e le modalità dell'intervento volontario, il  numero  e
l'eventuale qualifica professionale  delle  persone  impegnate  nelle attività convenzionate, le modalita' di coordinamento dei  volontari e dei lavoratori con gli operatori dei servizi pubblici, le coperture assicurative  di  cui  all'articolo   18,   i   rapporti   finanziari riguardanti le spese da ammettere a  rimborso  fra  le  quali  devono figurare  necessariamente   gli   oneri   relativi   alla   copertura
assicurativa, le modalità di  risoluzione  del  rapporto,  forme  di verifica delle prestazioni e di controllo  della  loro  qualità,  la verifica dei reciproci adempimenti nonché le modalità  di  rimborso delle spese,  nel  rispetto  del  principio  dell'effettività  delle stesse,  con  esclusione  di  qualsiasi  attribuzione  a  titolo   di maggiorazione,  accantonamento,  ricarico  o   simili,   e   con   la
limitazione  del  rimborso  dei  costi  indiretti  alla  quota  parte imputabile direttamente all'attivita' oggetto della convenzione.

                               Art. 57  Servizio di trasporto sanitario di emergenza e urgenza
 
  1. I servizi di trasporto sanitario di emergenza e urgenza  possono essere, in via prioritaria, oggetto  di  affidamento  in  convenzione alle organizzazioni di volontariato, iscritte da almeno sei mesi  nel Registro unico nazionale del Terzo  settore,  aderenti  ad  una  rete associativa di cui all'articolo 41, comma 2, ed accreditate ai  sensi della normativa regionale in materia, ove esistente, nelle ipotesi in cui, per la natura  specifica  del  servizio,  l'affidamento  diretto garantisca l'espletamento del servizio di interesse generale,  in  un sistema di effettiva contribuzione  a  una  finalità  sociale  e  di perseguimento degli  obiettivi  di  solidarieta',  in  condizioni  di efficienza economica e adeguatezza, nonche' nel rispetto dei principi di trasparenza e non discriminazione.
  2. Alle convenzioni aventi ad oggetto i servizi di cui al  comma  1 si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e  4  dell'articolo 56.

Titolo VIII
DELLA PROMOZIONE E DEL SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE
Capo I
Del Consiglio nazionale del Terzo settore

                               Art. 58 Istituzione

 
  1. Presso il Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali  è istituito il Consiglio nazionale del Terzo  settore,  presieduto  dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali o da un suo delegato.

                               Art. 59 Composizione
 
  1. Il Consiglio nazionale del Terzo settore è composto da:
    a) otto rappresentanti designati dall'associazione  di  enti  del Terzo settore  piu'  rappresentativa  sul  territorio  nazionale,  in ragione del numero di enti del Terzo settore ad  essa  aderenti,  tra persone che siano espressione delle diverse  tipologie  organizzative del Terzo settore; 
    b) quattordici rappresentanti di reti associative, di cui otto di reti associative  nazionali,  che  siano  espressione  delle  diverse tipologie organizzative del Terzo settore;
    c) cinque  esperti  di  comprovata  esperienza  professionale  in materia di Terzo settore, che abbiano svolto attivita'  in  organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche e private  ovvero  che abbiano conseguito una  particolare  specializzazione  professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione  universitaria  e post-universitaria;
    d) tre rappresentanti delle autonomie regionali e locali, di  cui due designati  dalla  Conferenza  Stato-Regioni  di  cui  al  decreto legislativo   28   agosto   1997,   n.   281,   ed   uno    designato dall'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI).
  2. Del Consiglio nazionale del Terzo settore fanno altresì  parte, senza diritto di voto:
    a) un rappresentante  designato  dal  presidente  dell'ISTAT  con comprovata esperienza in materia di Terzo settore;
    b) un rappresentante  designato  dal  presidente  dell'INAPP  con comprovata esperienza in materia di Terzo settore;
    c)  il   direttore   generale   del   Terzo   settore   e   della responsabilità sociale delle imprese  del  Ministero  del  lavoro  e delle politiche sociali.
  3. I componenti del Consiglio  nazionale  del  Terzo  settore  sono nominati con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche sociali e rimangono in carica  per  tre  anni.  Per  ogni  componente effettivo del Consiglio è nominato un supplente.  I  componenti  del Consiglio aventi diritto di voto non possono essere nominati per più di due  mandati  consecutivi.  La  partecipazione  al  Consiglio  dei componenti effettivi e supplenti è gratuita e non dà  diritto  alla
corresponsione di alcun compenso, indennita', rimborso od  emolumento comunque denominato.

                               Art. 60 Attribuzioni
 
  1. Il Consiglio svolge i seguenti compiti:
    a) esprime pareri non vincolanti, ove richiesto, sugli schemi  di atti normativi che riguardano il Terzo settore;
    b) esprime parere non vincolante, ove richiesto, sulle  modalità di utilizzo delle risorse finanziarie  di  cui  agli  articoli  72  e seguenti;
    c) esprime parere obbligatorio non vincolante sulle  linee  guida in materia di bilancio sociale e di valutazione  di  impatto  sociale dell'attività svolta dagli enti del Terzo settore;
    d) designa un componente nell'organo di governo della  Fondazione Italia Sociale;
    e) e' coinvolto  nelle  funzioni  di  vigilanza,  monitoraggio  e controllo, con il supporto delle reti associative nazionali;
    f) designa i rappresentanti degli enti del Terzo  settore  presso il CNEL ai sensi della legge 30 dicembre 1986, n. 936.
  2. Per lo svolgimento dei compiti indicati al comma 1, il Consiglio nazionale  del  Terzo  settore  si  avvale  delle  risorse  umane   e strumentali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
  3. Le modalità di funzionamento del Consiglio nazionale del Terzo settore  sono  fissate  con  regolamento  interno  da   adottarsi a maggioranza assoluta dei componenti.

Capo II
Dei centri di servizio per il volontariato

                               Art. 61 Accreditamento dei Centri di servizio per il volontariato
 

  1. Possono essere  accreditati  come  centri  di  servizio  per  il volontariato, di  seguito  CSV,  gli  enti  costituiti  in  forma  di associazione riconosciuta del  Terzo  settore  da  organizzazioni  di volontariato e da  altri  enti  del  Terzo  settore,  esclusi  quelli costituiti in una delle forme del libro V del codice  civile,  ed  il cui statuto preveda:
    a) lo svolgimento di attivita' di supporto tecnico, formativo  ed informativo al fine di promuovere e  rafforzare  la  presenza  ed  il ruolo dei volontari negli enti del Terzo settore;
    b) il divieto di erogare direttamente in  denaro  le  risorse  ad essi provenienti dal fondo unico nazionale, di seguito FUN nonchè di trasferire  a  titolo  gratuito  beni  mobili  o  immobili  acquisiti mediante le medesime risorse;
    c) l'obbligo di adottare una contabilita' separata per le risorse provenienti da fonte diversa dal FUN;
    d) l'obbligo di ammettere come  associati  le  organizzazioni  di volontariato e gli altri  enti  del  Terzo  settore,  esclusi  quelli costituiti in una delle forme del libro V del codice civile,  che  ne facciano richiesta, fatta salva la  possibilità  di  subordinare  il mantenimento dello status di associato al rispetto dei principi,  dei valori e delle norme statutarie;
    e) il diritto di tutti gli associati di  votare,  direttamente  o indirettamente,  in  assemblea,  ed  in   particolare   di   eleggere democraticamente i componenti degli organi di  amministrazione  e  di controllo interno dell'ente, salvo quanto previsto dalle lettere  f),g), ed h);
    f) l'attribuzione della maggioranza di voti in ciascuna assemblea alle organizzazioni di volontariato;
    g) misure dirette ad evitare  il  realizzarsi  di  situazioni  di controllo dell'ente  da  parte  di  singoli  associati  o  di  gruppi minoritari di associati;
    h)  misure  destinate  a  favorire  la  partecipazione  attiva  e l'effettivo coinvolgimento di tutti gli associati, sia di piccola che di grande dimensione, nella gestione del CSV;
    i)  specifici  requisiti   di   onorabilita',   professionalità, incompatibilità ed indipendenza  per  coloro  che  assumono  cariche sociali, ed in particolare il  divieto  di  ricoprire  l'incarico  di presidente dell'organo di amministrazione per:
      1) coloro che hanno incarichi di governo nazionale, di giunta e consiglio  regionale,  di   associazioni   di   comuni   e   consorzi intercomunali,  e  incarichi  di   giunta   e   consiglio   comunale, circoscrizionale, di quartiere e simili, comunque denominati, purchè con popolazione superiore a 15.000 abitanti;
      2) i consiglieri  di  amministrazione  e  il  presidente  delle aziende speciali e delle istituzioni  di  cui  all'articolo  114  del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
      3) i parlamentari nazionali ed europei;
      4) coloro che ricoprono ruoli di livello nazionale o locale  in organi dirigenti di partiti politici;
    j) un numero  massimo  di  mandati  consecutivi  per  coloro  che ricoprono la carica di  componente  dell'organo  di  amministrazione, nonchè il divieto per la stessa persona di ricoprire  la  carica  di presidente dell'organo di amministrazione per piu' di nove anni;
    k)  il  diritto  dell'organismo  territoriale  di  controllo,  di seguito OTC competente di nominare, qualora l'ente fosse  accreditato come CSV, un componente dell'organo di controllo interno del CSV  con funzioni di presidente e dei componenti di tale organo  di  assistere alle riunioni dell'organo di amministrazione del CSV;
    l) l'obbligo di redigere e rendere pubblico il bilancio sociale;
    m) misure dirette a favorire la trasparenza e la pubblicità  dei propri atti.
  2. L'organismo nazionale di controllo, di seguito ONC stabilisce il numero di enti  accreditabili  come  CSV  nel  territorio  nazionale, assicurando comunque la presenza di almeno un CSV per ogni regione  e provincia  autonoma  ed  evitando   sovrapposizione   di   competenze territoriali tra i CSV da accreditarsi. A tal  fine,  e  fatto  salvo quanto previsto dal comma 3, l'ONC accredita:
    a) un CSV per ogni citta' metropolitana e per ogni provincia  con territorio interamente montano e confinante con  Paesi  stranieri  ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56;
    b) un CSV per ogni milione di abitanti non residenti  nell'ambito territoriale delle citta' metropolitane e delle province di cui  alla lettera a).
  3. I criteri di cui alle lettere a) e b) del comma 2 possono essere derogati, con atto  motivato  dell'ONC,  in  presenza  di  specifiche esigenze territoriali del volontariato o di contenimento  dei  costi.
In ogni caso, il numero massimo di  CSV  accreditabili,  in  ciascuna regione o provincia autonoma, non puo' essere superiore a quello  dei CSV istituiti alla data di entrata in  vigore  del  presente  decreto sulla base della previgente normativa.
  4. L'accreditamento è revocabile nei casi  previsti  dal  presente decreto.

                               Art. 62 Finanziamento dei Centri di servizio
                         per il volontariato

 
  1. Al fine di  assicurare  il  finanziamento  stabile  dei  CSV  è istituito il FUN, alimentato da contributi annuali  delle  fondazioni di origine bancaria di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999,  n. 153, di seguito FOB, ed amministrato  dall'ONC  in  conformità  alle norme del presente decreto.
  2. Il FUN costituisce ad ogni effetto di legge patrimonio  autonomo e separato da quello delle FOB, dell'ONC, e dei CSV,  vincolato  alla destinazione di cui al comma 9.
  3. Ciascuna FOB destina ogni anno al FUN una quota non inferiore al quindicesimo   del   risultato   della   differenza   tra    l'avanzo dell'esercizio  meno  l'accantonamento  a  copertura  dei   disavanzi pregressi, alla riserva obbligatoria e l'importo minimo da  destinare ai settori rilevanti ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettere c)  e d), del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153. 
  4. Le FOB calcolano ogni anno, in sede di approvazione del bilancio di esercizio, le somme dovute ai sensi del comma 3 e  le  versano  al FUN entro il 31  ottobre  dell'anno  di  approvazione  del  bilancio, secondo modalita' individuate dall'ONC.
  5. Le FOB sono  inoltre  tenute  a  versare  al  FUN  i  contributi integrativi deliberati dall'ONC ai sensi del comma 11  e  possono  in ogni caso versare al FUN contributi volontari.
  6. A decorrere dall'anno 2018, per le somme che, ai sensi dei commi 4 e 5, vengono versate al FUN, alle FOB e'  riconosciuto  annualmente un credito d'imposta pari al 100 per cento dei versamenti effettuati, fino ad un massimo di euro 15 milioni per l'anno 2018 e  di  euro  10 milioni  per  gli  anni  successivi.  Il  credito di imposta  è utilizzabile esclusivamente in compensazione, nei limiti dell'importo riconosciuto, ai sensi dell'articolo 17  del  decreto  legislativo  9
luglio 1997,  n.  241,  presentando  il  modello  F24  esclusivamente mediante  servizi  telematici  resi  disponibili  dall'Agenzia  delle entrate, pena il rifiuto dell'operazione di  versamento.  Al  credito d'imposta non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma  53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e all'articolo 34  della  legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni. Il  credito  è cedibile, in esenzione dall'imposta di registro, nel  rispetto  delle disposizioni di cui agli articoli 1260 e seguenti del codice  civile, a intermediari bancari, finanziari e assicurativi, ed è utilizzabile dal cessionario alle medesime condizioni applicabili al cedente.  Con decreto del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite
le disposizioni applicative necessarie, ivi comprese le procedure per la concessione del  contributo  nel  rispetto  del  limite  di  spesa stabilito.
  7. L'ONC determina l'ammontare del finanziamento stabile  triennale dei CSV, anche sulla base  del  fabbisogno  storico  e  delle  mutate esigenze di promozione del volontariato negli enti del Terzo settore, e ne stabilisce la  ripartizione  annuale  e  territoriale,  su  base regionale, secondo criteri trasparenti, obiettivi ed  equi,  definiti anche in relazione alla  provenienza  delle  risorse  delle  FOB,  ad esigenze  di  perequazione  territoriale,  nonchè   all'attribuzione storica delle risorse. L'ONC può destinare all'associazione dei  CSV piu' rappresentativa sul territorio nazionale in ragione  del  numero di CSV ad essa aderenti  una  quota  di  tale  finanziamento  per  la realizzazione di  servizi  strumentali  ai  CSV  o  di  attività di promozione del volontariato che possono piu' efficacemente  compiersi su scala nazionale.
  8.   L'ONC   determina,   secondo   criteri   di   efficienza,   di ottimizzazione e contenimento dei costi e di  stretta  strumentalità alle funzioni da svolgere ai sensi del presente decreto,  l'ammontare previsto delle proprie spese  di  organizzazione  e  funzionamento  a valere sul FUN, inclusi i  costi  relativi  all'organizzazione  e  al funzionamento degli OTC e ai componenti  degli  organi  di  controllo interno dei CSV nominati ai sensi dell'articolo 65, comma 6,  lettera
e), in misura comunque non superiore  al  5  per  cento  delle  somme versate dalle FOB ai sensi del comma 3. In  ogni  caso,  non  possono essere posti a carico del FUN eventuali  emolumenti  riconosciuti  ai componenti e ai dirigenti dell'ONC e degli OTC. Le  somme  non  spese riducono di un  importo  equivalente  l'ammontare  da  destinarsi  al medesimo fine nell'anno  successivo  a  quello  di  approvazione  del bilancio di esercizio.
  9. Le risorse del FUN sono destinate esclusivamente alla  copertura dei costi di cui ai commi 7 ed  8.  L'ONC,  secondo  modalità  dalla stessa   individuate,   rende   annualmente   disponibili   ai   CSV, all'associazione dei CSV di cui al comma 7, e agli OTC  le  somme  ad essi assegnate per lo svolgimento delle proprie funzioni. 
  10. Negli anni in cui i contributi obbligatori versati dalle FOB al FUN ai sensi del comma 3 risultino superiori ai costi annuali di  cui ai commi 7 e 8, la differenza e' destinata dall'ONC  ad  una  riserva con finalità di stabilizzazione delle assegnazioni future ai CSV.
  11. Negli anni in cui i contributi obbligatori versati dalle FOB al FUN ai sensi del comma 3 risultino inferiori ai costi annuali di  cui ai commi 7 e 8, ed anche la riserva con finalità di  stabilizzazione sia insufficiente per la loro copertura, l'ONC pone la  differenza  a carico delle FOB, richiedendo a ciascuna di esse il versamento al FUN di un contributo integrativo proporzionale a quello obbligatorio già versato.
  12. I CSV possono avvalersi di risorse diverse da quelle  del  FUN, che possono essere liberamente percepite e  gestite  dai  CSV,  fatto salvo quanto previsto dall'articolo 61, comma 1, lettera  c).  I  CSV non  possono  comunque  accedere  alle  risorse  del  Fondo  di   cui all'articolo 72.

                               Art. 63 Funzioni e compiti dei Centri di servizio
                         per il volontariato

 
  1. I CSV utilizzano le risorse del FUN loro conferite  al  fine  di organizzare,  gestire  ed  erogare  servizi  di   supporto   tecnico, formativo ed informativo per promuovere e rafforzare la  presenza  ed il  ruolo  dei  volontari  negli  enti  del  Terzo   settore,   senza distinzione  tra  enti  associati  ed  enti  non  associati,  e   con particolare  riguardo  alle  organizzazioni  di   volontariato,  nel rispetto e in coerenza con gli indirizzi strategici generali definiti dall'ONC ai sensi del articolo 64, comma 5, lettera d).
  2. Ai fini di cui al comma 1,  i  CSV  possono  svolgere  attività varie riconducibili alle seguenti tipologie di servizi:
    a) servizi di promozione, orientamento e animazione territoriale, finalizzati  a  dare  visibilita'  ai  valori  del   volontariato   e all'impatto sociale dell'azione volontaria nella comunità locale,  a promuovere la crescita  della  cultura  della  solidarietà  e  della cittadinanza attiva in particolare tra  i  giovani  e  nelle  scuole, istituti di istruzione, di  formazione  ed  università,  facilitando l'incontro degli enti di Terzo settore con i cittadini interessati  a svolgere attività di volontariato, nonche' con gli  enti  di  natura pubblica e privata interessati a promuovere il volontariato;
    b) servizi di formazione, finalizzati a qualificare i volontari o coloro che aspirino ad esserlo,  acquisendo  maggiore  consapevolezza dell'identità e del  ruolo  del  volontario  e  maggiori  competenze trasversali, progettuali, organizzative a fronte  dei  bisogni  della propria organizzazione e della comunità di riferimento;
    c)   servizi   di   consulenza,   assistenza    qualificata    ed accompagnamento, finalizzati a rafforzare  competenze  e  tutele  dei volontari negli ambiti giuridico, fiscale, assicurativo, del  lavoro, progettuale,   gestionale,   organizzativo,   della   rendicontazione economico-sociale, della  ricerca  fondi,  dell'accesso  al  credito, nonchè strumenti per il riconoscimento  e  la  valorizzazione  delle competenze acquisite dai volontari medesimi;
    d)  servizi  di  informazione  e  comunicazione,  finalizzati   a incrementare la qualita' e la  quantita'  di  informazioni  utili  al volontariato,  a  supportare  la  promozione  delle   iniziative   di volontariato, a sostenere il lavoro di  rete  degli  enti  del  Terzo settore tra loro e con gli altri soggetti della comunità locale  per la  cura  dei  beni  comuni,  ad  accreditare  il  volontariato  come interlocutore autorevole e competente;
    e) servizi di ricerca e documentazione, finalizzati a  mettere  a disposizione banche dati e conoscenze sul mondo  del  volontariato  e del Terzo settore in ambito nazionale, comunitario e internazionale;
    f)  servizi  di   supporto   tecnico-logistico,   finalizzati   a facilitare o promuovere l'operativita' dei volontari,  attraverso  la messa a disposizione temporanea di spazi, strumenti ed attrezzature.
  3. I servizi organizzati mediante le risorse del FUN  sono  erogati nel rispetto dei seguenti principi: 
    a) principio di qualità: i servizi devono essere della  migliore qualità  possibile  considerate  le  risorse  disponibili;   i   CSV applicano sistemi di rilevazione e controllo  della  qualità,  anche attraverso il coinvolgimento dei destinatari dei servizi;
    b)  principio  di   economicità:   i   servizi   devono   essere organizzati, gestiti ed erogati al minor costo possibile in relazione al principio di qualità;
    c) principio di  territorialita'  e  di  prossimità:  i  servizi devono essere erogati da ciascun CSV  prevalentemente  in  favore  di enti aventi sede legale ed operativita' principale nel territorio  di riferimento, e devono comunque essere organizzati  in  modo  tale  da ridurre il più possibile la distanza tra  fornitori  e  destinatari, anche grazie all'uso di tecnologie della comunicazione;
    d)  principio  di  universalita',  non  discriminazione  e   pari opportunità di accesso: i servizi devono essere organizzati in  modo tale da raggiungere il maggior numero possibile di beneficiari; tutti gli aventi diritto devono essere posti  effettivamente  in  grado  di usufruirne,  anche  in  relazione  al  principio  di  pubblicità  e trasparenza;
    e) principio di  integrazione:  i  CSV,  soprattutto  quelli  che operano nella medesima regione, sono tenuti a cooperare tra loro allo scopo di perseguire virtuose sinergie ed al fine di  fornire  servizi economicamente vantaggiosi;
    f) principio di pubblicità e trasparenza:  i  CSV  rendono  nota l'offerta dei servizi  alla  platea  dei  propri  destinatari,  anche mediante modalità informatiche  che  ne  assicurino  la  maggiore  e migliore diffusione; essi inoltre  adottano  una  carta  dei  servizi mediante  la  quale  rendono  trasparenti  le  caratteristiche  e  le modalità di erogazione di ciascun servizio,  nonche'  i  criteri  di accesso ed eventualmente di selezione dei beneficiari.
  4. In caso di scioglimento dell'ente  accreditato  come  CSV  o  di revoca dell'accreditamento, le risorse del FUN ad esso  assegnate  ma non ancora utilizzate devono essere versate entro  centoventi  giorni dallo scioglimento o dalla revoca all'ONC, che  le  destina  all'ente accreditato come CSV in sostituzione del precedente, o  in  mancanza, ad altri CSV della medesima regione o, in mancanza, alla riserva  con finalita' di stabilizzazione del FUN.
  5. In caso di scioglimento dell'ente  accreditato  come  CSV  o  di revoca  dell'accreditamento,  eventuali  beni   mobili   o   immobili acquisiti dall'ente mediante le risorse del FUN mantengono il vincolo di destinazione e  devono  essere  trasferiti  dall'ente  secondo  le
indicazioni provenienti dall'ONC.

                               Art. 64 Organismo nazionale di controllo
 
  1. L'ONC e' una fondazione con personalità giuridica  di  diritto privato, costituita con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle politiche sociali, al fine di svolgere, per  finalità di  interesse generale, funzioni di indirizzo e di controllo dei CSV. Essa gode  di piena autonomia statutaria e gestionale nel rispetto delle norme  del presente  decreto,  del  codice  civile  e  dalle   disposizioni   di
attuazione del medesimo. Le funzioni  di  controllo  e  di  vigilanza sull'ONC previste dall'articolo 25 del codice civile sono  esercitate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
  2. Il decreto di cui al comma 1 provvede alla nomina dei componenti dell'organo di amministrazione dell'ONC, che deve essere formato da:
    a) sette membri, di cui uno con funzioni di Presidente, designati dall'associazione  delle  FOB  piu'  rappresentativa  sul  territorio nazionale in ragione del numero di FOB ad essa aderenti;
    b)  due  membri  designati   dall'associazione   dei   CSV   più rappresentativa sul territorio nazionale in ragione del numero di CSV ad essa aderenti;
    c) due membri, di cui uno  espressione  delle  organizzazioni  di volontariato,  designati  dall'associazione  degli  enti  del   Terzo settore più rappresentativa sul territorio nazionale in ragione  del numero di enti del Terzo settore ad essa aderenti;
    d) un membro designato dal Ministro del lavoro e delle  politiche sociali;
    e) un membro designato dalla Conferenza Stato-Regioni.
  3. I componenti dell'organo di amministrazione  sono  nominati  con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, durano  in carica tre  anni,  ed  in  ogni  caso  sino  al  rinnovo  dell'organo medesimo. Per ogni componente effettivo e' designato un supplente.  I componenti non possono  essere  nominati  per  più  di  tre  mandati consecutivi.  Per  la  partecipazione  all'ONC  non  possono   essere corrisposti a favore dei componenti emolumenti gravanti sul FUN o sul bilancio dello Stato.
  4. Come suo primo  atto,  l'organo  di  amministrazione  adotta  lo statuto dell'ONC col  voto  favorevole  di  almeno  dodici  dei  suoi componenti. Eventuali modifiche statutarie devono  essere  deliberate dall'organo di amministrazione con la medesima maggioranza di voti.
  5. L'ONC svolge le seguenti funzioni in conformità alle norme,  ai principi e agli obiettivi del presente decreto  e  alle  disposizioni del proprio statuto:
    a) amministra il FUN e riceve  i  contributi  delle  FOB  secondo modalità da essa individuate;
    b) determina i contributi integrativi dovuti dalle Fob ai  sensi dell'articolo 62, comma 11;
    c) stabilisce il  numero  di  enti  accreditabili  come  CSV  nel territorio nazionale nel rispetto di  quanto  previsto  dall'articolo 61, commi 2 e 3;
    d)  definisce  triennalmente,  nel  rispetto  dei   principi di sussidiarietà e di autonomia ed indipendenza delle organizzazioni di volontariato e di  tutti  gli  altri  enti  del  Terzo  settore,  gli indirizzi strategici generali da perseguirsi  attraverso  le  risorse del FUN;
    e) determina l'ammontare del finanziamento stabile triennale  dei CSV e ne stabilisce la ripartizione annuale e territoriale,  su  base regionale, secondo quanto previsto dall'articolo 62, comma 7;
    f) versa annualmente ai  CSV  e  all'associazione  dei  CSV  più rappresentativa sul territorio nazionale in ragione del numero di CSV ad essa aderenti le somme loro assegnate;
    g)  sottopone  a  verifica  la  legittimità  e  la   correttezza dell'attività svolta dall'associazione dei CSV di  cui  all'articolo 62, comma 7, attraverso le risorse del FUN ad essa assegnate dall'ONC ai sensi dell'articolo medesimo;
    h) determina i costi del suo funzionamento, inclusi  i  costi  di funzionamento degli OTC e i costi relativi ai componenti degli organi di controllo interno dei CSV, nominati  ai  sensi  dell'articolo  65, comma 6, lettera e);
    i)  individua  criteri  obiettivi  ed  imparziali   e   procedure pubbliche e trasparenti di accreditamento dei CSV, tenendo conto, tra gli altri elementi, della rappresentativita' degli enti  richiedenti, espressa anche dal numero di enti associati,  della  loro  esperienza nello svolgimento  dei  servizi  di  cui  all'articolo  63,  e  della competenza delle persone che ricoprono le cariche sociali;
    j) accredita i CSV, di cui tiene un elenco  nazionale  che  rende pubblico con le modalita' piu' appropriate; 
    k) definisce gli indirizzi generali, i  criteri  e  le  modalità operative cui devono attenersi gli OTC nell'esercizio  delle  proprie funzioni, e ne approva il regolamento di funzionamento;
    l) predispone modelli di previsione e rendicontazione che  i  CSV sono tenuti ad osservare nella gestione delle risorse del FUN;
    m) controlla  l'operato  degli  OTC  e  ne  autorizza  spese  non preventivate;
    n) assume i provvedimenti sanzionatori nei confronti dei CSV,  su propria iniziativa o su iniziativa degli OTC;
    o) promuove l'adozione da parte dei CSV di strumenti di  verifica della qualità dei servizi erogati dai  CSV  medesimi  attraverso  le risorse del FUN, e ne valuta gli esiti;
    p) predispone una relazione annuale  sulla  proprie  attività  e sull'attività e lo stato dei CSV, che invia al Ministero del  lavoro e delle politiche sociali entro il 31 maggio di  ogni  anno  e  rende pubblica attraverso modalità telematiche.
  6. L'ONC non puo' finanziare iniziative o  svolgere  attività che non siano direttamente connesse allo svolgimento  delle  funzioni  di cui al comma 5.

                               Art. 65 Organismi territoriali di controllo
 

  1. Gli OTC sono uffici  territoriali  dell'ONC  privi  di  autonoma soggettività  giuridica,   chiamati   a   svolgere,   nell'interesse generale,  funzioni  di  controllo  dei   CSV   nel   territorio   di riferimento, in conformita' alle norme del presente  decreto  e  allo statuto e alle direttive dell'ONC.
  2. Sono istituiti i seguenti OTC:
    Ambito 1: Liguria;
    Ambito 2: Piemonte e Val d'Aosta;
    Ambito 3: Lombardia;
    Ambito 4: Veneto e Friuli Venezia Giulia;
    Ambito 5: Trento e Bolzano;
    Ambito 6: Emilia-Romagna;
    Ambito 7: Toscana;
    Ambito 8: Marche e Umbria;
    Ambito 9: Lazio e Abruzzo;
    Ambito 10: Puglia e Basilicata;
    Ambito 11: Calabria;
    Ambito 12: Campania e Molise;
    Ambito 13: Sardegna;
    Ambito 14: Sicilia.
  3. Gli OTC di cui agli ambiti 1, 3, 6, 7, 11, 13 e 14 sono composti da:
    a) quattro  membri,  di  cui  uno  con  funzioni  di  Presidente,
designati dalle FOB;
    b) un membro, espressione delle  organizzazioni  di  volontariato del territorio, designato  dall'associazione  degli  enti  del  Terzo settore più rappresentativa sul territorio di riferimento in ragione del numero di enti del Terzo settore ad essa  aderenti,  aventi  sede legale o operativa nel territorio di riferimento;
    c) un membro designato dalla Associazione  nazionale  dei  comuni italiani (ANCI);
    d) un membro designato dalla Regione.
  4.Gli OTC di cui agli ambiti 2, 4, 5, 8, 9, 10 e 12  sono  composti da:
    a) sette membri, di cui uno con funzioni di Presidente, designati dalle FOB;
    b) due membri, di cui uno  espressione  delle  organizzazioni  di volontariato del territorio, designati dall'associazione  degli  enti del Terzo settore piu' rappresentativa sul territorio di  riferimento in ragione del numero di enti del Terzo  settore  ad  essa  aderenti, aventi sede legale o operativa nei territori di riferimento;
    c) due membri designati dalla Associazione nazionale  dei  comuni italiani (ANCI);
    d)  due  membri  designati,  uno  per   ciascun   territorio   di riferimento, dalle Regioni o dalle Province autonome.
  5. I componenti dell'OTC sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, durano in carica tre  anni,  ed  in ogni caso sino al loro rinnovo, e non  possono  essere  nominati  per più di tre mandati consecutivi. Per  ogni  componente  effettivo è designato un supplente. Per la  partecipazione  all'Otc non  possono essere corrisposti emolumenti a favore dei componenti,  gravanti  sul FUN o sul bilancio dello Stato.
  6. Come suo primo atto, ciascun Otc adotta un  proprio  regolamento di funzionamento e lo invia all'Onc per la sua approvazione.
  7. Gli Otc svolgono le seguenti funzioni in conformità alle norme, ai principi e agli obiettivi del presente decreto, alle  disposizioni dello statuto e alle direttive dell'ONC, e al proprio regolamento che dovrà disciplinarne nel dettaglio le modalita' di esercizio:
    a)  ricevono  le   domande   e   istruiscono   le   pratiche   di accreditamento dei CSV, in particolare verificando la sussistenza dei requisiti di accreditamento;
    b) verificano periodicamente, con  cadenza  almeno  biennale,  il mantenimento dei requisiti di accreditamento come  CSV;  sottopongono altresi' a verifica  i  CSV  quando  ne  facciano  richiesta  formale motivata il Presidente dell'organo di controllo interno del CSV o  un numero non inferiore al 30 per cento di enti associati o un numero di enti non associati pari ad almeno il 5 per  cento  del  totale  degli enti iscritti nelle pertinenti sezioni regionali del  Registro  unico nazionale del Terzo settore;
    c) ripartiscono tra  i  CSV  istituiti  in  ciascuna  regione  il finanziamento deliberato dall'ONC su base regionale  ed  ammettono  a
finanziamento la programmazione dei CSV;
    d) verificano la legittimita' e la correttezza dell'attività dei CSV in relazione all'uso delle  risorse  del  FUN,  nonchè  la  loro generale  adeguatezza  organizzativa,  amministrativa  e   contabile, tenendo  conto  delle  disposizioni  del  presente  decreto  e  degli indirizzi generali strategici fissati dall'ONC;
    e)  nominano,  tra  i  revisori  legali  iscritti   nell'apposito registro e con specifica competenza in materia di Terzo  settore,  un componente dell'organo di controllo interno del CSV con  funzioni  di presidente e  diritto  di  assistere  alle  riunioni  dell'organo  di amministrazione del CSV;
    f) propongono all'ONC l'adozione  di  provvedimenti  sanzionatori nei confronti dei CSV;
    g) predispongono una relazione annuale sulla  propria  attività, che inviano entro il  30  aprile  di  ogni  anno  all'ONC  e  rendono pubblica mediante modalita' telematiche.
  8. Gli OTC non possono finanziare iniziative o  svolgere  attività che non siano direttamente connesse allo svolgimento  delle  funzioni di cui al comma 7.

                               Art. 66 Sanzioni e ricorsi
 
  1. In presenza di irregolarità, gli OTC invitano i CSV ad adottare i provvedimenti e le misure necessarie a sanarle.
  2. In presenza di irregolarità non sanabili o non sanate, gli  OTC denunciano l'irregolarita' all'ONC affinchè adotti  i  provvedimenti necessari.  L'ONC,  previo  accertamento  dei  fatti  e  sentito   in contraddittorio il CSV interessato, adotta i seguenti provvedimenti a seconda della gravità del caso:
    a) diffida formale con eventuale sospensione  dell'accreditamento nelle more della sanatoria dell'irregolarità;
    b) revoca dell'accreditamento, esperita  dopo  aver  sollecitato, senza ottenere riscontro, il rinnovo dei  componenti  dell'organo  di amministrazione del CSV.
  3. Contro i provvedimenti dell'ONC è ammesso  ricorso  dinanzi  al giudice amministrativo.

Capo III
Di altre specifiche misure

                               Art. 67 Accesso al credito agevolato

 
  1. Le provvidenze creditizie e fideiussorie  previste  dalle  norme vigenti per le cooperative e  i  loro  consorzi  sono  estese,  senza ulteriori oneri per lo Stato, alle organizzazioni di  volontariato  e alle  associazioni  di  promozione  sociale  che,  nell'ambito  delle convenzioni di cui all'articolo 56, abbiano  ottenuto  l'approvazione di uno o più progetti  di  attività e  di  servizi  di  interesse generale inerenti alle finalità istituzionali.

                                                Art. 68  Privilegi
 
  1.  I  crediti  delle  organizzazioni  di  volontariato   e   delle associazioni di promozione sociale, inerenti allo  svolgimento  delle attività di cui all'articolo 5, hanno privilegio generale  sui  beni mobili del  debitore  ai  sensi  dell'articolo  2751-bis  del  codice civile.
  2. I crediti di cui al comma  1  sono  collocati,  nell'ordine  dei privilegi, subito dopo i crediti di cui alla lettera c)  del  secondo comma dell'articolo 2777 del codice civile.

     Art. 69  Accesso al Fondo sociale europeo  

1. Lo Stato, le  Regioni  e  le  Province  autonome  promuovono  le opportune iniziative per favorire  l'accesso  degli  enti  del  Terzo settore ai  finanziamenti  del  Fondo  sociale  europeo  e  ad  altri finanziamenti europei  per  progetti  finalizzati  al  raggiungimentodegli obiettivi istituzionali.                     

           Art. 70  Strutture e autorizzazioni temporanee per manifestazioni pubbliche

1. Lo Stato, le Regioni e  Province  autonome  e  gli  Enti  locali possono  prevedere forme e modi per  l'utilizzazione  non  onerosa  di beni mobili e immobili per  manifestazioni  e  iniziative  temporanee degli  enti  del  Terzo  settore,  nel  rispetto  dei   principi   di trasparenza, pluralismo e uguaglianza.   2. Gli enti del Terzo settore, in occasione di particolari eventi o manifestazioni, possono, soltanto per il periodo di svolgimento delle predette  manifestazioni  e  per  i  locali  o  gli  spazi   cui   si riferiscono, somministrare alimenti e bevande,  previa  segnalazione certificata  di   inizio   attività  e  comunicazione   ai   sensi dell'articolo 6 del  Regolamento  (CE)  n.  852/2004,  in  deroga  alpossesso dei requisiti di cui all'articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.                               

Art. 71 Locali utilizzati   

1. Le sedi degli enti del Terzo  settore  e  i  locali  in  cui  sisvolgono le relative attivita' istituzionali,  purche'  non  di  tipoproduttivo, sono compatibili con tutte le destinazioni d'uso omogeneepreviste dal decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile  1968n. 1444 e simili, indipendentemente dalla destinazione urbanistica.   2. Lo Stato, le Regioni e  Province  autonome  e  gli  Enti  localipossono concedere  in  comodato  beni  mobili  ed  immobili  di  loroproprieta', non utilizzati per  fini  istituzionali,  agli  enti  delTerzo settore, ad eccezione delle imprese sociali, per lo svolgimentodelle loro attivita' istituzionali. La cessione in  comodato  ha  unadurata  massima  di  trent'anni,   nel   corso   dei   quali   l'enteconcessionario ha l'onere di effettuare sull'immobile, a proprie curae spese, gli  interventi  di  manutenzione  e  gli  altri  interventinecessari a mantenere la funzionalita' dell'immobile.   3. I beni culturali  immobili  di  proprieta'  dello  Stato,  delle regioni, degli enti locali e degli altri enti pubblici, per l'uso dei quali attualmente non e' corrisposto alcun canone  e  che  richiedono interventi di restauro, possono essere dati in concessione a enti delterzo settore, che svolgono le  attivita'  indicate  all'articolo  5,comma 1, lettere f),  i),  k),  o  z)  con  pagamento  di  un  canoneagevolato, determinato dalle  amministrazioni  interessate,  ai  finidella riqualificazione e  riconversione  dei  medesimi  beni  tramite interventi  di  recupero,  restauro,  ristrutturazione  a  spese  del concessionario, anche con l'introduzione di nuove destinazioni  d'uso finalizzate allo svolgimento delle attivita' indicate, ferme restandole disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42. La concessione d'uso e'  finalizzata  alla  realizzazione  di  unprogetto  di  gestione  del  bene  che  ne   assicuri   la   correttaconservazione,  nonche'  l'apertura  alla  pubblica  fruizione  e  lamigliore valorizzazione. Dal canone di concessione  vengono  detratte le spese sostenute dal concessionario per gli interventi indicati nel primo  periodo  entro  il   limite   massimo   del   canone   stesso.L'individuazione del concessionario  avviene  mediante  le  procedure  semplificate  di  cui  all'articolo  151,  comma   3,   del   decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Le concessioni di cui al  presente comma  sono  assegnate  per  un  periodo  di  tempo  commisurato   al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario  dell'iniziativa e comunque non eccedente i 50 anni.   4. Per concorrere al finanziamento di programmi di costruzione,  di recupero, di restauro, di adattamento, di adeguamento alle  norme  di sicurezza e di straordinaria manutenzione di strutture o  edifici  da utilizzare per le finalità di cui al comma 1, per la dotazione delle relative attrezzature e per la loro gestione,  gli  enti  del  Terzosettore  sono  ammessi  ad  usufruire,  nei  limiti   delle   risorsefinanziarie disponibili, al ricorrere dei presupposti e in condizionidi parita' con gli altri  aspiranti,  di  tutte  le  facilitazioni  o agevolazioni previste  per  i  privati,  in  particolare  per  quanto attiene all'accesso al credito agevolato. Capo IVDelle risorse finanziarie                             

Art. 72 Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore

1. Il Fondo previsto dall'articolo 9, comma 1,  lettera  g),  della legge 6  giugno  2016,  n.  106,  e'  destinato  a  sostenere,  anche attraverso le reti associative di cui all'articolo 41, lo svolgimento di attività di interesse generale di cui all'articolo 5, costituenti oggetto di  iniziative  e  progetti  promossi  da  organizzazioni  di volontariato, associazioni di promozione  sociale  e  fondazioni  del Terzo settore,  iscritti  nel  Registro  unico  nazionale  del  Terzo settore.   2. Le iniziative e i progetti di cui  al  comma  1  possono  essere finanziati anche in attuazione  di  accordi  sottoscritti,  ai  sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con le pubbliche amministrazioni  di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001, n. 165.   3. Il Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  determina annualmente con proprio atto di indirizzo gli obiettivi generali,  le aree prioritarie di intervento e le linee di  attivita'  finanziabili nei limiti delle risorse disponibili sul Fondo medesimo.   4. In attuazione dell'atto di indirizzo  di  cui  al  comma  3,  il Ministero del lavoro e delle politiche sociali individua  i  soggetti attuatori degli interventi finanziabili  attraverso  le  risorse  del Fondo, mediante procedure poste in essere nel rispetto  dei  principi della legge 7 agosto 1990, n. 241.   5. Per l'anno 2017, la dotazione della seconda sezione del Fondo di cui all'articolo 9, comma 1, lettera g), della legge 6  giugno  2016, n. 106, è incrementata di 40 milioni di euro. A decorrere  dall'anno 2018 la medesima dotazione e' incrementata  di  20  milioni  di  euro annui, salvo che per l'anno 2021, per il quale e' incrementata di 3,9 milioni di euro.                               

Art. 73 Altre risorse finanziarie specificamente destinate al sostegno degli enti del Terzo settore

1. A decorrere dall'anno 2017, le  risorse  finanziarie  del  Fondonazionale per le politiche sociali, di cui all'articolo 20, comma  8,della legge 8 novembre 2000, n. 328, destinate alla  copertura  deglioneri relativi  agli  interventi  in  materia  di  Terzo  settore  dicompetenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di cuialle  seguenti  disposizioni,  sono  trasferite,  per   le   medesime finalità, su un apposito capitolo di spesa iscritto nello  stato  di previsione del Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali,  nel programma «Terzo  settore  (associazionismo,  volontariato,  Onlus  e formazioni sociali) e responsabilita' sociale delle imprese  e  delle organizzazioni»,  nell'ambito  della   missione   «Diritti   sociali, politiche sociali e famiglia»:     a) articolo 12, comma 2 della legge 11 agosto 1991, n.  266,  perun ammontare di 2 milioni di euro;     b) articolo 1 della legge  15  dicembre  1998,  n.  438,  per  unammontare di 5,16 milioni di euro;     c) articolo 96, comma 1, della legge 21 novembre  2000,  n.  342,per un ammontare di 7,75 milioni di euro;     d) articolo 13 della legge  7  dicembre  2000,  n.  383,  per  un ammontare di 7,050 milioni di euro;   2. Con uno o piu' atti di indirizzo del Ministro del lavoro e dellepolitiche sociali sono  determinati  annualmente,  nei  limiti  dellerisorse complessivamente disponibili, gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento, le linee di attivita'  finanziabili  e  la destinazione delle  risorse  di  cui  al  comma  1  per  le  seguenti finalità:     a) sostegno alle attività delle organizzazioni di volontariato;     b) sostegno  alle  attivita'  delle  associazioni  di  promozione sociale;     c) contributi per l'acquisto di  autoambulanze,  autoveicoli  per attività sanitarie e beni strumentali.   3. In attuazione degli atti di indirizzo di  cui  al  comma  2,  il Ministero del lavoro e delle politiche  sociali  individua,  mediante procedure poste in essere nel rispetto dei  principi  della  legge  7 agosto 1990, n. 241, i soggetti beneficiari delle risorse, che devono essere iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore.                               

Art. 74  Sostegno alle attività delle organizzazioni  di volontariato

1. Le risorse di cui all'articolo 73, comma  2,  lettera  a),  sono finalizzate alla concessione di contributi per  la  realizzazione  di progetti sperimentali elaborati anche in partenariato tra loro  e  in collaborazione  con  gli  enti  locali,   dalle   organizzazioni   di volontariato per far fronte  ad  emergenze  sociali  e  per  favorire 'applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate.

Art. 75 Sostegno alle attività delle associazioni di promozione sociale

1. Le risorse di cui all'articolo 73, comma  2,  lettera  b),  sonofinalizzate alla concessione di contributi per  la  realizzazione  diprogetti elaborati dalle associazioni di promozione sociale, anche inpartenariato tra loro e in collaborazione con gli enti locali,  voltialla formazione degli associati,  al  miglioramento  organizzativo  egestionale, all'incremento della trasparenza e della  rendicontazione al pubblico delle attivita' svolte  o  a  far  fronte  a  particolari emergenze  sociali,  in  particolare  attraverso  l'applicazione di metodologie avanzate o a carattere sperimentale.   2. Il contributo in favore dei  soggetti  di  cui  all'articolo  1, comma 1, lettera a), della legge 19  novembre  1987,  n.  476,  nella misura indicata all'articolo 1 comma 2, della legge 15 dicembre 1998, n. 438, continua ad essere corrisposto, a valere sulle risorse di cui all'articolo 73, comma 2, lettera b).   3. I  soggetti  di  cui  al  comma  2  trasmettono  entro  un  anno dall'erogazione del  contributo  al  Ministero  del  lavoro  e  delle politiche sociali  la  rendicontazione  sull'utilizzazione  nell'anno precedente del contributo di cui al comma 2.

Art. 76 Contributo per l'acquisto di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali

1. Le risorse di cui all'articolo 73, comma  2,  lettera  c),  sono destinate  a  sostenere  l'attività di  interesse  generale delle organizzazioni di volontariato attraverso l'erogazione di  contributi per  l'acquisto,  da  parte   delle   medesime,   di   autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e di beni strumentali, utilizzati direttamente ed esclusivamente per attività di  interesse  generale, che per le loro caratteristiche  non  sono  suscettibili  di  diverse utilizzazioni senza radicali trasformazioni,  nonchè,  per  le  sole fondazioni, per la donazione dei  beni  ivi  indicati  nei  confronti delle strutture sanitarie pubbliche.   2. Per l'acquisto di autoambulanze e di  beni  mobili  iscritti  in pubblici registri destinati ad attività antincendio  da  parte  dei vigili del fuoco volontari, in alternativa a quanto disposto al comma 1, le organizzazioni di volontariato possono conseguire  il  predetto contributo nella misura corrispondente all'aliquota Iva del  prezzo complessivo  di  acquisto,  mediante  corrispondente  riduzione   del medesimo prezzo praticata dal venditore.  Il  venditore  recupera  le somme corrispondenti alla riduzione praticata mediante compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio  1997,  n. 241.   3.  Per  le  organizzazioni  di  volontariato  aderenti  alle  reti associative  di  cui  all'articolo  41,  comma  2,  la  richiesta   e l'erogazione dei contributi di cui al comma 1 deve  avvenire  per  il tramite delle reti medesime.   4. Con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali sono stabilite le modalita' per l'attuazione  delle  disposizioni  di cui al presente articolo.

Titolo IXTITOLI DI SOLIDARIETA' DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE ED ALTRE FORME DI FINANZA SOCIALE 

Art. 77 Titoli di solidarietà

1. Al fine di  favorire  il  finanziamento  ed  il  sostegno  delle attività di cui all'articolo 5, svolte dagli enti del Terzo  settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, iscritti al Registro di cui all'articolo  45,  gli  istituti  di  credito  autorizzati  ad operare in Italia, in osservanza delle  previsioni  del  testo  unico  delle leggi in materia bancaria  e  creditizia,  di  cui  al  decreto legislativo 1° settembre 1993, n.  385,  di  seguito  «emittenti»  o, singolarmente, l'«emittente», possono emettere specifici  «titoli  di solidarieta'»,  di  seguito  «titoli»,  su  cui  gli  emittenti   non applicano le commissioni di collocamento.   2. I titoli sono  obbligazioni  ed  altri  titoli  di  debito,  nonsubordinati, non convertibili e non scambiabili, e  non  conferiscono il diritto di sottoscrivere  o  acquisire  altri  tipi  di  strumenti finanziari e non sono collegati ad uno  strumento  derivato,  nonche' certificati  di  deposito  consistenti  in  titoli  individuali   non negoziati nel mercato monetario.   3. Per le obbligazioni e per gli altri  titoli  di  debito  restano ferme le disposizioni  legislative  e  regolamentari  in  materia  di strumenti finanziari di cui al decreto legislativo 24 febbraio  1998, n. 58, e  relative  disposizioni  attuative.  Per  i  certificati  di deposito consistenti in titoli individuali non negoziati nel  mercato monetario restano ferme le disposizioni  in  materia  di  trasparenza bancaria dettate dal decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.   4. Le obbligazioni e gli altri titoli di debito di cui al  comma  3hanno scadenza non inferiore a 36  mesi,  possono  essere  nominativiovvero al portatore e corrispondono interessi con periodicita' almenoannuale, in misura almeno pari al maggiore tra  il  tasso  rendimentolordo  annuo  di   obbligazioni   dell'emittente,   aventi   analoghecaratteristiche e durata, collocate nel trimestre  solare  precedentela data di emissione dei titoli e il tasso di rendimento lordo  annuodei titoli di Stato con vita residua similare a quella dei titoli.  I certificati di  deposito  di  cui  al  comma  3  hanno  scadenza  non inferiore a 12 mesi, corrispondono interessi con periodicità  almeno annuale, in misura almeno pari al maggiore tra  il  tasso  rendimento lordo  annuo  di  certificati  di  deposito  dell'emittente,   aventi analoghe  caratteristiche  e  durata,  emessi  nel  trimestre  solare precedente la data di emissione dei titoli e il tasso  di  rendimento lordo annuo dei titoli di Stato con vita residua  similare  a  quella dei titoli.  Gli  emittenti  possono  applicare  un  tasso  inferiore rispetto al maggiore tra i due tassi di rendimento sopra indicati,  a condizione che si riduca corrispondentemente il  tasso  di  interesseapplicato sulle correlate  operazioni  di  finanziamento  secondo  lemodalita' indicate nel decreto attuativo di cui al comma 15.   5. Gli emittenti possono erogare,  a  titolo  di  liberalita',  unasomma commisurata all'ammontare nominale collocato dei titoli, ad unoo piu' enti del Terzo settore di cui al comma 1, per il  sostegno  di attività di cui all'articolo 5, ritenute meritevoli dagli  emittenti sulla base di un progetto predisposto dagli  enti  destinatari  della liberalità. Qualora tale somma sia almeno pari allo 0,60  per  cento del predetto ammontare agli emittenti spetta il credito d'imposta  di cui al comma 10.   6. Gli emittenti, tenuto conto  delle  richieste  di  finanziamentopervenute dagli enti del  Terzo  settore  e  compatibilmente  con  leesigenze di  rispetto  delle  regole  di  sana  e  prudente  gestionebancaria,  devono  destinare  una  somma  pari  all'intera   raccoltaeffettuata attraverso l'emissione dei titoli, al netto dell'eventualeerogazione liberale di cui al comma 5, ad  impieghi  a  favore  deglienti del Terzo settore di cui al comma 1,  per  il  finanziamento  diiniziative di cui all'articolo 5.   7. Salvo quanto previsto al comma 5, il  rispetto  da  parte  degli emittenti della previsione di cui al comma 6 è condizione necessaria per l'applicazione dei commi da 8 a 13.   8. I titoli di solidarietà non rilevano ai fini del computo  delle contribuzioni dovute dai soggetti  sottoposti  alla  vigilanza  della CONSOB e da quest'ultima determinate ai sensi dell'articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724.   9.  Gli  interessi,  i  premi  ed  ogni  altro  provento   di   cui all'articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi,  approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917 e i redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1, lettera c-ter) del medesimo decreto, relativi ai titoli, sono soggetti al regime fiscale previsto  per  i  medesimi  redditi  relativi  a  titoli   ed   altreobbligazioni di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente  della Repubblica 29 settembre 1973 n. 601.   10. Agli emittenti e' riconosciuto un credito d'imposta pari al  50 per cento delle erogazioni liberali in  danaro  di  cui  al  comma  5 effettuate a favore  degli  enti  del  Terzo  settore.  Tale  credito d'imposta  non  è cumulabile  con  altre   agevolazioni   tributarie previste con riferimento alle erogazioni  liberali,  è  utilizzabile tramite  compensazione  ai  sensi  dell'articolo   17   del   decretolegislativo 9 luglio 1997, n. 241 e non rileva ai fini delle  imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attivita'  produttive.  Al credito d'imposta di cui al presente  articolo  non  si  applicano  i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.   11.  I  titoli  non  rilevano  ai  fini  della  previsione  di  cui all'articolo 1, comma 6-bis del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.   12. I titoli non concorrono alla formazione dell'attivo  ereditariodi cui all'articolo 9 del decreto legislativo  31  ottobre  1990,  n.346.   13. I titoli non rilevano ai fini della determinazione dell'impostadi bollo dovuta per le comunicazioni relative ai depositi titoli,  dicui alla nota 2-ter dell'allegato A - Tariffa (Parte I),  al  decretodel Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642.   14. Gli emittenti devono comunicare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali entro il 31 marzo di ogni  anno,  il  valore  delle emissioni di Titoli effettuate nell'anno  precedente,  le  erogazioni liberali impegnate a favore degli Enti  di  cui  al  comma  1  e  gli importi  erogati  ai  sensi  del  comma  5  del   presente   articolo specificando l'Ente beneficiario e  le  iniziative  sostenute  e  gli importi impiegati di  cui  al  comma  6  specificando  le  iniziative oggetto di finanziamento.   15. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, emanatoai sensi dell'articolo 17, comma 3 della legge  23  agosto  1988,  n.400, sono stabilite le modalita' attuative delle disposizioni di  cuial presente articolo.

Art. 78   Regime fiscale del Social Lending

1. I gestori dei portali on line che svolgono attività di  social lending, finalizzato al finanziamento e al sostegno  delle  attività di cui all'articolo 5, operano, sugli importi percepiti a  titolo  di remunerazione  dai  soggetti  che  prestano  fondi  attraverso   tali portali, una ritenuta alla fonte a  titolo  di  imposta,  secondo  le previsioni dell'articolo 26, comma 4 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, con l'aliquota prevista per  le obbligazioni e gli altri titoli di cui all'articolo  31  del  decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.   2. Gli importi percepiti, a titolo di remunerazione,  dai  soggetti che, al di fuori dell'esercizio di  attivita'  di  impresa,  prestano fondi attraverso i portali di cui al comma 1,  costituiscono  redditi di capitale ai sensi dell'articolo 44, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.   3. Con decreto del  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  daadottarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3 della  legge  23  agosto1988,  n.  400,  sono  stabilite   le   modalita'   attuative   delledisposizioni di cui al presente articolo.

Titolo XREGIME FISCALE DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE

Capo I

Disposizioni generali

Art. 79 Disposizioni in materia di imposte sui redditi   

1. Agli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese  sociali,  siapplicano le disposizioni di cui al presente titolo nonche' le  norme del titolo II del testo unico delle imposte  sui  redditi,  approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in quanto compatibili.   2. Le attivita' di interesse generale di cui  all'articolo  5,  ivi incluse quelle accreditate o contrattualizzate o convenzionate con le amministrazioni  pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, l'Unione europea,  amministrazioni pubbliche  straniere  o   altri   organismi   pubblici   di   diritto internazionale, si considerano di natura non commerciale quando  sono svolte a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano  i  costi  effettivi,  tenuto  anche  conto  degli   apporti economici degli enti di  cui  sopra  e  salvo  eventuali  importi  di partecipazione alla spesa previsti dall'ordinamento.
3. Sono altresi' considerate non commerciali:     a) le attivita' di cui all'articolo 5, comma 1,  lettera  h),  sesvolte direttamente dagli enti di cui al comma  1  la  cui  finalita'principale consiste nello svolgere attivita' di  ricerca  scientificadi particolare interesse sociale e  purche'  tutti  gli  utili  sianointeramente reinvestiti nelle attivita' di ricerca e nella diffusionegratuita dei loro risultati e non vi sia alcun accesso  preferenzialeda  parte  di  altri  soggetti  privati  alle  capacita'  di  ricercadell'ente medesimo nonche' ai risultati prodotti;     b) le attivita' di cui  all'articolo  5,  comma  1,  lettera  h),affidate dagli enti  di  cui  al  comma  1  ad  università  e  altriorganismi di ricerca che la svolgono direttamente in ambiti e secondo  modalità definite dal decreto del  Presidente  della  Repubblica  20marzo 2003, n. 135.
4. Non concorrono, in ogni caso, alla formazione del reddito  deglienti del Terzo settore di cui al comma 5:     a) i fondi pervenuti a seguito di raccolte  pubbliche  effettuateoccasionalmente anche mediante offerte di beni di modico valore o  di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze  o campagne di sensibilizzazione;     b)  i  contributi  e  gli  apporti   erogati   da   parte   delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 per lo svolgimento delle  attività di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo.
5. Si considerano non commerciali gli enti del Terzo settore di cui al comma 1 che svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di cui all'articolo 5 in conformita' ai criteri indicati nei commi 2 e 3 del presente articolo. Indipendentemente dalle previsioni  statutarie gli enti del Terzo settore assumono fiscalmente la qualifica di  enti commerciali qualora i proventi delle attivita' di cui all'articolo 5, svolte in forma d'impresa non in conformita' ai criteri indicati  nei commi 2 e 3 del  presente  articolo,  nonchè le  attività  di  cui all'articolo 6, fatta eccezione per le attività di  sponsorizzazione svolte  nel  rispetto  dei  criteri  di  cui  al   decreto  previsto all'articolo 6, superano, nel medesimo periodo d'imposta, le  entrate derivanti da attivita' non commerciali, intendendo per queste  ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalita',  le  quote  associative dell'ente e ogni altra  entrata  assimilabile  alle  precedenti,  ivi compresi i proventi e le entrate considerate non commerciali ai sensi dei commi 2, 3 e 4, lettera b), tenuto  conto  altresì  del  valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività svolte con modalita' non commerciali. Il mutamento della qualifica opera a partire  dal  periodo  d'imposta  in   cui   l'ente   assume   natura commerciale.
6.  Si  considera  non   commerciale   l'attività svolta   dalle associazioni del Terzo settore nei confronti  dei  propri  associati, familiari e conviventi degli stessi  in  conformità  alle  finalità istituzionali dell'ente. Non concorrono alla formazione  del  reddito delle associazioni del Terzo settore le somme versate dagli associati a titolo di quote o contributi associativi. Si considerano, tuttavia, attività di natura commerciale le cessioni di beni e le  prestazioni di servizi effettuate nei  confronti  degli  associati,  familiari  o conviventi degli stessi verso pagamento di  corrispettivi  specifici, compresi  i  contributi  e  le  quote  supplementari  determinati  in funzione delle  maggiori  o  diverse  prestazioni  alle  quali  danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione  del  reddito complessivo come componenti del reddito di  impresa  o  come  redditidiversi a seconda che le relative  operazioni  abbiano  carattere  di abitualità o di occasionalità.

Art. 80 Regime forfetario degli enti del Terzo settore non commerciali

1. Gli enti del Terzo settore non commerciali di  cui  all'articolo 79, comma 5, possono optare  per  la  determinazione  forfetaria  del reddito d'impresa  applicando  all'ammontare  dei  ricavi  conseguiti nell'esercizio delle attività di cui agli articoli  5  e  6,  quando svolte con modalità commerciali,  il  coefficiente  di  redditività nella misura indicata nelle lettere a) e b) e aggiungendo l'ammontare dei componenti positivi di reddito di cui agli articoli 86, 88, 89  e 90 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato  con  decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917:     a) attività di prestazioni di servizi:       1) ricavi fino a 130.000 euro, coefficiente 7 per cento;       2) ricavi da 130.001 euro a 300.000 euro, coefficiente  10  percento;       3) ricavi oltre 300.000 euro, coefficiente 17 per cento;     b) altre attivita':       1) ricavi fino a 130.000 euro, coefficiente 5 per cento;       2) ricavi da 130.001 euro a 300.000 euro,  coefficiente  7  percento;       3) ricavi oltre 300.000 euro, coefficiente 14 per cento.
2. Per gli enti che esercitano  contemporaneamente  prestazioni  diservizi  ed  altre  attività il  coefficiente  si   determina   con riferimento   all'ammontare   dei   ricavi   relativi   all'attività prevalente. In mancanza della  distinta  annotazione  dei  ricavi  si considerano prevalenti le attivita' di prestazioni di servizi.
3. L'opzione di cui al comma 1 e'  esercitata  nella  dichiarazioneannuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del  periodo  d'impostanel corso del quale e' esercitata fino a quando  non  e'  revocata  ecomunque per un triennio. La revoca dell'opzione e' effettuata  nelladichiarazione annuale dei  redditi  ed  ha  effetto  dall'inizio  delperiodo d'imposta nel corso del  quale  la  dichiarazione  stessa  e'presentata.
4. Gli enti che  intraprendono  l'esercizio  d'impresa  commercialeesercitano l'opzione  nella  dichiarazione  da  presentare  ai  sensidell'articolo 35 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  26ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.
5. I componenti positivi e negativi di  reddito  riferiti  ad  anniprecedenti a quello da cui ha effetto il regime  forfetario,  la  cuitassazione  o  deduzione  è stata  rinviata  in  conformità  alle disposizioni del testo unico delle imposte sui redditi, approvato condecreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, chedispongono o consentono il rinvio, partecipano per le  quote  residuealla formazione del reddito dell'esercizio  precedente  a  quello  diefficacia del predetto regime.
6. Le perdite fiscali generatesi nei periodi d'imposta anteriori  a quello da cui decorre il regime forfetario possono  essere  computate in diminuzione del reddito determinato ai  sensi  dei  commi  1  e  2 secondo le regole ordinarie stabilite dal testo unico  delle  impostesui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22dicembre 1986, n. 917.
7. Gli Enti che optano per la determinazione forfetaria del redditodi  impresa   ai   sensi   del   presente   articolo   sono   esclusidall'applicazione degli studi di settore di cui  all'articolo  62-bisdel  decreto-legge  30  agosto  1993,   n.   331,   convertito,   conmodificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 e dei parametri dicui all'articolo 3, comma 184, della legge 28 dicembre 1995, n.  549,nonche' degli indici sistematici di affidabilita' di cui all'articolo7-bis del decreto-legge  22  ottobre  2016,  n.  193  convertito  conmodificazioni dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225. 

Art. 81 Social Bonus

1. E' istituito un credito d'imposta pari al  65  per  cento  delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e del  50 per cento se effettuate da enti o societa' in favore degli  enti  del Terzo settore, che hanno presentato al Ministero del lavoro  e  delle politiche  sociali  un  progetto  per  sostenere  il  recupero  degli immobili  pubblici  inutilizzati  e  dei  beni  mobili   e   immobiliconfiscati alla criminalita' organizzata assegnati ai  suddetti  enti del Terzo settore  e  da  questi  utilizzati  esclusivamente  per  lo svolgimento  di  attività  di  cui  all'art.  5  con  modalità non commerciali.  Per  le  suddette  erogazioni  non  si   applicano   le disposizioni di cui  all'articolo  83  ne'  le  agevolazioni  fiscali previste a titolo di deduzione o di detrazione di  imposta  da  altredisposizioni di legge.   2.  Il  credito  d'imposta  spettante  ai  sensi  del  comma  1  e'riconosciuto alle persone fisiche e agli  enti  non  commerciali  neilimiti del 15  per  cento  del  reddito  imponibile  ed  ai  soggettititolari di reddito d'impresa nei limiti del 5 per mille  dei  ricaviannui. Il credito d'imposta e' ripartito in tre quote annuali di pariimporto.   3. Ferma restando la ripartizione in  tre  quote  annuali  di  pariimporto, il credito d'imposta di cui ai commi 1 e 2  e'  utilizzabiletramite  compensazione  ai  sensi  dell'articolo   17   del   decretolegislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non rileva ai fini delle impostesui redditi e dell'imposta regionale sulle attivita' produttive.   4. Al  credito  d'imposta  di  cui  al  presente  articolo  non  siapplicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53,  della  legge  24dicembre 2007, n. 244, e  di  cui  all'articolo  34  della  legge  23dicembre 2000, n. 388.   5. I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali di cui al comma 1 del presente articolo effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei  beni  stessi,  comunicano trimestralmente al Ministero del lavoro  e  delle  politiche  socialil'ammontare delle  erogazioni  liberali  ricevute  nel  trimestre  diriferimento; provvedono altresi' a  dare  pubblica  comunicazione  ditale ammontare, nonche'  della  destinazione  e  dell'utilizzo  delleerogazioni  stesse,  tramite  il  proprio  sito  web   istituzionale,nell'ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile,  e  inun apposito portale,  gestito  dal  medesimo  Ministero,  in  cui  aisoggetti destinatari delle erogazioni liberali sono  associate  tuttele informazioni relative allo stato di conservazione  del  bene,  gliinterventi di ristrutturazione o  riqualificazione  eventualmente  inatto,  i  fondi  pubblici  assegnati  per  l'anno  in  corso,  l'enteresponsabile  del  bene,  nonche'  le  informazioni   relative   allafruizione, in via prevalente, per l'esercizio delle attivita' di  cuiall'articolo 5.   6. Sono fatte salve  le  disposizioni  del  Codice  in  materia  diprotezione dei dati personali,  di  cui  al  decreto  legislativo  30giugno 2003, n. 196.   7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,di concerto con il Ministro dell'interno, il Ministro dell'economia edelle finanze e il Ministro dei beni e delle  attivita'  culturali  edel turismo, emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3  della  legge23 agosto 1988 n. 400, sono individuate le  modalita'  di  attuazionedelle  agevolazioni  previste  dal  presente  articolo,  comprese  leprocedure per l'approvazione dei progetti di recupero finanziabili.

Art. 82 Disposizioni in materia di imposte  indirette e tributi locali

1. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli enti delTerzo settore comprese le cooperative sociali ed escluse  le  impresesociali costituite in forma di societa',  salvo  quanto  previsto  aicommi 4 e 6.   2. Non sono soggetti all'imposta sulle successioni  e  donazioni  ealle imposte ipotecaria e catastale i trasferimenti a titolo gratuitoeffettuati a favore degli enti di cui al comma 1 utilizzati ai  sensidell'articolo 8, comma 1.   3. Agli atti costitutivi e alle modifiche statutarie,  comprese  leoperazioni di fusione, scissione o trasformazione poste in essere  daenti del Terzo settore di cui al comma 1,  le  imposte  di  registro,ipotecaria e catastale si applicano in  misura  fissa.  Le  modifiche statutarie di cui al periodo precedente sono esenti  dall'imposta  di registro se hanno lo  scopo  di  adeguare  gli  atti  a  modifiche  o integrazioni normative.   4. Le imposte di registro, ipotecaria e catastale si  applicano  inmisura  fissa  per  gli  atti  traslativi  a  titolo  oneroso   dellaproprieta' di beni immobili e per gli atti traslativi o  costituitividi diritti reali immobiliari di godimento a favore di tutti gli  entidel Terzo settore di cui al comma 1, incluse le  imprese  sociali,  acondizione che i beni siano  direttamente  utilizzati,  entro  cinqueanni  dal  trasferimento,   in   diretta   attuazione   degli   scopiistituzionali  o   dell'oggetto   sociale   e   che   l'ente   renda,contestualmente alla stipula dell'atto, apposita dichiarazione in talsenso. In caso  di  dichiarazione  mendace  o  di  mancata  effettivautilizzazione  del   bene   in   diretta   attuazione   degli   scopiistituzionali o  dell'oggetto  sociale,  e'  dovuta  l'imposta  nellamisura ordinaria, nonche' la sanzione amministrativa pari al  30  percento dell'imposta dovuta oltre agli  interessi  di  mora  decorrentidalla data in cui l'imposta avrebbe dovuto essere versata.   5. Gli atti, i documenti, le istanze, i contratti, nonchè le copie anche se dichiarate conformi, gli  estratti,  le  certificazioni,  ledichiarazioni, le attestazioni e  ogni  altro  documento  cartaceo  oinformatico in qualunque modo denominato posti in essere o  richiestidagli enti di cui al comma 1 sono esenti dall'imposta di bollo.   6. Gli immobili posseduti e utilizzati dagli enti  non  commercialidel  Terzo  settore  di  cui  all'articolo  79,  comma  5,  destinatiesclusivamente allo svolgimento con  modalita'  non  commerciali,  diattivita'  assistenziali,  previdenziali,   sanitarie,   di   ricercascientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive,nonche' delle attivita' di cui all'articolo 16, comma 1, lettera  a),della  legge  20  maggio  1985,  n.  222,  sono  esenti  dall'impostamunicipale propria e dal tributo  per  i  servizi  indivisibili  allecondizioni e nei limiti previsti dall'articolo 7,  comma  1,  letterai), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.  504,  dall'articolo 9, comma 8, secondo periodo, del decreto legislativo 14  marzo  2011, n. 23, dall'articolo 91-bis del decreto-legge 24 gennaio 2012, n.  1,convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012,  n.  27,  edall'articolo 1, comma 3, del decreto-legge  6  marzo  2014,  n.  16, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 maggio 2014,  n.  68,  erelative disposizioni di attuazione.   7. Per i tributi diversi  dall'imposta  municipale  propria  e  daltributo per i servizi indivisibili, per  i  quali  restano  ferme  ledisposizioni di cui al comma 6, i  comuni,  le  province,  le  citta'metropolitane e le regioni possono  deliberare  nei  confronti  deglienti del  Terzo  settore  che  non  hanno  per  oggetto  esclusivo  oprincipale  l'esercizio  di  attivita'  commerciale  la  riduzione  ol'esenzione dal pagamento  dei  tributi  di  loro  pertinenza  e  daiconnessi adempimenti.   8. Le regioni e le Provincie autonome di Trento e  Bolzano  possono disporre nei confronti degli enti di cui  al  comma  1  del  presente articolo la riduzione  o  l'esenzione  dall'imposta  regionale  sulle attivita' produttive di cui decreto legislativo 15 dicembre 1997,  n. 446,  nel  rispetto  della  normativa  dell'Unione  europea  e  degli orientamenti della Corte di giustizia dell'Unione europea.    9. L'imposta sugli intrattenimenti non è dovuta per  le attività indicate nella tariffa  allegata  al  decreto  del  Presidente  della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, svolte dagli enti di cui al comma 1  del  presente  articolo occasionalmente  o  in  concomitanza  di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. L'esenzione spetta a condizione che dell'attività sia data comunicazione,  prima dell'inizio di ciascuna  manifestazione,  al  concessionario  di  cui all'articolo 17  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  26 ottobre 1972, n. 640.   10. Gli atti e i provvedimenti relativi agli enti di cui al comma 1 del presente articolo  sono  esenti  dalle  tasse  sulle  concessionigovernative di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  26ottobre 1972, n. 641.

Art. 83 Detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali

1. Dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche  si  detrae un  importo  pari  al  30  per  cento  degli  oneri   sostenuti   dal contribuente per le erogazioni liberali  in  denaro  o  in  natura  a favore  degli  enti  del  Terzo  settore  non  commerciali   di   cui all'articolo 79, comma 5,  per  un  importo  complessivo  in  ciascun periodo d'imposta non superiore a 30.000 euro. L'importo  di  cui  al precedente periodo e' elevato al 35 per cento degli  oneri  sostenuti dal contribuente, qualora  l'erogazione  liberale  in  denaro  sia  afavore  di  organizzazioni  di   volontariato.   La   detrazione è consentita, per le erogazioni liberali in denaro, a condizione che il versamento sia  eseguito tramite  banche  o  uffici  postali  ovvero mediante altri sistemi di pagamento  previsti  dall'articolo  23  del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.    2. Le liberalita' in denaro o in natura erogate a favore degli enti del Terzo  settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, da persone  fisiche,  enti  e  società  sono  deducibili  dal   reddito complessivo netto del soggetto erogatore nel limite del 10 per  cento del reddito complessivo  dichiarato.  Qualora  la  deduzione  sia  di ammontare superiore al reddito complessivo dichiarato,  diminuito  di tutte le deduzioni, l'eccedenza  puo'  essere  computata  in  aumento dell'importo deducibile  dal  reddito  complessivo  dei  periodi  di imposta successivi, ma non oltre il quarto, fino  a  concorrenza  del suo ammontare. Con apposito decreto del Ministro del lavoro  e  delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle finanze, sono individuate le tipologie dei beni in natura  che  danno diritto alla detrazione o alla deduzione d'imposta e sono stabiliti i criteri e le modalita' di valorizzazione delle liberalita' di cui  ai commi 1 e 2.   3. Le disposizioni di cui  al  presente  articolo  si  applicano  a condizione che l'ente dichiari la propria natura non  commerciale  ai sensi dell'articolo 79,  comma  5,  al  momento  dell'iscrizione  nel Registro unico di cui all'articolo 45. La perdita  della  natura  non commerciale  va  comunicata  dal  rappresentante   legale   dell'ente all'Ufficio del Registro unico  nazionale  del  Terzo  settore  della Regione o della Provincia autonoma in cui l'ente ha la  sede  legale, entro trenta giorni dalla chiusura del periodo d'imposta nel quale si è  verificata.  In  caso  di  mancato  tempestivo  invio  di   detta comunicazione, il legale rappresentante dell'ente è  punito  con  la sanzione amministrativa da 500 euro a 5.000 euro.   4. I soggetti che  effettuano  erogazioni  liberali  ai  sensi  del presente  articolo  non   possono   cumulare   la   deducibilità  o detraibilità con altra agevolazione fiscale  prevista  a  titolo  di deduzione o di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge a fronte delle medesime erogazioni.   5. Dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento dei contributi associativi per un importo superiore a 1.300 euro  versati dai soci alle società di mutuo soccorso che  operano  esclusivamente nei settori di cui all'articolo 1 della  legge  15  aprile  1886,  n. 3818, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie.   6. Le disposizioni del presente articolo si  applicano  anche  agli enti del  terzo  settore  di  cui  al  comma  1  dell'articolo  82  a condizione che le liberalità ricevute  siano  utilizzate  ai  sensi dell'articolo 8, comma 1.

Capo II
Disposizioni sulle organizzazioni di volontariato e sulle associazioni di promozione sociale                             
Art. 84            Regime fiscale delle organizzazioni di volontariato   


1. Non si considerano commerciali,  oltre  alle  attivita'  di  cuiall'articolo 79, commi 2 e 3, le seguenti attivita' effettuate  dalleorganizzazioni di volontariato e  svolte  senza  l'impiego  di  mezziorganizzati  professionalmente  per  fini  di  concorrenzialità sul mercato:     a) attività di vendita di  beni  acquisiti  da  terzi  a  titolo gratuito a fini di sovvenzione,  a  condizione  che  la  vendita  sia curata direttamente dall'organizzazione senza alcun intermediario;     b) cessione di beni prodotti  dagli  assistiti  e  dai  volontari semprechè  la  vendita  dei   prodotti   sia   curata   direttamente dall'organizzazione di volontariato senza alcun intermediario;     c)  attivita'  di  somministrazione  di  alimenti  e  bevande  in occasione  di  raduni,  manifestazioni,  celebrazioni  e   simili   a carattere occasionale.   2. I  redditi  degli  immobili  destinati  in  via  esclusiva  allo svolgimento   di   attivita'   non   commerciale   da   parte   delle organizzazioni di volontariato sono esenti dall'imposta  sul  reddito delle società.                         

      Art. 85          Regime fiscale delle associazioni di promozione sociale   
1.  Non  si  considerano  commerciali  le  attività svolte  dalle associazioni di promozione sociale in diretta attuazione degli  scopi istituzionali effettuate verso pagamento di  corrispettivi  specifici nei confronti dei propri associati e dei familiari  conviventi  degli stessi, ovvero degli associati di altre associazioni che svolgono  la medesima attività e che per legge, regolamento, atto  costitutivo  o statuto fanno parte di un'unica organizzazione  locale  o  nazionale, nonchè nei confronti di enti composti in  misura  non  inferiore  al settanta percento da enti del Terzo settore ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera m).   2. Non si considerano, altresi', commerciali, ai fini delle imposte sui redditi, le cessioni  anche  a  terzi  di  proprie  pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati e ai familiari conviventi degli stessi verso pagamento di corrispettivi specifici in attuazione degli scopi istituzionali.   3. In deroga a quanto  previsto  dai  commi  1  e  2  del  presente articolo si considerano comunque commerciali, ai fini  delle  imposte sui redditi, le cessioni di beni nuovi prodotti per  la  vendita,  le somministrazioni di pasti,  le  erogazioni  di  acqua,  gas,  energia elettrica e vapore,  le  prestazioni  alberghiere,  di  alloggio,  di trasporto e di deposito  e  le  prestazioni  di  servizi  portuali  e aeroportuali nonchè le prestazioni effettuate  nell'esercizio  delle seguenti attività:     a) gestione di spacci aziendali e di mense;     b) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici;     c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;     d) pubblicita' commerciale;     e) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari.   4. Per le associazioni di promozione  sociale  ricomprese  tra  gli enti di cui all'articolo 3, comma  6,  lettera  e),  della  legge  25 agosto  1991,  n.  287,  iscritte  nell'apposito  registro,  le   cui finalità  assistenziali   siano riconosciute    dal    Ministero dell'interno, non si considera in ogni  caso  commerciale,  anche  se effettuata a fronte del  pagamento  di  corrispettivi  specifici,  la somministrazione di alimenti o bevande effettuata presso le  sedi  in cui  viene  svolta  l'attività istituzionale  da  bar  e   esercizi similari, nonché l'organizzazione di viaggi e  soggiorni  turistici, sempre che vengano soddisfatte le seguenti condizioni:     a) tale attivita' sia strettamente complementare a quelle  svoltein diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata  neiconfronti degli associati e dei familiari conviventi degli stessi;     b) per lo svolgimento di tale attivita'  non  ci  si  avvalga  dialcuno  strumento  pubblicitario  o   comunque   di   diffusione   diinformazioni a soggetti terzi, diversi dagli associati.    5. Le  quote  e  i  contributi  corrisposti  alle  associazioni  di promozione sociale di cui al presente articolo  non  concorrono  alla formazione  della  base  imponibile,  ai  fini   dell'imposta   sugli intrattenimenti.   6. Non si considerano commerciali le attivita' di vendita  di  beni acquisiti da terzi  a  titolo  gratuito  a  fini  di  sovvenzione,  a condizione che la vendita sia curata direttamente dall'organizzazione senza alcun intermediario e  sia  svolta  senza  l'impiego  di  mezzi organizzati  professionalmente  per  fini  di  concorrenzialità sul mercato.   7. I  redditi  degli  immobili  destinati  in  via  esclusiva  allosvolgimento di attivita' non commerciale da parte delle  associazionidi promozione sociale sono  esenti  dall'imposta  sul  reddito  delle società.

Art. 86  

Regime  forfetario  per  le  attività commerciali  svolte dalle associazioni  di  promozione  sociale  e  dalle  organizzazioni di volontariato

1.  Le  organizzazioni  di  volontariato  e  le   associazioni   di promozione sociale possono applicare,  in  relazione  alle  attività commerciali svolte, il regime forfetario di cui al presente  articolo se  nel  periodo  d'imposta  precedente   hanno   percepito   ricavi, ragguagliati al periodo d'imposta, non superiori  a  130.000  euro  o alla diversa soglia che  dovesse  essere  autorizzata  dal  Consiglio dell'Unione europea in sede di rinnovo della decisione in scadenza al 31 dicembre 2019 o alla soglia che sarà eventualmente armonizzata in sede europea. Fino al sopraggiungere della predetta autorizzazione si applica  la  misura  speciale  di  deroga  rilasciata  dal  Consiglio dell'Unione  europea  ai  sensi  dell'articolo  395  della  direttiva 2006/112/CE.  

2.  Le  organizzazioni  di  volontariato  e  le   associazioni   di promozione  sociale   possono   avvalersi   del   regime   forfetario comunicando nella dichiarazione annuale  o,  nella  dichiarazione  di inizio di attività di cui all'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, di presumere la sussistenzadei requisiti di cui al comma 1 del presente articolo.

3. Le  organizzazioni  di  volontariato  che  applicano  il  regime forfetario determinano il reddito imponibile applicando all'ammontaredei ricavi percepiti nei limiti di cui al comma 1 un coefficiente  di redditività pari all'1 per  cento.  Le  associazioni  di  promozionesociale che applicano il regime  forfetario  determinano  il  reddito imponibile applicando all'ammontare dei ricavi percepiti  nei  limiti di cui al comma 1 un coefficiente  di  redditivita'  pari  al  3  percento.   4. Qualora sia esercitata l'opzione per il regime forfetario di cuiai commi precedenti si applica  il  comma  5  e  6  dell'articolo  80considerando quale reddito dal  quale  computare  in  diminuzione  leperdite quello determinato ai sensi del comma 3.   5. Fermo restando l'obbligo di conservare, ai  sensi  dell'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,  n. 600,  i  documenti  ricevuti  ed   emessi,   le   organizzazioni   di volontariato e le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario sono esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili. La  dichiarazione  dei  redditi  è presentata nei termini e con le modalidefiniti nel regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica  22  luglio  1998,  n. 322.   6.  Le  organizzazioni  di  volontariato  e  le   associazioni   di promozione sociale che applicano il regime forfetario non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte di cui al titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 29  settembre  1973,  n.  600;  tuttavia, nella dichiarazione dei redditi, i medesimi contribuenti indicano  il codice fiscale del percettore dei redditi per i  quali  all'atto  del pagamento degli stessi non e' stata operata la ritenuta e l'ammontare dei redditi stessi.   7. Ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, le  organizzazioni  di volontariato e le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario:     a) non esercitano la rivalsa dell'imposta di cui all'articolo  18 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633, per le operazioni nazionali;     b) applicano alle cessioni di  beni  intracomunitarie  l'articolo 41,  comma  2-bis,  del  decreto-legge  30  agosto  1993,   n.   331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;     c) applicano agli acquisti di beni intracomunitari l'articolo 38, comma 5, lettera c),  del  decreto-legge  30  agosto  1993,  n.  331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;     d) applicano alle prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti o rese ai  medesimi  gli  articoli  7-ter  e  seguenti  del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;     e)  applicano  alle  importazioni,  alle  esportazioni e alle operazioni ad esse assimilate le disposizioni di cui al  decreto  del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,  ferma  restando l'impossibilità di avvalersi  della  facolta'  di  acquistare  senza applicazione dell'imposta ai sensi dell'articolo 8, comma 1,  letterac), e comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre1972, n. 633.   Per le operazioni di cui al presente  comma  le  organizzazioni  di volontariato e le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfettario non hanno diritto alla detrazione dell'imposta sul valore aggiunto assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti ai  sensi degli articoli  19  e  seguenti  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.   8.  Salvo  quanto  disposto  dal  comma  9,  le  organizzazioni  di volontariato e le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario sono  esonerati  dal  versamento  dell'imposta  sul valore aggiunto e da tutti gli altri obblighi  previsti  dal  decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ad eccezione degli obblighi di numerazione e di  conservazione  delle  fatture  di acquisto  e  delle   bollette   doganali,   di   certificazione   dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti. Resta  fermo l'esonero dall'obbligo di certificazione di cui  all'articolo  2  del regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  21 dicembre 1996, n. 696 e successive modificazioni.   9.  Le  organizzazioni  di  volontariato  e  le   associazioni   di promozione  sociale  che  applicano  il  regime  forfetario,  per  le operazioni per le quali risultano debitori dell'imposta, emettono  la fattura o  la  integrano  con  l'indicazione  dell'aliquota  e  della relativa imposta e versano l'imposta entro  il  giorno  16  del  mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.   10.  Il  passaggio   dalle   regole   ordinarie   di   applicazione dell'imposta sul valore aggiunto al  regime  forfetario  comporta  la rettifica della detrazione di cui all'articolo 19-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre  1972,  n.  633,  da  operarsi nella dichiarazione dell'ultimo  periodo  d'imposta  di  applicazione delle regole ordinarie. In caso di passaggio, anche per opzione,  dal regime  forfetario  alle  regole  ordinarie è operata   un'analoga rettifica della detrazione  nella  dichiarazione  del  primo  periodo d'imposta di applicazione delle regole ordinarie.   11. Nell'ultima liquidazione relativa al periodo d'imposta  in  cui è applicata  l'imposta  sul  valore  aggiunto è computata  anche l'imposta relativa alle operazioni, per le quali  non  si  è ancora verificata l'esigibilita',  di  cui  all'articolo  6,  comma  5,  del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre  1972,  n.  633  e all'articolo  32-bis  del  decreto-legge  22  giugno  2012,  n.   83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7  agosto  2012,  n.  134. Nella stessa liquidazione può essere  esercitato,  ai  sensi  degliarticoli 19 e  seguenti  del  citato  decreto  del  Presidente  dellaRepubblica n. 633 del 1972, il diritto alla  detrazione  dell'impostarelativa  alle  operazioni  di   acquisto   effettuate   in   vigenzadell'opzione di cui all'articolo 32-bis del citato  decreto-legge  n.83 del 2012, i cui corrispettivi non sono stati ancora pagati.   12. L'eccedenza detraibile emergente dalla dichiarazione presentatadalle organizzazioni di volontariato  e  associazioni  di  promozionesociale che  applicano  il  regime  forfetario,  relativa  all'ultimoperiodo d'imposta in cui l'imposta sul valore aggiunto  e'  applicatanei modi ordinari, puo' essere chiesta a rimborso ovvero puo'  essereutilizzata in compensazione ai sensi  dell'articolo  17  del  decretolegislativo 9 luglio 1997, n. 241.   13.  Le  organizzazioni  di  volontariato  e  le  associazioni   dipromozione sociale che applicano il regime forfetario possono  optareper l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto nei modi ordinaridi cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.633 e delle imposte sul reddito nei modi ordinari ovvero in quelli dicui all'articolo 80. L'opzione, valida per  almeno  un  triennio,  e'comunicata  con  la  prima  dichiarazione   annuale   da   presentaresuccessivamente alla scelta operata. Trascorso il periodo  minimo  dipermanenza nel regime ordinario, l'opzione resta valida  per  ciascunperiodo d'imposta successivo,  fino  a  quando  permane  la  concretaapplicazione della scelta operata.   14. Il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire  dalperiodo d'imposta successivo a quello in cui viene meno taluna  dellecondizioni di cui al comma 1.   15. Nel caso di passaggio  da  un  periodo  d'imposta  soggetto  alregime forfetario a un periodo d'imposta soggetto al regime ordinarioovvero a quello di cui all'articolo 80, al fine di  evitare  salti  oduplicazioni di imposizione, i ricavi che, in base  alle  regole  delregime forfetario, hanno gia'  concorso  a  formare  il  reddito  nonassumono  rilevanza  nella  determinazione  del  reddito  degli  annisuccessivi ancorche' di  competenza  di  tali  periodi;  viceversa  iricavi che, ancorche' di competenza del periodo in cui il reddito  e'stato determinato in base alle  regole  del  regime  forfetario,  nonhanno concorso a formare il reddito imponibile del  periodo  assumonorilevanza nei periodi di imposta successivi nel corso  dei  quali  siverificano   i   presupposti   previsti   dal   regime    forfetario.Corrispondenti  criteri  si  applicano  per  l'ipotesi   inversa   dipassaggio dal regime ordinario ovvero da quello di  cui  all'articolo80 a quello forfetario. Nel  caso  di  passaggio  da  un  periodo  diimposta soggetto  al  regime  forfetario  a  un  periodo  di  impostasoggetto a un diverso  regime,  i  costi  sostenuti  nel  periodo  diapplicazione del  regime  forfetario  non  assumono  rilevanza  nelladeterminazione  del  reddito  degli  anni  successivi.  Nel  caso  dicessione, successivamente all'uscita dal regime forfetario,  di  benistrumentali acquisiti in esercizi precedenti a quello da cui  decorreil regime forfetario, ai fini del calcolo dell'eventuale  plusvalenzao minusvalenza determinata, rispettivamente, ai sensi degli  articoli86 e 101 del testo unico delle imposte  sui  redditi,  approvato  condecreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,  siassume come  costo  non  ammortizzato  quello  risultante  alla  finedell'esercizio precedente a quello dal quale decorre il regime. Se lacessione concerne beni strumentali acquisiti  nel  corso  del  regimeforfetario, si assume come costo  non  ammortizzabile  il  prezzo  diacquisto.   16.  Le  organizzazioni  di  volontariato  e  le  associazioni   dipromozione sociale che applicano il regime  forfetario  sono  esclusedall'applicazione degli studi di settore di cui  all'articolo  62-bisdel  decreto-legge  30  agosto  1993,   n.   331,   convertito,   conmodificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 e dei parametri dicui all'articolo 3, comma 184, della legge 28 dicembre 1995, n.  549,nonche' degli indici sistematici di affidabilita' di cui all'articolo7-bis del decreto-legge 22 ottobre  2016,  n.  193,  convertito,  conmodificazioni dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225.

Capo III

Delle scritture contabili 

Art. 87 Tenuta e conservazione delle scritture contabili  degli Enti del terzo settore

1. Gli enti del Terzo settore non commerciali di  cui  all'articolo79,  comma  5,  che  non  applicano  il  regime  forfetario  di   cuiall'articolo 86, a pena di decadenza dai benefici  fiscali  per  esseprevisti, devono:    
a) in relazione all'attivita' complessivamente  svolta,  redigerescritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere concompiutezza e analiticita' le operazioni  poste  in  essere  in  ogniperiodo  di  gestione,  e  rappresentare  adeguatamente  in  appositodocumento, da redigere entro sei mesi dalla  chiusura  dell'esercizioannuale,  la  situazione  patrimoniale,   economica   e   finanziariadell'ente, distinguendo  le  attivita'  indicate  all'articolo  6  daquelle di cui all'articolo 5, con obbligo  di  conservare  le  stessescritture e la relativa documentazione per un periodo  non  inferiorequello indicato dall'articolo 22 del  decreto  del  Presidente  dellaRepubblica 29 settembre 1973, n. 600;     b) in relazione alle attivita' svolte con modalita'  commerciali,di cui agli articoli 5 e 6, tenere le  scritture  contabili  previstedalle disposizioni di cui all'articolo 18 del decreto del  Presidentedella Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche  al  di  fuori  deilimiti quantitativi previsti al comma 1 del medesimo articolo.   2. Gli obblighi di cui al  comma  1,  lettera  a),  si  consideranoassolti anche qualora la contabilita' consti del libro giornale e dellibro degli inventari, tenuti in conformita' alle disposizioni di cuiagli articoli 2216 e 2217 del codice civile.   3. I soggetti di cui al comma 1 che nell'esercizio delle  attivita'di cui agli articoli 5 e 6 non abbiano conseguito in un anno proventidi ammontare superiore  a  50.000  euro  possono  tenere  per  l'annosuccessivo, in luogo delle  scritture  contabili  previste  al  primocomma, lettera  a),  il  rendiconto  economico  e  finanziario  delleentrate e delle spese complessive di cui all'articolo 13, comma 2.
4. In relazione all'attivita' commerciale esercitata, gli enti  delTerzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5,  hannol'obbligo di tenere la contabilita' separata.   5. Fatta salva l'applicazione dell'articolo 86, commi 5  e  8  ,  efermi restando gli obblighi previsti dal titolo secondo  del  decretodel Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, gli enti del Terzo settore non  commerciali  di  cui  all'articolo  79,  comma  5,limitatamente alle attivita' non commerciali di cui agli articoli 5 e6, non sono soggetti all'obbligo di certificazione dei  corrispettivimediante ricevuta o scontrino fiscale.
6. Gli enti del Terzo settore non commerciali di  cui  all'articolo79, comma 5,  che  effettuano  raccolte  pubbliche  di  fondi  devonoinserire all'interno del rendiconto o del bilancio redatto  ai  sensidell'articolo 13, entro quattro mesi dalla  chiusura  dell'esercizio, un rendiconto specifico redatto ai sensi del  comma  3  dell'articolo 48, tenuto e conservato ai sensi dell'articolo  22  del  decreto  delPresidente della Repubblica 29 settembre  1973,  n.  600,  dal  quale devono risultare, anche a mezzo di  una  relazione  illustrativa,  in  modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a  ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione di cui all'articolo 79, comma 4, lettera a). Il presente  comma  si  applica anche ai soggetti che si  avvalgono  del  regime  forfetario  di  cui all'articolo 86.
7. Entro tre mesi dal momento in cui si verificano i presupposti dicui all'articolo 79, comma 5, ai fini della qualificazione  dell'entedel Terzo settore come ente commerciale, tutti i beni  facenti  partedel  patrimonio  dovranno  essere  compresi  nell'inventario  di  cuiall'articolo 15  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29settembre 1973, n. 600, con l'obbligo per il predetto ente di  tenerele scritture contabili di cui agli articoli 14, 15, 16  del  medesimodecreto  del  Presidente  della  Repubblica  n.  600  del  1973.   Leregistrazioni nelle scritture cronologiche delle operazioni  compresedall'inizio del periodo di imposta al momento in cui si verificano  ipresupposti che determinano  il  mutamento  della  qualifica  di  cuiall'articolo 79, comma 5, devono  essere  eseguite,  in  deroga  alladisciplina ordinaria, entro tre mesi decorrenti dalla sussistenza deisuddetti presupposti.

Capo IV

Delle disposizioni transitorie e finali

Art. 88 «De minimis»

1.  Le  agevolazioni  di  cui  all'articolo  82,  commi  7  e  8  eall'articolo 85, commi 2 e 4, sono concesse ai sensi e nei limiti delregolamento (UE) n. 1407/2013  della  Commissione,  del  18  dicembre2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattatosul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti «de minimis», e  delregolamento (UE) n. 1408/2013  della  Commissione,  del  18  dicembre2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattatosul funzionamento dell'Unione europea agli  aiuti  «de  minimis»  nelsettore agricolo.                               
Art. 89  Coordinamento normativo

1. Agli enti del Terzo settore di cui all'articolo 79, comma 1, nonsi applicano le seguenti disposizioni:     a) l'articolo 143, comma 3, l'articolo 144, commi 2, 5 e 6 e  gliarticoli 148 e  149  del  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre1986, n. 917;     b) l'articolo 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31  ottobre1990, n. 346 e gli articoli 1, comma 2 e  10,  comma  3  del  decretolegislativo 31 ottobre 1990, n. 347;     c) la legge 16 dicembre 1991, n. 398.   2. Le norme di cui al comma 1, lettera b) continuano ad  applicarsiai trasferimenti a titolo gratuito, non relativi  alle  attivita'  dicui  all'articolo  5,  eseguiti  a  favore  dei   soggetti   di   cuiall'articolo 4, comma 3, iscritti nel Registro  unico  nazionale  delTerzo Settore.   3. L'articolo 145  del  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre1986, n. 917, si applica ai soggetti di cui all'articolo 4, comma  2, nonchè a quelli di  cui  all'articolo  4,  comma  3,  che  non  sono iscritti nel Registro unico nazionale del terzo settore. Ai  soggetti di cui all'articolo 4, comma 3, iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore l'articolo 145 del testo unico  delle  imposte  sui redditi, approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  22 dicembre 1986,  n.  917,  si  applica  limitatamente  alle  attività diverse da quelle elencate all'articolo 5.   4. All'articolo 148, comma 3, del testo  unico  delle  imposte  suiredditi, approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  22dicembre 1986, n. 917  le  parole  «Per  le  associazioni  politiche,sindacali  e  di  categoria,  religiose,  assistenziali,   culturali,sportive dilettantistiche, di  promozione  sociale  e  di  formazioneextra-scolastica della persona non si considerano  commerciali»  sonosostituite dalle seguenti: «Per le associazioni politiche,  sindacalie  di  categoria,  religiose,  sportive   dilettantistiche   non   siconsiderano commerciali».   5. All'articolo 6, del decreto del Presidente della  Repubblica  29settembre 1973, n. 601, e' aggiunto, in fine, il seguente comma:  «Lariduzione non si  applica  agli  enti  iscritti  nel  Registro  Uniconazionale del terzo settore. Ai soggetti di cui all'articolo 4, comma3, codice del Terzo settore di cui all'articolo 1, comma  2,  letterab), della legge 6 giugno 2016, n. 106, iscritti  nel  Registro  uniconazionale del Terzo settore, la riduzione  si  applica  limitatamente alle attivita' diverse da quelle elencate all'articolo 5 del medesimo decreto legislativo».   6. All'articolo 52, comma  1,  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica  26  ottobre  1972,  n.  633,  le  parole:   «al   decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460» sono sostituite dalle  seguenti:«al codice del Terzo settore di cui all'articolo 1, comma 2,  lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106».   7. Si intendono  riferite  agli  enti  non  commerciali  del  Terzo settore di cui all'articolo 82, comma 1,  le  disposizioni  normative vigenti riferite alle ONLUS in quanto compatibili con le disposizioni del presente decreto. Al decreto del Presidente della  Repubblica  26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni:     a) all'articolo 3, terzo comma, primo periodo, le parole «di enti e  associazioni  che  senza  scopo  di  lucro  perseguono   finalità educative,  culturali,  sportive,  religiose  e   di   assistenza   e solidarietà sociale, nonche' delle organizzazioni non  lucrative  di utilità sociale (ONLUS)» sono sostituite dalle  seguenti:  «di  enti del Terzo settore di natura non commerciale»;     b) all'articolo 10, primo  comma,  ai  numeri  15),  19),  20)  e 27-ter), la parola «ONLUS» e' sostituita dalle  seguenti:  «enti  del Terzo settore di natura non commerciale»   8. All'articolo 1, comma 3, della legge 22 giugno 2016, n. 112,  leparole: «organizzazioni non lucrative  di  utilita'  sociale  di  cuiall'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n.460,   riconosciute   come   persone    giuridiche,    che    operanoprevalentemente nel settore della beneficenza  di  cui  al  comma  1,lettera a), numero 3), dell'articolo 10  del  decreto  legislativo  4dicembre 1997, n. 460, anche ai sensi del comma  2-bis  dello  stessoarticolo» sono sostituite dalle seguenti: «enti del Terzo settore noncommerciali,  che   operano   prevalentemente   nel   settore   dellabeneficenza di cui all'articolo 5, comma 1, lettera u)».   9. All'articolo 32, comma 7, della legge 11 agosto 2014 n.  125  e'aggiunto  in  fine  il  seguente  periodo:  «Le  Organizzazioni   non governative di cui al presente comma sono iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore».   10. All'articolo 6, comma 9, della legge 22 giugno 2016, n. 112  leparole  «le  agevolazioni  di  cui  all'articolo  14,  comma  1,  deldecreto-legge 14 marzo 2005, n. 35,  convertito,  con  modificazioni,dalla legge 14 maggio 2005, n. 80,  e  i  limiti  ivi  indicati  sonoelevati, rispettivamente, al 20 per  cento  del  reddito  complessivodichiarato e a 100.000 euro»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «leagevolazioni previste per le organizzazioni di volontariato ai  sensidell'articolo 83, commi 1 e 2, del codice del Terzo  settore  di  cuiall'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6  giugno  2016,  n.106».   11. Ai soggetti che effettuano erogazioni liberali  agli  enti  delTerzo settore non  commerciali  di  cui  all'articolo  79,  comma  5,nonche' alle cooperative sociali, non si applicano, per  le  medesimeerogazioni liberali, le disposizioni di cui  all'articolo  15,  comma1.1. e all'articolo 100, comma 2, lettera h), del testo  unico  delleimposte sui  redditi  approvato  con  decreto  del  Presidente  dellaRepubblica 22 dicembre 1986, n. 917.   12.  La  deducibilita'  dal  reddito  imponibile  delle  erogazioniliberali prevista dall'articolo 10, comma 1, lettera  g),  del  testounico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidentedella Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e' consentita a condizioneche per le medesime erogazioni il soggetto  erogante  non  usufruiscadelle detrazioni d'imposta di cui all'articolo  15,  comma  1.1,  delmedesimo testo unico.   13.  La  deducibilita'  dal  reddito  imponibile  delle  erogazioniliberali previste dall'articolo 100, comma 2, lettere a)  e  b),  deltesto unico delle imposte sui  redditi,  approvato  con  decreto  delPresidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è consentita acondizione che  per  le  medesime  erogazioni  liberali  il  soggetto erogante non usufruisca delle deduzioni previste dalla lettera h) del medesimo articolo 100, comma 2.    14.  La  deducibilita'  dal  reddito  imponibile  delle  erogazioniliberali previste all'articolo 153, comma 6, lettere  a)  e  b),  deltesto unico delle imposte sui  redditi,  approvato  con  decreto  delPresidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e' consentita acondizione che  per  le  medesime  erogazioni  liberali  il  soggettoerogante non usufruisca delle detrazioni d'imposta previste dal comma3 del medesimo articolo 153.   15. Alle Fondazioni lirico-sinfoniche di cui al decreto legislativo29 giugno 1996, n. 367 e di cui alla legge 11 novembre 2003, n.  310,e successive modificazioni, iscritte nel Registro unico nazionale delTerzo settore, non si applica l'articolo 25,  comma  5  del  suddettodecreto legislativo.   16.  Alle  associazioni   che   operano   o   che   partecipano   amanifestazioni  di  particolare  interesse   storico,   artistico   eculturale, legate agli usi ed alle tradizioni delle comunita' locali,iscritte nel Registro unico  nazionale  del  Terzo  settore,  non  siapplica l'articolo 1, commi 185, 186 e 187 della  legge  27  dicembre2006, n. 296.   17. In attuazione dell'articolo  115  del  decreto  legislativo  22gennaio 2004,  n.  42,  il  Ministero  dei  beni  e  delle  attivita'culturali e del turismo, le regioni, gli enti locali e gli altri entipubblici possono attivare forme speciali di partenariato con enti delTerzo settore che svolgono  le  attivita'  indicate  all'articolo  5,comma 1, lettere f), i), k) o z), individuati attraverso le proceduresemplificate  di  cui  all'articolo  151,  comma   3,   del   decretolegislativo 18 aprile  2016,  n.  50,  dirette  alla  prestazione  diattivita'  di  valorizzazione   di   beni   culturali   immobili   diappartenenza pubblica.   18. Le attivita' indicate all'articolo 79, comma 4, lett. a), fermorestando il regime di esclusione dall'imposta  sul  valore  aggiunto,sono esenti da ogni altro tributo.   19. Alla legge 19 agosto 2016, n. 166, sono apportate  le  seguentimodificazioni:     a) all'articolo 2, comma 1, lettera b), le parole «i soggetti  dicui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n.  460»sono sostituite dalle seguenti:  «gli  enti  del  Terzo  settore  noncommerciali di cui all'articolo 79, comma 5,  del  codice  del  Terzosettore di cui all'articolo 1, comma 2, lettera  b),  della  legge  6giugno 2016, n. 106»;     b) all'articolo 16, comma 5, lettera  a),  numero  2,  le  parole«agli enti pubblici, alle ONLUS e agli enti privati costituiti per ilperseguimento,  senza  scopo  di  lucro,  di  finalita'   civiche   esolidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarieta' ein coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono erealizzano  attivita'  d'interesse   generale   anche   mediante   laproduzione e lo scambio di beni e servizi di utilita' sociale nonche'attraverso forme di mutualita'» sono sostituite dalle  seguenti:  «aisoggetti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della  legge  19agosto 2016, n. 166.   20. All'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica  29luglio  1982  n.  571,  comma  6,  le  parole  «i  soggetti  di   cuiall'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460» sonosostituite  dalle  seguenti:  «gli  enti  del   Terzo   settore   noncommerciali di cui all'articolo 79, comma 5,  del  codice  del  Terzosettore di cui all'articolo 1, comma 2, lettera  b),  della  legge  6giugno 2016, n. 106».
21. All'articolo 1, comma 236, della legge 27 dicembre 2013, n. 147le parole «i soggetti di cui all'articolo 10 del decreto  legislativo4 dicembre 1997, n. 460» sono sostituite dalle  seguenti:  «gli  entidel Terzo settore non commerciali di cui all'articolo  79,  comma  5,del codice del Terzo settore di cui all'articolo 1, comma 2,  letterab), della legge 6 giugno 2016, n. 106».   22. All'articolo 1, comma 1 della legge 25 giugno 2003, n.  155  leparole «i soggetti di cui all'articolo 10 del decreto  legislativo  4dicembre 1997, n. 460» sono sostituite dalle seguenti: «gli enti  delTerzo settore non commerciali di cui all'articolo 79,  comma  5,  delcodice del Terzo settore di cui all'articolo 1, comma 2, lettera  b),della legge 6 giugno 2016, n. 106».   23. All'articolo 157,  comma  1-bis,  del  decreto  legislativo  24aprile 2006, n. 219, sono apportate le seguenti modifiche: a) le parole «organizzazioni non lucrative  di  utilita'  sociale(ONLUS)» sono sostituite dalle seguenti: «enti del Terzo settore  noncommerciali di cui all'articolo 79, comma 5,  del  codice  del  Terzosettore di cui all'articolo 1, comma 2, lettera  b),  della  legge  6giugno 2016, n. 106»;     b) le parole «Alle ONLUS» sono sostituite dalle  seguenti:  «Agli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79,  comma 5, del codice del Terzo settore  di  cui  all'articolo  1,  comma  2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106».

Titolo XI DEI CONTROLLI E DEL COORDINAMENTO 

Art. 90 Controlli e poteri sulle fondazioni del Terzo settore

1. I controlli e i poteri di cui agli articoli  25,  26  e  28  del codice civile sono esercitati  sulle  fondazioni  del  Terzo  settore dall'Ufficio del Registro unico nazionale del Terzo settore.                            

    Art. 91  Sanzioni a carico dei rappresentanti legali  e dei componenti degli organi amministrativi   

1. In caso di distribuzione, anche indiretta, di utili e avanzi  di gestione, fondi e riserve comunque  denominate  a  un  fondatore,  un associato, un lavoratore o  un  collaboratore,  un  amministratore  o altro componente di un organo associativo dell'ente, anche  nel  caso di recesso o di ogni altra ipotesi di  scioglimento  individuale  del rapporto associativo, i rappresentanti legali e  i  componenti  degli organi amministrativi dell'ente del Terzo settore che hanno  commesso la violazione o che hanno concorso a commettere  la  violazione  sono soggetti alla sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000,00  euro  a20.000,00 euro.
2. In caso di devoluzione  del  patrimonio  residuo  effettuata  inassenza o in difformita' al parere dell'Ufficio  del  Registro  uniconazionale, i  rappresentanti  legali  e  i  componenti  degli  organiamministrativi degli enti del Terzo settore  che  hanno  commesso  laviolazione o che hanno  concorso  a  commettere  la  violazione  sonosoggetti alla sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00  euro  a5.000,00 euro.
3. Chiunque utilizzi illegittimamente  l'indicazione  di  ente  delTerzo  settore,  di  associazione  di   promozione   sociale   o   diorganizzazione di volontariato oppure i corrispondenti acronimi, ETS, APS e ODV, e' punito con la  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da 2.500,00 euro a 10.000,00 euro. La sanzione medesima è raddoppiata qualora l'illegittimo utilizzo sia finalizzato ad ottenere  da  terzi l'erogazione di denaro o di altre utilita'.   4. Le sanzioni di cui ai commi 1, 2  e  3  e  di  cui  al  comma  5dell'articolo  48  sono  irrogate  dall'Ufficio  del  Registro  uniconazionale del Terzo settore ai sensi dell'articolo 45.
5. Le somme dovute a  titolo  di  sanzioni  previste  dal  presentearticolo sono versate all'entrata del bilancio dello  Stato,  secondo modalità da definirsi con decreto del Ministro dell'economia e dellefinanze, di concerto con il Ministro del  lavoro  e  delle  politichesociali. 

Art. 92 Attività di monitoraggio, vigilanza e controllo

1. Al fine di garantire l'uniforme  applicazione  della  disciplinalegislativa, statutaria e regolamentare  applicabile  agli  Enti  delTerzo settore e l'esercizio dei relativi controlli, il Ministero  dellavoro e delle politiche sociali:     a) vigila sul sistema  di  registrazione  degli  enti  del  Terzosettore nel rispetto dei requisiti previsti  dal  presente  codice  emonitora lo svolgimento delle attivita'  degli  Uffici  del  Registrounico nazione del Terzo settore operanti a livello regionale;     b)  promuove  l'autocontrollo  degli  enti  del   Terzo   settoreautorizzandone l'esercizio da parte delle reti associative  nazionaliiscritte nell'apposita sezione del registro  unico  nazionale  e  deiCentri  di  servizio  per  il  volontariato  accreditati   ai   sensidell'articolo 61;     c) predispone e trasmette alle Camere, entro il 30 giugno di ognianno, una relazione sulle  attivita'  di  vigilanza,  monitoraggio  econtrollo svolte sugli enti del Terzo settore anche  sulla  base  deidati acquisiti attraverso le relazioni di cui all'articolo 95,  commi2 e 3, nonche' sullo stato del sistema di registrazione di  cui  allalettera b).   2.  Restano  fermi  i  poteri   delle   amministrazioni   pubblichecompetenti in ordine ai controlli, alle verifiche ed  alla  vigilanzafinalizzati ad  accertare  la  conformita'  delle  attivita'  di  cuiall'articolo  5  alle   norme   particolari   che   ne   disciplinanol'esercizio.                               

                                                   Art. 93  Controllo
1. I controlli sugli enti del Terzo  settore  sono  finalizzati  adaccertare:     a)  la  sussistenza  e  la  permanenza  dei  requisiti  necessariall'iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore;     b) il perseguimento delle finalita' civiche, solidaristiche o  diutilita' sociale;     c) l'adempimento  degli  obblighi  derivanti  dall'iscrizione  alRegistro unico nazionale del Terzo settore;     d) il diritto di avvalersi dei benefici anche fiscali e del 5 permille derivanti dall'iscrizione  nel  Registro  unico  nazionale  delTerzo settore;     e) il corretto impiego delle  risorse  pubbliche,  finanziarie  estrumentali, ad essi attribuite.   2. Alle imprese sociali  si  applicano  le  disposizioni  contenutenell'articolo 15 del  decreto  legislativo  recante  revisione  delladisciplina in materia di impresa  sociale,  di  cui  all'articolo  1,comma 2, lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106.
3.  L'ufficio  del  Registro  unico  nazionale  del  Terzo  settoreterritorialmente competente esercita le attivita' di controllo di cuialle lettere a), b) e c) del comma 1, nei confronti  degli  enti  delTerzo settore  aventi  sede  legale  sul  proprio  territorio,  ancheattraverso   accertamenti   documentali,   visite    ed    ispezioni,d'iniziativa, periodicamente o  in  tutti  i  casi  in  cui  venga  aconoscenza di atti o fatti  che  possano  integrare  violazioni  alledisposizioni del presente codice, anche con riferimento  ai  casi  dicui al comma 1, lettera b). In caso di enti che  dispongano  di  sedisecondarie in regioni diverse da quella della sede legale,  l'ufficiodel Registro unico nazionale del Terzo settore  competente  ai  sensidel primo periodo puo', ove necessario, attivare forme  di  reciprocacollaborazione e assistenza con  i  corrispondenti  uffici  di  altreregioni per l'effettuazione di controlli presso le sedi operative, learticolazioni territoriali e gli organismi affiliati  degli  enti  diterzo settore interessati.
4. Le amministrazioni pubbliche e gli enti territoriali che eroganorisorse  finanziarie  o  concedono  l'utilizzo  di  beni  immobili  ostrumentali di qualunque genere agli enti del Terzo  settore  per  losvolgimento  delle  attivita'  statutarie  di   interesse   generale,dispongono i controlli amministrativi e contabili di cui alla letterae) del comma 1 necessari a verificarne il corretto utilizzo da  partedei beneficiari.
5. Le reti associative di cui all'articolo  41,  comma  2  iscrittenell'apposita sezione del Registro unico nazionale del Terzo  settoree gli enti accreditati come Centri di servizio  per  il  volontariatoprevisti dall'articolo 61, appositamente  autorizzati  dal  Ministerodel lavoro e delle politiche sociali, possono svolgere  attivita'  dicontrollo ai sensi del comma 1, lettere a), b) e c) nei confronti deirispettivi aderenti.   6. Ai fini del rilascio dell'autorizzazione di cui al comma  5,  le reti  associative  nazionali  ed  i  Centri  di   servizio   per   il volontariato devono risultare in possesso  dei  requisiti  tecnici  e professionali stabiliti con il decreto di cui all'articolo  96,  tali da garantire un efficace espletamento delle attività di  controllo. L'autorizzazione  è   rilasciata   entro novanta    giorni    dallapresentazione dell'istanza e mantiene validita'  fino  alla  avvenutacancellazione  della  rete  associativa  dall'apposita  sezione   delRegistro unico nazionale del Terzo settore,  ai  sensi  dell'articolo41, o alla revoca dell'accreditamento del CSV, ai sensi dell'articolo66 o fino alla revoca della stessa autorizzazione di cui al comma  5, disposta in caso di accertata inidoneita' della  rete  associativa  odel Centro di servizio ad assolvere  efficacemente  le  attivita'  dicontrollo nei confronti dei  propri  aderenti.  Decorso  il  predettotermine di novanta giorni, l'autorizzazione si intende rilasciata.
7.  L'attività di  controllo  espletata  dalle  reti  associativenazionali e dai Centri di servizio per il volontariato autorizzati aisensi  del  presente  articolo  e'  sottoposta  alla  vigilanza   delMinistero del lavoro e delle politiche sociali.

Art. 94 Disposizioni in materia di controlli fiscali

1. Ai  fini  dell'applicazione  delle  disposizioni  del  titolo  Xl'Amministrazione finanziaria  esercita  autonomamente  attivita'  dicontrollo in merito al rispetto di quanto previsto dagli articoli  8,9, 13, 15, 23, 24 nonche' al possesso  dei  requisiti  richiesti  perfruire delle agevolazioni fiscali previste per  i  soggetti  iscrittinel Registro unico nazionale del Terzo settore  di  cui  all'articolo45, avvalendosi dei poteri istruttori previsti dagli articoli 32 e 33del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600e dagli articoli 51 e 52 del decreto del Presidente della  Repubblica26 ottobre 1972, n. 633 e, in presenza di violazioni,  disconosce  laspettanza  del  regime  fiscale  applicabile  all'ente   in   ragionedell'iscrizione nel  Registro  unico  nazionale  del  Terzo  settore.L'ufficio che procede alle attivita' di  controllo  ha  l'obbligo,  apena di nullita' del  relativo  atto  di  accertamento,  di  invitarel'ente a comparire per fornire  dati  e  notizie  rilevanti  ai  finidell'accertamento. L'ufficio del Registro unico nazionale  del  Terzosettore  trasmette  all'Amministrazione  finanziaria  gli  esiti  deicontrolli  di  competenza,  ai  fini  dell'eventuale  assunzione  deiconseguenti provvedimenti.
2.  L'Amministrazione  finanziaria,  a  seguito  dell'attivita'  dicontrollo, trasmette all'ufficio del  Registro  unico  nazionale  delTerzo settore ogni elemento utile ai fini della valutazione in meritoall'eventuale cancellazione dal Registro unico di cui all'articolo 45ove ne ricorrano i presupposti.
3. Resta fermo il  controllo  eseguito  dall'ufficio  del  RegistroUnico  nazionale  del  Terzo   settore   ai   fini   dell'iscrizione,aggiornamento e cancellazione degli enti nel Registro medesimo.
4. Agli enti del Terzo settore non si applicano le disposizioni  dicui all'articolo 30  del  decreto-legge  29  novembre  2008  n.  185,convertito, con modificazioni dalla legge 28 gennaio  2009,  n.  2  ecomunque tali enti non sono tenuti alla  presentazione  dell'appositomodello di cui al comma 1 del medesimo articolo 30.                               

Art. 95 Vigilanza

1. La funzione di vigilanza, esercitata dal Ministero del lavoro  edelle politiche sociali, e' finalizzata a verificare il funzionamentodel sistema di registrazione degli  enti  del  Terzo  settore  e  delsistema dei controlli al fine di assicurare principi  di  uniformità tra i registri regionali all'interno del Registro unico  nazionale  e una  corretta  osservanza  della  disciplina  prevista  nel  presente codice.
2. A tal fine, entro il 15 marzo di  ogni  anno  le  Regioni  e  leProvince  autonome  trasmettono  al  Ministero  del  lavoro  e  dellepolitiche sociali una relazione sulle attivita' di  iscrizione  deglienti al Registro unico nazionale del Terzo  settore  e  di  revisioneperiodica  con  riferimento  ai   procedimenti   conclusi   nell'annoprecedente e sulle criticita' emerse, nonche' sui controlli  eseguitinel medesimo periodo e i relativi esiti.   3. L'Organismo  nazionale  di  controllo  di  cui  all'articolo  64trasmette al Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  larelazione annuale sulla propria attivita' e sull'attivita' e lo statodei Centri di servizio per il volontariato entro il termine  previstonel medesimo articolo.
4.  Il  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali   puo'effettuare verifiche, anche in  loco  avvalendosi  degli  Ispettoratiterritoriali del lavoro, o a campione, sulle operazioni effettuate  esulle attivita' svolte dagli enti autorizzati al controllo, ai  sensidell'articolo 80  93,  dirette  al  soddisfacimento  delle  finalita'accertative espresse nel comma 1.
5. La vigilanza sugli enti di cui all'articolo 1, comma 1,  letteraa), della legge 19 novembre 1987, n. 476 e' esercitata dal  Ministerodel lavoro e delle politiche sociali. Negli organi  di  controllo  ditali enti deve essere assicurata la  presenza  di  un  rappresentantedell'Amministrazione vigilante.  Gli  enti  medesimi  trasmettono  alMinistero del lavoro e delle politiche sociali  il  bilancio  di  cuiall'articolo  13  entro  dieci  giorni  dalla  sua  approvazione.  AlMinistero del lavoro e delle politiche  sociali  sono  trasferite  lecompetenze  relative  alla  ripartizione  dei   contributi   di   cuiall'articolo 2, comma 466, della legge 24 dicembre  2007,  n.  244  esuccessive modificazioni.       

Art. 96 Disposizioni di attuazione

1. Ai sensi dell'articolo 7, comma 4, della legge 6 giugno 2016, n.106, con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,sentito  il  Ministro  dell'interno  e  previa  intesa  in  sede   di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  Regioni  e  leProvince autonome di Trento e Bolzano,  sono  definiti  le  forme,  icontenuti, i termini e le modalità per l'esercizio delle funzioni divigilanza, controllo e monitoraggio, le modalita' di raccordo con  lealtre  Amministrazioni  interessate  e  gli  schemi  delle  relazioniannuali. Con il medesimo decreto sono altresi' individuati i criteri,i requisiti e le procedure per l'autorizzazione  all'esercizio  delleattivita' di controllo da parte delle reti  associative  nazionali  edei Centri di servizio per il volontariato, le forme di vigilanza  daparte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali sui soggettiautorizzati,  nonche'  i  criteri,  che  tengano  anche  conto  delledimensioni degli enti da controllare e delle attivita'  da  porre  inessere, per l'attribuzione ai soggetti autorizzati  ad  effettuare  icontrolli  ai  sensi  dell'articolo  93,   delle   relative   risorsefinanziarie, entro il limite massimo di 5 milioni di  euro  annui,  adecorrere dall'anno 2019.

Art. 97 Coordinamento delle politiche di governo

1. E' istituita, presso la Presidenza del Consiglio  dei  ministri,una Cabina di regia con il compito di coordinare, in raccordo  con  iministeri  competenti,  le  politiche  di  governo  e  le  azioni  dipromozione e di  indirizzo  delle  attivita'  degli  enti  del  Terzosettore.   2. Ai fini di cui al comma 1, la Cabina di regia:     a)  coordina  l'attuazione  del  presente  codice  al   fine   diassicurarne  la  tempestività,  l'efficacia   e   la   coerenza   edesprimendo, là dove prescritto, il proprio orientamento in ordine airelativi decreti e linee guida;     b) promuove le  attivita'  di  raccordo  con  le  amministrazionipubbliche interessate, nonche' la definizione di accordi,  protocollidi intesa o  convenzioni,  anche  con  enti  privati,  finalizzati  avalorizzare l'attività degli enti del Terzo settore e  a  sviluppareazioni di sistema;     c) monitora lo stato di attuazione del presente codice  anche  alfine di segnalare eventuali soluzioni correttive e di miglioramento.   3. La composizione e le modalità di funzionamento della Cabina  diregia sono stabilite con decreto del  Presidente  del  Consiglio  deiministri, da adottare, di concerto con il Ministro del lavoro e dellepolitiche sociali, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore delpresente  codice,  assicurando  la  presenza  di  rappresentanti  delsistema degli enti territoriali. La  partecipazione  alla  Cabina  diregia è gratuita e non dà diritto  alla  corresponsione  di  alcuncompenso,  indennita',   emolumento   o   rimborso   spese   comunquedenominato.
4. All'attuazione del presente articolo si provvede con le  risorseumane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente esenza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Titolo XII DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI 

Art. 98 Modifiche al codice civile

1. Dopo l'articolo 42 del codice civile, è inserito il seguente:   «Art. 42-bis (Trasformazione, fusione e scissione).  -  Se  non  e'espressamente escluso  dall'atto  costitutivo  o  dallo  statuto,  leassociazioni riconosciute e non riconosciute e le fondazioni  di  cuial presente titolo possono operare reciproche trasformazioni, fusionio scissioni.   La trasformazione produce gli effetti  di  cui  all'articolo  2498.L'organo di amministrazione deve predisporre una  relazione  relativaalla situazione  patrimoniale  dell'ente  in  via  di  trasformazionecontenente  l'elenco  dei  creditori,  aggiornata  a  non   piu'   dicentoventi giorni precedenti la delibera di  trasformazione,  nonche'la relazione di  cui  all'articolo  2500-sexies,  secondo  comma.  Siapplicano  inoltre  gli  articoli  2499,  2500,  2500-bis,  2500-ter,secondo comma, 2500-quinquies e 2500-nonies, in quanto compatibili.   Alle fusioni e alle scissioni  si  applicano,  rispettivamente,  ledisposizioni di cui alle sezioni II e III del capo X, titolo V, libroV, in quanto compatibili.   Gli  atti  relativi  alle  trasformazioni,  alle  fusioni  e   allescissioni per i quali il libro V prevede  l'iscrizione  nel  Registrodelle imprese sono iscritti nel  Registro  delle  Persone  Giuridicheovvero, nel caso di  enti  del  Terzo  settore,  nel  Registro  uniconazionale del Terzo settore.».

Art. 99 Modifiche normative

1. Al decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178 sono  apportatele seguenti modificazioni:     a) all'articolo 1, comma 1, le parole: «nei registri regionali  eprovinciali delle associazioni di promozione sociale, applicandosi adessa, per quanto non diversamente disposto dal presente  decreto,  lalegge 7 dicembre 2000, n. 383» sono sostituite dalle seguenti: «nellasezione organizzazioni di volontariato del registro  unico  nazionaledel Terzo settore, applicandosi ad essa, per quanto non  diversamentedisposto dal presente decreto, il codice del  Terzo  settore  di  cuiall'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6  giugno  2016,  n.106»;     b) all'articolo 1, comma 6, le parole: «L'utilizzazione da  partedella Associazione delle risorse  disponibili  a  livello  nazionale,regionale e locale per  le  Associazioni  di  promozione  sociale  e'condizionata all'emanazione di un decreto del Ministro della  salute,di concerto con il Ministro del lavoro  e  delle  politiche  sociali,sentita la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  leprovince autonome di Trento e Bolzano, con il quale e'  stabilita  lamisura massima della medesima utilizzazione» sono soppresse;     c) all'articolo 1-bis, le parole: «nei registri provinciali delleassociazioni di promozione sociale, applicandosi ad essi, per  quantonon diversamente disposto dal presente decreto, la legge  7  dicembre2000,  n.  383»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «nella   sezioneorganizzazioni di volontariato del registro unico nazionale del Terzosettore, applicandosi ad essi, per quanto non  diversamente  dispostodal presente decreto, il codice del Terzo settore di cui all'articolo1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106».   2. All'articolo 26, comma 2, della legge 11 agosto 2014 n.  125  leparole «Organizzazioni non lucrative  di  utilita'  sociale  (ONLUS)»sono sostituite dalle seguenti «enti  del  Terzo  settore  (ETS)  noncommerciali di cui all'articolo 79, comma 5,  del  codice  del  Terzosettore di cui all'articolo 1, comma 2, lettera  b),  della  legge  6giugno 2016, n. 106».   3. Fino all'abrogazione di cui all'articolo 102, comma  2,  letterah), all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n.  35dopo le parole: «Le liberalita' in denaro  o  in  natura  erogate  dapersone fisiche o da enti  soggetti  all'imposta  sul  reddito  dellesocieta'» sono soppresse le seguenti «in favore di organizzazioni nonlucrative di utilita' sociale di cui all'articolo 10, commi 1, 8 e 9, del decreto legislativo 4  dicembre  1997,  n.  460,  nonche'  quelleerogate in favore di associazioni di promozione sociale iscritte  nelregistro nazionale previsto dall'articolo 7, commi 1 e 2, della legge7 dicembre 2000, n. 383».                      

Art. 100 Clausola di salvaguardia per le Province autonome

1. Le disposizioni del  presente  decreto  sono  applicabili  nelleregioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento  e  diBolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative  normedi attuazione, anche con riferimento  alla  legge  costituzionale  18ottobre 2001, n. 3.
2.  Tenendo  conto   della   tutela   delle   minoranze,   prevista dall'articolo 6 della Costituzione e dallo Statuto di  Autonomia,  la Provincia autonoma di Bolzano disciplina l'istituzione  e  la  tenuta del registro unico del Terzo settore e l'utilizzo degli  acronimi  di cui  al  presente  codice,  nonche'   le   funzioni   di   vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico di cui al presente codice del terzo settore, nel rispetto dei principi previsti dagli articoli 99  e  100 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica  31 agosto 1972, n. 670.                              

                              Art. 101 Norme transitorie e di attuazione

1. Ogni riferimento nel presente decreto al Consiglio nazionale delTerzo settore diviene efficace dalla data di adozione del decreto  di nomina dei suoi componenti ai sensi dell'articolo 59, comma  3.  Ogniriferimento nel presente decreto  al  Registro  unico  nazionale  del Terzo settore  diviene  efficace  dalla  sua  operativita'  ai  sensidell'articolo 53, comma 2.   2. Fino all'operativita' del Registro  unico  nazionale  del  Terzosettore, continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini  e  pergli effetti derivanti dall'iscrizione degli enti nei Registri  Onlus,Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale  eImprese sociali  che  si  adeguano  alle  disposizioni  del  presentedecreto entro diciotto mesi dalla data della sua entrata  in  vigore.Entro il medesimo termine, esse possono modificare i  propri  statuticon le modalita' e  le  maggioranze  previste  per  le  deliberazionidell'assemblea ordinaria.   3. Il requisito dell'iscrizione al  Registro  unico  nazionale  delTerzo   settore   previsto   dal   presente   decreto,   nelle   moredell'istituzione del Registro medesimo,  si  intende  soddisfatto  daparte  delle  reti  associative  e  degli  enti  del  Terzo   settoreattraverso  la  loro  iscrizione  ad  uno  dei  registri  attualmenteprevisti dalle normative di settore.   4. Le reti associative, ove necessario, integrano,  entro  diciottomesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il propriostatuto secondo le  previsioni  di  cui  all'articolo  41,  comma  1,lettera b) e comma 2, pena l'automatica  cancellazione  dal  relativoregistro.   5. I comitati di gestione di  cui  all'articolo  2,  comma  2,  deldecreto del Ministro del tesoro  8  ottobre  1997,  pubblicato  nellaGazzetta Ufficiale n. 241 del 15 ottobre  1997,  sono  sciolti  dalladata di costituzione dei relativi OTC, e il loro  patrimonio  residuoe'  devoluto  entro  novanta  giorni  dallo  scioglimento   al   FUN,nell'ambito  del  quale  conserva  la  sua  precedente   destinazioneterritoriale.  I  loro  presidenti  ne  diventano  automaticamente  iliquidatori.  Al  FUN  devono  inoltre  essere  versate  dalle   FOB,conservando la  loro  destinazione  territoriale,  tutte  le  risorsematurate, ma non ancora versate, in favore dei fondi speciali di  cuiall'articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266.   6. In sede di prima applicazione del presente decreto e fino al  31dicembre 2017, sono accreditati come CSV gli enti gia' istituiti comeCSV in forza del decreto del Ministro  del  tesoro  8  ottobre  1997.Successivamente a  tale  data,  tali  enti,  o  eventualmente  l'enterisultante dalla loro fusione o aggregazione, sono valutati  ai  finidell'accreditamento in base alle disposizioni del  presente  decreto.Nel caso di valutazione negativa, si  procede  all'accreditamento  dialtri enti secondo le  norme  del  presente  decreto.  All'ente  gia'istituito CSV in forza del decreto del Ministro del tesoro 8  ottobre1997, che non risulti accreditato sulla base delle norme del presentedecreto, si applica, per quanto attiene  agli  effetti  finanziari  epatrimoniali, l'articolo 63, commi 4 e 5.   7. Il divieto di cui all'articolo 61, comma 1, lettera j),  non  siapplica alle cariche sociali in essere  al  momento  dell'entrata  invigore del  presente  decreto  e  fino  alla  naturale  scadenza  delrelativo mandato, cosi' come determinato dallo statuto al momento delconferimento.   8. La perdita della qualifica di ONLUS, a  seguito  dell'iscrizionenel Registro unico nazionale degli enti del Terzo settore,  anche  inqualita' di impresa sociale, non integra un'ipotesi  di  scioglimentodell'ente ai sensi  e  per  gli  effetti  di  quanto  previsto  dagliarticoli 10, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 4  dicembre1997, n. 460, e articolo 4, comma 7,  lettera  b),  del  decreto  delPresidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633.  Per  gli  entiassociativi, l'iscrizione nel  Registro  unico  nazionale  del  Terzosettore, anche in qualita' di impresa sociale, non integra un'ipotesidi scioglimento dell'ente, ai sensi  e  per  gli  effetti  di  quantoprevisto dal comma 8 dell'articolo 148 del testo unico delle  impostesui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22dicembre 1986. Le disposizioni che precedono rilevano  anche  qualoral'iscrizione al Registro unico nazionale del  Terzo  settore  avvengaprima dell'autorizzazione della Commissione europea di cui  al  comma10.   9. Tenuto conto di quanto previsto dall'articolo 1, comma 7,  dellalegge 6 giugno 2016, n. 106, a far data dall'entrata in vigore  delledisposizioni contenute nel presente decreto e' svolto  uno  specificomonitoraggio, coordinato dalla Cabina di regia  di  cui  all'articolo97, con l'obiettivo di raccogliere e valutare le  evidenze  attuativeche emergeranno nel periodo transitorio ai  fini  della  introduzionedelle disposizioni integrative e correttive dei decreti attuativi.
10. L'efficacia delle disposizioni di cui agli articoli  77,  comma10, 80 e 86 e' subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo  3,del    Trattato    sul     funzionamento     dell'Unione     europea,all'autorizzazione della Commissione europea, richiesta  a  cura  delMinistero del lavoro e delle politiche sociali   11. Al fine di aumentare il numero  dei  volontari  da  avviare  alservizio civile universale, la dotazione del Fondo nazionale  per  ilservizio civile di cui all'articolo 19 della legge 8 luglio 1998,  n.230, e' incrementata di 82 milioni di euro per l'anno 2018,  di  47,2 milioni di euro per l'anno 2019, di 42,1 milioni di euro  per  l'anno2020 e di 10,2 milioni di euro annui a decorrere dal 2022.
12. I decreti di cui agli articoli 6 comma 1, 7 comma 2,  13  comma3, 14 comma 1, 18 comma 2, 19 comma 2, 46 comma 3,  47  comma  5,  53comma 1, 59 comma 3, 62 comma 6, 54 comma 1, 64 comma 3, 65 comma  4,76 comma 4, 77 comma 15, 78 comma 3, 81 comma 7, 83  comma  2,  e  96comma 1 ove non diversamente disposto, sono  emanati  entro  un  annodall'entrata in vigore del presente decreto. 

Art. 102 Abrogazioni

1. Sono abrogate le seguenti disposizioni salvo quanto previsto  ai commi 2, 3 e 4:     a) la legge 11 agosto 1991, n. 266, e la legge 7  dicembre  2000, n. 383;     b) gli articoli 2, 3, 4 e 5, della legge  15  dicembre  1998,  n. 438;     c) il decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali 14 settembre 2010, n. 177;     d) il decreto del Ministro del tesoro  8  ottobre  1997,  recante «Modalita' per la costituzione dei fondi speciali per il volontariato presso le regioni»;     e) l'articolo 100, comma 2, lettera l),  del  testo  unico  delle imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
f) l'articolo 15, comma 1, lettera  i-quater),  del  testo  unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
g) l'articolo 15, comma 1, lettera i-bis) del testo  unico  delle imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

2. Sono altresì abrogate le seguenti disposizioni a decorrere  dal termine di cui all'articolo 104, comma 2: a) gli articoli da 10 a 29 del  decreto  legislativo  4  dicembre 1997, n. 460, fatto salvo l'articolo 13, commi 2, 3 e 4; b) l'articolo 20-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;     c) l'articolo 150 del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi, approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre 1986, n. 917;     d) l'articolo 8, comma 2, primo periodo e comma 4 della legge  11 agosto 1991, n. 266; e) l'articolo 9-bis del decreto-legge 30 dicembre 1991,  n.  417, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1992, n. 66;      f) l'articolo 2, comma 31, della legge 24 dicembre 2003, n. 350;     g) gli articoli 20 e 21 della legge n. 383 del 7 dicembre 2000;     h) l'articolo 14, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6  del  decreto-legge  14 marzo 2005, n. 35, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  14 maggio 2005, n. 80.   3. Le disposizioni di cui all'articolo 12, comma 2, della legge  11 agosto 1991, n. 266, all'articolo 13 della legge 7 dicembre 2000,  n. 383, e all'articolo 96, comma 1, della legge  21  novembre  2000,  n. 342, sono abrogate a decorrere dalla data di  efficacia  del  decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui  all'articolo  103, comma  2,  finalizzato  a   dare   attuazione   a   quanto   previsto dall'articolo 73, comma 1.   4. Le disposizioni di cui all'articolo 6,  della  legge  11  agosto 1991, n. 266, agli articoli 7, 8, 9 e 10 della legge 7 dicembre 2000, n. 383, nonche' il decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche sociali 14 novembre 2001, n. 471, sono  abrogate  a  decorrere  dalla data di operatività del Registro unico nazionale del Terzo  settore, ai sensi dell'articolo 53.                              

Art. 103 Disposizioni finanziarie

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 53, 62,  72,77, 79, 80, 81, 82 e 83, 84, 85, 86, 96 e 101, pari a 40  milioni  dieuro per l'anno 2017, a 163 milioni di euro per l'anno 2018, a  166,1milioni di  euro  annui  a  decorrere  dall'anno  2019,  si  provvedemediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cuiall'articolo 1, comma 187, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.   2. Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1,  e all'articolo 73, comma 1, il Ministro dell'economia e  delle  finanze è autorizzato  ad  apportare,  con  propri  decreti,  le  occorrenti variazioni di bilancio.
3.  Dall'attuazione  delle  ulteriori  disposizioni  del   presentedecreto non devono derivare nuovi o maggiori  oneri  a  carico  dellafinanza   pubblica.   Le   amministrazioni   interessate   provvedonoall'attuazione delle disposizioni con le risorse umane, strumentali efinanziarie disponibili a legislazione vigente.                              

Art. 104 Entrata in vigore   

1. Le disposizioni di cui agli articoli 77, 78, 81, 82,  83  e  84, comma 2, 85 comma 7 e dell'articolo 102, comma 1, lettere e), f) e g) si applicano in via transitoria a decorrere dal  periodo  di  imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 e  fino  al  periodo d'imposta di entrata in vigore delle disposizioni di cui al titolo  X secondo quanto indicato al comma 2, alle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all'articolo 10, del decreto legislativo 4 dicembre  1997,  n.  460  iscritte  negli  appositi  registri,   alleorganizzazioni di volontariato iscritte  nei  registri  di  cui  alla legge 11 agosto 1991, n.  266,  e  alle  associazioni  di  promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e delle  provincie autonome di Trento e Bolzano previsti dall'articolo 7 della  legge  7 dicembre 2000, n. 383.   2. Le disposizioni del titolo X, salvo quanto previsto dal comma 1, si applicano agli enti iscritti  nel  Registro  unico  nazionale  del Terzo  settore  a  decorrere  dal  periodo  di   imposta   successivo all'autorizzazione della Commissione europea di cui all'articolo 101, comma 10, e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del predetto Registro.   3. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della Repubblica italiana.   Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 3 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni  Silveri,  Presidente   del Consiglio dei ministri Poletti, Ministro del lavoro e  delle delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando


DECRETO LEGISLATIVO 3 LUGLIO 2017 n 111 DISCIPLINA DELL'ISTITUTO DEL 5 PER MILLE

Scarica il Decreto

DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 111

Disciplina dell'istituto del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche a norma dell'articolo 9, comma 1,lettere c) e d), della legge 6 giugno 2016, n. 106. (17G00122) (GU n.166 del 18-7-2017). Vigente al: 19-7-2017

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Visto l'articolo 1 della legge 6 giugno 2016, n. 106, recante delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale, che conferisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o piu' decreti legislativi in materia di riforma del Terzo settore;
Visto in particolare l'articolo 9, comma 1, lettera c), della legge n. 106 del 2016, recante il criterio di delega relativo al completamento della riforma strutturale dell'istituto della destinazione del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche in base alle scelte espresse dai contribuenti in favore degli enti di cui all'articolo 1 della legge medesima, alla razionalizzazione e revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l'accesso al beneficio, nonché alla semplificazione e accelerazione delle procedure per il
calcolo e l'erogazione dei contributi spettanti agli enti;
Visto l'articolo 9, comma 1, lettera d), della legge n. 106 del 2016, recante il criterio di delega relativo all'introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse destinate ai beneficiari di cui alla lettera c), individuando un sistema improntato alla massima trasparenza, con la previsione delle conseguenze sanzionatorie per il mancato rispetto dei predetti obblighi di pubblicità, fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera g) della medesima legge;
Visto l'articolo 2, commi da 4-novies a 4-quaterdecies, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, recante disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l'altro, nella forma dei cosiddetti «caroselli» e «cartiere», di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno della domanda in particolari settori, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73;

Visto l'articolo 1, comma 154, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2015)»; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 aprile 2010, adottato in attuazione dell'articolo 2, comma 4-duodecies del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, recante le finalità ed i soggetti ai quali puo' essere destinato il 5 per mille, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 131 dell'8 giugno 2010;Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2016, recante disposizioni in materia di trasparenza e di efficacia nell'utilizzazione della quota del cinque per mille, in attuazione all'articolo 1, comma 154, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 185 del 9 agosto 2016; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 12 maggio 2017;Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 28 giugno 2017;Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;Emanail seguente decreto legislativo:

Art. 1
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto, si intende per:a) legge: la legge 6 giugno 2016, n. 106, recante delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale;b) beneficiario: l'ente destinatario del contributo;c) amministrazione erogatrice: l'amministrazione competente al pagamento del contributo a favore del beneficiario;d) Registro: il Registro unico nazionale degli enti del terzo settore, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera m), della legge delega.

Art. 2
Oggetto

1.  Il  presente  decreto,  in  attuazione  della  delega  di   cui all'articolo 9, comma 1, lettere c) e d), della  legge,  detta  norme per il completamento  della  riforma  strutturale  dell'istituto  del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche,  nel rispetto delle esigenze di razionalizzazione e revisione organica del contributo, e ne disciplina  la  destinazione  in  base  alle  scelte espresse dai contribuenti.

Art. 3
Destinazione del cinque per mille
 
1.  Per  ciascun  esercizio  finanziario,  con   riferimento   alle dichiarazioni dei redditi relative al periodo  d'imposta  precedente, una quota pari al cinque per mille  dell'imposta  sul  reddito  delle persone fisiche è destinata, in base alla scelta  del  contribuente, alle seguenti finalità:
a) sostegno degli enti di cui all'articolo 1 della legge,  iscritti nel Registro previsto dall'articolo 4, comma  1,  lettera  m),  della medesima legge;
b) finanziamento della ricerca scientifica e dell'università;
c) finanziamento della ricerca sanitaria;
d) sostegno delle attività sociali svolte dal comune di  residenza del  contribuente;
e)   sostegno   delle   associazioni   sportive   dilettantistiche, riconosciute  ai  fini  sportivi  dal  Comitato  olimpico   nazionale italiano a norma di legge, che svolgono una  rilevante  attività  di interesse sociale.
  2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera a), hanno  effetto  a decorrere dall'anno successivo a quello di operativita' del Registro;
fino a tale anno la quota  del  cinque  per  mille  dell'imposta  sul reddito  delle  persone  fisiche  continua  ad  essere  destinata  al sostegno degli enti di cui all'articolo 2,  comma  4-novies,  lettera a),  del  decreto-legge  25  marzo  2010,  n.  40,  convertito,   con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73.
  3. Resta ferma la destinazione della quota  del  cinque  per  mille dell'imposta  sul  reddito  delle  persone  fisiche  a   favore   del finanziamento delle attività di tutela, promozione e  valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici di cui all'articolo 23, comma  46, del  decreto-legge  6   luglio   2011,   n.   98, convertito,   con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

Art. 4
Modalità di accreditamento
 
1. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto  con il Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  da  adottare, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia  e  per  i profili finanziari, entro 120 giorni dalla data di entrata in  vigore del presente decreto, sono definite le  modalità  e  i  termini  per l'accesso al riparto del cinque per mille  dell'imposta  sul  reddito delle persone fisiche degli enti destinatari del contributo,  nonchè le modalità e i termini per  la  formazione,  l'aggiornamento  e  la pubblicazione dell'elenco permanente degli enti  iscritti  e  per  la pubblicazione degli elenchi annuali degli enti ammessi.

Art. 5
Riparto ed erogazione del contributo
 
1. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di  cui all'articolo 4 sono fissati i criteri  di  riparto  della  quota  del cinque per mille, stabilendo l'importo  minimo  erogabile  a  ciascun ente delle somme risultanti sulla base delle  scelte  effettuate  dai contribuenti e sono definite le modalità di riparto delle scelte non espresse dai contribuenti.
  2. Con il decreto di cui al comma 1 sono  stabiliti,  altresì,  le modalità per il pagamento del contributo e i termini entro i quali i beneficiari  comunicano  alle  amministrazioni  erogatrici   i   dati necessari  per  il  pagamento  delle  somme  assegnate  al  fine   di consentirne l'erogazione entro il termine  di  chiusura  del  secondo esercizio finanziario successivo a quello di impegno.
3. I beneficiari che non forniscono all'amministrazione  erogatrice i dati necessari per il pagamento entro il termine stabilito ai sensi del comma  2  perdono  il  diritto  a  percepire  il  contributo  per l'esercizio di riferimento e le somme  loro  assegnate  sono  versate all'entrata  del  bilancio  dello  Stato  ai  fini  della  successiva riassegnazione al Fondo corrispondente a quota parte dell'importo del cinque per mille del gettito dell'imposta sul reddito  delle  persone fisiche di cui all'articolo 1, comma  154  della  legge  23  dicembre 2014, n. 190.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano  in  caso  di contenzioso con i beneficiari.

Art. 6
Accelerazione delle procedure di riparto
 
  1. Al fine di accelerare le procedure per l'erogazione  del  cinque per mille, nella ripartizione  delle  risorse  destinate  sulla  base delle scelte dei contribuenti non si tiene conto delle  dichiarazioni dei redditi presentate ai sensi dell'articolo 2, commi 7, 8 e  8-bis, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica  22 luglio 1998, n. 322.
  2. Con il decreto di cui all'articolo 4 sono definite le  modalità attuative della disposizione di cui al comma 1.

Art. 7
Spese di pubblicità per campagne di sensibilizzazione
 
  1. I beneficiari del contributo del cinque per  mille  non  possono utilizzare le somme a tale titolo percepite per coprire le  spese  di pubblicità  sostenute  per  campagne  di   sensibilizzazione   sulla destinazione della quota del cinque per mille, a pena di recupero del contributo utilizzato in violazione del divieto di  cui  al  presente comma.

Art. 8
Trasparenza della destinazione delle somme derivanti dal cinque per mille

1. I beneficiari del riparto  del  contributo  hanno  l'obbligo  di redigere un apposito rendiconto, entro un anno dalla ricezione  delle somme,  e  trasmetterlo  all'amministrazione   erogatrice   entro   i successivi trenta giorni, accompagnato da una relazione illustrativa, dal quale risultino in modo  chiaro,  trasparente  e  dettagliato  la destinazione e l'utilizzo delle somme percepite.
  2. Gli stessi beneficiari hanno, altresì, l'obbligo di  pubblicare sul proprio sito web, entro trenta giorni dalla scadenza del  termine di cui al comma 1, gli importi percepiti ed il rendiconto di  cui  al comma 1, dandone comunicazione all'amministrazione erogatrice entro i successivi sette giorni.
  3. Nel caso di violazione degli obblighi di pubblicazione di cui al comma 2, l'amministrazione  erogatrice  diffida  il  beneficiario  ad effettuare la citata pubblicazione assegnando un termine di 30 giorni ed in caso  di  inerzia  provvede  all'irrogazione  di  una  sanzione amministrativa  pecuniaria  pari  al  25  per  cento  del  contributo percepito, i cui proventi affluiscono all'entrata del bilancio  dello Stato, secondo le modalità definite nel decreto di cui  all'articolo 4.
  4. Ciascuna amministrazione erogatrice pubblica,  entro  90  giorni dalla erogazione del contributo, sul proprio sito  web,  gli  elenchi dei  soggetti  ai  quali  è stato  erogato   il   contributo,   con l'indicazione del relativo importo, nonché il link  al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario  provvedendovi  entro  30 giorni dall'acquisizione degli elementi informativi di cui  al  comma 2.
  5. In caso di violazione degli obblighi di pubblicazione di cui  al comma 4, a carico di ciascuna amministrazione erogatrice si applicano le sanzioni previste dagli articoli 46 e 47 del  decreto  legislativo 14 marzo 2013, n. 33.

Art. 9
Clausola di invarianza finanziaria
 
  1. Dall'attuazione delle  disposizioni  del  presente  decreto  non devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza pubblica. Le amministrazioni  interessate  provvedono  all'attuazione delle disposizioni con le risorse umane,  strumentali  e  finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 10
Entrata in vigore
 
  1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della Repubblica italiana.    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 3 luglio 2017
 
MATTARELLA
 

Gentiloni  Silveri,   Presidente   del Consiglio dei ministri
 
Poletti, Ministro del lavoro  e  delle politiche sociali
 
Padoan, Ministro dell'economia e delle finanze
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando



DECRETO LEGISLATIVO 3 LUGLIO 2017 n 112 REVISIONE DISCIPLINA IMPRESA SOCIALE

Scarica il Decreto

DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 112
Revisione della disciplina in materia di  impresa  sociale,  a  norma
dell'articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 6  giugno  2016,  n.
106. (17G00124) (GU n.167 del 19-7-2017)
Vigente al: 20-7-2017  

 

                    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA    Visti gli articoli 76 ed 87 della Costituzione;   Visto  l'articolo   117,   secondo   comma,   lettera   l),   della Costituzione;   Vista la legge 6 giugno 2016, n. 106, recante delega al Governo per la  riforma  del  Terzo  settore,  dell'impresa  sociale  e  per   la disciplina del servizio civile universale;   Visto in particolare l'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge n. 106 del 2016 che prevede l'adozione di un decreto legislativo  per la revisione della disciplina in materia di impresa sociale;   Visto l'articolo 6 della legge n. 106 del 2016, recante il criterio di delega relativo al riordino e alla revisione della  disciplina  in materia di impresa sociale, tenuto conto  di  quanto  previsto  dagli articoli 2, 4 e 9 della medesima legge;   Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri, adottata nella riunione del 12 maggio 2017;   Acquisito il parere delle competenti commissioni della  Camera  dei deputati e del Senato della Repubblica;   Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella riunione del 28 giugno 2017;   Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;                                  Emana                   il seguente decreto legislativo:                                 Art. 1                 Nozione e qualifica di impresa sociale    1. Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V  del codice civile, che, in conformità alle  disposizioni  del  presente decreto,  esercitano  in  via  stabile  e   principale   un'attività d'impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità digestione  responsabili  e  trasparenti  e  favorendo  il  più ampio coinvolgimento dei lavoratori,  degli  utenti  e  di  altri  soggetti interessati alle loro attività.   2. Non  possono  acquisire  la  qualifica  di  impresa  sociale  le società costituite  da  un   unico   socio   persona   fisica,   le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e  gli enti  i  cui  atti  costitutivi   limitino,   anche   indirettamente, l'erogazione dei beni e  dei  servizi  in  favore  dei  soli  soci  oassociati.   3.  Agli  enti  religiosi  civilmente  riconosciuti  le  norme  del presente decreto si applicano limitatamente  allo  svolgimento  delle attività di cui all'articolo 2, a condizione che per tali  attività adottino un regolamento,  in  forma  di  atto  pubblico  o  scrittura privata autenticata, che, ove non diversamente previsto  ed  in  ogni caso nel rispetto della struttura e delle  finalità di  tali  enti,recepisca le norme del presente decreto. Per lo svolgimento  di  tali attività deve essere costituito un  patrimonio  destinato  e  devono essere  tenute separatamente   le   scritture   contabili   di   cui all'articolo 9.   4. Le cooperative sociali e i loro consorzi, di cui  alla  legge  8novembre 1991, n.  381,  acquisiscono  di  diritto  la  qualifica  diimprese sociali. Alle cooperative sociali  e  ai  loro  consorzi,  ledisposizioni del presente decreto si  applicano  nel  rispetto  dellanormativa specifica delle cooperative ed in quanto compatibili, fermorestando l'ambito di attivita' di cui  all'articolo  1  della  citatalegge n. 381 del 1991, come modificato  ai  sensi  dell'articolo  17,comma 1.   5. Alle imprese sociali si applicano, in quanto compatibili con  ledisposizioni del presente decreto, le  norme  del  codice  del  Terzosettore di cui all'articolo 1, comma 2, lettera  b),  della  legge  6giugno  2016,  n.  106,  e,  in  mancanza  e  per  gli  aspetti   nondisciplinati, le norme del codice civile e le  relative  disposizionidi attuazione concernenti la forma giuridica in cui l'impresa socialee' costituita.   6. Le disposizioni del presente  decreto  si  applicano  in  quantocompatibili con il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175.   7. Le disposizioni del presente decreto non si applicano agli  entidi cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153.                                Art. 2                Attivita' d'impresa di interesse generale    1. L'impresa sociale esercita in via stabile  e  principale  una  opiu' attivita' d'impresa di interesse generale per  il  perseguimentodi finalita' civiche, solidaristiche e di utilita' sociale.  Ai  finidel presente decreto, si considerano di interesse generale, se svoltein  conformita'  alle   norme   particolari   che   ne   disciplinanol'esercizio, le attivita' d'impresa aventi ad oggetto:     a) interventi e servizi sociali ai sensi dell'articolo 1, commi 1e 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e successive modificazioni,ed interventi, servizi e prestazioni di cui  alla  legge  5  febbraio1992, n. 104, e successive modificazioni, e  di  cui  alla  legge  22giugno 2016, n. 112, e successive modificazioni;     b) interventi e prestazioni sanitarie;     c) prestazioni socio-sanitarie di cui al decreto  del  Presidentedel Consiglio dei ministri del 14  febbraio  2001,  pubblicato  nellaGazzetta  Ufficiale  n.  129  del  6  giugno   2001,   e   successivemodificazioni;     d) educazione, istruzione e formazione  professionale,  ai  sensidella legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonche'le attivita' culturali di interesse sociale con finalita' educativa;     e) interventi  e  servizi  finalizzati  alla  salvaguardia  e  almiglioramento  delle  condizioni  dell'ambiente  e  all'utilizzazioneaccorta  e  razionale  delle   risorse   naturali,   con   esclusionedell'attivita', esercitata abitualmente, di  raccolta  e  riciclaggiodei rifiuti urbani, speciali e pericolosi;     f) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturalee del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42, e successive modificazioni;     g) formazione universitaria e post-universitaria;     h) ricerca scientifica di particolare interesse sociale;     i) organizzazione e gestione di attivita' culturali, artistiche oricreative di interesse sociale, incluse attivita', anche editoriali,di  promozione  e  diffusione  della  cultura  e  della  pratica  delvolontariato, e delle attivita'  di  interesse  generale  di  cui  alpresente articolo;     j) radiodiffusione  sonora  a  carattere  comunitario,  ai  sensidell'articolo 16, comma 5, della legge  6  agosto  1990,  n.  223,  esuccessive modificazioni;     k) organizzazione e gestione di attivita' turistiche di interessesociale, culturale o religioso;     l)  formazione  extra-scolastica,  finalizzata  alla  prevenzionedella dispersione scolastica e al successo  scolastico  e  formativo,alla  prevenzione  del  bullismo  ed  al  contrasto  della   poverta'educativa;     m) servizi strumentali alle imprese sociali o ad altri  enti  delTerzo settore resi da  enti  composti  in  misura  non  inferiore  alsettanta per cento da imprese sociali  o  da  altri  enti  del  Terzosettore;     n) cooperazione allo sviluppo, ai sensi  della  legge  11  agosto2014, n. 125, e successive modificazioni;     o)   attivita'   commerciali,   produttive,   di   educazione   einformazione, di promozione, di  rappresentanza,  di  concessione  inlicenza di marchi di certificazione, svolte nell'ambito o a favore difiliere del commercio equo e solidale, da intendersi come un rapportocommerciale  con  un  produttore  operante   in   un'area   economicasvantaggiata situata, di norma, in un Paese in via di sviluppo, sullabase di un accordo di lunga durata finalizzato a promuovere l'accessodel produttore al mercato, e che preveda il pagamento  di  un  prezzoequo, misure di sviluppo in favore del  produttore  e  l'obbligo  delproduttore di garantire condizioni di  lavoro  sicure,  nel  rispettodelle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ailavoratori  di  condurre  un'esistenza  libera  e  dignitosa,  e   dirispettare  i  diritti  sindacali,  nonche'  di  impegnarsi  per   ilcontrasto del lavoro infantile;     p) servizi finalizzati all'inserimento  o  al  reinserimento  nelmercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui al comma 4;     q) alloggio sociale, ai sensi  del  decreto  del  Ministro  delleinfrastrutture 22 aprile 2008,  e  successive  modificazioni  nonche'ogni altra attivita' di carattere residenziale temporaneo  diretta  asoddisfare  bisogni  sociali,  sanitari,   culturali,   formativi   olavorativi;     r) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti;     s)  microcredito,  ai  sensi  dell'articolo   111   del   decretolegislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni;     t) agricoltura sociale, ai sensi dell'articolo 2 della  legge  18agosto 2015, n. 141, e successive modificazioni;     u)   organizzazione   e   gestione    di    attivita'    sportivedilettantistiche;     v) riqualificazione di  beni  pubblici  inutilizzati  o  di  beniconfiscati alla criminalita' organizzata.   2. Tenuto  conto  delle  finalita'  civiche,  solidaristiche  e  diutilita' sociale di cui all'articolo 1, comma 1, della legge  n.  106del 2016, nonche' delle finalita' e dei principi di cui agli articoli1 e 2 del codice del Terzo settore di cui all'articolo  1,  comma  2,lettera b), della  legge  6  giugno  2016,  n.  106,  l'elenco  delleattivita' d'impresa di interesse generale di  cui  al  comma  1  puo'essere aggiornato  con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  deiministri da adottarsi, ai sensi  dell'articolo  17,  comma  3,  dellalegge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro del  lavoro  edelle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia  edelle  finanze,  previa  intesa  in  sede  di  Conferenza  unificata,acquisito il parere delle commissioni parlamentari competenti, che siesprimono entro trenta giorni dalla data di trasmissione del decreto,decorsi i quali quest'ultimo puo' essere comunque adottato.   3. Ai fini di cui al comma 1, si intende svolta in  via  principalel'attivita' per  la  quale  i  relativi  ricavi  siano  superiori  alsettanta per  cento  dei  ricavi  complessivi  dell'impresa  sociale,secondo criteri di computo definiti con decreto  del  Ministro  dellosviluppo economico, di concerto con il Ministro del  lavoro  e  dellepolitiche sociali.   4. Ai fini del presente decreto, si considera comunque di interessegenerale, indipendentemente dal suo  oggetto,  l'attivita'  d'impresanella   quale,   per   il   perseguimento   di   finalita'   civiche,solidaristiche e di utilita' sociale, sono occupati:     a) lavoratori molto svantaggiati ai sensi dell'articolo 2, numero99), del regolamento (UE)  n.  651/2014  della  Commissione,  del  17giugno 2014, e successive modificazioni;     b) persone svantaggiate o con disabilita' ai sensi  dell'articolo112, comma 2, del decreto  legislativo  18  aprile  2016,  n.  50,  esuccessive modificazioni, nonche' persone beneficiarie di  protezioneinternazionale ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2007,  n.251,  e  successive  modificazioni,  e  persone  senza  fissa  dimoraiscritte nel registro di cui  all'articolo  2,  quarto  comma,  dellalegge 24 dicembre 1954, n. 1228, le quali versino in  una  condizionedi poverta' tale da non poter reperire e mantenere  un'abitazione  inautonomia.   5. Ai fini di cui al comma 4, l'impresa sociale  impiega  alle  suedipendenze un numero di persone di cui  alle  lettere  a)  e  b)  noninferiore al trenta per cento dei lavoratori. Ai fini del computo  diquesta percentuale minima, i lavoratori di cui alla  lettera  a)  nonpossono contare per piu' di un terzo. La situazione dei lavoratori dicui al comma  4  deve  essere  attestata  ai  sensi  della  normativavigente.   6. Per gli enti di cui all'articolo 1, comma 3, le disposizioni  dicui ai commi 3 e 5 si applicano limitatamente allo svolgimento  delleattivita' di cui al presente articolo.                                Art. 3                        Assenza di scopo di lucro    1. Salvo quanto previsto dal comma 3 e dall'articolo 16,  l'impresasociale  destina  eventuali  utili  ed  avanzi   di   gestione   allosvolgimento dell'attivita' statutaria o ad incremento del patrimonio.   2. Ai fini di cui al comma 1, e' vietata  la  distribuzione,  ancheindiretta, di utili ed avanzi di gestione, fondi e  riserve  comunquedenominati,   a   fondatori,   soci   o   associati,   lavoratori   ecollaboratori,  amministratori  ed  altri  componenti  degli   organisociali, anche nel caso di recesso o di qualsiasi  altra  ipotesi  discioglimento  individuale  del  rapporto.   Nelle   imprese   socialicostituite nelle forme di cui al libro V del codice civile e' ammessoil  rimborso  al  socio  del  capitale  effettivamente   versato   edeventualmente rivalutato o aumentato nei limiti di cui  al  comma  3,lettera a). Ai sensi e per gli effetti di cui al presente  comma,  siconsiderano in ogni caso distribuzione indiretta di utili:     a) la corresponsione ad  amministratori,  sindaci  e  a  chiunquerivesta cariche sociali di  compensi  individuali  non  proporzionatiall'attivita' svolta, alle responsabilita' assunte e alle  specifichecompetenze o comunque superiori a quelli previsti in enti che operanonei medesimi o analoghi settori e condizioni;     b) la corresponsione ai  lavoratori  subordinati  o  autonomi  diretribuzioni o compensi superiori del quaranta per cento  rispetto  aquelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettividi cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81,salvo comprovate esigenze  attinenti  alla  necessita'  di  acquisirespecifiche competenze ai fini dello svolgimento  delle  attivita'  diinteresse generale di cui all'articolo 2, comma 1, lettere b),  g)  oh);     c) la remunerazione  degli  strumenti  finanziari  diversi  dalleazioni o quote, a soggetti diversi dalle banche e dagli  intermediarifinanziari autorizzati, in misura superiore a due punti  rispetto  allimite massimo previsto per la distribuzione di dividendi  dal  comma3, lettera a);     d) l'acquisto di beni o  servizi  per  corrispettivi  che,  senzavalide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale;     e) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, a  condizionipiu'  favorevoli  di  quelle  di  mercato,  a   soci,   associati   opartecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi edi  controllo,  a  coloro  che  a  qualsiasi   titolo   operino   perl'organizzazione o ne facciano  parte,  ai  soggetti  che  effettuanoerogazioni liberali a favore  dell'organizzazione,  ai  loro  parentientro il terzo grado ed  ai  loro  affini  entro  il  secondo  grado,nonche'  alle  societa'  da  questi  direttamente  o   indirettamentecontrollate  o  collegate,  esclusivamente  in  ragione  della   loroqualita', salvo che tali cessioni  o  prestazioni  non  costituiscanol'oggetto dell'attivita' di interesse generale di cui all'articolo 2;     f) la corresponsione a soggetti  diversi  dalle  banche  e  dagliintermediari  finanziari  autorizzati,  di  interessi   passivi,   indipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di quattro punti  altasso annuo di riferimento. Il predetto limite puo' essere aggiornatocon decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  diconcerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.   3.  L'impresa  sociale  puo'  destinare  una  quota  inferiore   alcinquanta per cento degli utili e degli avanzi di  gestione  annuali,dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti:     a) se costituita nelle forme di cui al libro V del codice civile,ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e  versato  daisoci, nei limiti  delle  variazioni  dell'indice  nazionale  generaleannuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati,calcolate  dall'Istituto  nazionale  di  statistica  (ISTAT)  per  ilperiodo corrispondente a quello dell'esercizio  sociale  in  cui  gliutili e gli avanzi di  gestione  sono  stati  prodotti,  oppure  alladistribuzione, anche mediante aumento gratuito del capitale sociale ol'emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in  misuracomunque  non  superiore  all'interesse  massimo  dei  buoni  postalifruttiferi, aumentato di due  punti  e  mezzo  rispetto  al  capitaleeffettivamente versato;     b) a erogazioni gratuite in favore  di  enti  del  Terzo  settorediversi dalle imprese sociali, che non  siano  fondatori,  associati,soci  dell'impresa  sociale  o  societa'   da   questa   controllate,finalizzate  alla  promozione  di  specifici  progetti  di   utilita'sociale.                                Art. 4             Struttura proprietaria e disciplina dei gruppi    1. All'attivita' di direzione e coordinamento di un'impresa socialesi applicano, in quanto compatibili, le norme di cui al capo  IX  deltitolo V del libro V e l'articolo 2545-septies del codice civile.  Siconsidera,  in  ogni  caso,  esercitare  attivita'  di  direzione   ecoordinamento il  soggetto  che,  per  previsioni  statutarie  o  perqualsiasi altra ragione, abbia la facolta' di nominare la maggioranzadei componenti dell'organo di amministrazione dell'impresa sociale.   2. I gruppi di imprese sociali sono tenuti a  depositare  l'accordodi partecipazione presso il  registro  delle  imprese.  I  gruppi  diimprese sociali  sono  inoltre  tenuti  a  redigere  e  depositare  idocumenti contabili ed il  bilancio  sociale  in  forma  consolidata,predisposto in conformita' alle linee guida di cui all'articolo 9.   3. Le societa' costituite da un unico  socio  persona  fisica,  glienti con scopo  di  lucro  e  le  amministrazioni  pubbliche  di  cuiall'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.165, e successive modificazioni, non possono esercitare attivita'  didirezione e coordinamento  o  detenere,  in  qualsiasi  forma,  ancheanaloga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale aisensi dell'articolo 2359 del codice civile.   4. Le decisioni assunte in violazione del divieto di cui al comma 3sono annullabili e possono  essere  impugnate  in  conformita'  dellenorme del codice civile entro il termine di  centottanta  giorni.  Lalegittimazione ad impugnare spetta anche al Ministero  del  lavoro  edelle politiche sociali.                                Art. 5                             (Costituzione)    1. L'impresa sociale e'  costituita  con  atto  pubblico.  Oltre  aquanto specificamente previsto per ciascun  tipo  di  organizzazione,secondo la  normativa  applicabile  a  ciascuna  di  esse,  gli  atticostitutivi devono esplicitare il carattere sociale  dell'impresa  inconformita'  alle  norme  del  presente  decreto  e  in   particolareindicare:     a)  l'oggetto   sociale,   con   particolare   riferimento   alledisposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, 2 e 3 o le condizioni dicui all'articolo 2, commi 4 e 5;     b) l'assenza di scopo di lucro, di cui all'articolo 3.   2. Gli atti costitutivi, le loro modificazioni  e  gli  altri  attirelativi all'impresa devono essere depositati entro trenta  giorni  acura del notaio o degli amministratori presso l'ufficio del  registrodelle imprese nella cui circoscrizione e' stabilita la  sede  legale,per l'iscrizione in apposita sezione. Si applica l'articolo 31, comma2, della legge 24 novembre 2000, n. 340.   3. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,  ai  fini  dicui all'articolo  15,  accede  anche  in  via  telematica  agli  attidepositati presso l'ufficio del registro delle imprese.   4. Gli enti di cui all'articolo 1, comma 3, sono tenuti al depositodel solo regolamento e delle sue modificazioni.   5. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concertocon il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  sono  definitigli atti che devono essere  depositati  e  le  procedure  di  cui  alpresente articolo.                                Art. 6                              Denominazione    1. La denominazione o ragione sociale, in qualunque  modo  formate,devono  contenere  l'indicazione  di  «impresa  sociale».   Di   taleindicazione  deve  farsi  uso  negli  atti  e  nella   corrispondenzadell'impresa sociale.   2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica  agli  enti  dicui all'articolo 1, comma 3.   3. L'indicazione di «impresa sociale», ovvero  di  altre  parole  olocuzioni  equivalenti  o  ingannevoli,  non  puo'  essere  usata  dasoggetti diversi dalle imprese sociali.                                Art. 7                             Cariche sociali    1. L'atto costitutivo o lo statuto  possono  riservare  a  soggettiesterni all'impresa sociale la  nomina  di  componenti  degli  organisociali. In ogni caso, la nomina  della  maggioranza  dei  componentidell'organo  di  amministrazione  e'  riservata  all'assemblea  degliassociati o dei soci dell'impresa sociale.   2.  Non  possono  assumere  la  presidenza   dell'impresa   socialerappresentanti degli enti di cui all'articolo 4, comma 3.   3. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 8  aprile2013, n. 39, l'atto costitutivo deve prevedere specifici requisiti dionorabilita',  professionalita'  ed  indipendenza  per   coloro   cheassumono cariche sociali.                                Art. 8                        Ammissione ed esclusione    1. Le modalita' di ammissione ed esclusione di  soci  o  associati,nonche' il rapporto sociale, sono regolati dagli atti  costitutivi  odagli statuti  dell'impresa  sociale  secondo  il  principio  di  nondiscriminazione, tenendo conto  delle  peculiarita'  della  compaginesociale e della struttura associativa o societaria e  compatibilmentecon la forma giuridica in cui l'impresa sociale e' costituita.   2. Compatibilmente con la forma giuridica in cui l'impresa  socialee' costituita, gli atti costitutivi o  gli  statuti  disciplinano  lafacolta' per l'istante di investire l'assemblea degli associati o deisoci, o un altro  organo  eletto  dalla  medesima,  in  relazione  aiprovvedimenti di diniego di ammissione o  di  esclusione  di  soci  oassociati.                                Art. 9                           Scritture contabili    1. L'impresa sociale deve tenere il libro giornale e il libro degliinventari  in  conformita'  alle  disposizioni  del   codice   civileapplicabili, e deve redigere e depositare presso  il  registro  delleimprese il bilancio di esercizio redatto,  a  seconda  dei  casi,  aisensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del  codicecivile, in quanto compatibili.   2. L'impresa sociale deve, inoltre, depositare presso  il  registrodelle imprese e pubblicare nel  proprio  sito  internet  il  bilanciosociale redatto secondo linee guida adottate con decreto del Ministrodel lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio  nazionaledel Terzo settore di cui all'articolo 5, comma 1, lettera  g),  dellalegge 6 giugno 2016, n. 106, e tenendo conto, tra gli altri elementi,della   natura   dell'attivita'   esercitata   e   delle   dimensionidell'impresa sociale, anche ai fini  della  valutazione  dell'impattosociale delle attivita' svolte.   3. Per gli enti di cui all'articolo 1, comma 3, le disposizioni  dicui al presente articolo si applicano  limitatamente  alle  attivita'indicate nel regolamento.                                Art. 10                       Organi di controllo interno    1. Fatte salve disposizioni piu' restrittive  relative  alla  formagiuridica in cui l'impresa sociale e' costituita, l'atto  costitutivodell'impresa sociale deve prevedere la nomina di uno o  piu'  sindaciaventi i requisiti di cui all'articolo 2397,  comma  2,  e  2399  delcodice civile.   2. I sindaci vigilano sull'osservanza della legge e dello statuto esul rispetto dei principi  di  corretta  amministrazione,  anche  conriferimento alle disposizioni del decreto legislativo 8 giugno  2001,n. 231, qualora applicabili,  nonche'  sull'adeguatezza  dell'assettoorganizzativo,  amministrativo  e  contabile  e  sul   suo   concretofunzionamento.   3.  I  sindaci  esercitano,  inoltre,   compiti   di   monitoraggiodell'osservanza  delle  finalita'  sociali  da   parte   dell'impresasociale, avuto particolare riguardo alle  disposizioni  di  cui  agliarticoli 2, 3, 4, 11 e 13, ed attestano che il bilancio  sociale  siastato redatto in conformita' alle linee guida di cui all'articolo  9,comma 2. Il bilancio sociale da' atto degli  esiti  del  monitoraggiosvolto dai sindaci.   4. I sindaci possono in qualsiasi  momento  procedere  ad  atti  diispezione e di controllo. A tal  fine,  essi  possono  chiedere  agliamministratori notizie, anche con riferimento ai  gruppi  di  impresesociali, sull'andamento delle operazioni o su determinati affari.   5. Fatte salve disposizioni piu' restrittive  relative  alla  formagiuridica in cui l'impresa sociale e' costituita,  nel  caso  in  cuil'impresa sociale superi per due esercizi consecutivi due dei  limitiindicati nel primo comma dell'articolo 2435-bis del codice civile, larevisione legale dei conti e' esercitata da un revisore legale  o  dauna societa' di revisione legale iscritti nell'apposito  registro,  oda sindaci iscritti nell'apposito registro dei revisori legali.                                Art. 11               Coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti            e di altri soggetti interessati alle attivita'    1. Nei regolamenti aziendali o negli statuti delle imprese  socialidevono  essere  previste  adeguate  forme   di   coinvolgimento   deilavoratori  e  degli  utenti  e  di   altri   soggetti   direttamenteinteressati alle loro attivita'.   2.  Per   coinvolgimento   deve   intendersi   un   meccanismo   diconsultazione o  di  partecipazione  mediante  il  quale  lavoratori,utenti e altri soggetti direttamente interessati alle attivita' sianoposti  in  grado   di   esercitare   un'influenza   sulle   decisionidell'impresa sociale, con particolare riferimento alle questioni  cheincidano direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla qualita' deibeni o dei servizi.   3.  Le  modalita'  di  coinvolgimento  devono  essere   individuatedall'impresa sociale tenendo  conto,  tra  gli  altri  elementi,  deicontratti collettivi di cui all'articolo 51 del  decreto  legislativo15 giugno 2015, n. 81, della natura dell'attivita' esercitata,  dellecategorie di soggetti da coinvolgere e delle dimensioni  dell'impresasociale, in conformita'  a  linee  guida  adottate  con  decreto  delMinistro del lavoro e delle politiche sociali, sentito  il  Consiglionazionale  del  Terzo   settore.   Delle   forme   e   modalita'   dicoinvolgimento deve  farsi  menzione  nel  bilancio  sociale  di  cuiall'articolo 9, comma 2.   4.  Gli  statuti  delle  imprese  sociali  devono  in   ogni   casodisciplinare:   a) i casi e le modalita'  della  partecipazione  dei  lavoratori  edegli utenti, anche tramite loro rappresentanti, all'assemblea  degliassociati o dei soci;   b) nelle imprese sociali che superino due dei limiti  indicati  nelprimo comma dell'articolo 2435-bis del codice  civile  ridotti  dellameta', la nomina, da parte  dei  lavoratori  ed  eventualmente  degliutenti di almeno un componente sia dell'organo di amministrazione chedell'organo di controllo.   5. Il  presente  articolo  non  si  applica  alle  imprese  socialicostituite  nella  forma  di  societa'   cooperativa   a   mutualita'prevalente e agli enti di cui all'articolo 1, comma 3.                                Art. 12         Trasformazione, fusione, scissione, cessione d'azienda                     e devoluzione del patrimonio    1. La trasformazione, la  fusione  e  la  scissione  delle  impresesociali devono essere realizzate in modo da preservare  l'assenza  discopo di lucro, i  vincoli  di  destinazione  del  patrimonio,  e  ilperseguimento delle attivita' e delle finalita' da parte dei soggettirisultanti dagli atti posti in essere; la cessione d'azienda o di  unramo d'azienda relativo allo svolgimento dell'attivita' d'impresa  diinteresse generale deve essere realizzata, previa  relazione  giuratadi un esperto designato dal tribunale nel  cui  circondario  ha  sedel'impresa sociale, attestante  il  valore  effettivo  del  patrimoniodell'impresa, in modo da preservare il perseguimento delle  attivita'e delle finalita' da parte del  cessionario.  Per  gli  enti  di  cuiall'articolo 1, comma 3, la disposizione di cui al presente comma  siapplica limitatamente alle attivita' indicate nel regolamento.   2. Gli atti di cui al comma 1 devono  essere  posti  in  essere  inconformita' alle  disposizioni  dell'apposito  decreto  adottato  dalMinistro del lavoro e delle politiche sociali, sentito  il  Consiglionazionale del Terzo settore.   3. L'organo di amministrazione dell'impresa sociale  notifica,  conatto scritto di data certa, al Ministero del lavoro e delle politichesociali l'intenzione di procedere ad uno degli atti di cui  al  comma1,  allegando  la  documentazione  necessaria  alla  valutazione   diconformita' al decreto di cui al comma 2, ovvero la denominazione deibeneficiari della devoluzione del patrimonio.   4. L'efficacia  degli  atti  di  cui  al  comma  1  e'  subordinataall'autorizzazione  del  Ministero  del  lavoro  e  delle   politichesociali,  che  si  intende  concessa  decorsi  novanta  giorni  dallaricezione della notificazione. Avverso il provvedimento del Ministerodel lavoro e delle politiche sociali  che  nega  l'autorizzazione  e'ammesso ricorso dinanzi al giudice amministrativo.   5. In caso  di  scioglimento  volontario  dell'ente  o  di  perditavolontaria della qualifica di impresa sociale, il patrimonio residuo,dedotto, nelle imprese sociali costituite nelle forme di cui al libroV del codice civile, il capitale  effettivamente  versato  dai  soci,eventualmente rivalutato o aumentato, e i dividendi deliberati e  nondistribuiti nei limiti di cui all'articolo 3, comma 3, lettera a), e'devoluto, salvo quanto specificamente previsto in  tema  di  societa'cooperative, ad altri enti del Terzo settore costituiti  ed  operantida almeno tre anni o ai  fondi  di  cui  all'articolo  16,  comma  1,secondo  le  disposizioni  statutarie.  La  disposizione  di  cui  alpresente comma non si applica agli enti di cui all'articolo 1,  comma3.                                Art. 13                       Lavoro nell'impresa sociale    1.  I  lavoratori  dell'impresa  sociale  hanno   diritto   ad   untrattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto daicontratti collettivi di cui all'articolo 51 del  decreto  legislativo15 giugno 2015, n. 81. In ogni caso, la  differenza  retributiva  tralavoratori dipendenti dell'impresa sociale non puo' essere  superioreal rapporto uno ad otto, da calcolarsi sulla base della  retribuzioneannua lorda. Le imprese sociali danno  conto  del  rispetto  di  taleparametro nel proprio bilancio sociale.   2. Salva la specifica disciplina per gli enti di  cui  all'articolo1, comma 3, nelle  imprese  sociali  e'  ammessa  la  prestazione  diattivita' di volontariato,  ma  il  numero  dei  volontari  impiegatinell'attivita' d'impresa, dei quali l'impresa sociale deve tenere  unapposito registro, non puo' essere superiore a quello dei lavoratori.L'impresa sociale deve assicurare i volontari che prestano  attivita'di volontariato nell'impresa  medesima  contro  gli  infortuni  e  lemalattie connessi allo svolgimento dell'attivita' stessa, nonche' perla responsabilita' civile verso terzi.                                Art. 14                          Procedure concorsuali    1. In caso di insolvenza, le imprese sociali sono assoggettate allaliquidazione coatta amministrativa, di cui al regio decreto 16  marzo1942, n. 267, e successive modificazioni.   2.  Il   provvedimento   che   dispone   la   liquidazione   coattaamministrativa delle imprese sociali, ad esclusione di quelle  aventila forma di societa' cooperativa, nonche' la contestuale o successivanomina del relativo commissario liquidatore di cui  all'articolo  198del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e' adottato con decreto  delMinistro del lavoro e delle politiche sociali.   3. Nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa di cui  alcomma 2, con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politichesociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle  finanze,sono individuati criteri e modalita' di remunerazione dei  commissariliquidatori e dei membri del comitato  di  sorveglianza,  sulla  basedell'economicita', efficacia ed efficienza delle attivita' svolte.   4. Fino all'adozione del decreto di cui al comma 3, la liquidazionedel compenso dei commissari liquidatori e dei componenti dei comitatidi sorveglianza e' stabilita sulla  base  del  decreto  del  Ministrodello sviluppo economico 3 novembre 2016,  recante  «Criteri  per  ladeterminazione e liquidazione dei compensi  spettanti  ai  commissariliquidatori e ai membri dei comitati di sorveglianza delle  proceduredi  liquidazione  coatta  amministrativa   ai   sensi   dell'articolo2545-terdecies c.c. e di  scioglimento  per  atto  dell'autorita'  aisensi dell'articolo 2545-septiesdecies c.c.».   5. Il patrimonio residuo al termine della procedura concorsuale  e'devoluto ai sensi dell'articolo 15, comma 8.   6. Le disposizioni di cui al presente  articolo  non  si  applicanoagli enti di cui all'articolo 1, comma 3.                                Art. 15              Funzioni di monitoraggio, ricerca e controllo    1. Il Ministero del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  promuoveattivita' di raccordo con  altre  amministrazioni  pubbliche  di  cuiall'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.165, il Consiglio nazionale del Terzo settore e le parti sociali,  alfine  di  sviluppare  azioni  di  sistema  e  svolgere  attivita'  dimonitoraggio e ricerca.   2. Il Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  demandaall'Ispettorato nazionale  del  lavoro  di  cui  all'articolo  1  deldecreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149, le funzioni ispettive,al fine di verificare il rispetto  delle  disposizioni  del  presentedecreto da parte delle imprese sociali.   3. Ai fini dell'esercizio dell'attivita'  ispettiva  nei  confrontidelle imprese sociali il  Ministero  del  lavoro  e  delle  politichesociali  puo'  avvalersi  di  enti  associativi   riconosciuti,   cuiaderiscano almeno mille imprese sociali iscritte nel  registro  delleimprese di almeno cinque diverse regioni o province autonome, e delleassociazioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo  2  agosto2002, n. 220.   4. Con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  socialisono definiti le forme, i contenuti  e  le  modalita'  dell'attivita'ispettiva  sulle  imprese  sociali,   nonche'   il   contributo   perl'attivita' ispettiva da porre a loro carico, e, ai fini del comma 3,sono individuati i  criteri,  i  requisiti  e  le  procedure  per  ilriconoscimento degli enti associativi tra imprese sociali, e le formedi vigilanza su tali enti da parte del Ministero del lavoro  e  dellepolitiche sociali. Le imprese sociali sono  sottoposte  ad  attivita'ispettiva almeno una volta all'anno  sulla  base  di  un  modello  diverbale approvato  con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  dellepolitiche sociali.   5. L'attivita' ispettiva sulle imprese sociali costituite in  formadi societa' cooperativa e' svolta nel  rispetto  delle  attribuzioni,delle modalita' e dei termini di cui al decreto legislativo 2  agosto2002, n. 220. Con decreto del Ministro dello sviluppo  economico,  diconcerto con il Ministro del lavoro e delle politiche  sociali,  sonoindividuate  le  norme  di  coordinamento  necessarie  al   fine   diassicurare l'unicita', la completezza, la periodicita' e  l'efficaciadell'attivita' ispettiva.   6. In caso di accertata violazione delle  disposizioni  di  cui  alpresente decreto, il  soggetto  esercente  l'attivita'  ispettiva  aisensi  dei  commi  2  e  3  diffida  gli  organi  di  amministrazionedell'impresa sociale  a  regolarizzare  i  comportamenti  illegittimientro un congruo termine.   7. In caso di ostacolo allo svolgimento dell'attivita' ispettiva  odi mancata ottemperanza alla diffida di cui al comma 6, il  Ministerovigilante puo' nominare un commissario ad acta, anche  nella  personadel legale rappresentante dell'impresa  sociale,  che  affianchi  gliorgani dell'impresa sociale e  provveda  allo  specifico  adempimentorichiesto.   8. Nel caso di irregolarita' non sanabili o non sanate il  Ministrovigilante dispone la perdita della qualifica di impresa sociale. Taleprovvedimento dispone altresi' che il patrimonio residuo dell'impresasociale, dedotto, nelle imprese sociali costituite nelle forme di cuial libro V del codice civile, il capitale effettivamente versato  daisoci, eventualmente rivalutato o aumentato, e i dividendi  deliberatie non distribuiti nei limiti di cui all'articolo 3, comma 3,  letteraa),  e'  devoluto  al  fondo  istituito  ai  sensi  dell'articolo  16dall'ente o dall'associazione cui l'impresa sociale  aderisce  o,  inmancanza,   dalla   Fondazione   Italia   Sociale,    salvo    quantospecificamente  previsto  in  tema  di   societa'   cooperative.   Ilprovvedimento e' trasmesso ai fini della  cancellazione  dell'impresasociale dall'apposita sezione del registro delle imprese.   9.  Avverso  i  provvedimenti  del  Ministro  del  lavoro  e  dellepolitiche sociali emessi ai sensi del  comma  8  e'  ammesso  ricorsodinanzi al giudice amministrativo.                                Art. 16                         Fondo per la promozione                  e lo sviluppo delle imprese sociali    1. Le imprese sociali possono destinare una quota non superiore  altre per cento degli utili netti annuali,  dedotte  eventuali  perditematurate negli esercizi precedenti, a fondi istituiti  dagli  enti  edalle associazioni di cui all'articolo 15,  comma  3,  nonche'  dallaFondazione Italia Sociale, specificamente ed esclusivamente destinatialla promozione e allo  sviluppo  delle  imprese  sociali  attraversoazioni ed iniziative di  varia  natura,  quali  il  finanziamento  diprogetti di studio e di ricerca in  tema  di  impresa  sociale  o  diattivita' di  formazione  dei  lavoratori  dell'impresa  sociale,  lapromozione della costituzione di  imprese  sociali  o  di  loro  entiassociativi, o il finanziamento di specifici programmi di sviluppo diimprese sociali o di loro  enti  associativi.  Tali  versamenti  sonodeducibili ai fini  dell'imposta  sui  redditi  dell'impresa  socialeerogante.                                Art. 17                  Norme di coordinamento e transitorie    1. All'articolo 1, comma 1, lettera  a),  della  legge  8  novembre1991, n. 381, dopo le parole: «servizi socio-sanitari ed  educativi»,sono  inserite  le  seguenti:  «,  incluse  le   attivita'   di   cuiall'articolo 2, comma 1, lettere a),  b),  c),  d),  l),  e  p),  deldecreto legislativo recante revisione della disciplina in materia  diimpresa sociale, di cui all'articolo 1, comma 2,  lettera  c),  dellalegge 6 giugno 2016, n. 106».   2. Le societa' cooperative che assumono  la  qualifica  di  impresasociale per le attivita' di cui all'articolo 2, comma 1, lettera  q),possono   iscriversi   all'Albo   nazionale   istituito   ai    sensidell'articolo 13 della legge 31 gennaio  1992,  n.  59.  Le  societa'cooperative edilizie di abitazione e loro consorzi iscritte  all'Albonazionale di cui al periodo precedente possono in ogni caso  svolgerele attivita' di cui all'articolo 2, comma 1, lettera q).   3. Le imprese sociali gia' costituite al  momento  dell'entrata  invigore del  presente  decreto,  si  adeguano  alle  disposizioni  delpresente decreto entro dodici mesi dalla data della  sua  entrata  invigore. Entro il medesimo termine, esse possono modificare  i  propristatuti  con  le  modalita'  e  le  maggioranze   previste   per   ledeliberazioni dell'assemblea ordinaria.   4. Ogni riferimento nel presente decreto al Consiglio nazionale delTerzo   settore   diviene   efficace   ed   operativo   dal   momentodell'istituzione di tale Consiglio.                                Art. 18                 Misure fiscali e di sostegno economico    1. Gli utili e gli avanzi di gestione  delle  imprese  sociali  noncostituiscono  reddito  imponibile  ai  fini  delle  imposte  direttequalora  vengano  destinati  ad  apposita  riserva  indivisibile   insospensione  d'imposta  in  sede   di   approvazione   del   bilanciodell'esercizio  in   cui   sono   stati   conseguiti,   e   risultinoeffettivamente  destinati,  entro  il  secondo  periodo  di   impostasuccessivo a quello in cui sono stati  conseguiti,  allo  svolgimentodell'attivita' statutaria o ad incremento  del  patrimonio  ai  sensidell'articolo 3, comma 1, nonche' al versamento  del  contributo  perl'attivita' ispettiva di cui all'articolo 15. La  destinazione  degliutili e degli avanzi  di  gestione  deve  risultare  dalle  scritturecontabili previste dall'articolo 9. Salvo quanto previsto  dal  comma2, concorrono alla determinazione del reddito imponibile gli utili  egli avanzi di gestione destinati ai sensi dell'articolo 3,  comma  3,lettera a) e lettera b).   2. Non concorrono alla determinazione  del  reddito  imponibile  aifini delle imposte  dirette  gli  utili  e  gli  avanzi  di  gestionedestinati, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera a), ad  aumentogratuito del capitale sociale sottoscritto e  versato  dai  soci  neilimiti delle variazioni  dell'indice  nazionale  generale  annuo  deiprezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati, calcolatedall'Istituto  nazionale  di  statistica  (ISTAT)  per   il   periodocorrispondente a quello dell'esercizio sociale in cui gli utili e gliavanzi di gestione sono stati prodotti.   3. Dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche  si  detraeun importo pari  al  trenta  per  cento  della  somma  investita  dalcontribuente nel capitale sociale di una  o  piu'  societa',  inclusesocieta' cooperative, che abbiano acquisito la qualifica  di  impresasociale successivamente alla data di entrata in vigore  del  presentedecreto e siano costituite  da  non  piu'  di  trentasei  mesi  dallamedesima data. L'ammontare, in tutto o in parte, non  detraibile  nelperiodo d'imposta di riferimento puo' essere  portato  in  detrazionedall'imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi  d'impostasuccessivi, ma non oltre il terzo. L'investimento massimo  detraibilenon puo' eccedere, in ciascun periodo d'imposta,  l'importo  di  euro1.000.000 e deve essere mantenuto per almeno  tre  anni.  L'eventualecessione, anche parziale, dell'investimento prima del decorso di taletermine, comporta la decadenza  dal  beneficio  e  l'obbligo  per  ilcontribuente  di  restituire  l'importo  detratto,  unitamente   agliinteressi legali.   4. Non concorre alla formazione del reddito  dei  soggetti  passividell'imposta sul reddito delle societa', il trenta  per  cento  dellasomma investita nel capitale sociale di una o piu' societa',  inclusesocieta' cooperative, che abbiano acquisito la qualifica  di  impresasociale successivamente alla data di entrata in vigore  del  presentedecreto e siano costituite  da  non  piu'  di  trentasei  mesi  dallamedesima data. L'investimento massimo deducibile non  puo'  eccedere,in ciascun periodo d'imposta, l'importo  di  euro  1.800.000  e  deveessere mantenuto per almeno tre  anni.  L'eventuale  cessione,  ancheparziale,  dell'investimento  prima  del  decorso  di  tale  termine,comporta la decadenza dal  beneficio  ed  il  recupero  a  tassazionedell'importo dedotto. Sull'imposta  non  versata  per  effetto  delladeduzione non spettante sono dovuti gli interessi legali.   5. Le disposizioni di cui ai commi 3 e 4 si  applicano  anche  agliatti di dotazione e ai  contributi  di  qualsiasi  natura,  posti  inessere successivamente alla data di entrata in  vigore  del  presentedecreto, in favore di fondazioni che abbiano acquisito  la  qualificadi  impresa  sociale  successivamente  alla  medesima  data  e  sianocostituite da non piu' di trentasei mesi dalla stessa.   6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze  e  con  ilMinistro dello sviluppo economico, da adottarsi entro sessanta giornidalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente   decreto,   sonoindividuate le modalita' di attuazione delle disposizioni di  cui  aicommi 3, 4 e 5.   7. Alle imprese sociali non si applica la disciplina  prevista  perle societa' di cui all'articolo 30 della legge 23 dicembre  1994,  n.724,  all'articolo  2,  commi  da  36-decies   a   36-duodecies   deldecreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con  modificazioni,dalla legge 14  settembre  2011,  n.  148,  all'articolo  62-bis  deldecreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con  modificazioni,dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, all'articolo 3, commi da  181  a189, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e  all'articolo  7-bis  deldecreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni,dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225.   8. Al testo unico delle disposizioni in materia di  intermediazionefinanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio  1998,  n.  58,sono apportate le seguenti modificazioni:     a) all'articolo 1:       1) al comma 5-novies, le parole: «portale per  la  raccolta  dicapitali per le PMI» sono sostituite dalle seguenti: «portale per  laraccolta di capitali per le PMI e per le imprese  sociali»,  e  primadelle parole  «e  degli  organismi  di  investimento  collettivo  delrisparmio» sono inserite le seguenti: «, delle imprese sociali»;       2) dopo il comma 5-undecies e' inserito il seguente:   «5-duodecies. Per "imprese sociali" si intendono le imprese socialiai sensi del decreto legislativo di  cui  all'articolo  1,  comma  2,lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106, costituite in forma disocieta' di capitali o di societa' cooperativa»;     b) la rubrica del capo III-quater, del titolo  III,  della  ParteII, e'  sostituita  dalla  seguente:  «Gestione  di  portali  per  laraccolta di capitali per le PMI e per le imprese sociali»;     c) all'articolo 50-quinquies:       1) la  rubrica  e'  sostituita  dalla  seguente:  «Gestione  diportali per la raccolta di PMI e per le imprese sociali»;       2) al comma  1,  prima  delle  parole  «per  gli  organismi  diinvestimento collettivo del risparmio» sono inserite le seguenti:  «,per le imprese sociali,»;       3) al comma  2,  prima  delle  parole  «per  gli  organismi  diinvestimento collettivo del risparmio» sono inserite le seguenti:  «,per le imprese sociali,»;     d) all'articolo 100-ter,  comma  1,  prima  delle  parole  «dagliorganismi di investimento collettivo del risparmio», sono inserite leseguenti parole: «, dalle imprese sociali,»;     e) all'articolo  100-ter,  comma  2,  le  parole:  «o  della  PMIinnovativa», sono sostituite dalle seguenti: «, della PMI  innovativao dell'impresa sociale»;     f) all'articolo  100-ter,  comma  2-bis,  le  parole  «e  di  PMIinnovative» sono sostituite dalle seguenti: «, di PMI innovative e diimprese sociali»;     g) all'articolo 100-ter, comma 2-quater,  le  parole  «e  da  PMIinnovative» sono sostituite dalle seguenti: «, da PMI innovative e daimprese sociali».   9.  L'efficacia  delle  disposizioni  del   presente   articolo   edell'articolo  16  e'  subordinata,  ai  sensi   dell'articolo   108,paragrafo 3, del  Trattato  sul  funzionamento  dell'Unione  europea,all'autorizzazione della Commissione europea, richiesta  a  cura  delMinistero del lavoro e delle politiche sociali.                                Art. 19                               Abrogazioni    1. Il decreto legislativo 24 marzo 2006,  n.  155,  e'  abrogato  etutti i riferimenti a quest'ultimo decreto si intendono  riferiti  alpresente decreto legislativo.                                Art. 20                          Copertura finanziaria    1. Agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 17, comma  1,e dell'articolo 18, commi 1, 3, 4 e 7, pari a 6,82  milioni  di  europer l'anno 2018 e a 3,9 milioni di euro annui a  decorrere  dall'anno2019    si     provvede     mediante     corrispondente     riduzionedell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 187,  dellalegge 23 dicembre 2014, n. 190.   2. Ai fini dell'attuazione della disposizione di cui al  precedentecomma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato  adapportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.   3.  Dall'attuazione  delle  ulteriori  disposizioni  del   presentedecreto non devono derivare nuovi o maggiori  oneri  a  carico  dellafinanza   pubblica.   Le   amministrazioni   interessate   provvedonoall'attuazione delle disposizioni con le risorse umane, strumentali efinanziarie disponibili a legislazione vigente.                                Art. 21                            Entrata in vigore    1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  aquello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   dellaRepubblica italiana.   Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inseritonella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblicaitaliana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farloosservare.     Dato a Roma, addi' 3 luglio 2017                               MATTARELLA                                    Gentiloni Silveri,  Presidente  del                                  Consiglio dei ministri                                   Poletti,  Ministro  del  lavoro   e                                  delle politiche sociali                                   Padoan,  Ministro  dell'economia  e                                  delle finanze  Visto, il Guardasigilli: Orlando



DECRETO LEGISLATIVO 6 MARZO 2017 n 40 ISTITUZIONE E DISCIPLINA DEL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

DECRETO LEGISLATIVO 6 marzo 2017 , n. 40.
Istituzione e disciplina del servizio civile universale, a norma dell’articolo 8 della legge 6 giugno 2016, n. 106.