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ONLUS

Decreto Legislativo n. 460 del 4 dicembre 1997

RIORDINO DELLA DISCIPLINA TRIBUTARIA DEGLI ENTI NON COMMERCIALI E DELLE ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITA' SOCIALE

Sezione I
Modifiche alla disciplina degli enti non commerciali in materia di imposte sul reddito e di imposta sul valore
aggiunto

Art. 1 - Qualificazione degli enti e determinazione dei criteri per individuarne l'oggetto esclusivo o principale di attività
1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, all'articolo 87, il comma 4 è sostituito dai seguenti:
“4. L'oggetto esclusivo o principale dell'ente residente è determinato in base alla legge, all'atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende l'attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall'atto costitutivo o dallo statuto.
4- bis. In mancanza dell'atto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, l'oggetto principale dell'ente
residente è determinato in base all'attività effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione
si applica in ogni caso agli enti non residenti.”.

Art. 2 - Occasionali raccolte pubbliche di fondi e contributi per lo svolgimento convenzionato di attività
1. Nell'articolo 108, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente il reddito complessivo degli enti non commerciali, dopo il
comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente:
“2- bis. Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lettera c)
del comma 1 dell'articolo 87:
a) indi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
b) contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all'articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
come sostituito dall'articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi.”.
2. Le attività indicate nell'articolo 108, comma 2- bis, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal comma 1, fermo restando il regime di esclusione dall'imposta sul valore aggiunto, sono esenti da ogni altro
tributo.
3. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, possono essere stabiliti condizioni e limiti affinché l'esercizio delle attività di cui all'articolo 108, comma 2- bis, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, possa considerarsi occasionale.

Art. 3 - Determinazione dei redditi e contabilità separata
1. All'articolo 109 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente la determinazione dei redditi degli enti non commerciali,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:
“2. Per l'attività commerciale esercitata gli enti non commerciali hanno l'obbligo di tenere la contabilità separata.
3. Per l'individuazione dei beni relativi all'impresa si applicano le disposizioni di cui all'articolo 77, commi 1 e 3- bis.
3- bis. Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all'esercizio di
attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa e l'ammontare
tra l'ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi; per gli immobili utilizzati promiscuamente è deducibile la rendita
catastale o il canone di locazione anche finanziaria per la parte del loro ammontare che corrisponde al predetto rapporto.”;
b) il comma 4- bis è sostituito dal seguente:
“4- bis. Gli enti soggetti alle disposizioni in materia di contabilità pubblica sono esonerati dall'obbligo di tenere la contabilità separata qualora siano osservate le modalità previste per la contabilità pubblica obbligatoria
tenuta a norma di legge dagli stessi enti.”.

Art. 4 - Regime forfetario di determinazione del reddito
1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l'articolo 109 è inserito il seguente:
“Art. 109-bis - (Regime forfetario degli enti non commerciali). 1. Fatto salvo quanto previsto, per le associazioni sportive dilettantistiche, dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e, per le associazioni senza scopo di lucro e per le pro-loco, dall'articolo 9- bis del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1992, n. 66, gli enti non commerciali ammessi alla contabilità semplificata ai sensi dell'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, possono optare per la
determinazione forfetaria del reddito d'impresa, applicando all'ammontare dei ricavi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali il coefficiente di redditività corrispondente alla classe di appartenenza secondo la tabella seguente ed aggiungendo l'ammontare dei componenti positivi del reddito di cui agli articoli 54, 55, 56 e 57:
a) attività di prestazioni di servizi:
1) fino a lire 30.000.000, coefficiente 15%;
2) da L. 30.000.001 a lire 360.000.000, coefficiente 25%;
b) altre attività:
1) fino a lire 50.000.000, coefficiente 10%;
2) da lire 50.000.001a lire 1.000.000.000, coefficiente 15%.
2. Per i contribuenti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attività il coefficiente si determina con riferimento all'ammontare dei ricavi relativi all'attività prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attività di prestazioni di servizi.
3. Il regime forfetario previsto nel presente articolo si estende di anno in anno qualora i limiti indicati al comma 1 non vengano superati.
4. L'opzione è esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale è esercitata fino a quando non è revocata e comunque per un triennio. La revoca
dell'opzione è effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa è presentata.
5. Gli enti che intraprendono l'esercizio d'impresa commerciale esercitano l'opzione nella dichiarazione da presentare ai sensi dell'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.”.

Art. 5 - Enti di tipo associativo
1. All'articolo 111 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente l'attività svolta dagli enti di tipo associativo, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)‚ il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di
corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati.”;
b) dopo il comma 4, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
“4- bis. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all'articolo 3, comma 6, lettera
e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l'attività istituzionale, da bar ed esercizi similari e l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreché le predette attività siano bar ed esercizi similari e l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreché le predette attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3.
4- ter. L'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici di cui al comma 4-bis non è considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonché da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, sempreché sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3.
4-quater. Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell'esercizio di attività commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche in deroga al limite di cui al comma 3, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonché l'assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione.
4-quinquies. Le disposizioni di cui ai commi 3, 4-bis, 4-ter e 4-quater si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:
a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;
b) obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui all'articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'età il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione;
d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all'articolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranità dell'assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti;
f) intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa.
4-sexies. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 4-quinquies non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonché alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.”.
2. Nell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relativo all'esercizio di imprese ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel quarto comma, secondo periodo, relativo al trattamento di talune cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate da enti di tipo associativo, le parole: “e sportive” sono sostituite dalle seguenti: “sportive
dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona”; nello stesso comma, il terzo periodo è soppresso;
b) nel quinto comma, lettera a), relativo al trattamento delle pubblicazioni curate da enti di tipo associativo, le parole “e sportive” sono sostituite dalle seguenti: “sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di
formazione extra-scolastica della persona”;
c) dopo il quinto comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
“Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all'articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'interno, non si considera commerciale, anche se effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l'attività istituzionale, da bar ed esercizi similari, sempreché tale attività sia strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel secondo periodo del quarto comma. Le disposizioni di cui ai commi quarto, secondo periodo, e sesto si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:
a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale
durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;
b) obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui all'articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente ogni limitazione in funzione della temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'età il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione;
d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all'articolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranità dell'assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti;
f) intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del settimo comma non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonché alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.”.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le associazioni costituite prima della predetta data predispongono o adeguano il proprio statuto, ai sensi dell'articolo 111, comma 4-quinquies, del
testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal comma 1, lettera b), ed ai sensi dell'articolo 4, settimo comma, del decreto del presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, come modificato dal comma 2, lettera b).
4. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, il termine di cui al comma 3 è di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 6 - Perdita della qualifica di ente non commerciale
1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l'articolo 111, è inserito il seguente:
“Art. 111-bis (Perdita della qualifica di ente non commerciale). 1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d'imposta.
2. Ai fini della qualificazione commerciale dell'ente si tiene conto anche dei seguenti parametri:
a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all'attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività;
b) prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali;
c) prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative;
d) prevalenza delle componenti negative inerenti all'attività commerciale rispetto alle restanti spese.
3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d'imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l'obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell'ente nell'inventario di cui all'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L'iscrizione nell'inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall'inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili.”.
2. Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante disciplina dell'imposta sul valore aggiunto, all'articolo 4, dopo l'ultimo comma, è aggiunto il seguente:
“Le disposizioni sulla perdita della qualifica di ente non commerciale di cui all'articolo 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si
applicano anche ai fini dell'imposta sul valore aggiunto.”.

Art. 7 - Enti non commerciali non residenti
1. ll'articolo 114 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n, 917, riguardante gli enti non commerciali non residenti nel territorio dello Stato, nel comma 2, le parole: “senza tenerne contabilità separata si applicano le disposizioni dei commi 2 e 3 dell'articolo 109” sono sostituite dalle seguenti: “si applicano le disposizioni dei commi 2, 3 e 3- bis dell'articolo 109”.

Art. 8 - Scritture contabili degli enti non commerciali
1. Nell'articolo 20 decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, riguardante le scritture contabili degli enti non commerciali, dopo il primo comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
“Indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, un
apposito e separato rendiconto tenuto e conservato ai sensi dell'articolo 22, dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell'articolo 108, comma 2- bis, lettera a), testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Gli enti soggetti alla determinazione forfetaria del reddito ai sensi del comma 1 dell'articolo 109- bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917, che abbiano conseguito nell'anno solare precedente ricavi non superiori a lire 30 milioni, relativamente alle attività di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, assolvono gli obblighi contabili di cui all'articolo 18, secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.”.

Art. 9 - Agevolazioni temporanee per il trasferimento di beni patrimoniali
1. Il trasferimento a titolo gratuito di aziende o beni a favore di enti non commerciali, con atto sottoposto a
registrazione entro il 30 settembre 1998, è esente dalle imposte sulle successioni e donazioni, ipotecaria e catastale, sull'incremento di valore degli immobili e relativa imposta sostitutiva, non dà luogo, ai fini delle imposte sui redditi, a realizzo o a distribuzione di plusvalenze e minusvalenze, comprese quelle relative alle rimanenze e compreso il valore di avviamento, né costituisce presupposto per la tassazione di sopravvenienze attive nei confronti dell'ente cessionario, a condizione che l'ente dichiari nell'atto che intende utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento della propria attività. Qualora il trasferimento abbia a oggetto l'unica azienda dell'imprenditore cedente, questi ha l'obbligo di affrancare le riserve o fondi in sospensione d'imposta eventualmente costituiti in precedenza previo pagamento di un'imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche ovvero dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell'imposta locale sui redditi e dell'imposta sul valore aggiunto pari al 25%, secondo le modalità determinate con decreto del Ministro delle finanze. Per i saldi attivi di rivalutazione costituiti ai sensi delle leggi 29 dicembre 1990, n. 408, e 30 dicembre 1991, n. 413, recanti disposizioni tributarie per la rivalutazione dei beni, lo smobilizzo di riserve e di fondi e per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, l'imposta sostitutiva è stabilita con l'aliquota del 10% e non spetta il credito d'imposta previsto dall'articolo 4, comma 5, della predetta legge n. 408 del 1990 e dall'articolo 26, comma 5, della predetta legge n. 413 del 1991; le riserve e i fondi indicati nelle lettere b) e c) del comma 7 dell'articolo 105 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono assoggettati ad imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio con l'aliquota, rispettivamente, del 5% e del 10%.
2. L'ente non commerciale che alla data di entrata in vigore del presente decreto utilizzi beni immobili strumentali di cui al primo periodo del comma 2 dell'articolo 40 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, può, entro il 30 settembre 1998, optare per l'esclusione dei beni stessi dal patrimonio dell'impresa, mediante il pagamento di una somma a titolo di imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell'imposta locale sui redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nella misura del 5% del valore dell'immobile medesimo, determinato con i criteri di cui all'articolo 52, comma 4, del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, nel caso in cui gli stessi provengano dal patrimonio personale, e del 10% nel caso di acquisto in regime di impresa. Per bene proveniente dal patrimonio si intende il bene di proprietà dell'ente stesso non acquistato nell'esercizio di impresa indipendentemente dall'anno di acquisizione e dal periodo di tempo intercorso tra l'acquisto e l'utilizzazione nell'impresa.
3. Con decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalità di presentazione della dichiarazione di opzione e di versamento delle imposte sostitutive previste ai commi 1 e 2.

Sezione II
Disposizioni riguardanti le organizzazioni non lucrative di utilità sociale

Art. 10 - Organizzazioni non lucrative di utilità sociale
1. Sono organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente:

- lo svolgimento di attività in uno o più dei seguenti settori:

  • assistenza sociale o socio-sanitaria;
  • assistenza sanitaria;
  • beneficenza;
  • istruzione;
  • formazione;
  • sport dilettantistico;
  • tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico di cui alla legge 1Žo• giugno 1939, n. 1089, ivi
    comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409;
  • tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente, con esclusione dell'attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
  • promozione della cultura e dell'arte;
  • tutela dei diritti civili;
  • ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata
    ad università, enti di ricerca e altre fondazioni che la svolgano direttamente, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

- l'esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale;

- il divieto di svolgere attività diverse da quelle menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse;

- il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita della organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge
o siano effettuate a favore di altre Onlus che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura;

- l'obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle a esse direttamente connesse;

- l'obbligo di devolvere il patrimonio dell'organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o a fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui all'articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge;

- l'obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale,

- disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'età il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione;

- l'uso, nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o dell'acronimo “Onlus”.

2. Si intende che vengono perseguite finalità di solidarietà sociale quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi relative alle attività statutarie nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'istruzione, della formazione, dello
sport dilettantistico, della promozione della cultura e dell'arte e della tutela dei diritti civili non sono rese nei confronti di soci, associati o partecipanti, nonché degli altri soggetti indicati nella lettera a) del comma 6, ma dirette ad arrecare benefici a:
a) persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari;
b) componenti collettività estere, limitatamente agli aiuti comunitari.
3. Le finalità di solidarietà sociale s'intendono realizzate anche quando tra i beneficiari delle attività statutarie dell'organizzazione vi siano i propri soci, associati o partecipanti o gli altri soggetti indicati alla lettera a) del
comma 6, se costoro si trovano nelle condizioni di svantaggio di cui alla lettera a) del comma 2.
4. A prescindere dalle condizioni previste ai commi 2 e 3, si considerano comunque inerenti a finalità di solidarietà sociale le attività statutarie istituzionali svolte nei settori della assistenza sociale e socio-sanitaria,
della beneficenza, della tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, della tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente con esclusione dell'attività esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, della ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolte direttamente da fondazioni, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, nonché le attività di
governativo emanato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, nonché le attività di promozione della cultura e dell'arte per le quali sono riconosciuti apporti economici da parte dell'amministrazione centrale dello Stato.
5. Si considerano direttamente connesse a quelle istituzionali le attività statutarie di assistenza sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico, promozione della cultura e dell'arte e tutela dei diritti civili, di cui ai numeri 2), 4), 5), 6), 9) e 10) del comma 1, lettera a), svolte in assenza delle condizioni previste ai commi 2 e 3, nonché le attività accessorie per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto integrative delle stesse. L'esercizio delle attività connesse è consentito a condizione che, in ciascun esercizio e nell'ambito di ciascuno dei settori elencati alla lettera a) del comma 1, le stesse non siano prevalenti rispetto a quelle istituzionali e che i relativi proventi non superino il 66 per cento delle spese complessive dell'organizzazione.
6. Si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione:
a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi e di controllo, a coloro che a qualsiasi titolo operino per l'organizzazione o ne facciano parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dell'organizzazione, ai loro parenti entro il terzo grado e ai loro affini entro il secondo grado, nonché alle società da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate, effettuate a condizioni più favorevoli in ragione della loro qualità. Sono fatti salvi, nel caso delle attività svolte nei settori di cui ai numeri 7) e 8) della lettera a) del comma 1, i vantaggi accordati a soci, associati o partecipanti e ai soggetti che effettuano erogazioni liberali, e ai loro familiari, aventi significato puramente onorifico e valore economico modico;
b) l'acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale;
c) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645 e
dal decreto legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle società per azioni;
d) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto;
e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche.
7. Le disposizioni di cui alla lettera h) del comma 1 non si applicano alle fondazioni, e quelle di cui alle lettere h) e i) del medesimo comma 1 non si applicano agli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo
Stato ha stipulato patti, accordi o intese.
8. Sono in ogni caso considerate Onlus, nel rispetto della loro struttura e della loro finalità, gli organismi di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266 iscritti nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49 e le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381. Sono fatte salve le previsioni di maggior favore relative agli organismi di volontariato, alle organizzazioni non governative e alle cooperative sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi n. 266 del 1991, n. 49 dal 1987 e n. 381 del 1991.
9. Gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese e le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all'articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'interno, sono considerate Onlus limitatamente all'esercizio delle attività elencate alla lettera a) del comma 1, fatta eccezione per la prescrizione di cui alla lettera c) del comma 1, agli stessi enti e associazioni si applicano le disposizioni anche agevolative del presente decreto, a condizione che per tali attività siano tenute separatamente le scritture contabili previste all'articolo 20- bis del decreto del presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall'articolo 25, comma 1.
10. Non si considerano in ogni caso Onlus gli enti pubblici, le società commerciali diverse da quelle cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria.

Art. 11 - Anagrafe delle Onlus e decadenza dalle agevolazioni
1. É istituita presso il Ministero delle finanze l'anagrafe unica delle Onlus. Fatte salve le disposizioni contemplate nel regolamento di attuazione dell'articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, in materia di
istituzione del registro delle imprese, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, i soggetti che intraprendono l'esercizio delle attività previste all'articolo 10, ne danno comunicazione entro trenta giorni alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle finanze nel cui ambito territoriale si trova il loro domicilio fiscale, in conformità ad apposito modello approvato con decreto
del Ministro delle finanze. La predetta comunicazione è effettuata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto da parte dei soggetti che, alla predetta data, già svolgono le attività previste
all'articolo 10. Alla medesima direzione deve essere altresì comunicata ogni successiva modifica che comporti la perdita della qualifica di Onlus.
2. L'effettuazione delle comunicazioni di cui al comma 1 è condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni previste dal presente decreto.
3. Con uno o più decreti del Ministro delle finanze da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le
modalità d'esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l'uso della denominazione di Onlus, nonché i casi di decadenza totale o parziale dalle agevolazioni previste dal presente decreto e ogni altra disposizione necessaria per l'attuazione dello stesso.

Art. 12 - Agevolazioni ai fini delle imposte sui redditi
1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l'articolo 111- bis introdotto dall'articolo 6, comma 1, del presente decreto, è
aggiunto il seguente: “Articolo 111- ter (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale) 1. Per le organizzazioni
non lucrative di utilità sociale (Onlus), a eccezione delle società cooperative, non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di
solidarietà sociale.
2. I proventi derivanti dall'esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile”.

Art. 13 - Erogazioni liberali
1. Il testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 13- bis sono apportate le seguenti modificazioni:
1. nel comma 1, relativo alle detrazioni d'imposta per oneri sostenuti, dopo la lettera i), è aggiunta in fine la seguente: “i -bis) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus), nonché i contributi associativi, per importo non superiore a 2 milioni e 500mila lire, versati dai soci alle società di mutuo soccorso che operano esclusivamente nei settori di cui all'articolo 1 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie. La detrazione è consentita a condizione che il versamento di tali erogazioni e contributi sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e secondo ulteriori modalità idonee a consentire all'Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro delle
finanze da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.”;
2. nel comma 3, relativo alla detrazione proporzionale, in capo ai singoli soci di società semplice, afferente gli oneri sostenuti dalla società medesima, le parole “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h) e i)” sono sostituite con le seguenti: “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), i) e i bis)”;
b) nell'articolo 65, comma 2, relativo agli oneri di utilità sociale deducibili ai fini della determinazione del reddito d'impresa, dopo la lettera c- quinquies), sono aggiunte, in fine, le seguenti:
“c-sexies) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni o al 2 per cento del reddito d'impresa dichiarato, a favore delle Onlus;
c-septies) le spese relative all'impiego di lavoratori dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzati per prestazioni di servizi erogate a favore di Onlus, nel limite del 5 per mille dell'ammontare complessivo delle
spese per prestazioni di lavoro dipendente, così come risultano dalla dichiarazione dei redditi.”;
c) nell'articolo 110- bis, comma 1, relativo alle detrazioni d'imposta per oneri sostenuti da enti non commerciali, le parole “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell'articolo 13-bis” sono sostituite
dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) e i bis) del comma 1 dell'articolo 13- bis”;
d) nell'articolo 113, comma 2- bis, relativo alle detrazioni d'imposta per oneri sostenuti da società ed enti commerciali non residenti, le parole “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell'articolo 13- bis ”
sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) e i bis) del comma 1 dell'articolo 13- bis ”;
e) nell'articolo 114, comma 1- bis, relativo alle detrazioni d'imposta per oneri sostenuti dagli enti non commerciali non residenti, le parole “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell'articolo 13- bis
sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) e i bis) del comma 1 dell'articolo 13- bis ”;
2. Le derrate alimentari e i prodotti farmaceutici, alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa, che, in alternativa alla usuale eliminazione dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente alle Onlus, non si considerano destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ai sensi dell'articolo 53, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
3. I beni non di lusso alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa, diversi da quelli di cui al comma 2, che presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che pur non modificandone l'idoneità di utilizzo non ne consentono la commercializzazione o la vendita, rendendone necessaria l'esclusione dal mercato o la distruzione, qualora siano ceduti gratuitamente alle ONLUS, per un importo corrispondente al costo specifico sostenuto per la produzione o l'acquisto complessivamente non superiore al 5 per cento del reddito d'impresa dichiarato, non si considerano destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ai sensi dell'articolo 85, comma 2, del testo unico delle imposte dei redditi, di cui al d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. I predetti beni si considerano distrutti agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto.
4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 si applicano a condizione che delle singole cessioni sia data preventiva comunicazione, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, al competente ufficio delle entrate e che la Onlus beneficiaria, in apposita dichiarazione da conservare agli atti dell'impresa cedente, attesti il proprio impegno a utilizzare direttamente i beni in conformità alle finalità istituzionali e, a pena di decadenza dei benefici fiscali previsti dal presente decreto, realizzi l'effettivo utilizzo diretto; entro il quindicesimo giorno del mese successivo, il cedente deve annotare nei registri previsti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto ovvero in apposito prospetto, che tiene luogo degli stessi, la qualità e la quantità dei beni ceduti gratuitamente in ciascun mese. Per le cessioni di beni facilmente deperibili e di modico valore si è esonerati dall'obbligo della comunicazione preventiva. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, possono essere stabilite ulteriori condizioni cui subordinare
l'applicazione delle richiamate disposizioni.
5. La deducibilità dal reddito imponibile delle erogazioni liberali a favore di organizzazioni non governative di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, prevista dall'articolo 10, comma 1, lettera g), del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è consentita a condizione che per le medesime erogazioni il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d'imposta di cui all'articolo 13- bis, comma 1, lettera i - bis), del medesimo testo unico.
6. La deducibilità dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste all'articolo 65, comma 2, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, è consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle deduzioni previste dalla lettera c-sexies) del medesimo articolo 65, comma 2.
7. La deducibilità dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste all'articolo 114, comma 2- bis), lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, è consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d'imposta previste dal comma 1- bis, del medesimo articolo 114.

Art. 14 - Disposizioni relative all'imposta sul valore aggiunto
1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante la disciplina dell'imposta sul valore aggiunto, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell'articolo 3, terzo comma, primo periodo, relativo alla individuazione dei soggetti beneficiari di operazioni di divulgazione pubblicitaria che non sono considerate prestazioni di servizi, dopo le parole “solidarietà sociale”, sono inserite le seguenti: “nonché delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus),”;
b) all'articolo 10, primo comma, relativo alle operazioni esenti dall'imposta sono apportate le seguenti modificazioni:
1) nel numero 12), dopo le parole “studio o ricerca scientifica” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “e alle Onlus”;
2) nel numero 15), dopo le parole “ effettuate da imprese autorizzate” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “e da Onlus”;
3) nel numero 19), dopo le parole “società di mutuo soccorso con personalità giuridica” sono inserite le seguenti: “e da Onlus”;
4) nel numero 20), dopo le parole “rese da istituti o scuole riconosciute da pubbliche amministrazioni” sono inserite le seguenti: “e da Onlus”;
5) nel numero 27- ter), dopo le parole “o da enti aventi finalità di assistenza sociale” sono inserite le seguenti: “e da Onlus”;
c) nell'articolo 19- ter, relativo alla detrazione per gli enti non commerciali, nel secondo comma, le parole “di cui all'articolo 20” sono sostituite dalle seguenti: “di cui agli articoli 20 e 20- bis ”.

Art. 15 - Certificazione dei corrispettivi ai fini dell'imposta sul valore aggiunto
1. Fermi restando gli obblighi previsti dal titolo secondo del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le Onlus, limitatamente alle operazioni riconducibili alle attività istituzionali, non sono soggette
all'obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante ricevuta o scontrino fiscale.

Art. 16 - Disposizioni in materia di ritenute alla fonte
1. Sui contributi corrisposti alle Onlus dagli enti pubblici non si applica la ritenuta di cui all'articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
2. Sui redditi di capitale di cui all'articolo 41 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, corrisposti alle Onlus, le ritenute alla fonte sono effettuate a titolo di imposta e non si applica l'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 1Žo• aprile 1996, n. 239, recante modificazioni al regime fiscale degli interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati.

Art. 17 - Esenzioni dall'imposta di bollo
1. Della Tabella allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, relativa agli atti, documenti e registri esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto, dopo l'articolo 27, è aggiunto, in fine, il seguente:
“Articolo 27-bis 1. Atti, documenti, istanze, contratti, nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus).”.

Art. 18 - Esenzione dalle tasse sulle concessioni governative
1. Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, recante disciplina delle tasse sulle concessioni governative, dopo l'articolo 13, è inserito il seguente: “Articolo 13- bis - ( Esenzioni) - 1. Gli atti e i provvedimenti concernenti le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) sono esenti dalle tasse sulle concessioni governative.”.

Art. 19 - Esenzioni dall'imposta sulle successioni e donazioni
1. Nell'articolo 3, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, relativo ai trasferimenti non soggetti all'imposta, dopo le parole “altre finalità di pubblica utilità” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “, nonché quelli a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus)”

Art. 20 - Esenzioni dall'imposta sull'incremento di valore degli immobili e della relativa imposta sostitutiva
1. Nell'articolo 25, primo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, recante disciplina dell'imposta sull'incremento di valore degli immobili, relativo all'esenzione dall'imposta
degli incrementi di valore di immobili acquistati a titolo gratuito, dopo le parole “pubblica utilità”, sono inserite le seguenti: “, nonché da organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus)”.
2. L'imposta sostitutiva di quella comunale sull'incremento di valore degli immobili di cui all'articolo 11, comma 3, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, non è dovuta dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

Art. 21 - Esenzioni in materia di tributi locali
1. I comuni, le province, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possono deliberare nei confronti delle Onlus la riduzione o l'esenzione dal pagamento dei tributi di loro pertinenza e dai connessi adempimenti.

Art. 22 - Agevolazioni in materia di imposta di registro
1. Alla tariffa, parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell'articolo 1, concernente il trattamento degli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili e degli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, dopo il settimo periodo, è aggiunto, in fine, il seguente: “Se il trasferimento avviene a favore di organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus) ove ricorrano le condizioni di cui alla nota II- quater): lire 250.000.”; nel medesimo articolo, dopo la nota II-ter), è aggiunta, in fine, la seguente: “II- quater). A condizione che la Onlus dichiari nell'atto che intende
utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento della propria attività e che realizzi l'effettivo utilizzo diretto entro 2 anni dall'acquisto. In caso di dichiarazione mendace o di mancata effettiva utilizzazione per lo svolgimento della propria attività è dovuta l'imposta nella misura ordinaria nonché una sanzione amministrativa pari al 30 per cento della stessa imposta.”;
b) dopo l'articolo 11 è aggiunto, in fine, il seguente: “Articolo 11- bis - 1. Atti costitutivi e modifiche statutarie
concernenti le organizzazioni non lucrative di utilità sociale: lire 250.000.”.

Art. 23 - Esenzioni dall'imposta sugli spettacoli
1. L'imposta sugli spettacoli non è dovuta per le attività spettacolistiche indicate nella tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, svolte occasionalmente dalle Onlus nonché dagli enti associativi di cui all'articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall'articolo 5, comma 1, lettera a), in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.
2. L'esenzione spetta a condizione che dell'attività richiamata al comma 1 sia data comunicazione, prima dell'inizio di ciascuna manifestazione, all'ufficio accertatore territorialmente competente. Con decreto del
dell'inizio di ciascuna manifestazione, all'ufficio accertatore territorialmente competente. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
potranno essere stabiliti condizioni o limiti affinché l'esercizio delle attività di cui al comma 1 possa considerarsi occasionale.

Art. 24 - Agevolazioni per le lotterie, tombole, pesche e banchi di beneficenza
1. Nell'articolo 40, primo comma del regio decreto legge 19 ottobre 1938, n. 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 1939, n. 973, recante riforma delle leggi sul lotto pubblico, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al numero 1), relativo alla autorizzazione a promuovere lotterie, dopo le parole “enti morali,” sono inserite le seguenti: “organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus),”;
b) al numero 2), relativo alla autorizzazione a promuovere tombole, dopo le parole “enti morali,” è inserita la seguente: “Onlus,”;
c) al numero 3), relativo alla autorizzazione a promuovere pesche o banchi di beneficenza, dopo le parole “enti morali,” è inserita la seguente: “Onlus,”.

Art. 25 - Disposizioni in materia di scritture contabili e obblighi delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale
1. Nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo l'articolo 20, è inserito il seguente:
“Art. 20-bis (Scritture contabili delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale) 1. Le organizzazioni non
lucrative di utilità sociale (Onlus), diverse dalle società cooperative, a pena di decadenza di benefici fiscali per esse previsti, devono:
a) in relazione all'attività complessivamente svolta, redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte a esprimere con compiutezza e analiticità le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione, e rappresentare adeguatamente in apposito documento, da redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'organizzazione, distinguendo le attività direttamente connesse da quelle istituzionali, con obbligo di conservare le stesse scritture e la relativa documentazione per un periodo non inferiore a quello indicato dall'articolo 22;
b) in relazione alle attività direttamente connesse tenere le scritture contabili previste dalle disposizioni di cui agli articoli 14, 15, 16, e 18; nell'ipotesi in cui l'ammontare annuale dei ricavi non sia superiore a lire 30 milioni, relativamente alle attività di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, gli adempimenti contabili possono essere assolti secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
2. Gli obblighi di cui al comma 1, lettera a), si considerano assolti qualora la contabilità consti del libro giornale e del libro degli inventari, tenuti in conformità alle disposizioni di cui agli articoli 2216 e 2217 del codice civile.
3. I soggetti richiamati al comma 1 che nell'esercizio delle attività istituzionali e connesse non abbiano conseguito in un anno proventi di ammontare superiore a lire 100 milioni, modificato annualmente secondo le modalità previste dall'articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, possono tenere per l'anno successivo, in luogo delle scritture contabili previste al primo comma, lettera a), il rendiconto delle entrate e delle spese complessive, nei termini e nei modi di cui all'articolo 20.
4. In luogo delle scritture contabili previste al comma 1, lettera a), le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dell'articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, possono tenere il rendiconto nei termini e nei modi di cui all'articolo 20.
5. Qualora i proventi superino per due anni consecutivi l'ammontare di due miliardi di lire, modificato annualmente secondo le modalità previste dall'articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, il bilancio deve recare una relazione di controllo sottoscritta da uno o più revisori iscritti nel registro dei revisori contabili.”.
2. Ai soggetti di cui all'articolo 10, comma 9, le disposizioni del comma 1, si applicano limitatamente alle attività richiamate allo stesso articolo 10, comma 1, lettera a).

Art. 26 - Norma di rinvio
1. Alle Onlus si applicano, ove compatibili, le disposizioni relative agli enti non commerciali e, in particolare, le norme di cui agli articoli 2 e 9 del presente decreto.

Art. 27 - Abuso della denominazione di organizzazione non lucrativa di utilità sociale
1. L'uso nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico delle parola 1. L'uso nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico delle parola “organizzazione non lucrativa di utilità sociale”, ovvero di altre parole o locuzioni, anche in lingua straniera, idonee a trarre in inganno è vietato a soggetti diversi dalle Onlus.

Art. 28 - Sanzioni e responsabilità dei rappresentanti legali e degli amministratori
1. Indipendentemente da ogni altra sanzione prevista dalle leggi tributarie:
a) i rappresentanti legali e i membri degli organi amministrativi delle Onlus, che si avvalgono dei benefici di cui al presente decreto in assenza dei requisiti di cui all'articolo 10, ovvero violano le disposizioni statutarie di cui alle lettere c) e d) del comma 1 del medesimo articolo sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 2 milioni a lire 12 milioni;
b) i soggetti di cui alla lettera a) sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 200 mila a lire 2 milioni qualora omettano di inviare le comunicazioni previste all'articolo 11, comma 1;
c) chiunque contravviene al disposto dell'articolo 27, è punito con la sanzione amministrativa da lire 600 mila a lire 6 milioni.
2. Le sanzioni previste dal comma 1 sono irrogate, ai sensi dell'articolo 54, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dall'ufficio delle entrate nel cui ambito
territoriale si trova il domicilio fiscale della Onlus.
3. I rappresentanti legali e i membri degli organi amministrativi delle organizzazioni che hanno indebitamente fruito dei benefici previsti dal presente decreto legislativo, conseguendo o consentendo a terzi indebiti risparmi d'imposta, sono obbligati in solido con il soggetto passivo o con il soggetto inadempiente delle imposte dovute, delle relative sanzioni e degli interessi maturati.

Art. 29 - Titoli di solidarietà
1. Per l'emissione di titoli da denominarsi “di solidarietà” è riconosciuta come costo fiscalmente deducibile dal reddito d'impresa la differenza tra il tasso effettivamente praticato e il tasso di riferimento determinato con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro delle finanze, purché i fondi raccolti, oggetto di gestione separata, siano destinati a finanziamento delle Onlus.
2. Con lo stesso decreto di cui al comma 1 sono stabiliti i soggetti abilitati all'emissione dei predetti titoli, le condizioni, i limiti, compresi quelli massimi relativi ai tassi effettivamente praticati e ogni altra disposizione necessaria per l'attuazione del presente articolo.

Art. 30 - Entrata in vigore
1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore il 1° gennaio 1998 e, relativamente alle imposte sui redditi, si applicano a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre
1997.

D.M. 18 luglio 2003 n. 266

Decreto Ministeriale 18 luglio 2003 n. 266 – Attività di controllo nei confronti delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Direzione Centrale Accertamento

1. Premessa
Con la circolare n. 14/E del 26 febbraio 2003 sono state fornite le istruzioni finalizzate a garantire l’uniformità di comportamento delle direzioni regionali
nell’attività di controllo delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), in attesa dell’emanazione del decreto ministeriale previsto
dall’articolo 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997 n. 460. La citata circolare ha previsto, tra l’altro:
1) l’effettuazione di riscontri e controlli di carattere formale, nei confronti dei soggetti presenti nell’anagrafe delle ONLUS, in ordine all’esistenza dei requisiti
previsti dall’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997 per l’accesso al regime tributario agevolato e per l’uso dell’acronimo ONLUS;
2) un’attività di controllo sostanziale da svolgere per verificare se l’attività in concreto esercitata da parte dei soggetti selezionati sia da ricomprendere tra
quelle previste dal citato articolo 10;
3) i casi in cui richiedere il parere all’Agenzia per le ONLUS.
Con il decreto 18 luglio 2003 n. 266 del Ministro dell’Economia e delle Finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 19 settembre 2003, è stato
adottato il regolamento che disciplina le modalità di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali stabiliti dal decreto legislativo n.
460 del 1997, nonché i casi di decadenza totale o parziale dalle agevolazioni previste dal medesimo decreto legislativo.
Il regolamento, entrato in vigore il 4 ottobre 2003, ha introdotto la previsione di un controllo preventivo, rispetto all’iscrizione nell’anagrafe delle ONLUS, da
svolgere nei confronti dei soggetti che effettuano la comunicazione di cui all’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 al fine di beneficiare delle
agevolazioni fiscali e di utilizzare l’acronimo ONLUS. Inoltre, sono state disciplinate le ipotesi di cancellazione dall’anagrafe ed i
casi in cui è necessario richiedere il parere all’Agenzia per le ONLUS che, ai sensi dell’articolo 4 comma 2 lettera c) del decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329, è stata preventivamente sentitasull’emanando regolamento. Infine, il decreto ha dettato una disciplina transitoria per i soggetti già presenti nell’anagrafe delle ONLUS sulla base del semplice invio della comunicazione,
effettuata in carenza del regolamento. Pertanto, alla luce delle disposizioni previste dal citato regolamento vengono
fornite le istruzioni di seguito riportate, che aggiornano in parte quelle a suo tempo impartite con la circolare n. 14/E del 26 febbraio 2003, anche in
considerazione delle richieste di chiarimenti pervenute dalle direzioni regionali.

2. Controllo formale preventivo
L’articolo 1 del decreto ministeriale 18 luglio 2003 n. 266 ha confermato, quale condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni previste dal
decreto legislativo n. 460 del 1997 e per l’iscrizione nell’anagrafe unica delle ONLUS, l’effettuazione di un’apposita comunicazione da inviare alla Direzione
regionale competente in ragione del domicilio fiscale dell’organizzazione interessata. Inoltre, il decreto ministeriale, con l’articolo 3, ha introdotto un controllo in ordine alla sussistenza dei prescritti requisiti formali, da svolgere prima di procedere all’iscrizione dell’organizzazione all’anagrafe delle ONLUS.
Detto controllo preventivo è finalizzato, tra l’altro, ad impedire l’utilizzo, anche se temporaneo, dei benefici fiscali da parte di soggetti privi sin dall’inizio
dei requisiti richiesti dall’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997. Lo scopo che si intende perseguire è anche quello di evitare una successiva
dispendiosa attività, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, indirizzata al recupero dei tributi non corrisposti da tali soggetti.
L’articolo 2 del regolamento disciplina le modalità di presentazione della comunicazione, che deve essere redatta secondo il modello approvato con il
decreto del Ministro delle Finanze 19 gennaio 1998 ed a cui deve essere allegata, in alternativa allo statuto o all’atto costitutivo, una dichiarazione sostitutiva, sottoscritta secondo le modalità di cui all’articolo 21, comma 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 dicembre 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale, n. 2 del 3 gennaio 2004, è stato approvato il modello di dichiarazione sostitutiva. Al punto 1.2 del suddetto provvedimento, nonché nella parte relativa alla motivazione dello stesso, è indicato, in linea con il disposto dell’articolo 2 del decreto ministeriale n. 266 del 2003, che la dichiarazione sostitutiva è resa e sottoscritta secondo le modalità di cui all’articolo 21, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000. In calce al modello, inoltre, sono richiamate le modalità previste dall’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, cui fa rinvio il comma 1 del citato articolo 21 del medesimo decreto, consentendo quindi il ricorso anche a tali modalità per l’autentica della firma da parte del dichiarante. L’indicazione delle modalità, di cui all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, richiamate dal comma 1 dell’articolo 21 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 445, trova motivazione nella circostanza che la dichiarazione sostitutiva è presentata all’Agenzia delle Entrate che rientra tra i soggetti indicati al comma 1 dell’articolo 21.
Per tali soggetti è prevista la presentazione delle istanze e delle dichiarazioni sostitutive secondo le modalità di cui all’articolo 38 citato.
Si ritiene, pertanto, che il richiamo delle modalità di cui all’articolo 21, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, contenuto
nel decreto ministeriale n. 266 del 2003, non precluda, comunque, la possibilità di applicare anche le modalità previste al comma 1 del medesimo articolo 21.
Con la dichiarazione sostitutiva, il legale rappresentante dell’organizzazione interessata attesta le attività svolte ed il possesso dei requisiti di cui all’articolo
10 del decreto legislativo n. 460 del 1997. A tale riguardo si ricorda che, ai sensi dell’articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal citato decreto del Presidente della Repubblica, è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia. Ai fini del suo utilizzo, è possibile prelevare il modello di dichiarazione sostitutiva dal sito internet del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento Politiche Fiscali (www.finanze.it), dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) nonché è possibile estrarre copia fotostatica del modello pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Dai citati siti internet è possibile prelevare anche il modello di comunicazione, previsto dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 460 del 1997, approvato con il decreto ministeriale del 19 gennaio 1998 e le relative istruzioni per la compilazione. Tale modello può essere utilizzato per la presentazione della comunicazione di cui all’articolo 1 del decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 18 luglio 2003, n. 266, in alternativa alla copia fotostatica tratta dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. La dichiarazione sostitutiva, nell’attestare le attività svolte ed il possesso dei requisiti previsti dal decreto legislativo n. 460 del 1997, agevola le modalità del controllo preventivo, in quanto le informazioni in essa contenute possono ridurre i casi in cui è necessario ricorrere alla richiesta di chiarimenti aggiuntivi. L’oggetto del controllo preventivo è individuato dall’articolo 3 del decreto ministeriale n. 266 del 2003 che prevede la verifica da parte della Direzione regionale competente in ordine alla:
a) regolarità della compilazione del modello di comunicazione;
b) sussistenza dei requisiti formali previsti dall’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997;
c) allegazione della dichiarazione sostitutiva ovvero degli altri documenti di cui all’articolo 2, comma 1.
Pertanto, l’irregolare compilazione della comunicazione o la mancanza di uno dei requisiti o dei documenti di cui ai punti b) e c) del comma 1 dell’articolo 3
comporta la mancata iscrizione dell’organizzazione nell’anagrafe delle ONLUS.
Al riguardo si fa presente che l’ultimo periodo del comma 3 dell’articolo 2 stabilisce che la dichiarazione sostitutiva costituisce parte integrante del modello di comunicazione; pertanto, la sua mancata allegazione o la mancanza della copia dello statuto o dell’atto costitutivo determina la non iscrivibilità
dell’organizzazione.
L’esito del controllo deve essere comunicato dalla Direzione regionale con provvedimento motivato, notificato ai sensi dell’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, entro quaranta giorni dal
ricevimento della comunicazione di cui all’articolo 2. L’articolo 3, comma 3, prevede l’allungamento dei termini del controllo preventivo qualora l’ufficio della Direzione regionale inviti l’organizzazione a fornire chiarimenti in ordine alla rispondenza ai presupposti di legge dei dati e delle attività comunicati. In tale ipotesi l’organizzazione interessata dispone di trenta giorni per fornire la risposta al questionario, e la Direzione regionale, a sua volta, procede a
comunicare l’esito del controllo entro i venti giorni successivi alla scadenza del predetto termine.

3. Effetti dell’iscrizione
L’esito favorevole del controllo preventivo ovvero l’inutile decorso dei termini previsti dall’articolo 3 del decreto n. 266 del 2003 determina l’iscrizione
del soggetto all’anagrafe delle ONLUS. L’articolo 1 del decreto del Ministro delle finanze del 18 luglio 2003, n. 266 dispone che l’iscrizione ha effetto costitutivo del diritto ad usufruire delle agevolazioni fiscali di cui al decreto legislativo n. 460 del 1997. A sua volta l’articolo 4, comma 1, del citato decreto prevede che l’organizzazione usufruisce delle agevolazioni a seguito dell’iscrizione, i cui
effetti retroagiscono alla data di effettuazione della comunicazione. Ai sensi del comma 2 del citato articolo 4, gli effetti dell’iscrizione retroagiscono alla data di redazione dello statuto o dell’atto costitutivo, se in forma di atto pubblico, ovvero alla data di autenticazione o di registrazione degli atti stessi, se redatti nella forma di scrittura privata autenticata o registrata, qualora la comunicazione sia stata effettuata entro il termine, previsto dall’articolo 11, comma 1 del decreto legislativo n. 460 del 1997, di trenta giorni da tali date.
La previsione contenuta nel comma 1 dell’articolo 4 chiarisce che la comunicazione tardiva, effettuata oltre il termine stabilito dall’articolo 11 comma
1 del decreto legislativo n. 460 del 1997, non comporta la perdita dei benefici fiscali. In tal caso, questi decorreranno, a seguito dell’iscrizione, dalla data di effettuazione della comunicazione. Si evidenzia che l’iscrizione all’anagrafe delle ONLUS dipende anche dall’inutile decorso dei termini stabiliti dall’articolo 3 per lo svolgimento della procedura di controllo preventivo. Da ciò deriva la necessità che le direzioni regionali rispettino tali termini al fine di evitare l’eventuale illegittimo utilizzo dei benefici fiscali e successive onerose procedure di recupero di tributi indebitamente non corrisposti da parte delle organizzazioni, che si sono ritenute legittimate a seguito del silenzio della Direzione regionale competente. Il rispetto dei termini per il controllo formale preventivo costituisce, inoltre, anche una garanzia per i soggetti che in buona fede hanno presentato la comunicazione pur in carenza dei requisiti formali previsti. La tempestiva notifica dell’esito sfavorevole, infatti, costituisce da un lato un monito a non utilizzare i benefici fiscali, dall’altro consente all’organizzazione, interessata ad accedere al regime agevolato delle ONLUS, di adeguarsi tempestivamente alle norme del decreto legislativo n. 460 del 1997.
In tal caso, a seguito della comunicazione dell’esito sfavorevole del controllo preventivo, potrà essere effettuata da parte dell’organizzazione una nuova
comunicazione, completa della documentazione richiesta dall’articolo 2, che costituirà il nuovo punto di riferimento per la decorrenza degli effetti
dell’eventuale iscrizione a seguito dell’esito favorevole del nuovo controllo preliminare.

4. Cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS
L’articolo 5 del decreto del Ministro delle finanze del 18 luglio 2003, n. 266 disciplina i casi di cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS.
La norma distingue il venir meno di uno o più requisiti dalla mancanza degli stessi sin dall’origine. Al primo comma dell’articolo in argomento è sancito che, anche successivamente all’avvenuta iscrizione a seguito del controllo di cui all’articolo
3, è possibile accertare sia la mancanza dei requisiti di cui all’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997 sia il loro venire meno.
Il conseguente provvedimento di cancellazione deve essere notificato al soggetto interessato con le modalità di cui all’articolo 60 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 600 del 1973. Il comma 3 dell’articolo 5 stabilisce che dal giorno dell’avvenuta
cancellazione la ONLUS perde il diritto ai benefici fiscali del decreto legislativo n. 460 del 1997.
Il comma 4 disciplina gli effetti della cancellazione con riferimento alle agevolazioni fiscali fruite.
Stabilisce, infatti, che la mancanza fin dal momento dell’iscrizione anche di
uno solo dei requisiti formali di cui all’articolo 10 del decreto legislativo n. 460
del 1997 determina la decadenza totale dalle agevolazioni fruite.
Dalla formulazione del comma 4 discende tra l’altro la possibilità per le
direzioni regionali di notificare, anche dopo l’avvenuta iscrizione del soggetto
all’anagrafe, gli esiti di un controllo che evidenzi la mancanza di uno dei requisiti
formali di cui al più volte citato articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del
1997, con conseguente cancellazione dell’organizzazione dall’anagrafe delle
ONLUS.
Si ribadisce, comunque, quanto in precedenza evidenziato al paragrafo 3 in
ordine al rispetto dei termini previsti per l’effettuazione del controllo preventivo, il cui tempestivo svolgimento impedisce che in concreto si consolidino situazioni
di indebita fruizione delle agevolazioni fiscali. Ai sensi dell’ultimo periodo del comma 4, qualora la cancellazione sia conseguente al venir meno di uno o più requisiti, la ONLUS decade dalle agevolazioni fiscali fruite dalla data in cui gli stessi requisiti sono venuti meno. La sopravvenuta mancanza dei requisiti può emergere da controlli successivi all’avvenuta iscrizione dell’organizzazione a seguito del controllo preventivo. Rispetto a quest’ultimo, che,  come espressamente previsto dal decreto n. 266 del 2003, non può che riguardare la presenza dei requisiti formali, i controlli successivi, che determinano la cancellazione, possono riferirsi ad una più ampia
casistica ed in particolare al riscontro dell’osservanza in concreto dei requisiti richiesti dalla normativa. A tale riscontro la circolare n. 14/E del 2003 indirizzava i c.d. controlli sostanziali. L’inosservanza in concreto dei requisiti posti dal decreto legislativo n. 460 del 1997 potrebbe emergere, però, non solo a seguito di specifici controlli disposti dalla Direzione regionale ma anche a seguito di verifiche o controlli effettuati dagli uffici nell’ambito della propria ordinaria attività istituzionale, come espressamente previsto dall’articolo 5, comma 2, del decreto n. 266 del 2003, anche nei confronti di terzi.
Qualora gli uffici riscontrino elementi rilevanti con riferimento alla possibile inosservanza di fatto da parte di un soggetto ONLUS delle condizioni e dei
requisiti previsti, informeranno tempestivamente la Direzione regionale competente, che valuterà la rilevanza della riscontrata inosservanza al fine
dell’eventuale emanazione di un provvedimento di cancellazione, nel caso in cui non sia necessario procedere ad un’ulteriore attività istruttoria in merito.
Analoga comunicazione andrà effettuata dagli uffici a seguito di processi verbali di constatazione o di segnalazioni provenienti da altri organi dell’Amministrazione finanziaria o di altre Amministrazioni, qualora detti organi non abbiano provveduto ad informare direttamente la Direzione regionale competente. Si confermano, pertanto, le istruzioni impartite con la più volte ricordata circolare n. 14/E del 2003 in ordine ai compiti di programmazione e coordinamento delle direzioni regionali relativamente all’attività di controllo
sostanziale nei confronti delle ONLUS. Tali indicazioni trovano conferma nelle norme del decreto n. 266 del 2003, che individua nella Direzione regionale l’ufficio competente alla gestione dei provvedimenti di cancellazione  dall’anagrafe delle ONLUS. Nell’ambito dei compiti di coordinamento e selezione le direzioni regionali costituiranno, con riferimento ad ogni soggetto ONLUS di competenza, un fascicolo in cui confluiranno le segnalazioni, le comunicazioni degli uffici locali, nonché gli ulteriori elementi eventualmente acquisiti, utili alla selezione delle organizzazioni da inserire nel piano annuale dei controlli, al fine di verificare se l’attività in concreto esercitata dagli enti sia da ricomprendere tra quelle considerate dall’articolo 10 decreto legislativo n. 460 del 1997 in quanto svolta per le finalità previste, nel rispetto delle modalità e delle condizioni stabilite dalla normativa.

5. Regime transitorio
L’articolo 6 del regolamento detta le disposizioni transitorie con riferimento ai soggetti che usufruiscono del regime agevolato a seguito della comunicazione, effettuata prima dell’entrata in vigore del decreto ministeriale n. 266 del 2003, secondo il modello approvato con il decreto del Ministero delle Finanze del 19
gennaio 1998. L’articolo 6 si riferisce, quindi, a quelle organizzazioni che hanno effettuato la citata comunicazione entro il 3 ottobre 2003 e che per effetto della stessa sono presenti nell’anagrafe delle ONLUS in mancanza della espressa previsione di un controllo preventivo per l’inserimento in detta anagrafe.
La disciplina transitoria, pertanto, si è resa necessaria per armonizzare alle norme introdotte dal regolamento, in particolare alla procedura del controllo
preventivo, la posizione dei soggetti già presenti nell’anagrafe delle ONLUS sulla base del semplice invi o della comunicazione.
La norma, in sostanza, richiede anche nei confronti di chi aveva già presentato la comunicazione di cui all’articolo 11, comma 2, del decreto legislativo n. 460
del 1997, lo svolgimento di un controllo di carattere formale in ordine alla sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 10 del citato decreto legislativo.
A tal fine, entro il termine di trenta giorni dall’entrata in vigore del regolamento, i soggetti interessati dovevano integrare l’originaria comunicazione con la dichiarazione sostitutiva, di cui all’articolo 2 del regolamento, ovvero con la copia dello statuto o dell’atto costitutivo. Nel caso in cui i soggetti abbiano omesso di integrare la comunicazione, la Direzione regionale deve richiedere l’adempimento con raccomandata con avviso di ricevimento. In tal caso l’organizzazione ha a disposizione ulteriori trenta giorni dal ricevimento della richiesta. In caso di inottemperanza, scaduto il termine previsto, la Direzione regionale notifica agli interessati un provvedimento motivato di cancellazione previo parere dell’Agenzia per le ONLUS. Il provvedimento comporta la decadenza dalle agevolazioni, con la conseguente necessità di recuperare i tributi eventualmente non corrisposti dall’organizzazione. Ricevuta, invece, la documentazione integrativa, la Direzione regionale, ai sensi del comma 2 dell’articolo 6, svolge, senza pregiudizio dell’ulteriore azione accertatrice, un controllo finalizzato alla conferma o alla cancellazione dell’iscrizione. Il controllo in questione ha lo stesso oggetto di quello preventivo, disciplinato dall’articolo 3, e deve essere svolto con le modalità e nei termini, che decorrono dall’integrazione della documentazione, previsti da detto articolo. A seguito del controllo le direzioni regionali provvedono alla conferma o alla cancellazione dell’iscrizione dandone comunicazione all’organizzazione interessata entro quaranta giorni dal ricevimento della documentazione integrativa inviata dal contribuente. Nello stesso termine di quaranta giorni è possibile richiedere ulteriori chiarimenti così come previsto dall’articolo 3 del regolamento, con conseguente ulteriore decorrenza dei termini per la comunicazione dell’esito del controllo. Il riferimento all’articolo 3 rende applicabile ai soggetti destinatari delle disposizioni transitorie anche il comma 4 di tale articolo che prevede l’iscrizione dell’organizzazione interessata decorsi inutilmente i termini di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 3. Pertanto, con riferimento ai soggetti considerati dall’articolo 6, scaduti inutilmente i termini citati, in concreto si realizza un’implicita conferma dell’iscrizione. Le organizzazioni interessate continuano ad usufruire delle agevolazioni pur in assenza di un esito del controllo in questione. Si evidenzia, in tal caso, il conseguente inevitabile aggravio delle eventuali procedure di recupero dei tributi non corrisposti dalle organizzazioni che continuano ad essere illegittimamente presenti nell’anagrafe delle ONLUS,
successivamente individuati a seguito dei controlli che evidenzino l’assenza dei requisiti formali o sostanziali. Si ritiene, infatti, che per quei soggetti destinatari della disciplina transitoria, nei cui confronti la Direzione regionale ha provveduto alla conferma dell’iscrizione o questa si è realizzata per l’inutile decorso dei termini per il controllo previsti dall’articolo 6, è comunque possibile procedere alla successiva cancellazione secondo quanto previsto dall’articolo 5 del decreto n. 266 del 2003 (cfr. precedente paragrafo 4).
In particolare, la Direzione regionale non decade dalla possibilità di notificare, anche dopo l’avvenuta iscrizione del soggetto all’anagrafe, gli esiti di un
controllo che evidenzi la mancanza di uno dei requisiti formali, di cui al più volte citato articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997, con conseguente
cancellazione dell’organizzazione dall’anagrafe delle ONLUS. La circolare n. 14/E del 26 febbraio 2003 aveva impegnato le direzioni regionali ad effettuare un’attività di controllo, nei confronti delle organizzazioni in argomento, diretta al riscontro dell’esistenza dei requisiti formali per la presenza nell’anagrafe delle ONLUS. A seguito dell’entrata in vigore del decreto n. 266 del 2003 le direzioni regionali hanno proseguito detta attività di ricognizione e di controllo formale nei confronti dei soggetti già presenti nell’anagrafe delle ONLUS, sulla base anche degli indirizzi operativi diramati con riferimento all’attività di prevenzione e contrasto all’evasione per l’anno 2004 (cfr. circolare n. 3/E del 2004). Pertanto, il numero delle organizzazioni nei cui confronti deve essere
effettuata la ricognizione disciplinata dal citato articolo 6 è andato progressivamente riducendosi. Sarà cura delle direzioni regionali completare tale attività di ricognizione attraverso l’esame delle residuali posizioni eventualmente non ancora esaminate (cfr. paragrafo n. 7 della circolare n. 7/E del 2005).

6. Relazioni con l’AGENZIA per le ONLUS
Nel paragrafo 6 della circolare n. 14/E del 2003 sono state fornite le indicazioni alle direzioni regionali in ordine alla richiesta di parere da rivolgere
all’Agenzia per le ONLUS prima di comunicare al soggetto interessato l’esito sfavorevole del controllo formale o del controllo sostanziale, così come definiti
nella citata circolare, con la conseguente cancellazione dall’anagrafe. Le indicazioni fornite con la citata circolare tenevano conto di quanto previsto
dall’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329, che dispone, tra l’altro, che “le amministrazioni statali sono
tenute a richiedere preventivamente il parere dell’Agenzia in relazione a: ……..
f) decadenza totale o parziale delle agevolazioni previste dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460”.
A differenza di quanto previ sto dallo stesso D.P.C.M. all’articolo 3, comma 1, lettera k), la norma nulla dice in ordine alla natura del parere di cui all’articolo 4,
comma 2 lettera f). Pertanto, lo stesso è da ritenersi non vincolante anche in considerazione del principio, consolidato in dottrina ed in giurisprudenza, che ritiene vincolanti i pareri solo quando la legge espressamente lo preveda.
Il decreto n. 266 del 2003, fonte normativa di pari grado rispetto al citato decreto n. 329 del 2001, chiarisce ed integra, in quanto emanato
successivamente, le previsioni di quest’ultimo, prevedendo espressamente le ipotesi in cui è obbligatorio richiedere il parere all’Agenzia per le ONLUS prima
di procedere alla notifica del provvedimento di cancellazione dall’anagrafe. In primo luogo, si osserva che il decreto n. 266 non dispone che debba essere
richiesto il parere all’Agenzia per le ONLUS a seguito dell’esito del controllo preventivo. Si è evidentemente ritenuto non necessario il parere con riferimento agli esiti di una procedura di controllo avente ad oggetto il preliminare riscontro
documentale dell’esistenza dei requisiti previsti dal decreto legislativo n. 460 del 1997 relativamente a soggetti non ancora iscritti all’anagrafe. L’articolo 5 del decreto n. 266 del 2003 prevede, invece, espressamente la richiesta del parere all’Agenzia per le ONLUS, nel caso in cui la Direzione regionale intenda procedere alla cancellazione:
- a seguito della valutazione delle segnalazioni provenienti dagli uffici  ell’Amministrazione finanziaria che hanno riscontrato nell’ambito di autonomi controlli tributari, l’inosservanza in concreto dei requisiti previsti (comma 2);
- qualora riscontri, successivamente all’iscrizione, il venir meno di uno o più requisiti di cui all’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997 (comma 5).
Dal quadro normativo sopra descritto emerge che l’obbligatorietà della richiesta di parere, fatta salva l’ulteriore particolare ipotesi di cui al comma 4 dell’articolo 6 del decreto n. 266 del 2003, è posta nei casi in cui i controlli evidenzino, con riferimento alle concrete modalità di svolgimento dell’attività da parte dell’organizzazione ed alle finalità effettivamente perseguite, l’inosservanza, sin dall’origine o sopravvenuta, di uno o più requisiti stabiliti dalla normativa in materia di ONLUS. In tale contesto la previsione della richiesta di parere all’Agenzia per le ONLUS è finalizzata ad integrare la fase istruttoria con un ulteriore elemento di valutazione, ritenuto necessario ancorché non vincolante, in ordine alla rilevanza delle irregolarità riscontrate. Nell’ipotesi considerata nel comma 5 dell’articolo 5 l’elemento valutativo costituito dal parere dell’Agenzia per le ONLUS è ritenuto necessario con riferimento alla posizione di un’organizzazione iscritta in anagrafe in possesso di tutti i requisiti richiesti, dei quali, successivamente all’iscrizione, venga rilevato il venir meno, anche in parte, a seguito di un controllo di natura  documentale e/o sostanziale. A sua volta l’articolo 6 del regolamento, al comma 4, prevede espressamente la richiesta di parere dell’Agenzia per le ONLUS nella particolare ipotesi di cancellazione dei soggetti che non provvedono ad integrare l’originaria comunicazione, neppure a seguito del sollecito da parte della Direzione regionale. Il decreto n. 266 del 2003 non prevede ulteriori ipotesi per le quali è espressamente richiesto il parere. Per ipotesi diverse da quelle sopra indicate non si ravvisa, pertanto, l’obbligatorietà del parere in argomento. In particolare il comma 4 dell’articolo 6 è l’unica fattispecie in cui la
disciplina transitoria, relativa al controllo formale nei confronti delle organizzazioni presenti nell’anagrafe delle ONLUS all’entrata in vigore del
decreto n. 266 del 2003, contempla la richiesta di parere all’Agenzia per le ONLUS.La fase di controllo disciplinato dall’articolo 6 ha lo stesso oggetto e la stessa funzione del controllo formale preventivo previsto “a regime” dall’articolo 3. Pertanto, poiché detto articolo non dispone che venga richiesto il parere
all’Agenzia per le ONLUS, si ritiene che analogalmente non sia obbligatorio richiedere il parere per procedere alla cancellazione a seguito della fase di
controllo formale disciplinato dall’articolo 6. Una conferma è rilevabile nelle  modalità e nei termini previsti per tale procedura di controllo, che mal si conciliano con il termine di trenta giorni a disposizione dell’Agenzia per le ONLUS per rendere il parere, a norma dell’articolo 4 del decreto n. 329 del 2001.
Con riferimento alle norme sopra ricordate del decreto n. 266 del 2003 le direzioni regionali inoltreranno la richiesta di parere in tutti i casi rientranti nelle
ipotesi espressamente previste. In particolare, la Direzione regionale dovrà richiedere il parere in argomento, qualora a seguito di controllo sostanziale ritenga, a causa dell’inosservanza in concreto dei requisiti previsti o per il venir meno di uno o più di questi, di procedere alla cancellazione di un’organizzazione iscritta all’anagrafe delle ONLUS. Si rappresenta, altresì, l’opportunità che il parere venga comunque richiesto in tutte le ulteriori ipotesi in cui si intenda procedere alla cancellazione di un’organizzazione iscritta. Anche qualora, quindi, l’eventuale provvedimento di cancellazione derivi da un controllo esclusivamente documentale che abbia evidenziato la mancanza sin dall’origine di uno o più requisiti previsti dal decreto legislativo n. 460 del 1997.
Al riguardo si ribadisce che l’iscrizione può dipendere anche dall’inutile decorso dei termini previsti per l’effettuazione del controllo preventivo.
Si ravvisa, inoltre, l’opportunità che il parere venga richiesto anche in tutti i casi in cui la Direzione regionale ritenga di non confermare, ai sensi dell’articolo
6 del decreto n. 266 del 2003, la presenza dell’organizzazione nell’anagrafe delle ONLUS, quindi anche per ipotesi diverse da quella espressamente disciplinata dal comma 4 dell’articolo citato. L’opportunità della richiesta di parere si giustifica con il lasso di tempo che potrebbe essere trascorso tra l’originaria comunicazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo . n. 460 del 1997 e l’eventuale provvedimento della Direzione regionale che non conferma l’iscrizione. Da quanto esposto deriva che le direzioni regionali non  richiederanno il parere all’Agenzia per le ONLUS esclusivamente nell’ambito del procedimento di controllo preventivo, introdotto dall’articolo 3 del decreto n. 266 del 2003, con riferimento all’eventuale provvedimento di non iscrizione da notificare, entro i termini previsti dai commi 2 e 3 dell’articolo 3, alle organizzazioni che presentano la comunicazione di cui all’articolo 2 del citato decreto. Nella richiesta di parere all’Agenzia per le ONLUS si raccomanda di
evidenziare se per lo specifico caso in esame sia necessario procedere con particolare urgenza. Per quanto concerne i tempi della fase di acquisizione del parere, ai sensi del comma 3 dell’articolo 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 329 del 2001, le direzioni regionali procederanno autonomamente, in assenza della risposta, trascorsi trenta giorni dalla richiesta all’Agenzia per le ONLUS, fatto salvo che quest’ultima nel frattempo abbia rappresentato la necessità di un istruttoria più approfondita e quindi di un temine maggiore, da concordare caso per caso (cfr. circolare n. 14/E del 2003). Nei provvedimenti di cancellazione o di mancata conferma le direzioni regionali daranno conto di aver richiesto il parere all’Agenzia per le ONLUS e del contenuto dello stesso, nonché degli eventuali motivi che hanno condotto a
disattenderlo. Nel caso in cui la Direzione regionale proceda autonomamente, in mancanza del parere dell’Agenzia per le ONLUS, in quanto lo stesso non è stato reso entro i termini previsti dal comma 3 dell’articolo 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 marzo 2001, n. 329, si darà conto di tale circostanza nel provvedimento di cancellazione.

7. Casi Particolari
Da parte di alcune direzioni regionali sono pervenute richieste di chiarimento in merito alla possibilità per le Onlus di diritto, disciplinate dall’articolo 10,
comma 8, del decreto legislativo n. 460 del 1997, di essere iscritte all’anagrafe unica delle Onlus ai sensi dell’art. 11 del citato decreto legislativo.
In particolare è stato richiesto se:
- le direzioni regionali devono provvedere, ai sensi dell’articolo 6 del decreto n. 266 del 2003, alla cancellazione delle Onlus di diritto presenti
nell’anagrafe a seguito dell’invio della comunicazione di cui all’articolo 11, sia nel caso in cui queste abbiano provveduto ad adeguare il proprio statuto in base
al contenuto del comma 1, art. 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997, sia nel caso in cui non lo abbiano fatto;
- si debba procedere all’iscrizione all’anagrafe, a seguito del controllo previsto dall’articolo 3, del decreto n. 266 del 2003, delle Onlus di diritto che
presentano la comunicazione di cui all’art. 2 stesso decreto, indipendentemente dalla presenza o meno di tutti i requisiti formali previsti dal comma 1, art. 10 del
decreto legislativo n. 460 del 1997.
Sull’argomento in questione sono state fornite indicazioni con le seguenti circolari:
- circolare n. 127/E del 19/05/1998;
- circolare n. 168/E del 26/06/1998;
- circolare n. 22/E del 22/01/1999.
Alla luce anche di tali indicazioni si ritiene che le “ONLUS di diritto” non devono presentare la comunicazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo
4 dicembre 1997, n. 460. Pertanto, a fronte della presentazione della comunicazione di cui all’art. 2 del decreto n. 266 del 2003 o della presenza nell’anagrafe di organizzazioni rientranti
tra le Onlus di diritto, le direzioni regionali devono procedere alla loro non iscrizione o all’esclusione, precisando, nel relativo provvedimento, che
l’organizzazione potrà, comunque, beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dal decreto legislativo n. 460 del 1997, in quanto Onlus di diritto (art. 10, comma 8 dello stesso decreto). Si ritiene, inoltre, che nei casi in argomento la Direzione regionale, ai fini della cancellazione di una Onlus di diritto  dall’anagrafe, non sia tenuta a richiedere il preventivo parere all’Agenzia per le Onlus, in quanto non si verifica la decadenza dalle agevolazioni di cui al decreto legislativo n. 460 del 1997. Sono pervenute, inoltre, richieste di chiarimenti in merito alla possibilità di procedere alla cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS delle articolazioni periferiche di un’associazione nazionale. Al riguardo si richiama quanto esposto nelle risoluzioni n. 130/E del 2001 e
363/E del 2002. In particolare nella risoluzione n. 130 del 2001 è stato precisato che se la relazione tra le associazioni nazionali e le sezioni locali è di tipo organico o comunque di appartenenza, sotto il profilo fiscale e anche dal punto di vista civilistico non c’è distinzione soggettiva tra associazione nazionale e strutture periferiche, qualificate come sezioni o articolazioni di una struttura unitaria. Si ha quindi un unico statuto, un’unica contabilità realizzata attraverso il consolidamento dei diversi bilanci e un unico numero di codice fiscale e partita IVA. Al contrario, come precisato nella risoluzione n. 363 del 2002, qualora dall’esame delle singole fattispecie si riscontri la piena autonomia patrimoniale amministrativa e contabile delle associazioni locali (condizione che si verifica ad esempio allorché le associazioni si articolino in forma “federativa” con tanti statuti quante sono le associazioni federate ed altrettanti codici fiscali ed eventuali partite IVA), le stesse si configurano quali enti giuridicamente autonomi la cui autonomia non viene compromessa dal potere di indirizzo di
carattere generale attribuito all’associazione nazionale. Pertanto, poiché in concreto possono essere state realizzate le più diverse modalità organizzative, è necessario che le direzioni regionali valutino le singole fattispecie, analizzando il grado di autonomia gestionale, patrimoniale e giuridica delle articolazioni territoriali, accertando in tal senso se sussiste un autonoma soggettività tributaria che comporta l’assolvimento degli obblighi tributari. Nel caso in cui le articolazioni territoriali siano legate alla struttura centrale da un rapporto di organicità o di appartenenza e quindi in mancanza di una autonoma soggettività tributaria, le direzioni regionali provvederanno alla non iscrizione o alla cancellazione. In tal caso non verrà richiesto il parere all’Agenzia per le Onlus in quanto non vi è decadenza dalle agevolazioni che restano fruibili dall’intera organizzazione nazionale qualora ne sussistano i presupposti.
8. Impugnazioni dei provvedimenti delle direzioni regionali La circolare n. 14/E del 2003 ha individuato nella Commissione tributaria provinciale, nella cui circoscrizione ha sede la Direzione regionale che ha emanato il provvedimento, l’organo giurisdizionale a cui indirizzare il ricorso avverso il provvedimento con cui viene comunicato l’esito sfavorevole del controllo con la conseguente cancellazione dall’anagrafe e decadenza dai benefici fiscali. Si ritiene di dover confermare tale indicazione anche alla luce del decreto n. 266 del 2003. Al riguardo, si osserva che il decreto legislativo n. 460 del 1997 ha introdotto una normativa di carattere prettamente tributario, coerentemente con le scelte e le
indicazioni poste dal legislatore delegante nell’articolo 3, commi 188 e 189, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in cui sono presenti principi e criteri di carattere tributario. In tale contesto le organizzazioni non lucrative non costituiscono un nuovo tipo di soggetto giuridico ma una categoria fiscale a cui partecipano le organizzazioni che a precise condizioni fruiscono di un trattamento fiscale agevolato. I requisiti previsti dall’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997 rappresentano pertanto le condizioni ed i vincoli che l’organizzazione interessata, costituita secondo una delle forme previste dal codice civile, liberamente accetta per usufruire delle agevolazioni fiscali. Al precedente paragrafo 3 è stato evidenziato che l’articolo 1 del decreto n. 266 del 2003 dispone che l’iscrizione all’anagrafe ha effetto costitutivo del diritto ad usufruire delle agevolazioni fiscali e che l’articolo 4 stabilisce che l’interessato usufruisce delle agevolazioni per effetto dell’iscrizione. L’iscrizione all’anagrafe determina due conseguenze: la possibilità dell’utilizzo dell’acronimo ONLUS ed il diritto ad usufruire delle agevolazioni fiscali. Anche senza l’iscrizione, però, il soggetto esiste e può svolgere la propria attività solidaristica secondo le norme del codice civile senza necessariamente avvalersi di quelle dettate dal decreto legislativo n. 460 del 1997. La scelta di giovarsi dei benefici fiscali, di cui al citato decreto legislativo, comporta, tra l’altro, la necessità di essere inseriti, avendone i requisiti, in un’anagrafe di carattere tributario finalizzata alla ricognizione, al monitoraggio ed al controllo di soggetti che si avvalgono di un regime fiscale di particolare favore. Pertanto, non è senza significato che l’articolo 11 del decreto legislativo n. 460 del 1997 abbia istituito l’anagrafe delle ONLUS presso il Ministero delle finanze e che abbia demandato ad uno o più decreti del Ministro delle finanze la disciplina delle modalità di controllo delle organizzazioni in argomento ed i casi di decadenza dalle agevolazioni fiscali previste. I provvedimenti delle direzioni regionali che comunicano la non iscrizione o la cancellazione dall’anagrafe costituiscono atti di diniego o revoca di agevolazioni fiscali, come tali impugnabili ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo n. 546 del 1992, rientrando le relative controversie nell’oggetto della giurisdizione tributaria così come definita dall’articolo 2 del citato decreto legislativo, come sostituito dall’articolo 12, comma 2, della legge n. 448 del 2001. Parte nel giudizio innanzi alla Commissione tributaria provinciale è la Direzione regionale che ha emesso l’atto impugnato. Ne consegue che tutte le attività processuali devono essere poste in essere da quest’ultima, che svolge anche ogni ulteriore attività difensiva, compresa l’eventuale successiva proposizione di ricorso in appello. In questo caso, non sarà necessaria la preventiva autorizzazione ai sensi dell’art. 52, comma 2 del decreto legislativo n. 546 del 1992, in quanto “la presentazione dell’appello direttamente da parte dell’ufficio titolare del potere di autorizzazione va interpretata come atto complesso che implica assieme alla volontà di impugnare, la preventiva deliberazione sull’opportunità della iniziativa” (Cass., sez. trib., 21 maggio 2004, n. 9716; 26 luglio 2001, n. 10240). L’atto di appello dovrà essere sottoscritto dal dirigente dell’ufficio contenzioso tributario della Direzione regionale (Cass., sez. trib., 6 luglio 2004,n. 12391). Le direzioni regionali avranno cura di specificare nel provvedimento di non iscrizione o di  cancellazione che avverso lo stesso può essere proposto ricorso,con le modalità previste dal decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 e successive modifiche ed integrazioni, alla Commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede la Direzione regionale che ha emanato il provvedimento. Nelle avvertenze riportate sui provvedimenti deve essere precisato, inoltre, che il ricorso indirizzato alla Commissione tributaria provinciale territorialmente competente, deve essere notificato alla Direzione regionale stessa. Inoltre, verrà specificato l’obbligo dell’assistenza tecnica in giudizio da parte di un professionista abilitato, così come previsto dall’articolo 12 del decreto legislativo n. 546 del 1992. Infatti, per le controversie in argomento non risulta applicabile l’esclusione dell’assistenza tecnica, prevista dal comma 5 dell’articolo 12 citato, stante la loro particolare natura ed in considerazione del fatto che per le stesse non può determinarsi un valore nei termini specificati dalla disposizione in esame (circolare del Dipartimento delle Entrate del Ministero delle Finanze n. 291 del 18 dicembre 1996). In caso di adozione, da parte dell’ufficio locale competente, a seguito del provvedimento della Direzione regionale, di un atto finalizzato al recupero dei tributi non versati per indebita fruizione dei benefici fiscali, parte dell’eventuale giudizio relativo a tale atto è l’ufficio stesso e la Commissione tributaria provinciale competente è quella nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio che ha emesso l’atto; pertanto la Commissione tributaria potrebbe non essere la stessa chiamata a decidere in ordine al provvedimento delle Direzione regionale. In applicazione del comma 3 dell’art. 19 del citato decreto legislativo n. 546, secondo cui “ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri”, l’eventuale mancata impugnazione del provvedimento della Direzione regionale di non iscrizione o di cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS, rende non impugnabile, se non per vizi ulteriori rispetto al diritto alle agevolazioni, il successivo atto dell’ufficio locale competente con cui vengono recuperate le relative imposte. Infatti, la controversia in ordine al diritto alle agevolazioni va necessariamente instaurata con riferimento al provvedimento di cancellazione della Direzione
regionale, che costituisce il primo atto autonomamente impugnabile portato a conoscenza dell’organizzazione.
9. Ulteriori istruzioni operative Con riferimento alla circolare n. 14/E del 2003 si richiamano, inoltre, le istruzioni contenute nel relativo paragrafo 4. Nel confermarle, si precisa che a fronte di richieste di certificazione del carattere ONLUS di un’organizzazione, le direzioni regionali attesteranno “la presenza del soggetto nell’anagrafe” e se tale presenza è o meno la conseguenza dell’”effettuazione del controllo preventivo di carattere esclusivamente
formale”. Risultano in linea con le norme introdotte dal decreto n. 266 del 2003 le istruzioni fornite al paragrafo 3 della citata circolare n. 14/E del 2003. Infatti, il comma 1 dell’articolo 5 del decreto n. 266 del 2003 prevede espressamente, quale conseguenza dell’avvenuta cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS, l’effettuazione delle comunicazioni da parte della Direzione regionale agli uffici competenti al recupero dei tributi indebitamente non versati dall’organizzazione cancellata ed all’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 28 del decreto legislativo n. 460 del 1997 nonché di quelle previste dalle singoli leggi d’imposta. Sarà cura delle direzioni regionali vigilare sul tempestivo svolgimento dell’azione accertatrice da parte degli uffici competenti al recupero delle
maggiori imposte e dei relativi interessi nonché all’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 28 del decreto legislativo n. 460 del 1997.
A tale proposito si ricorda che le fattispecie sanzionatorie previste dall’articolo 28 citato sono rivolte ai rappresentanti legali e ai membri degli
organi amministrativi delle ONLUS che violano le disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 460 del 1997 e a chiunque abusi della denominazione di
ONLUS. Tali sanzioni, come indicato al comma 1 dell’articolo 28, risultano irrogate indipendentemente da ogni altra sanzione prevista dalle specifiche leggi tributarie. Anche le sanzioni in argomento possono essere comunque considerate violazioni di natura tributaria, in quanto sono volte a tutelare interessi strettamente correlati a norme disciplinanti obblighi e rapporti tributari. Si rendono, quindi, applicabili le disposizioni generali sulle sanzioni amministrative in materia tributaria, contenute nel decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. Infatti, le fattispecie sanzionatorie previste al primo comma del citato articolo 28, sanzionano comportamenti illeciti volti a conseguire in maniera illegittima benefici fiscali, eludere, attraverso le omissioni delle comunicazioni previste all’art. 11, comma 1, del decreto legislativo n. 460 del 1997, i controlli degli organi preposti e creare documentazione atta a permettere a terzi eventuali deduzioni fiscali. Un’ulteriore conferma della natura tributaria delle sanzioni amministrative in argomento è possibile rilevare dal comma 2 del menzionato articolo 28, il quale stabilisce che “le sanzioni previste dal comma 1 sono irrogate, ai sensi dell’articolo 54, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dall’ufficio delle entrate nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale della ONLUS.”. Come specificato dalla circolare n. 168/E del 26 giugno 1998, l’articolo 16 del decreto legislativo n. 471 del 1997, abrogando l’articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, ha ricondotto la determinazione delle sanzioni fissate dallo stesso articolo 28, alla disciplina contenuta all’articolo 7 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.

Circolare n. 59 del 31 ottobre 2007

CIRCOLARE N. 59 DEL 31 OTTOBRE 2007

L' Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Circolare n. 59 del 31/10/07 Organizzazioni non lucrative di utilità sociale.  Con la presente circolare si forniscono chiarimenti su alcune ricorrenti tematiche fiscali riguardanti le ONLUS che hanno formato oggetto di esame nell’ambito del Tavolo tecnico istituito tra Agenzia delle Entrate e Agenzia per le ONLUS con protocollo d’intesa siglato a Roma il 16 maggio 2007.  Le strutture federative e l’autonomia delle componenti delocalizzate: criteri di orientamento nell’identificazione di tali organismi.
Le articolazioni periferiche di organizzazioni che operano sul territorio nazionale si iscrivono autonomamente all’anagrafe delle ONLUS, al fine di fruire del regime agevolato riservato a questi ultimi soggetti dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, nel caso in cui presentino autonoma soggettività tributaria. Come chiarito, infatti, con le risoluzioni n. 130/E del 18 settembre 2001 e n. 363/E del 20 novembre 2002, nonché con la circolare n. 22/E del 16 maggio 2005 paragrafo 7), l’autonoma iscrizione nell’anagrafe delle ONLUS delle sezioni locali di un’organizzazione nazionale presuppone la presenza in capo a ciascuna di esse dell’autonoma soggettività tributaria, comportante l’autonomo  assolvimento degli obblighi tributari. In merito all’autonoma soggettività tributaria la risoluzione n. 130 del 2001 ha precisato, altresì, che se la relazione tra le associazioni nazionali e le sezioni locali è di tipo organico e di stretta dipendenza il presupposto impositivo si verifica nei confronti Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’associazione nazionale e non nei confronti delle singole sezioni locali. Gli obblighi e gli oneri tributari, in tal caso, dovranno pertanto essere adempiuti dall’associazione nazionale, ivi compresa l’iscrizione nell’ Anagrafe delle ONLUS. La verifica della sussistenza dell’autonoma soggettività tributaria delle articolazioni periferiche di una Organizzazione nazionale, nell’ambito del controllo previsto dall’art. 3 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 18 luglio 2003, n. 266, comporta un’indagine incentrata sulla volontà statutaria interna dell’ente, determinativa sia di frazionamenti patrimoniali che di separazioni sul piano della  governance degli organi. Pertanto, ciò che occorre verificare è l’intensità dei vincoli di
dipendenza decisionale, operativa ed economica cui tali sezioni sono sottoposte, al fine di comprendere se l’autonomia goduta sotto il profilo amministrativo, gestionale, patrimoniale e contabile possa qualificarle come enti giuridicamente autonomi o quali semplici strutture decentrate dotate unicamente di indipendenza operativa e funzionale. In questa ultima ipotesi, come precisato nella citata circolare n. 22/E del 2005, “si ha … un unico statuto, un’unica contabilità realizzata attraverso il consolidamento dei diversi bilanci e un unico numero di codice fiscale e partita IVA” nonché un unico patrimonio. Al contrario, come precisato nella risoluzione n. 363 del 2002, qualora si riscontri la sussistenza di marcati profili di autonomia patrimoniale, amministrativa, gestionale e contabile delle associazioni locali (condizione che si verifica ad esempio per le associazioni articolate autonomamente in forma “federativa”), le stesse si configurano quali enti giuridicamente autonomi da iscrivere autonomamente nell’anagrafe delle ONLUS. L’autonomia amministrativa, gestionale, patrimoniale e contabile della articolazione territoriale di una organizzazione nazionale, come sopra precisato, costituisce il presupposto necessario ai fini dell’autonoma iscrizione nell’anagrafe delle ONLUS. In particolare gli elementi in base ai quali l’organizzazione locale può qualificarsi come autonomo centro di imputazione di rapporti giuridici, distinto da quello nazionale, sono a titolo esemplificativo:
il potere dell’ente di autorganizzarsi secondo una propria disciplina organizzativa autonoma;
l’esistenza di un patrimonio proprio e separato idoneo a costituire il fondo comune dell’associazione locale.
la redazione di un proprio bilancio o rendiconto distinto da quello nazionale.
In merito all’autorganizzazione della struttura locale, è necessario che la stessa abbia soci propri e un proprio organo assembleare dotato del potere di:
decidere la propria gestione;
deliberare provvedimenti modificativi dell’originario statuto;
di nominare i membri dell’organo direttivo;
deliberare in modo autonomo, se necessario, lo scioglimento dell’ente.
Si precisa, peraltro, che l’autonomia della struttura locale può risultare compatibile con il potere di indirizzo e controllo dell’organizzazione nazionale sempre che le previsioni statutarie non consentano interventi di quest’ultima in contrasto con il principio di autodeterminazione dell’organismo periferico. Ad esempio, mentre risulta compatibile con l’autonomia della struttura locale la possibilità, da parte dell’organismo nazionale, di diffidare la struttura locale dall’uso della denominazione del proprio marchio, non è altresì compatibile con la natura di ente autonomo la previsione statutaria che consente all’ente nazionale, qualora non condivida i comportamenti e le determinazioni dell’ente locale di dichiarare decaduti gli organi direttivi dell’entità locale ovvero di disporne lo scioglimento. Quanto sopra precisato, si invitano le Direzioni regionali ad uniformarsi ai suddetti criteri e, al fine di perseguire un’unitarietà di trattamento, a coordinarsi con le altre Direzioni Regionali competenti sui vari soggetti facenti parte di una medesima organizzazione, segnalando alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso e alla Direzione Centrale Accertamento i casi in cui vi siano pareri discordanti sul territorio
nazionale in merito alla possibilità di iscrizione autonoma delle sezioni locali di una determinata organizzazione nazionale.
La detenzione da parte di una ONLUS di una partecipazione di maggioranza o totalitaria in una società di capitali. Nella risoluzione n. 83/E del 30 giugno 2005 è stato chiarito che la detenzione di partecipazioni in società di capitali è consentita alle ONLUS a condizione che il possesso di titoli o quote di partecipazione si sostanzi in una gestione staticoconservativa del patrimonio. Al contrario si configurerebbe lo svolgimento di un’attività non consentita qualora la ONLUS assumesse funzioni di coordinamento e direzione della società partecipata, esercitando un’influenza dominante ed incidendo in modo determinante sulle scelte operative della società. In sostanza risulta inconciliabile con la natura di ONLUS un rilevante potere di gestione nella società partecipata tale che l’attività di quest’ultima possa considerarsi
ad essa sostanzialmente riferibile.  La partecipazione di società commerciali ed enti pubblici nelle ONLUS. Sul tema della partecipazione ad una ONLUS da parte di società commerciali ed enti pubblici e, più in generale, di soggetti esclusi dalla qualifica di ONLUS ai sensi dell’art. 10, comma 10, del decreto legislativo n. 460 del 1997, si conferma l’orientamento già espresso nella risoluzione n. 164/E del 28 dicembre 2004, secondo il quale la qualifica di ONLUS non deve essere negata ad organizzazioni partecipate da enti pubblici e/o società commerciali qualora questi non esercitino un’influenza dominante nelle determinazioni della ONLUS. In tal senso si è espressa da ultimo la Commissione tributaria regionale di Milano con sentenza n. 13/19/07 del 24 gennaio 2007, nella quale la predetta Commissione ha ritenuto che soltanto l’influenza dominante esercitata da una società di capitali in una associazione, risultante dall’atto costitutivo o dallo statuto, impedisce il riconoscimento della sussistenza dei presupposti di cui all’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997. Perdita della qualifica di ONLUS e devoluzione di patrimonio: scissione tra patrimonio preesistente e cumulato in regime di qualifica ONLUS.  L’art. 3, lett. k) del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329, prevede che, nei casi di scioglimento delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, l’Agenzia per le ONLUS renda parere vincolante sulla devoluzione del loro patrimonio ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 460 del 1997. Al riguardo si ricorda che nella circolare n. 168/E del 26 giugno 1998 è stato precisato che “la perdita di qualifica equivale, ai fini della destinazione del patrimonio, allo scioglimento dell’ente”.
Ciò posto - nel confermare detta conclusione che, come già precisato nella citata circolare n. 168/E del 1998, è stata adottata in considerazione della ratio della disposizione recata dall’art. 10, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 460 del 1997, intesa ad impedire all’ente che cessa per qualsiasi ragione di esistere come ONLUS, la distribuzione del patrimonio, costituito anche in forza di un regime fiscale privilegiato, o la sua destinazione a finalità estranee a quelle di utilità sociale tutelate dal decreto legislativo n. 460 del 1997 - si precisa quanto segue. Nell’ipotesi in cui un ente, pur perdendo la qualifica di ONLUS, non intenda sciogliersi, ma voglia continuare ad operare come ente privo della medesima qualifica, si ritiene che lo stesso sia tenuto a devolvere il patrimonio, secondo i criteri indicati all’art. 10, comma 1, lettera f) del decreto legislativo n. 460 del 1997, limitatamente all’ incremento patrimoniale realizzato nei periodi d’imposta in cui l’ente aveva fruito della qualifica di ONLUS. Viene fatto salvo, quindi, il patrimonio precedentemente acquisito prima dell’iscrizione nell’anagrafe delle ONLUS. A tal fine l’ente dovrà allegare alla richiesta di parere sulla devoluzione del patrimonio rivolta all’Agenzia per le ONLUS ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera f) del decreto legislativo n. 460 del 1997, la documentazione rappresentativa della situazione patrimoniale dell’ente, redatta ai sensi dell’art. 20-bis comma 1, lettera a), d.P.R del 29 settembre 1973, n. 600 alla data in cui l’ente ha acquisito la qualifica di ONLUS, nonché la stessa documentazione rappresentativa della situazione alla data in cui tale qualifica è venuta meno. Si ribadisce, pertanto, la necessità che l’ente rispetti, per ciascun esercizio, quanto previsto al citato art. 20-bis che dispone che le Onlus, a pena di decadenza dei benefici fiscali per esse previsti, devono ‹‹rappresentare adeguatamente in apposito documento, da redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’organizzazione.

Le retribuzioni e i compensi degli amministratori e dei lavoratori dipendenti
delle ONLUS.
L’articolo 10, comma 6, lettera e), del decreto legislativo n. 460 del 1997 stabilisce che si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione: “la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche”. Nella risoluzione n. 294/E del 10 settembre 2002 è stato precisato che la disposizione sopra richiamata è norma antielusiva di tipo sostanziale della quale può essere chiesta la disapplicazione, ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del DPR 29 settembre 1973, n. 600, con apposita istanza alla Direzione regionale competente. Pertanto, la disapplicazione può essere chiesta dalle ONLUS operanti in tutti i settori di attività indicati all’art. 10, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 460 del 1997 ogni qual volta possa essere dimostrato che l’operazione attuata non concretizza in realtà un comportamento elusivo, ma risulta conforme, ad esempio, ad interessi coerenti e non altrimenti perseguibili dalle ONLUS.

Beneficenza e raccolta fondi: le modalità di raccolta dei fondi e le proporzioni
tra costi e ricavi.

L’art. 143, comma 3, lettera a), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, concernente la determinazione del reddito complessivo degli enti non commerciali, stabilisce che non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali “i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione”. La disposizione sopra riportata, in virtù del rinvio che l’art. 26 del decreto legislativo n. 460 del 1997 opera alla normativa relativa agli enti non commerciali, si applica anche alle ONLUS.
L’esclusione delle iniziative di raccolta fondi dall’imposizione tributaria, che
tende ad incentivare una delle forme più cospicue di finanziamento per molti enti non commerciali, è subordinata alle seguenti condizioni:

  • deve trattarsi di iniziative occasionali;
  • la raccolta di fondi deve avvenire in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
  • i beni ceduti per la raccolta di fondi devono essere di modico valore.

A tutela della fede pubblica è prevista, peraltro, dall’art. 20 del DPR n. 600 del
1973 una rigorosa rendicontazione delle attività di raccolta dei fondi. In proposito gli enti non commerciali e le ONLUS che effettuano raccolte pubbliche di fondi “devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto tenuto e conservato ai sensi dell’art. 22, dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell’articolo 143, comma 3, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917”.  Nel rendiconto vanno riportate, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese afferenti a ciascuna delle manifestazioni (celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione) previste dall’art. 143, comma 3, lettera a) del TUIR che hanno originato le entrate e le spese medesime. Il rendiconto è accompagnato da una relazione illustrativa concernente le entrate e le spese anzidette. All’Agenzia per le ONLUS l’art. 3, comma 1, lettera i), del DPCM n. 329 del 2001 ha attribuito la vigilanza sull’ “attività di raccolta di fondi e di sollecitazione della fede pubblica, anche attraverso l’impiego di mezzi di comunicazione svolta dalle organizzazioni, dal terzo settore e dagli enti non commerciali, allo scopo di assicurare la tutela da abusi e le pari opportunità di accesso ai mezzi di finanziamento”. La normativa sopra richiamata, con la previsione di specifiche condizioni e di appositi adempimenti nonché con l’attribuzione di poteri di vigilanza all’Agenzia per
le ONLUS, evidenzia la necessità di sorvegliare le modalità di raccolta nonché di
assicurare la destinazione dei fondi al progetto o alle attività per i quali è stata posta in essere la raccolta e di contenere - richiedendo l’occasionalità dell’iniziativa -  l’apparato organizzativo e i conseguenti costi amministrativi e di gestione. Occorre, pertanto, individuare e quantificare un rapporto tra i fondi raccolti e la loro destinazione, prevedendo che i costi totali, sia amministrativi sia per l’attività di raccolta fondi, debbano essere contenuti entro limiti ragionevoli e tali da assicurare che, dedotti tali costi, residui, comunque, una certa quota di fondi da destinare ai progetti e alle attività per cui la stessa campagna è stata attivata. A tale proposito, si ritiene che i fondi raccolti debbano essere destinati per la maggior parte del loro ammontare a finanziare i progetti e l’attività per cui la raccolta fondi è stata attivata. I fondi raccolti, in sostanza, non devono essere utilizzati dall’ente per autofinanziarsi a scapito delle finalità solidaristiche che il legislatore fiscale ha inteso incentivare.
Per agevolare l’attività di accertamento da parte degli organi preposti alla vigilanza sulla raccolta fondi, le organizzazioni interessate avranno cura di specificare nella relazione illustrativa che accompagna il rendiconto l’importo dei fondi raccolti risultante dalla documentazione attestante i singoli versamenti, nonché le somme effettivamente destinate alle attività e ai progetti, dettagliatamente descritti, per i quali la raccolta fondi è stata attivata.

Aiuti umanitari per collettività estere.
Nell’ipotesi in cui l’ente intenda destinare all’estero i fondi pervenuti a seguito
di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente ovvero acquisiti nell’espletamento dell’attività tipica delle ONLUS (destinazione consentita “limitatamente agli aiuti umanitari” ai sensi dell’art. 10, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 460 del 1997), è, altresì tenuto ad annotare nella predetta relazione illustrativa ovvero nelle scritture contabili di cui all’art. 20-bis del DPR 29 settembre 1973, n. 600, i dati identificativi di una accreditata istituzione che opera anche indirettamente nel paese estero destinatario dei fondi a cui siano stati preventivamente comunicati il piano e le modalità di erogazione dell’aiuto umanitario. Sarà cura delle Direzioni regionali assicurare l’esatto adempimento delle presenti istruzioni.