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IMPRESA SOCIALE

LEGGE 13 giugno 2005, n.118

Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale.
(GU n. 153 del 4-7-2005)
Art. 1.
1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, del Ministro delle attività produttive, del Ministro della giustizia, del Ministro per le
politiche comunitarie e del Ministro dell'interno, uno o piu' decreti legislativi recanti una disciplina organica, ad integrazione delle norme dell'ordinamento civile, relativa alle imprese sociali,
intendendosi come imprese sociali le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attivita' economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilita' sociale, diretta a realizzare finalita' di
interesse generale. Tale disciplina deve essere informata ai seguenti principi e criteri direttivi:  

a) definire, nel rispetto del quadro normativo e della specificita' propria degli organismi di promozione sociale, nonche'
della disciplina generale delle associazioni, delle fondazioni, delle societa' e delle cooperative, e delle norme concernenti la
cooperazione sociale e gli enti ecclesiastici, il carattere sociale dell'impresa sulla base:

 

delle materie di particolare rilievo sociale in cui essa opera la prestazione di beni e di servizi in favore di tutti i
potenziali fruitori, senza limitazione ai soli soci, associati o partecipi;

del divieto di ridistribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonche' fondi, riserve o capitale, ad amministratori e a persone fisiche o giuridiche partecipanti,
collaboratori o dipendenti, al fine di garantire in ogni caso il carattere non speculativo della partecipazione all'attivita'
dell'impresa;

dell'obbligo di reinvestire gli utili o gli avanzi di gestione nello svolgimento dell'attivita' istituzionale o ad incremento del patrimonio;

delle caratteristiche e dei vincoli della struttura proprietaria o di controllo, escludendo la possibilita' che soggetti
pubblici o imprese private con finalita' lucrative possano detenere il controllo, anche attraverso la facolta' di nomina maggioritaria
degli organi di amministrazione;

 

b) prevedere, in coerenza con il carattere sociale dell'impresa e compatibilmente con la struttura dell'ente, omogenee disposizioni in
ordine a:

 

elettivita' delle cariche sociali e relative situazioni di incompatibilita';

responsabilita' degli amministratori nei confronti dei soci e dei terzi;

ammissione ed esclusione dei soci;

obbligo di redazione e di pubblicita' del bilancio economico e sociale, nonche' di previsione di forme di controllo contabile e di
monitoraggio dell'osservanza delle finalita' sociali da parte dell'impresa;

obbligo di devoluzione del patrimonio residuo, in caso di cessazione dell'impresa, ad altra impresa sociale ovvero ad organizzazioni non lucrative di utilita' sociale, associazioni,
comitati, fondazioni ed enti ecclesiastici, fatto salvo, per le cooperative sociali, quanto previsto dalla legge 31 gennaio 1992, n.
59, e successive modificazioni;

obbligo di iscrizione nel registro delle imprese;

definizione delle procedure concorsuali applicabili in caso di insolvenza;

rappresentanza in giudizio da parte degli amministratori e responsabilita' limitata al patrimonio dell'impresa per le obbligazioni da questa assunte;

previsione di organi di controllo;

forme di partecipazione nell'impresa anche per i diversi prestatori d'opera e per i destinatari delle attivita';

una disciplina della trasformazione, fusione e cessione d'azienda in riferimento alle imprese sociali tale da preservarne la
qualificazione e gli scopi e garantire la destinazione dei beni delle stesse a finalita' di interesse generale;

conseguenze sulla qualificazione e la disciplina dell'impresa sociale, derivanti dall'inosservanza delle prescrizioni
relative ai requisiti dell'impresa sociale e dalla violazione di altre norme di legge, in particolare in materia di lavoro e di
sicurezza, nonche' della contrattazione collettiva, in quanto compatibile con le caratteristiche e la natura giuridica dell'impresa sociale;

 

attivare, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, funzioni e servizi permanenti di monitoraggio e di ricerca
necessari alla verifica della qualita' delle prestazioni rese dalle imprese sociali;

definire la disciplina dei gruppi di imprese sociali secondo i principi di trasparenza e tutela delle minoranze, regolando i conflitti di interesse e le forme di abuso da parte dell'impresa dominante.


Con i decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo provvede a coordinare le disposizioni dei medesimi decreti con le disposizioni
vigenti nelle stesse materie e nelle materie connesse, sentite la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, nonche' le rappresentanze del terzo settore, ferme restando le disposizioni in vigore
concernenti il regime giuridico e amministrativo degli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha
stipulato patti, accordi o intese.
3. Dall'attuazione dei principi e dei criteri direttivi di cui alla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica.
4. Gli schemi dei decreti legislativi adottati ai sensi del comma 1 sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da
parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di decreto.
5. Entro i trenta giorni successivi all'espressione dei pareri ai sensi del comma 4, il Governo, ove non intenda conformarsi alle
condizioni ivi eventualmente formulate, trasmette nuovamente alle Camere i testi, corredati dai necessari elementi integrativi di
informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti, che sono espressi entro trenta giorni dalla data di
trasmissione.
6. Decorsi i termini di cui ai commi 4 e 5 senza che le Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, i decreti
legislativi possono essere comunque emanati.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

DPR - DISCIPLINA IMPRESA SOCIALE 2006

Articolo 1. (Nozione)
1. Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private, ivi compresi gli enti di cui al libro V del codice civile, che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale, e che hanno i requisiti di cui agli articoli 2, 3 e 4 del presente decreto.
2. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci, associati o partecipi non acquisiscono la qualifica di Impresa sociale.
3. Agli enti ecclesiastici e agli enti delle confessioni religiose con le quali lo Stato
ha stipulato patti, accordi o intese si applicano le norme di cui al presente decreto limitatamente allo svolgimento delle attività elencate all’articolo 2, a condizione che per tali attività adottino un regolamento, in forma di scrittura privata autenticata, che recepisca le norme del presente decreto. Per tali attività devono essere tenute separatamente le scritture contabili previste dall’articolo 10. Il regolamento deve contenere i requisiti che sono richiesti dal presente decreto per gli atti costitutivi.
Articolo 2.
(Utilità sociale)
1. Si considerano beni e servizi di utilità sociale quelli prodotti o scambiati nei
seguenti settori:
a) assistenza sociale, ai sensi della legge 8 novembre 2000, n. 328, recante Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali;
b) assistenza sanitaria, per l’erogazione delle prestazione di cui al decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, recante
“Definizione dei livelli essenziali di assistenza”, e successive modificazioni;
c) assistenza socio-sanitaria, ai sensi del decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri del 14 febbraio 2001, recante “Atto di indirizzo e
coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie”;
d) educazione, istruzione e formazione, ai sensi della legge 28 marzo
2003, n. 53, recante “Delega al Governo per la definizione delle norme
generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di
istruzione e formazione professionale”;
e) tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ai sensi della legge 15 dicembre
2004, n. 308, recante “Delega al Governo per il riordino, il coordinamento
e l’integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta
applicazione”, con esclusione delle attività, esercitate abitualmente, di
raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi; f) valorizzazione del patrimonio culturale, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”;
g) turismo sociale, di cui all’articolo 7, comma 10, della legge 29 marzo
2001, n. 135, recante “Riforma della legislazione nazionale del turismo”;
h) formazione universitaria e post-universitaria;
i) ricerca ed erogazione di servizi culturali;
l) formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica ed al successo scolastico e formativo;
m) servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al settanta per cento da organizzazioni che esercitano un’impresa sociale.
2. Indipendentemente dall’esercizio della attività di impresa nei settori di cui al
comma 1, possono acquisire la qualifica di impresa sociale le organizzazioni che
esercitano attività di impresa al fine dell’inserimento lavorativo di soggetti che
siano:
a) lavoratori svantaggiati ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera f),
punti i, ix e x, del regolamento (CE) n. 2204/2002 del 12 dicembre 2002
della Commissione relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del
trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell’occupazione;
b) lavoratori disabili ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera g), del
regolamento (CE) n. 2204/2002 del 12 dicembre 2002 della Commissione
relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di
Stato a favore dell’occupazione.
3. Per attività principale ai sensi dell’articolo 1, comma 1, si intende quella per la
quale i relativi ricavi sono superiori al settanta per cento dei ricavi complessivi
dell’organizzazione che esercita l’impresa sociale. Con decreto del Ministro delle
attività produttive e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sono definiti i
criteri quantitativi e temporali per il computo della percentuale del settanta per
cento dei ricavi complessivi dell’impresa.
4. I lavoratori di cui al comma 2 devono essere in misura non inferiore al trenta
per cento dei lavoratori impiegati a qualunque titolo nell’impresa; la relativa
situazione deve essere attestata ai sensi della normativa vigente. 5. Per gli enti di cui all’articolo 1, comma 3, le disposizioni di cui ai commi 3 e 4
si applicano limitatamente allo svolgimento delle attività di cui al presente
articolo.
Articolo 3.
(Assenza dello scopo di lucro)
1. L’organizzazione che esercita un’impresa sociale destina gli utili e gli avanzi di
gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.
2. A tale fine è vietata la distribuzione, anche in forma indiretta, di utili e avanzi
di gestione, comunque denominati, nonché fondi e riserve in favore di
amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori. Si considera
distribuzione indiretta di utili:
a) la corresponsione agli amministratori di compensi superiori a quelli
previsti nelle imprese che operano nei medesimi o analoghi settori e
condizioni, salvo comprovate esigenze attinenti alla necessità di acquisire
specifiche competenze, ed in ogni caso con un incremento massimo del
venti per cento;
b) la corresponsione ai lavoratori subordinati o autonomi di retribuzioni o
compensi superiori a quelli previsti dai contratti o accordi collettivi per le
medesime qualifiche, salvo comprovate esigenze attinenti alla necessità di
acquisire specifiche professionalità;
c) la remunerazione degli strumenti finanziari diversi dalle azioni o quote,
a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati,
superiori di cinque punti percentuali al tasso ufficiale di riferimento.
Articolo 4.
(Struttura proprietaria e disciplina dei gruppi)
1. All’attività di direzione e controllo di un’impresa sociale si applicano, in quanto
compatibili, le norme di cui al capo IX, titolo V, libro V e l’articolo 2545-septies
del codice civile. Si considera, in ogni caso, esercitare attività di direzione e
controllo il soggetto che, per previsioni statutarie o per qualsiasi altra ragione,
abbia la facoltà di nomina della maggioranza degli organi di amministrazione. 2. I gruppi di imprese sociali sono tenuti a depositare l’accordo di partecipazione
presso il registro delle imprese. I gruppi di imprese sociali sono inoltre tenuti a
redigere e depositare i documenti contabili ed il bilancio sociale in forma
consolidata, secondo le linee guida di cui all’articolo 10.
3. Le imprese private con finalità lucrative e le amministrazioni pubbliche di cui
all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e
successive modificazioni, non possono esercitare attività di direzione e detenere
il controllo di un’impresa sociale.
4. Nel caso di decisione assunta con il voto o l’influenza determinante dei
soggetti di cui al comma 3, il relativo atto è annullabile, e può essere impugnato
in conformità delle norme del codice civile entro il termine di 180 giorni. La
legittimazione ad impugnare spetta anche al Ministero del lavoro e delle politiche
sociali.
Articolo 5.
(Costituzione)
1. L’organizzazione che esercita un’impresa sociale deve essere costituita con
atto pubblico. Oltre a quanto specificamente previsto per ciascun tipo di
organizzazione, secondo la normativa applicabile a ciascuna di esse, gli atti
costitutivi devono esplicitare il carattere sociale dell’impresa in conformità alle
norme del presente decreto, ed in particolare indicare:
a) l’oggetto sociale, con particolare riferimento alle disposizioni di cui
all’articolo 2;
b) l’assenza di scopo di lucro, di cui all’articolo 3.
2. Gli atti costitutivi, le loro modificazioni e gli altri fatti relativi all’impresa
devono essere depositati entro trenta giorni a cura del notaio o degli
amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è
stabilita la sede legale, per l’iscrizione in apposita sezione. Si applica l’articolo 31,
comma 2, della legge 24 novembre 2000, n. 340.
3. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai fini di cui all’articolo 16,
accede anche in via telematica agli atti depositati presso l’ufficio del registro delle
imprese.
4. Gli enti di cui all’articolo 1, comma 3, sono tenuti al deposito del solo
regolamento e delle sue modificazioni. 5. Con decreto del Ministro delle attività produttive e del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali sono definiti gli atti che devono essere depositati e le
procedure di cui al presente articolo.
Articolo 6.
(Responsabilità patrimoniale)
1. Salvo quanto già disposto in tema di responsabilità limitata per le diverse
forme giuridiche previste dal libro V del codice civile, nelle organizzazioni che
esercitano un’impresa sociale il cui patrimonio è superiore a ventimila euro, dal
momento della iscrizione nella apposita sezione del registro delle imprese, delle
obbligazioni assunte risponde soltanto l’organizzazione con il suo patrimonio.
2. Quando risulta che, in conseguenza di perdite, il patrimonio è diminuito di
oltre un terzo rispetto all’importo di cui al comma 1, delle obbligazioni assunte
rispondono personalmente e solidalmente anche coloro che hanno agito in nome
e per conto dell’impresa.
3. La disposizione di cui al presente articolo non si applica agli enti di cui
all’articolo 1, comma 3.
Articolo 7.
(Denominazione)
1. Nella denominazione è obbligatorio l’uso della locuzione «impresa sociale».
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli enti di cui all’articolo 1,
comma 3.
3. L’uso della locuzione «impresa sociale» ovvero di altre parole o locuzioni
idonee a trarre in inganno è vietato a soggetti diversi dalle organizzazioni che
esercitano un’impresa sociale.
Articolo 8.
(Cariche sociali)
1. Negli enti associativi, la nomina della maggioranza dei componenti delle
cariche sociali non può essere riservata a soggetti esterni alla organizzazione che esercita l’impresa sociale, salvo quanto specificamente previsto per ogni tipo di
ente dalle norme legali e statutarie e compatibilmente con la sua natura.
2. Non possono rivestire cariche sociali soggetti nominati dagli enti di cui
all’articolo 4, comma 3.
3. L’atto costitutivo deve prevedere specifici requisiti di onorabilità,
professionalità ed indipendenza per coloro che assumono cariche sociali.
Articolo 9.
(Ammissione ed esclusione)
1. Le modalità di ammissione ed esclusione dei soci, nonché la disciplina del
rapporto sociale sono regolate secondo il principio di non discriminazione,
compatibilmente con la forma giuridica dell’ente.
2. Gli atti costitutivi devono prevedere la facoltà dell’istante che dei
provvedimenti di diniego di ammissione o di esclusione possa essere investita
l’assemblea dei soci.
Articolo 10.
(Scritture contabili)
1. L’organizzazione che esercita l’impresa sociale deve, in ogni caso, tenere il
libro giornale e il libro degli inventari, in conformità alle disposizioni di cui agli
articoli 2216 e 2217 del codice civile, nonché redigere e depositare presso il
registro delle imprese un apposito documento che rappresenti adeguatamente la
situazione patrimoniale ed economica dell’impresa.
2. L’organizzazione che esercita l’impresa sociale deve, inoltre, redigere e
depositare presso il registro delle imprese il bilancio sociale, secondo linee guida
adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita
l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, in modo da
rappresentare l’osservanza delle finalità sociali da parte dell’impresa sociale.
3. Per gli enti di cui all’articolo 1, comma 3, le disposizioni di cui al presente
articolo si applicano limitatamente alle attività indicate nel regolamento.
Articolo 11.
(Organi di controllo)
1. Ove non sia diversamente stabilito dalla legge, gli atti costitutivi devono
prevedere, nel caso del superamento di due dei limiti indicati nel comma 1
dell’articolo 2435-bis del codice civile ridotti della metà, la nomina di uno o più
sindaci, che vigilano sull’osservanza della legge e dello statuto e sul rispetto dei
principi di corretta amministrazione, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo,
amministrativo e contabile.
2. I sindaci esercitano anche compiti di monitoraggio dell’osservanza delle finalità
sociali da parte dell’impresa, avuto particolare riguardo alle disposizioni di cui agli
articoli 2, 3, 4, 6, 8, 9, 10, 12 e 14. Del monitoraggio deve essere data risultanza
in sede di redazione del bilancio sociale di cui all’articolo 10, comma 2.
3. I sindaci possono in qualsiasi momento procedere ad atti di ispezione e di
controllo; a tale fine, possono chiedere agli amministratori notizie, anche con
riferimento ai gruppi di imprese sociali, sull’andamento delle operazioni o su
determinati affari.
4. Nel caso in cui l’impresa sociale superi per due esercizi consecutivi due dei
limiti indicati nel comma 1 dell’articolo 2435-bis del codice civile, il controllo
contabile è esercitato da uno o più revisori contabili iscritti nel registro istituito
presso il Ministero della giustizia o dai sindaci. Nel caso in cui il controllo
contabile sia esercitato dai sindaci, essi devono essere iscritti all’albo dei revisori
contabili iscritti nel registro istituito presso il Ministero della giustizia.
Articolo 12.
(Coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività)
1. Ferma restando la normativa in vigore, nei regolamenti aziendali o negli atti
costitutivi devono essere previste forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei
destinatari delle attività.
2. Per coinvolgimento deve intendersi qualsiasi meccanismo, ivi comprese
l’informazione, la consultazione o la partecipazione, mediante il quale lavoratori e
destinatari delle attività possono esercitare un’influenza sulle decisioni che
devono essere adottate nell’ambito dell’impresa, almeno in relazione alle
questioni che incidano direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla qualità dei
beni e dei servizi prodotti o scambiati.
Articolo 13.
(Trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda e devoluzione
del patrimonio)
1. Per le organizzazioni che esercitano un’impresa sociale, la trasformazione, la
fusione e la scissione devono essere realizzate in modo da preservare l’assenza
di scopo di lucro di cui all’articolo 3 dei soggetti risultanti dagli atti posti in
essere; la cessione d’azienda deve essere realizzata in modo da preservare il
perseguimento delle finalità di interesse generale di cui all’articolo 2 da parte del
cessionario. Per gli enti di cui di cui all’articolo 1, comma 3, la disposizione di cui
al presente comma si applica limitatamente alle attività indicate nel regolamento.
2. Gli atti di cui al comma 1 devono essere posti in essere in conformità a linee
guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita
l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale.
3. Salvo quanto previsto in tema di cooperative, in caso di cessazione
dell’impresa, il patrimonio residuo è devoluto ad organizzazioni non lucrative di
utilità sociale, associazioni, comitati, fondazioni ed enti ecclesiastici, secondo le
norme statutarie. La disposizione di cui al presente comma non si applica agli
enti di cui all’articolo 1, comma 3.
4. Gli organi di amministrazione notificano, con atto scritto di data certa, al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’intenzione di procedere ad uno degli
atti di cui al comma 1, allegando la documentazione necessaria alla valutazione
di conformità alle linee guida di cui al comma 2, ovvero la denominazione dei
beneficiari della devoluzione del patrimonio.
5. L’efficacia degli atti è subordinata all’autorizzazione del Ministero del lavoro e
delle politiche sociali, sentita l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di
utilità sociale, che si intende concessa decorsi novanta giorni dalla ricezione della
notificazione.
6. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano quando il
beneficiario dell’atto è un’altra organizzazione che esercita un’impresa sociale.
Articolo 14.
(Lavoro nell’impresa sociale)
1. Ai lavoratori dell’impresa sociale non può essere corrisposto un trattamento
economico e normativo inferiore a quello previsto dai contratti e accordi collettivi
applicabili.
2. Salva la specifica disciplina per gli enti di cui all’articolo 1, comma 3, è
ammessa la prestazione di attività di volontariato, nei limiti del cinquanta per
cento dei lavoratori a qualunque titolo impiegati nell’impresa sociale. Si applicano
gli articoli 2, 4 e 17 della legge 11 agosto 1991, n. 266.
3. I lavoratori dell’impresa sociale, a qualunque titolo prestino la loro opera,
hanno i diritti di informazione, consultazione e partecipazione nei termini e con le
modalità specificate nei regolamenti aziendali o concordati dagli organi di
amministrazione dell’impresa sociale con loro rappresentanti. Degli esiti del
coinvolgimento deve essere fatta menzione nel bilancio sociale di cui all’articolo
10, comma 2.
Articolo 15.
(Procedure concorsuali)
1. In caso di insolvenza, le organizzazioni che esercitano un’impresa sociale sono
assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa, di cui al regio decreto 16
marzo 1942, n. 267. La disposizione di cui al presente comma non si applica agli
enti di cui all’articolo 1, comma 3.
2. Alla devoluzione del patrimonio residuo al termine della procedura concorsuale
si applica l’articolo 13, comma 3.
Articolo 16.
(Funzioni di monitoraggio e ricerca)
1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali promuove attività di raccordo
degli uffici competenti, coinvolgendo anche altre amministrazioni dello Stato,
l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale e le parti sociali, le
agenzie tecniche e gli enti di ricerca di cui normalmente si avvale o che siano
soggetti alla sua vigilanza, e le parti sociali, al fine di sviluppare azioni di sistema
e svolgere attività di monitoraggio e ricerca.
2. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, avvalendosi delle proprie
strutture territoriali, esercita le funzioni ispettive al fine di verificare il rispetto
delle disposizioni del presente decreto da parte delle imprese sociali.
3. In caso di accertata violazione delle norme di cui al presente decreto o di gravi
inadempienze delle norme a tutela dei lavoratori, gli uffici competenti del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, assunte le opportune informazioni,
diffidano gli organi direttivi dell’impresa sociale a regolarizzare i comportamenti
illegittimi entro un congruo termine, decorso inutilmente il quale, applicano le
sanzioni di cui al comma 4.
4. In caso di accertata violazione delle norme di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4, o di
mancata ottemperanza alla intimazione di cui al comma 3, gli uffici competenti
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dispongono la perdita della
qualifica di impresa sociale. Il provvedimento è trasmesso ai fini della
cancellazione dell’impresa sociale dall’apposita sezione del registro delle imprese. Si applica l’articolo 13, comma 3.
5. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali svolge i propri compiti e assume
le determinazioni di cui al presente articolo sentita l’agenzia per le organizzazioni
non lucrative di utilità sociale.
Articolo 17.
(Norme di coordinamento)
1. Le organizzazioni non lucrative di utilità sociale e gli enti non commerciali di
cui al decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, che acquisiscono anche la qualifica di impresa sociale, continuano ad applicare le disposizioni tributarie previste dal medesimo decreto legislativo n. 460 del 1997, subordinatamente al rispetto dei requisiti soggettivi e delle altre condizioni ivi previsti.
2. All’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153 dopo la
parola «strumentali» sono aggiunte le seguenti «, delle imprese sociali».
3. Le cooperative sociali ed i loro consorzi, di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, i cui statuti rispettino le disposizioni di cui agli articoli 10, comma 2, e 12 del presente decreto, acquisiscono la qualifica di impresa sociale. Alle cooperative sociali ed i loro consorzi, di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, che rispettino le disposizioni di cui al periodo precedente, le disposizioni di cui al presente decreto si applicano nel rispetto della normativa specifica delle cooperative.
4. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai soli fini di cui al comma 3, le cooperative sociali ed i loro consorzi, di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria.
Articolo 18.
(Disposizione di carattere finanziario)
1. All’attuazione del presente decreto le amministrazioni competenti provvedono
avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.