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Approfondimenti Riforma Terzo settore

In questa sezione sono riportati gli approfondimenti relativi alla Riforma del Terzo settore e agli Enti del Terzo settore.

CODICE DEL TERZO SETTORE: LE NOVITA' DEL CORRETTIVO IN 10 PUNTI

Codice del Terzo settore, le novità del correttivo in dieci punti

di  Antonio Fici
L'analisi del civilista esperto di legislazione del non profit: «Tra i vari interventi figurano correzioni di natura puramente formale ed integrazioni sostanziali di un certo rilievo».
http://www.vita.it/it/article/2018/09/12/codice-del-terzo-settore-le-novita-del-correttivo-in-dieci-punti/148996/

Il 10 settembre 2018, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cd decreto “correttivo” del Codice del terzo settore. È entrato in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione, apportando una serie di modifiche ed integrazioni al Codice. Almeno per ciò che riguarda la parte civilistico-sostanziale (cui le presenti note sono limitate), il decreto non stravolge il precedente assetto normativo, né del resto era questo che ci si poteva attendere da un atto chiamato a “correggere” la disciplina vigente, tenendo conto delle “evidenze attuative nel frattempo emerse”. Il testo, peraltro, riprende sostanzialmente quello già approvato in via preliminare dal precedente Consiglio dei Ministri in data 21 marzo 2018.

Tra i vari interventi effettuati dal “correttivo”, figurano correzioni di natura puramente formale ed integrazioni sostanziali di un certo rilievo. Esaminiamo di seguito quelle che ci sembrano essere le principali.

 

  1. Parzialmente modificata risulta la definizione di ente del terzo settore di cui all’art. 4, comma 1, del Codice, poiché dopo le parole “mediante lo svolgimento” sono state aggiunte le parole “in via esclusiva o principale”. Si tratta, tuttavia, di una modifica a carattere puramente “estetico” e dunque priva di rilevanza sostanziale. Infatti, che lo svolgimento di attività di interesse generale dovesse e potesse avvenire “in via esclusiva o principale” risultava già dall’art. 5, comma 1, del Codice, diretto a specificare questo requisito identificativo della fattispecie dell’ente del terzo settore. Il legislatore ha dunque inteso fugare ogni dubbio sul fatto che, se da un lato l’esercizio di attività di interesse generale sicuramente connota gli enti del terzo settore, dall’altro lato, però, tale esercizio non necessariamente deve essere esclusivo, ma potrebbe anche essere soltanto “principale”. Gli enti del terzo settore, pertanto, sono autorizzati a svolgere (se anche il loro statuto lo consente) attività “diverse” da quelle di interesse generale, seppur nei limiti della “secondarietà” e “strumentalità” di cui è parola nell’art. 6 del Codice (e su cui si attende un decreto ministeriale che a questi qualificativi dovrà attribuire un contenuto più specifico).
  2. Proprio all’elenco di attività di interesse generale, contenuto nell’art. 5, comma 1, del Codice, si riferisce il secondo intervento correttivo. La “tutela degli animali e la prevenzione del randagismo, ai sensi della legge 14 agosto 1991, n. 281” viene infatti inserita inclusa tra le attività di interesse generale esercitabili da un ente del terzo settore. Il legislatore non aggiunge un’ulteriore voce alle 26 già presenti, bensì inserisce questa attività di interesse generale nell’ambito della lettera e) dell’elenco di attività di interesse generale, dedicata alla tutela dell’ambiente. Pur non volendosi aggiungere un’autonoma voce, una collocazione più appropriata per questa attività di interesse generale si sarebbe forse potuta trovare, ad esempio in seno alla lettera w), essendo i diritti degli animali riconosciuti anche a livello normativo. La sostanza normativa tuttavia non cambia. E l’integrazione non può che essere valutata e salutata positivamente.
  3. Varie modifiche riguardano l’articolo 13 del Codice, che prevede e disciplina gli obblighi di bilancio in capo agli enti del terzo settore. Si tratta di modifiche volte a rendere più evidente una sostanza normativa che già emergeva da un’attenta interpretazione del testo vigente, ciononostante utili al fine di evitare dibattiti superflui e di rendere ancor più certi agli operatori del terzo settore natura e contenuto dei loro obblighi di rendicontazione. Innanzitutto, al comma 1 dell’articolo in questione la parola “finanziario” è sostituita dalla parola “gestionale”, quasi a correggere un refuso presente nel Codice, poiché dalle indizioni che si dovevano fornire (proventi e oneri, ecc.) era sicuramente ad un “rendiconto gestionale” che già si doveva fare riferimento. Soppressa è poi al comma 2 – che regola il bilancio degli enti del terzo settore con entrate inferiori a 220.000 euro – la parola “finanziario”. È dunque il più semplice “rendiconto per cassa” che gli enti del terzo settore di dimensioni minori potranno redigere per soddisfare i loro obblighi di rendicontazione economica. Riformulato è infine il comma 6 dell’articolo 13, là dove indica il luogo nel quale gli amministratori devono documentare il carattere secondario e strumentale delle attività “diverse” di cui all’articolo 6. A seconda dei casi, e dunque della forma del bilancio di esercizio redatto dall’ente del terzo settore, tale luogo è la relazione di missione (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 1 dell’articolo 13), l’annotazione in calce al rendiconto per cassa (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 2 dell’articolo 13) o la nota integrativa al bilancio (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 5 dell’articolo 13, che – ricordiamo – è il bilancio in forma societaria cui sono tenuti gli enti del terzo settore che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale).
  4. Al comma 5 dell’articolo 17 viene inserita una deroga. La regola per cui una persona non può essere contemporaneamente volontario e lavoratore retribuito nell’ambito del medesimo ente è derogata con riguardo agli operatori che prestano attività di soccorso per le organizzazioni di cui all’articolo 76 della legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, della Provincia autonoma di Bolzano e di cui all’articolo 55-bis della legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23, della Provincia autonoma di Trento. Questa deroga apre forse una breccia nel principio di cui all’articolo 17, comma 5, e potrebbe condurre ad un suo ripensamento.
  5. Sempre all’articolo 17 è stato inserito un comma 6-bis del seguente tenore: “I lavoratori subordinati che intendano svolgere attività di volontariato in un ente del Terzo settore hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l'organizzazione aziendale”. Si recupera così una formula già presente nella legislazione previgente alla riforma, ma in un primo tempo ritenuta dal legislatore del Codice superflua, posto che il diritto ivi contemplato non dipende dalla disposizione normativa così come oggi introdotta dal “correttivo”, bensì, pur sempre, dai contratti o accordi collettivi che le forme di flessibilità o turnazioni prevedano.
  6. Di enorme rilevanza sistematica ed impatto pratico è il comma 1-bis, inserito nell’articolo 22 sull’acquisto della personalità giuridica da parte di associazioni e fondazioni del terzo settore. Colma una lacuna del testo vigente, semplificando la vita a quegli enti già costituiti che aspirano a qualificarsi come enti del terzo settore. L’articolo 22, infatti, prevede una procedura particolare, semplificata e rapida (rispetto a quella ordinaria di cui al d.P.R. 361/2000), mediante la quale gli enti del terzo settore possono divenire persone giuridiche ed ottenere così il beneficio della responsabilità limitata di cui all’articolo 22, comma 7, del Codice. Tale procedura prevede l’intervento del notaio (per la redazione dell’atto costitutivo, il controllo di legalità dello statuto e l’iscrizione dell’ente nel registro unico nazionale del terzo settore) e la sussistenza di un patrimonio minimo di 15.000 euro (per le associazioni) e di 30.000 euro (per le fondazioni). Ebbene, il nuovo comma 1-bis consente anche agli enti con personalità giuridica (già ottenuta ai sensi del d.P.R. 361/2000) di iscriversi al registro unico mediante la procedura di cui all’art. 22. In tal modo, si sospende l’efficacia della loro iscrizione presso i registri delle persone giuridiche di prefetture e regioni, con la conseguenza che l’unica autorità di loro riferimento diviene quella che tiene il registro unico nazionale del terzo settore. A quest’ultima (e non alle prefetture) andranno ad esempio notificate le modifiche statutarie ai fini della loro approvazione. L’efficacia dell’iscrizione presso i registri delle persone giuridiche riprenderà vigore nel caso di cancellazione (per qualsiasi ragione) dell’ente dal registro unico nazionale del terzo settore.
  7. All’articolo 30, comma 6, del Codice, sull’organo di controllo interno, si apporta una modifica diretta, anche in questo caso, a rendere più chiara una formulazione originaria non troppo felice. Più precisamente, si dispone adesso che l’organo di controllo di cui all’articolo 30 “può esercitare inoltre, al superamento dei limiti di cui all’articolo 31, comma 1, la revisione legale dei conti. In tal caso l’organo di controllo è costituito da revisori legali iscritti nell’apposito registro”. Com’è noto, infatti, gli enti del terzo settore sono soggetti alla revisione legale dei conti in presenza delle condizioni stabilite dall’articolo 31. La revisione è effettuata da un revisore legale o da una società di revisione legale iscritti negli appositi registri. Tuttavia, nel caso in cui l’ente del terzo settore abbia nominato (o debba nominare) un organo di controllo interno, potrebbe decidere di affidare a quest’ultimo organo anche la revisione legale (quando essa è obbligatoria ai sensi dell’articolo 31 del Codice), evitando così di attribuire il relativo incarico ad un revisore legale esterno. La legge richiede, però, che in tal caso l’organo di controllo interno – il quale, è opportuno ricordarlo, potrebbe anche essere composto da una sola persona – sia interamente composto da revisori legali iscritti negli appositi registri. Impreciso appare tuttavia il “correttivo” là dove fa riferimento al solo comma 1 dell’articolo 31, perché in realtà la nomina di un revisore legale è obbligatoria anche ai sensi del comma 3. Ciò potrebbe dar luogo ad una questione interpretativa che il buon senso dovrebbe sciogliere nella direzione per cui l’eventuale allocazione all’organo di controllo interno della funzione di revisione legale è consentita anche qualora la revisione legale sia obbligatoria ai soli sensi dell’articolo 31, comma 3 (cioè nel caso di costituzione di patrimoni destinati).
  8. Alcune novità afferiscono alla disciplina particolare di organizzazioni di volontariato ed associazioni di promozione sociale. Sono stati innanzitutto modificati gli articoli 32, comma 1, e 35, comma 1, del Codice, per tenere conto della specificità delle ODV e delle APS di secondo livello (totalmente trascurate dalla legislazione preesistente alla riforma). Queste ultime, infatti, non essendo organizzazioni di individui bensì di enti (rispettivamente, di ODV e di APS), non potrebbero avere associati volontari mediante i quali svolgere la propria attività. Correttamente si stabilisce pertanto adesso, con il “correttivo”, che la dimensione volontaria dell’azione di ODV ed APS di secondo (o ulteriore) livello si ottiene e realizza allorché questi enti si avvalgano dell’attività di volontariato delle persone associate alle ODV o APS di primo livello ad esse aderenti. Un numero minimo di associati caratterizza normativamente sia ODV che APS (7 persone fisiche in ODV e APS di primo livello; 3 ODV o 3 APS in quelle di secondo livello). I nuovi commi 1-bis degli articoli 32 e 35 regolano adesso l’ipotesi in cui, successivamente alla sua costituzione (in assenza del numero minimo, infatti, l’ente non potrebbe neanche costituirsi come ODV o APS), questo numero minimo venga meno, prevedendo che esso debba essere reintegrato entro un anno, trascorso il quale invano, l’ente è cancellato dal registro unico nazionale del terzo settore qualora non formuli richiesta di iscrizione in un’altra sezione del medesimo (una sezione, evidentemente, corrispondente ad una tipologia di ente del terzo settore per la quale non sia richiesto un numero minimo di associati).
  9. Alcune modifiche puramente formali riguardano la disciplina particolare degli enti filantropici. L’articolo 38, comma 2, è stato infatti opportunamente allineato alla definizione che di tali enti offre il precedente articolo 37, comma 1. Risulta conseguentemente confermato che gli enti filantropici possono sostenere non soltanto altri enti del terzo settore, ma più in generale persone svantaggiate ed attività di interesse generale, anche se non svolte da enti del terzo settore.
  10. Segnaliamo infine una novità concernente il sistema di controllo dei centri di servizio per il volontariato. Esso si articola non più regionalmente (come in passato), bensì in ambiti territoriali individuati dall’articolo 65. Ebbene, uno di questi ambiti, l’ambito 4 (Veneto e Friuli Venezia Giulia), è stato suddiviso dal “correttivo” in due ambiti, sicché oggi figurano in totale 15 ambiti territoriali, tra cui quelli del Veneto e del Friuli Venezia Giulia come ambiti separati (quest’ultimo andrà a costituire il 15° ambito).

FONTE: www.vita.it
http://www.vita.it/it/article/2018/09/12/codice-del-terzo-settore-le-novita-del-correttivo-in-dieci-punti/148996/
*Avvocato e professore dell’Università degli Studi del Molise (già consulente del Ministero del lavoro per la riforma del Terzo settore e curatore del volume “La riforma del terzo settore e dell’impresa sociale. Una introduzione”, pubblicato dalla Editoriale Scientifica nel gennaio del 2018).

CTS, ECCO COSA CAMBIA CON IL DECRETO CORRETTIVO

CTS, ECCO COSA CAMBIA CON IL DECRETO CORRETTIVO

È stato approvato nell’ultimo giorno utile, ma il governo chiederà presto una nuova delega per intervenire su molti altri aspetti. Novità positive per il volontariato e sulle esenzioni fiscali, proroga per l’adeguamento degli statuti. CSVnet entra nel Consiglio nazionale terzo settore - di Lara Esposito https://www.csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3041-codice-terzo-settore-ecco-cosa-cambia-con-il-decreto-correttivo?Itemid=893
03 agosto 2018

Nell’ultimo giorno utile a disposizione, il governo ha approvato il decreto correttivo al Codice del terzo settore (Cts), recependo parte delle osservazioni avanzate dal mondo del terzo settore nelle commissioni parlamentari. Continua così il percorso verso l’attuazione della riforma ma, da quanto trapela, il governo avrebbe intenzione di presentare al Parlamento un nuovo disegno di legge delega per riformulare numerose questioni riguardanti il terzo settore.
Nel testo sono presenti diverse importanti modifiche che riguardano il mondo del volontariato, aspetti giuridici e fiscali. Ecco le principali.


Rappresentanza, CSVnet entra nel Consiglio nazionale
Tra le novità, l’entrata di CSVnet nel Consiglio nazionale del terzo settore (art. 59 del Cts), così come era stato richiesto in audizione alle commissioni parlamentari dal presidente Stefano Tabò. Il numero dei componenti del Consiglio, quindi, passa da 33 a 37, di cui 3 senza diritto di voto e potrà esprimersi con un parere obbligatorio ma non vincolante anche sulla definizione dei modelli di bilancio degli enti di terzo settore. Il consiglio è l’organismo di consultazione a livello nazionale ed esprime pareri sugli schemi degli atti normativi e sull’utilizzo delle risorse del Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore; sulle linee guida in materia di bilancio sociale e di valutazione di impatto sociale dell’attività degli enti del terzo settore; sulle operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda effettuate dalle imprese sociali. Inoltre, il Consiglio, è coinvolto anche nelle attività di vigilanza, monitoraggio e controllo nel Terzo settore (art. 60).

Promozione del volontariato dei lavoratori subordinati
Modifiche anche all’articolo 17 del codice su “Volontariato e attività di volontariato”. In particolare si recupera un’indicazione della ormai abrogata legge quadro sul volontariato, la 266 del 1991, per favorire l’attività volontaria. Per i lavoratori subordinati che vogliano svolgere attività volontaria in un ente del terzo settore, infatti, si ripropone la possibilità di flessibilità oraria o di turnazione, concordata con l’azienda o prevista dagli accordi o dai contratti collettivi.


Si allarga la platea dei potenziali volontari

Si allarga la base di possibili volontari per le associazioni di secondo livello grazie alla modifica all’articolo 32. Come si specifica nel codice, infatti, una Organizzazione di volontariato (Odv) può essere composta da almeno 7 persone fisiche o da altre Odv (almeno 3) ma finora ai volontari associati a quest’ultime non era possibile prestare attività all’organizzazione “madre”. Con la modifica “avvalendosi prevalentemente dell’attività di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati” questo vincolo viene sciolto e si allarga la platea di potenziali volontari.


Un anno per reintegrare la base associativa
Nei casi di modifiche alla base associativa delle odv, inoltre, si allungano i tempi per adeguarsi alla normativa. Con un comma aggiuntivo al numero 1 del già citato articolo sulle organizzazioni di volontariato, si da tempo un anno alla odv che vede ridotto il numero di associati oltre quello richiesto dalla legge per reintegrarlo, senza essere cancellata dal registro unico nazionale. La proroga vale anche per le associazioni di promozione sociale, così come indicato nelle modifiche all’articolo 11. Nell’eventualità, può anche richiedere di essere inserita in una sezione diversa dello stesso registro. Con la modifica all’articolo 34, inoltre, si allarga ad altri enti di terzo settore o senza scopo di lucro anche la possibile base associativa delle organizzazioni di volontariato.


Reintegro dell’esenzione dell’imposta di registro per le odv
Una buona notizia per il mondo del volontariato: grazie alle modifiche all’articolo 82, le odv saranno esentate dal pagamento dell’imposta di registro per gli atti costitutivi e per quelli connessi allo svolgimento delle attività, così come era già previsto dalla 266 del 1991.
Sul fronte esenzioni, novità anche per gli enti filantropici con le modifiche all’articolo 28. “Per assicurare uniformità con la disciplina previgente, inoltre, - scrive Gabriele Sepio in un articolo di oggi su Il Sole 24 Ore – alle odv che sceglieranno di entrare nel terzo settore come enti filantropici viene estesa l’esenzione Ires per i redditi derivanti dagli immobili destinati allo svolgimento di attività non commerciale (attualmente prevista per le sole odv e associazioni di promozione sociale). In questo modo l’agevolazione verrà conservata anche per quelle organizzazioni di volontariato che, al fine di dare risalto alla propria natura erogativa, sceglieranno di trasformarsi in enti filantropici, iscrivendosi nella relativa sezione del Registro unico”.


Adeguamento degli statuti, arriva la proroga di 6 mesi
Onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale avranno tempo fino ad agosto 2019 (e non fino a febbraio) per adeguare i propri statuti alla richieste del codice (tra cui l’aggiunta della denominazione “ente del Terzo settore o l’acronimo ETS”, la modifica del numero dei soci e la definizione delle aree di intervento). La modifica al comma 2 dell’articolo 101 prevede, inoltre, l’eliminazione della parola “impresa sociale” (ormai subordinata a una specifica legislazione con il decreto 112/2017). La proroga era una delle principali richieste avanzate dal Forum del terzo settore in una lettera aperta inviata al Governo e ai presidenti delle due commissioni parlamentari interessate.


Più spazio alla collaborazione Stato-regioni per la gestione dei fondi
Il decreto prevede che l’atto annuale di indirizzo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per il Fondo di finanziamento di progetti e attività di interesse generale (art. 72) sia preceduto dall’acquisizione dell’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, in quanto l’intervento riguarda ambiti di carattere concorrente. In più, gli enti non profit riceveranno il contributo statale per l’acquisto di ambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali (art. 76), anche nel caso di donazione di tali beni alle strutture sanitarie pubbliche da parte delle organizzazioni di volontariato, così come era previsto nella legge 342/2000.
Ripartizione degli Otc
Per quanto riguarda il mondo dei CSV, infine, si aggiunge un nuovo ambito territoriale per gli Otc (Organismi territoriali di controllo dei CSV, art. 65) dedicato esclusivamente al Veneto (nel testo iniziale era insieme al Friuli Venezia Giulia), in considerazione dell’elevato numero di enti di terzo settore presenti. Nella rappresentanza degli ambiti bi-regionali (Piemonte e Val d’Aosta, Trento e Bolzano, Marche e Umbria, Lazio e Abruzzo, Puglia e Basilicata e Campania e Molise), inoltre, i rappresentanti del volontariato dovranno essere espressione uno di ogni territorio regionale o provinciale.


Altre modifiche
Nel decreto sono infine presenti chiarimenti per la gestione delle attività di interesse generale esercitabile dagli enti di terzo settore, tra cui l’inserimento della tutela degli animali, la definizione delle scritture contabili e del bilancio che riguardano le “attività diverse” da quelle generali, sul ruolo degli organi di controllo interno nella gestione dell’accesso al registro nazionale del terzo settore, chiarimenti sulla rendiconto per cassa, titoli di solidarietà, legislazione sul Dopo di Noi. Il decreto contiene, inoltre, una serie di indicazioni per garantire la trasparenza amministrativa sia per gli enti pubblici che per gli enti di terzo settore.
https://www.csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3041-codice-terzo-settore-ecco-cosa-cambia-con-il-decreto-correttivo?Itemid=893.

CODICE DEL TERZO SETTORE

CODICE DEL TERZO SETTORE

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 13 del 02 Agosto 2018

CODICE DEL TERZO SETTORE
Disposizione integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 (decreto legislativo - esame definitivo)


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, relativo al Codice del Terzo Settore.

Il decreto prevede, tra l’altro, la proroga da 18 a 24 mesi dei termini per adeguare gli statuti degli enti del Terzo settore al nuovo quadro normativo; apre all’interlocuzione organica, rafforzando la collaborazione tra Stato e Regioni (soprattutto in materia di utilizzazione del fondo di finanziamento di progetti e attività di interesse generale del Terzo settore); fa chiarezza sulla contemporanea iscrizione al registro delle persone giuridiche e al registro unico nazionale; indica il numero minimo di associati necessario per la permanenza di una associazione di promozione sociale o di una organizzazione di volontariato.

DECRETO CORRETTIVO SULL'IMPRESA SOCIALE

DECRETO CORRETTIVO SULL'IMPRESA SOCIALE

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 17 luglio 2018, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n.106), introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, relativo alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale. Comunicato stampa.

PIU' TEMPO PER I CORRETTIVI DEL CTS

PIU' TEMPO PER I CORRETTIVI DEL CTS

Più tempo per i correttivi del Codice del Terzo settore. Via libera del Senato al Ddl. che eleva da 12 a 16 mesi il termine per adottare integrazioni e correzioni dei decreti attuativi della delega.

Un articolo di www.eutekne.info.

CSVNET CHIEDE DI ENTRARE NEL CNTS

CSVNET CHIEDE DI ENTRARE NEL CNTS

CSVnet chiede di entrare nel Consiglio nazionale del Terzo settore

Roma, 4 luglio 2018 - Con la prima audizione avvenuta alla XII commissione Affari sociali della Camera il Parlamento ha avviato le consultazioni con gli enti di terzo settore sullo schema di decreto correttivo al Codice del Terzo settore, uno dei decreti più corposi della riforma e che deve essere approvato entro i primi di agosto.
Tra loro CSVnet, l’associazione dei Centri di servizio per il volontariato (CSV) che fin dall’inizio ha seguito tutto l’iter, portando il proprio contributo prima all’emanazione della legge delega 106/16 e, successivamente, al decreto Codice del Terzo settore.
Nel suo intervento il presidente Stefano Tabò ha riassunto una memoria lasciata agli atti, nella quale si esprime sostanziale condivisione degli emendamenti governativi attinenti ai CSV. Tra le proposte, Tabò ha avanzato la necessità di prevedere per legge la presenza di CSVnet nel Consiglio nazionale del Terzo settore, l’organismo di consultazione previsto dal Codice, attualmente composto da 33 membri anche sei nei correttivi se ne prevede l’ampliamento di ulteriori 4 membri.
La richiesta nasce da “un’incomprensibile distonia nella nuova normativa” - come si legge nel documento – che vede nei CSV un sistema capace di relazionarsi con tutti gli enti di terzo settore per la promozione della presenza e del ruolo dei volontari; eppure, nonostante il riconoscimento dell’esperienza acquisita in vent’anni di operatività  “sul campo”, la stessa norma non prevede di avvalersi delle competenze e delle sensibilità dei Centri nell’organismo consultivo più importante del Terzo settore. Nessun impedimento quindi secondo Tabò a “un incremento del Consiglio anche per un’altra categoria prevista, prevedendo ‘un rappresentante designato dall’associazione dei CSV più rappresentativa sul territorio nazionale in ragione del numero di CSV ad essa aderenti”.
Il presidente di CSVnet si è soffermato anche sulla definizione di “volontario” che il Codice del terzo settore (art.17 comma 2) riconosce come “una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune […] mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità [..] in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà” definizione che, secondo Tabò, dovrebbe essere  assunta in modo coerente in tutti gli atti normativi evitando di associare al termine altri significati come ad esempio nel decreto sul servizio civile universale in cui giovani che intraprendono questo percorso vengono chiamati “volontari” anche se l’esperienza ha poco a che fare con i principi di gratuità visto che prevede una durata obbligatoria di 12 mesi a fronte di un compenso mensile .
Tabò è entrato poi nel merito delle modifiche più operative previste dal disegno normativo. In attesa dei vari decreti ministeriali il presidente di CSVnet ha richiamato la commissione Affari sociali ad agevolare ulteriormente gli enti di Terzo settore rispetto ai tempi ed alle modalità con cui adeguarsi alla nuova normativa, evidenziando in particolare “l’esigenza di favorire quanto prima l’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore e ampliando di almeno altri 6 mesi (oltre i 18 previsti dall’art. 101, comma 2) la facoltà di ‘modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria”.
Tabò ha infine apprezzato la solerzia con la quale si è insediata l’Organismo nazionale di controllo, la fondazione che da poche settimane ha iniziato ad operare per sovraintendere all’evoluzione dei Centri di servizio secondo quanto previsto dalla riforma. Rispetto a questo, il presidente di CSVnet ha infine auspicato l’adozione tempestiva del decreto di nomina dei componenti degli Organismi territoriali di controllo, per complatare le figure dedicate al funzionamento dei Centri.

In allegato il documento presentato in audizione

 
Ufficio stampa
Clara Capponi
uffciostampa@csvnet.it

www.csvnet.it 

IL NUOVO 5 PER MILLE

IL NUOVO 5 PER MILLE

Un articolo sul “nuovo” cinque per mille nel quadro della Riforma del Terzo settore pubblicato su "Terzo settore, non profit e cooperative - Numero 2 - Aprile / Giugno 2018".
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16 ISTANT BOOK GRATUITI PER IL CAMBIAMENTO

16 ISTANT BOOK GRATUITI PER IL CAMBIAMENTO

Pubblicati sul web i primi quattro testi della collana Bussole, curata dai Centri di Servizio per il Volontariato della Lombardia in collaborazione con CSVnet. Chi sono gli Ets, cosa avviene con il nuovo Codice, le Odv e le Aps prima e dopo

di Clara Capponi    

22 maggio 2018

La Riforma del Terzo Settore sta entrando nel vivo e con l’approvazione dei decreti attuativi iniziano ad essere introdotte alcune novità che riguardano le associazioni, le cooperative ma anche quel patrimonio di esperienze, di partecipazione civile, di cittadinanza attiva diffuso su tutto il territorio del nostro Paese. Cambiamenti che chiedono un adeguamento dal punto di vista giuridico e fiscale, ma soprattutto un ripensamento e una nuova collocazione di ogni organizzazione all’interno del panorama delineato dalla Riforma.

Per accompagnare i “nuovi” enti del Terzo settore (ovvero gli Ets che saranno iscritti nel “registro unico nazionale) ad affrontare questi passaggi, i sei Centri di Servizio per il Volontariato della Lombardia insieme a CSVnet hanno la realizzato per la collana Bussole sedici instant book gratuiti, ciascuno dedicato ad uno specifico aspetto riguardante la Riforma e le modifiche introdotte dal Codice del terzo settore (D.Lgs. 117/2017).

Questi i titoli dei primi quattro testi, scaricabili dalle sezioni dedicate dei siti di CSV Lombardia e di CSVnet: “Chi sono gli enti di Terzo settore”, “Per chi non è ente del Terzo settore: cosa succede?”, “Le ODV prima e dopo”, “Le APS prima e dopo”.

Nelle prossime settimane saranno pubblicati gli altri volumi della collana Bussole, che saranno in diretta continuità con i precedenti e avranno sempre un taglio pratico e divulgativo per permettere a tutti di comprendere con facilità i cambiamenti introdotti.


CSV, ONC A PIENO REGIME

CSV, ONC A PIENO REGIME

L’Organismo nazionale di controllo (ONC) dei Centri di servizio per il volontariato è pienamente operativo e ha previsto una serie di riunioni a cadenza mensile. È quanto emerso dalla prima seduta, svoltasi l'11 aprile, dove sono stati approfonditi i contenuti dello statuto e sono stati individuati i temi prioritari da trattare.
Segretario dell’ONC sarà Massimo Giusti (Sassuolo, 1967), una lunga esperienza nel Terzo settore, nel mondo delle fondazioni e in organismi di gestione di società private.
Quanto allo statuto - i cui contenuti sono in gran parte definiti dal Codice del Terzo settore e dallo stesso decreto di costituzione dell’Organismo (in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) - sono stati raccolti diversificati elementi per giungere all’approvazione nella prossima seduta, fissata per il 16 maggio.
Tra i temi prioritari, c’è ovviamente l’attivazione del Fondo unico nazionale (FUN) che servirà a finanziare l’attività dei Centri di servizio, a partire dall’assegnazione delle risorse per il secondo semestre 2018.
Sarà poi discussa la riorganizzazione territoriale e l’accreditamento dei CSV secondo i criteri dettati dal Codice del terzo settore. Su questo argomento è intervenuto il presidente di CSVnet Stefano Tabò, il quale ha annunciato all’ONC la messa a disposizione di un focus sul numero dei Centri che raccoglie gli orientamenti maturati dai CSV soci nelle regioni interessate. Il focus è stato consegnato.
Altro argomento cruciale sarà il percorso verso l’attivazione degli OTC, gli organismi territoriali di controllo (che dipenderanno da quello nazionale), sulla cui composizione manca ancora il decreto ministeriale che riporterà i nominativi dei rispettivi membri. Uno dei nodi riguarda appunto la gestione di questo tempo intermedio, in cui l’ONC avrà ancora come suo riferimento territoriale i “vecchi” Comitati di Gestione dei Fondi speciali per il volontariato. Va intanto rilevato come nel decreto correttivo sul Codice del terzo settore (all’esame della Conferenza unificata e della Commissione speciale della Camera) gli OTC siano passati da 14 a 15, con lo sdoppiamento di quello previsto per Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Nella prima riunione l’ONC ha operato nella pienezza dei suoi 13 componenti: l’assenza di uno dei membri effettivi è stata infatti coperta dal relativo supplente. «Si è lavorato in un clima molto sereno e costruttivo, - ha commentato Stefano Tabò. - È la condizione ideale per affrontare le questioni che ci terranno impegnati nei prossimi mesi e che avranno bisogno di una grande capacità di discernimento». Quanto al segretario generale, Tabò afferma che «Massimo Giusti è la persona adatta a ricoprire questo ruolo: le sue competenze nel terzo settore e nelle fondazioni di origine bancaria gli garantiscono un’ampia capacità di lettura dei complessi risvolti che caratterizzano la presenza dei CSV in Italia».

5 PER MILLE

NASCE L'ORGANISMO DI CONTROLLO DEI CSV

NASCE L'ORGANISMO DI CONTROLLO DEI CSV

Nasce l’Organismo di controllo dei Centri di servizio per il volontariato -

Mercoledì 11 aprile la prima riunione. Tredici componenti, maggioranza alle fondazioni di origine bancaria, presidente Giuseppe Guzzetti. Al suo interno il presidente di CSVnet, Stefano Tabò, che dice: «Ora può partire la nuova stagione dei CSV, noi a disposizione con la nostra esperienza di 20 anni»

Nasce l’Organismo nazionale di controllo (ONC) dei Centri di servizio per il volontariato. Le sue funzioni e i nomi dei 13 componenti del consiglio di amministrazione sono contenuti in un decreto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

L’insediamento dell’ONC avverrà mercoledì 11 aprile, avviando così le nuove e attese procedure per il funzionamento dei CSV secondo il Codice del Terzo settore, a partire dall’assegnazione dei fondi per completare la programmazione delle attività del 2018.

L’ONC - una fondazione privata non profit prevista dall’art. 64 del Codice - svolgerà il ruolo di indirizzo e di controllo della rete dei CSV ed eserciterà le sue funzioni anche attraverso propri uffici decentrati: si tratta degli Organismi territoriali di controllo (OTC) che, in base all’art. 65, sostituiranno gli attuali Comitati di gestione dei fondi speciali per il volontariato. Il decreto per la nomina dei componenti degli OTC non è stato ancora varato, ma questo non impedirà che le decisioni dell’Organismo nazionale siano pienamente operative.

Tra le funzioni principali dell’ONC c’è anzitutto l’amministrazione del Fondo unico nazionale (FUN) per i Centri di servizio, costituito dagli accantonamenti delle fondazioni di origine bancaria, in relazione ai quali è riconosciuto un credito di imposta che sarà a regime di 10 milioni (15 nel 2018). Il Fun sarà ripartito tra i CSV secondo parametri che terranno conto sia della distribuzione storica delle risorse che di una perequazione territoriale.

Altro ruolo fondamentale dell’Organismo riguarda l’accreditamento dei CSV (esistenti ed eventualmente nuovi) secondo i criteri fissati dal Codice e dopo averne determinato il numero secondo la riorganizzazione territoriale già in corso (in Lombardia, ad esempio, si è passati a gennaio da 12 a 6 Centri).

L’ONC è guidato da Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, ha una maggioranza di sette membri espressi dalle fondazioni di origine bancaria e vede al suo interno due rappresentanti di CSVnet, l’associazione che rappresenta 64 dei 65 Centri di servizio attualmente operanti: il presidente Stefano Tabò e il direttore Roberto Museo.

Ed è di grande soddisfazione il commento di Tabò sulla costituzione dell’ONC: «È estremamente importante che, come avevamo chiesto, sia stato varato ed entri in funzione prima del cambio di governo: l’ONC permetterà di sciogliere vari elementi di incertezza e di fissare criteri univoci per il controllo dei CSV: una rete che ha il compito di promuovere il volontariato in tutte le espressioni del terzo settore e in tutta la società».

«Da parte nostra – prosegue il presidente di CSVnet – c’è la piena disponibilità a contribuire al governo della transizione verso la “nuova stagione” dei CSV prevista dalla riforma, forti di una esperienza ventennale e animati da una precisa visione di sviluppo operativo. Siamo certi che, in coerenza con quanto avvenuto durante l’iter della riforma, il dialogo con le altre componenti dell’ONC sarà fruttuoso e rispettoso delle reciproche identità”.

Rifacendosi ai contenuti della recente assemblea associativa. Tabò conclude ricordando gli strumenti che CSVnet ha sviluppato in questi anni per la gestione e la rendicontazione del lavoro dei Centri che metterà a disposizione dell’ONC fin dalla prima riunione.

Ecco dunque chi sono i 13 componenti dell’ONC.

- Giuseppe Guzzetti, presidente Acri.

- Francesco Profumo, presidente Compagnia di S. Paolo.

- Antonio Finotti, presidente Fondazione Cassa risparmio Padova e Rovigo.

- Umberto Tombari, presidente Fondazione Cassa risparmio Firenze.

- Matteo Melley, presidente Fondazione Cassa risparmio La Spezia.

- Giorgio Righetti, direttore Acri.

- Roberto Giusti, Acri, coordinatore Consulta Comitati di Gestione.

- Stefano Tabò, presidente CSVnet.

- Roberto Museo, direttore CSVnet.

- Claudia Fiaschi, portavoce Forum Terzo settore.

- Maurizio Mumolo, direttore Forum Terzo settore.

- Antonio Fici, ministero Lavoro, docente università Molise.

- Stefania Saccardi, conferenza delle Regioni, assessore Toscana.

FONTE: www.csvnet.it

RIFORMA TS: PRIMI CORRETTIVI SU CODICE E IMPRESA

RIFORMA TS: PRIMI CORRETTIVI SU CODICE E IMPRESA

Fonte: CSVnet
Novità sulla riforma del terzo settore: il Consiglio dei ministri del 21 marzo ha dato il via libera ad ulteriori norme integrative e correttive sia sul Codice del Terzo settore che sul decreto n. 112 che riguarda l’Impresa sociale.
Un altro passo avanti quindi - dopo il primo decreto correttivo sul servizio civile del 22 febbraio - per il perfezionamento della riforma del Terzo settore (tutti gli aggiornamenti nel focus di CSVnet).
I testi dei provvedimenti assunti ieri sono stati approvati “salvo intese”: ciò vuol dire che dovranno essere esaminati dalle commissioni parlamentari competenti, formate dopo l’insediamento delle nuove Camere, per la pubblicazione dei testi in Gazzetta ufficiale entro agosto.
È il comunicato stampa del Consiglio dei ministri ad anticipare i contenuti principali dei decreti correttivi, a partire dal Codice del terzo settore, il decreto legislativo più consistente di tutta la riforma, modificato “al fine di un migliore coordinamento con la normativa nazionale e regionale e tenendo conto, inoltre, delle osservazioni formulate dagli stakeholder di riferimento”.
La novità più importante riguarda gli obblighi contabili, che saranno proporzionati alle dimensioni degli enti di terzo settore: solo quelli più grandi dovranno sottoporsi alla revisione legale dei conti; in caso di revisione obbligatoria, inoltre, le organizzazioni potranno rivolgersi all’organo di controllo interno, a condizione che in esso sia presente un revisore legale iscritto nell’apposito registro.
In un articolo pubblicato sul Sole 24 ore del 22 marzo, Giovanni Parente e Gabriele Sepio (consulente del Governo per la riforma) chiariscono meglio l’introduzione di questo “principio di maggiore proporzionalità”: “lo spirito di fondo” - spiegano - “è di uniformare la soglia spartiacque per definire grandi e piccoli enti. È destinato infatti a salire da 100mila a 220mila euro il limite di entrate annue per gli obblighi di trasparenza sui compensi erogati. Mentre, una volta approvato definitivamente il correttivo, basterà un rendiconto per cassa al posto delle scritture contabili per gli enti non commerciali con proventi annui inferiori a 220mila euro (e non entro i 50mila attualmente previsti), in coerenza con il limite oltre il quale scatta l’obbligo del bilancio di esercizio”.
Sul fronte fiscale invece, si prevede che gli enti con ricavi superiori ai costi, fino ad un limite massimo del 10%, saranno considerati comunque non commerciali: un intervento che consenta di avere dei margini in considerazione “dell’esigenza di mantenere la qualifica non commerciale dell’attività anche in presenza di lievi scostamenti tra costi e ricavi” sottolineano Parente e Sepio.
Previste inoltre integrazioni e correzioni concernenti la definizione della platea degli enti destinatari delle misure agevolative, anche con riferimento a quelli filantropici.
Altre novità emergono dal comunicato diramato dal Consiglio dei ministri: in particolare saranno integrate le attività di interesse generale esercitabili dagli enti non profit; aumenta di quattro unità il numero dei componenti del Consiglio nazionale del Terzo settore (oggi sono 33), al fine di assicurare una più ampia rappresentanza degli enti, comprese le reti associative.
Infine le Organizzazioni di volontariato di secondo livello dovranno avvalersi in modo prevalente di volontari provenienti dalle organizzazioni di primo livello che ne compongono la base sociale.
Anche il decreto sull’impresa sociale è stato oggetto di un correttivo che ha preso in considerazione in primo luogo i volontari che operano al loro interno, introducendo limiti più stringenti al loro impiego che dovrà essere “aggiuntivo” e non sostitutivo a quello dei lavoratori;
Sul versante fiscale è confermata la previsione della non imponibilità delle somme destinate a riserva o al versamento del contributo per l’attività ispettiva, mentre sarà imponibile qualsiasi distribuzione di utili ai soci, anche sotto forma di aumento gratuito del capitale nei limiti delle variazioni Istat. Al fine di allinearsi alla normativa sulle start-up innovative, il comunicato anticipa inoltre che gli investimenti agevolabili dovranno effettuarsi dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 112/2017, e che la qualifica di impresa sociale deve essere acquisita da non più di cinque anni. Inoltre anche le Ipab, ovvero le ex istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza privatizzate, potranno acquisire la qualifica di impresa sociale.

di Clara Capponi

CODICE DEL TERZO SETTORE

CODICE DEL TERZO SETTORE

Codice del Terzo settore.

Codice del Terzo settore: efficacia e operatività delle norme

A CHE PUNTO E' LA RIFORMA

A CHE PUNTO E' LA RIFORMA

Il Forum Nazionale del Terzo settore, in collaborazione con CSVnet, mette a disposizione uno spazio dove sarà possibile seguire, passo passo, il percorso di attuazione della riforma del Terzo settore. A disposizione dei lettori c’è un'infografica riassuntiva e una tabella con tutti gli atti, quelli in itinere, gli organi a cui competono e le scadenze, insieme all’elenco dei provvedimenti che si renderanno via via necessari per chiarire e “preparare” gli atti veri e propri.


Clicca qui per maggiori informazioni.

COM'E' REGOLATO IL PERIODO TRANSITORIO

COM'E' REGOLATO IL PERIODO TRANSITORIO

Fonte: CSVnet.
Nell'articolo di Gabriele Sepio su Vita.it una lettura della circolare del Ministero del Welfare sulle nuove disposizioni del Codice del Terzo settore. I chiarimenti sono riferiti alle organizzazioni di volontariato (Odv) e alle associazioni di promozione sociale (Aps) per i quali sono già operativi i registri nazionali e/o locali - 15 gennaio 2018.

Arrivano le prime indicazioni del Ministero del lavoro e delle politiche sociali sull’applicazione nel periodo transitorio delle nuove disposizioni del Codice del Terzo settore (CTS) rivolte in particolare alle Regioni che saranno chiamate a rendere operativo il Registro Unico Nazionale del Terzo settore (RUN). Il documento è disponibile sul sito internet del Ministero e fornisce alcuni preliminari chiarimenti riferiti alle organizzazioni di volontariato (Odv) e alle associazioni di promozione sociale (Aps) per i quali sono già operativi i registri nazionali e/o locali.

Le Onlus, infatti, dovranno attendere le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate cui spetta la gestione della rispettiva anagrafe. Il Ministero ricorda prima di tutto che fino all’entrata in funzione del RUN, l’iscrizione agli attuali registri continuerà ad essere regolata dalle vigenti disposizioni normative. Questo significa che in caso di costituzione di un nuovo ente, ai fini dell’iscrizione nel registro APS e ODV nel periodo transitorio, si dovranno seguire le regole vigenti prima dell’entrata in vigore del codice (agosto 2017). Pur in mancanza di indicazioni operative da parte dell’Agenzia delle entrate questo stesso criterio varrà, molto verosimilmente, anche per tutti quegli enti che vorranno procedere all’iscrizione presso l’anagrafe delle ONLUS.

Per verificare la sussistenza dei requisiti utili per l’iscrizione nel nuovo registro le Regioni in questa fase dovranno seguire due diverse impostazioni tenendo conto della data di costituzione degli enti. Quelli già costituiti al 3 agosto 2017 (data di entrata in vigore del Cts) avranno a disposizione 18 mesi di tempo per adeguare i propri statuti alla nuova disciplina. Pertanto, in questo periodo, la domanda di iscrizione all’istituendo RUN non potrà essere rigettata in caso di difformità con le norme del Codice, almeno fino alla fine di febbraio del 2019. I nuovi enti, invece, dovranno adeguarsi da subito alle norme del codice ed in particolare alle disposizioni applicabili in via diretta ed immediata, a prescindere dalla operatività del Registro.

Ad esempio in mancanza di quest’ultimo non sarà richiesto il rispetto degli obblighi di pubblicazione delle informazioni riguardanti l’ente (si pensi alla denominazione dell’ente, forma giuridica, sede legale, oggetto dell’attività di interesse generale etc..) o del deposito dei bilanci e dei rendiconti, inclusi quelli riguardanti le raccolte fondi. Inoltre non potrà essere utilizzata la procedura semplificata per l’acquisizione della personalità giuridica dal momento che è collegata all’iscrizione nel Registro ( art. 22 CTS).

Alcune disposizioni invece entrano in vigore immediatamente e richiedono specifici requisiti che dovranno essere previsti obbligatoriamente fin dal momento della costituzione dell’ente, come il numero minimo di soci (almeno sette) e la forma giuridica di associazione riconosciuta o non riconosciuta, richiesta espressamente dal Codice per l’iscrizione nella sezione ODV e APS del Registro Unico (artt. 32 e 35). Dal momento che si tratta di elementi immodificabili in caso di inosservanza di queste disposizioni gli enti non potranno sanare la violazione, con impossibilità di accedere al Registro.

Per tutti gli ETS scatta l’obbligo del bilancio di esercizio, che andrà redatto in forma ordinaria o semplificata a seconda delle dimensioni, indipendentemente dal deposito presso il RUN. Va detto che in realtà la modulistica necessaria non è ancora pronta (servirà un intervento del Ministero del lavoro), ma, come chiarito nel documento, questa mancanza “non esonera gli enti da tale adempimento”. Quest’ultimo cambia a seconda dell’ammontare complessivo delle entrate dell’ente.

Se al di sotto dei 220mila euro sarà sufficiente presentare un prospetto semplificato sotto forma di rendiconto finanziario per cassa. Superato questo limite invece è richiesto un vero e proprio bilancio di esercizio formato dallo stato patrimoniale, dal rendiconto finanziario e dalla relazione di missione con cui l’ente dovrà illustrare l’andamento economico e finanziario. Il 1° gennaio 2019 sarà invece la data a partire dalla quale gli enti con entrate superiori a 100mila euro dovranno pubblicare sul proprio sito internet l’ammontare dei corrispettivi eventualmente attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati.

Resta invece ancora facoltativo l’obbligo di adozione del bilancio sociale per gli enti di maggiori dimensioni (con entrate superiori ad un milione di euro) che, in attesa delle linee guida previste dall’art. 14 del Cts manca ancora delle indicazioni necessarie. Da ultimo, bisognerà prestare attenzione anche alla corretta denominazione gli enti. Odv e Aps potranno ancora utilizzare i vecchi acronimi per l’iscrizione nei rispettivi registri. Per qualificarsi come Ets, invece, dovrà attendersi l’attivazione del Registro Unico nazionale, in un’ottica di trasparenza specie nei rapporti con i terzi legati, in particolare, ai maggiori vantaggi per chi dona a favore degli Enti del terzo settore.
Per approfondire a questo link un articolo di Italia Oggi.
*l'autore di questo articolo è consulente del Governo per la Riforma del Terzo settore
(Fonte: Vita.it)

ONLUS E CTS

ONLUS E CTS

Onlus: prospettive alla luce del Codice del Terzo settore

PER GLI ENTI ADEGUAMENTO ENTRO 18 MESI

PER GLI ENTI ADEGUAMENTO ENTRO 18 MESI

Per gli Enti adeguamento entro 18 mesi.

TELEFISCO E TS

TELEFISCO E TS

Telefisco e Terzo settore: i chiarimenti dell'Agenzia - Le Onlus già costituite alla data di entrata in vigore del Codice hanno a disposizione diciotto mesi di tempo per modificare i propri statuti e adeguarsi alle nuove disposizioni.

Fonte: Fiscooggi

CONTABILITA' - PERSONALITA' GIURIDICA ETS

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